{"id":16699,"date":"2021-03-06T16:30:00","date_gmt":"2021-03-06T15:30:00","guid":{"rendered":"http:\/\/antinomie.it\/?p=16699"},"modified":"2024-06-06T20:39:54","modified_gmt":"2024-06-06T18:39:54","slug":"michele-mari-platonismo-e-leggenda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2021\/03\/06\/michele-mari-platonismo-e-leggenda\/","title":{"rendered":"Michele Mari, platonismo e leggenda","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-normal-font-size wp-block-paragraph\"><em>\u00c8 in uscita&nbsp;<\/em>Filologia e leggenda. L\u2019opera di Michele Mari<em>, una sezione della&nbsp;rivista \u00abStudium ricerca\u00bb dedicata&nbsp;allo scrittore milanese (numero 1\/2021, 180 pp.). Curata da Riccardo&nbsp;Donati, Andrea Gialloreto e Fabio Pierangeli, la sezione ospita gli atti di un convegno internazionale promosso dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma nei giorni 11 e 12 ottobre 2019; comprende interventi di Luca Serianni, Andrea Cortellessa, Andrea Gialloreto, Patricia Peterle,&nbsp;Tommaso Pomilio,&nbsp;Andrea Santurbano,&nbsp;oltre a un dialogo tra l\u2019autore e i relatori. In anteprima si pubblica qui il contributo di Riccardo Donati.&nbsp; &nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator is-style-dots\"\/>\n\n\n\n<div style=\"height:42px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right has-small-font-size wp-block-paragraph\"><em>It\u2019ll probably turn out to be a very simply thing.<\/em><br>(Mr. Rawlston a proposito di Rosebud in <em>Citizen Kane<\/em>, Orson Welles, 1941)<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">In memoria di s\u00e9<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Leggiamo dal capitolo terzo delle <em>Confessioni di un Italiano<\/em>:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:14px\">fin da fanciullo i segni materiali delle mie gioie de\u2019 miei dolori e delle mie varie vicende mi furono sempre carissimi [\u2026]. Per me la memoria fu sempre un libro, e gli oggetti che la richiamano a certi tratti de\u2019 suoi annali mi somigliano quei nastri che si mettono nel libro alle pagine pi\u00f9 interessanti [\u2026]. Io mi portai sempre dietro per lunghissimi anni un museo di minutaglie, di capelli, di sassolini, di fiori secchi, di fronzoli, di anelli rotti, di pezzuoli di carta, di vasettini, e perfino d\u2019abiti e di pezzuole da collo che corrispondevano ad altrettanti fatti o frivoli o gravi o soavi o dolorosi, ma per me sempre memorabili, della mia vita. Quel museo cresceva sempre, e lo conservava con tanta religione quanta ne dimostrerebbe un antiquario al suo medagliere. Se voi lettori foste vissuti coll\u2019anima mia, io non avrei che a far incidere quella lunga serie di minutaglie e di vecchiumi, per tornarvi in mente tutta la storia della mia vita, a mo\u2019 dei geroglifici egizi<a href=\"#_ftn1\">[1]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non so quanto l\u2019opera di Ippolito Nievo sia nelle corde di Michele Mari; forse non particolarmente, a giudicare dal fatto che nelle settecento e passa pagine de <em>I demoni e la pasta sfoglia <\/em>il nome dello scrittore veneto non figura mai (di certo gli \u00e8 assai caro quello di un altro personaggio delle <em>Confessioni<\/em>: Niccol\u00f2 Ugo Foscolo). Eppure, ci sono degli aspetti di Carlino Altoviti che ne fanno, per molti versi, un antenato di Michelino, e pi\u00f9 in generale un precursore di tanti dei personaggi che prendono la parola nell\u2019opera, in prosa o in versi, dell\u2019autore milanese: e basterebbe gi\u00e0 a confermarlo quel nome rimpicciolito, per gusto di vezzeggiare o malizia di svilire, come gi\u00e0 fu per Giacomino, Leopardi, raccoglitore di fole ed errori, o di Giannino, Stoppani, collezionista di burle.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E poi: cos\u2019\u00e8, la galleria fotografica di <em>Asterusher<\/em>, se non un privatissimo \u00abmuseo di minutaglie\u00bb? E come definire la mitopoietica cantina della casa di campagna di Nasca\/Scalna se non come un \u00absacrario delle rimembranze\u00bb<a href=\"#_ftn2\">[2]<\/a>, discendente della famigerata cucina del castello di Fratta? La religiosa attenzione di Carlino per le incarnazioni oggettuali del passato, vale a dire il suo feticismo, riecheggia nella galleria di reliquie, figure, emblemi, <em>memorabilia<\/em> che Mari ha deciso di esporre \u2013 se non di ostendere, per tener fede al linguaggio sacrale che accomuna i due autori \u2013 non solo a parole, attraverso i suoi alter ego libreschi, ma anche materialmente in alcune occasioni pubbliche. Un emporio di pezzi ora seriali ora unici, oggetti di seduzione e di culto da blandire con la penna e accarezzare con lo sguardo, remoti eppure a portata di mano, la cui ascendenza \u00e8 perlomeno duplice: benjaminiana, per quel tanto di archeologico che la informa; batailliana, per quel molto di oscuro e perverso che la nutre (cosa che, beninteso, pu\u00f2 dirsi anche di Nievo: pochi brani della nostra letteratura sono pi\u00f9 batailliani di quello sopra riportato). Lo <em>highlight<\/em>, come dicono i curatori museali, della collezione altovitiana, ossia la ciocca sottratta alla Pisana (\u201cratto\u201d da cui il brano delle <em>Confessioni <\/em>sopra riportato prende avvio) ha poi molto a che spartire con lo zoccolo (feticcio mancante, e perci\u00f2 agognatissimo) della giovane dai molti nomi di <em>Leggenda privata<\/em>: ma su questo torneremo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In un\u2019opera come quella di Mari dove tutto, o quasi, \u00e8 precipitato di vissuto biografico fantasticamente rielaborato, ricodificazione in termini linguistici di emozioni profonde, ci\u00f2 che \u00e8 caduto sotto il \u00absuo proprio (privato privatissimo personale) possesso\u00bb, per citare l\u2019amato Gadda<a href=\"#_ftn3\">[3]<\/a>, vale a dire il ricco giacimento di oggetti d\u2019affezione che fu \u00abil fiore della [sua] infanzia\u00bb<a href=\"#_ftn4\">[4]<\/a>, riveste un ruolo decisivo. Il primato ideale, se non morale, spetta infatti a \u00abquanto della vita \u00e8 reificato nelle cose e negli spazi\u00bb<a href=\"#_ftn5\">[5]<\/a>, o, stando alle parole dell\u2019Altoviti, ai \u00absegni materiali delle mie gioie de\u2019 miei dolori e delle mie varie vicende\u00bb. \u00abIl fatto si \u00e8\u00bb, spiega ancora Carlino, \u00abche quei simboli del passato sono nella memoria d\u2019un uomo, quello che i monumenti cittadini e nazionali nella memoria dei posteri. Ricordano, celebrano, ricompensano, infiammano\u00bb<a href=\"#_ftn6\">[6]<\/a>. Qualcosa di molto simile capita ai tanti alter ego, o \u201cio\u201d della medesima pasta, che affollano le pagine dello scrittore milanese, solo che si introduca, al posto dell\u2019ottocentesco, psicologicamente statico e istituzionalizzato concetto di \u201cmonumento\u201d una parola fluida ed evocativa, dal gusto forte e arcaico, come <em>leggenda<\/em>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 appunto sugli oggetti come macchine di leggenda che vorrei concentrare il presente intervento, che necessita tuttavia di una piccola premessa teorica. Quasi alla fine di una lunga intervista rilasciata nel 1982 a Lea Vergine, Giorgio Manganelli osservava che \u00abil quotidiano nasce dalla decomposizione del platonico\u00bb<a href=\"#_ftn7\">[7]<\/a>. Sono parole che credo utili per comprendere appieno quale estro guidi la penna dell\u2019autore di <em>Centuria<\/em> ma anche quella di un suo grande ammiratore come Michele Mari (nell\u2019indice dei nomi de <em>I demoni e la pasta sfoglia<\/em>,al nome del \u201cManga\u201d seguono ben cinque fitte righe di rinvii). La certezza, subentrata al giovanile sospetto, che il quotidiano sia vita avariata, incapace di eguagliare le vette dell\u2019immaginario, spalanca un abisso tra due opposti modi di concepire il fatto letterario. Lo scrittore che accetta come una fatalit\u00e0, come un dato di natura, il baco, il putrefarsi delle \u201cillusioni\u201d (generose e non), si proporr\u00e0 di mettere a nudo il reale; viceversa, quello che rifiuta tale destino, inorridendo per il \u201cmanzoniano vero\u201d<a href=\"#_ftn8\">[8]<\/a>, cercher\u00e0, il reale, di abbigliarlo, di vestirlo con i colori di una fantasia compensativa. Il primo scruta a fondo il qui e ora, il secondo si volge indietro, e\/o altrove, arroccandosi \u00abnel cassar de la mente\u00bb, per dirla con Cavalcanti, ossia tra i bastioni dell\u2019immaginario, del sogno, dell\u2019artificio. L\u2019uno si uniforma ai dettami dell\u2019epoca della riproducibilit\u00e0 tecnica, l\u2019altro si ostina a prediligere e inseguire \u00abci\u00f2 che \u00e8 fasciato dall\u2019aura\u00bb<a href=\"#_ftn9\">[9]<\/a>. Quest\u2019ultimo \u00e8 il puro creatore-ossesso, e dunque <em>fantasmagonico<\/em> (nel doppio senso della parola agonia: tormento terminale, ma anche indocilit\u00e0, determinazione alla lotta), colui che alla via larga dell\u2019intensificazione mimetica e della ricerca del verosimile preferir\u00e0 i vicoli tortuosi dell\u2019affabulazione e della finzione \u2013 dove, beninteso, lo attendono in agguato le proprie (private privatissime) larve mentali. Inutile aggiungere che anche la bibliofila feticista di M.\/Mic\/Michelino<a href=\"#_ftn10\">[10]<\/a>, giusta il culto libresco del solito Carlino (\u00abper me la memoria fu sempre un libro\u00bb), rientra a pieno titolo in questo discorso, costituendo, come rilevato da Andrea Gialloreto, una precisa scelta di campo nel dissidio tra reale e ideale: \u00abAll\u2019inettitudine a muoversi sul terreno della quotidianit\u00e0 fa da contraltare una dottrina \u201cesoterica\u201d che trova fondamento nella <em>ratio <\/em>del discorso \u201caltro\u201d dell\u2019universo libresco, platonicamente astratto, assoluto e totalizzante\u00bb<a href=\"#_ftn11\">[11]<\/a>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pressoch\u00e9 ogni lavoro di Mari, da <em>Di bestia in bestia<\/em> a <em>Leggenda privata<\/em>, costituisce una dichiarazione d\u2019intenti (e d\u2019incondizionato amore) in favore di chi milita in questa seconda schiera, ovvero quanti alla piana restituzione del<em> qui e ora<\/em> preferiscono \u00abl\u2019oltranza nevrotica del sistema fantastico\u00bb<a href=\"#_ftn12\">[12]<\/a>. In sede critico-saggistica, l\u2019autore si spende moltissimo per \u201criconoscere i suoi\u201d \u2013 i suoi modelli, <em>cio\u00e8<\/em> i suoi simili. Gran parte dell\u2019enciclopedico <em>I demoni e la pasta sfoglia <\/em>va in direzione di un sentire estetico saldamente fondato sulla categoria premoderna del mirabile: Stevenson, London, Poe, Gombrowicz, Kafka, Borges, Conrad, Landolfi, Maupassant&#8230; per tacere degli amatissimi autori di genere. Non solo, ma Mari \u00e8 pronto ad annettere al novero degli scrittori-ossessi, dei frequentatori del sottosuolo della psiche, alcuni nomi che le storie letterarie sono solite reclutare sotto le insegne dell\u2019iperfattualit\u00e0. Considera, ad esempio, \u00c9mile Zola e Primo Levi penne estrose e visionarie, versate nell\u2019arte di dosare le spezie del fantastico, abili nel lavorare l\u2019impasto della cronaca fino a trarne un succulento \u201csugo\u201d di immaginario<a href=\"#_ftn13\">[13]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abTra la realt\u00e0 e la leggenda\u00bb, questo il ben noto credo d\u2019autore, \u00absempre meglio la leggenda\u00bb<a href=\"#_ftn14\">[14]<\/a>. Ne consegue, in risposta ai corifei del minimalismo letterario e dell\u2019afflato cronachistico, in dispregio di ogni \u00abfregola dell\u2019autentico\u00bb<a href=\"#_ftn15\">[15]<\/a>, una difesa a oltranza del diritto alla superfetazione mitologizzante, alla drammaturgia ultrasimbolica e ipersoggettiva, alla sacralizzazione del s\u00e9. Pochi autori, o forse nessuno, nutrono una fede tanto salda nel monoteismo autoriale come Mari. Ciascun libro \u00e8 una cerimonia, naturalmente pagana \u2013 ogni pulsione oscillando tra orizzontalit\u00e0 apollinea e verticalit\u00e0 dionisiaca \u2013 in ricordo e celebrazione del platonico disfatto, guastato dall\u2019ottusa ferocia dei giorni, dallo sfacelo della crescita (sfacelo colpevole, se ogni cambiamento \u00e8 tradimento<a href=\"#_ftn16\">[16]<\/a>). Essendo la vita \u00abcorruzione ed abiura\u00bb, si legge nelle pagine iniziali di <em>Tu, sanguinosa infanzia<\/em>, \u00abdovrebbe essere altissimamente morale contrapporre alla sua ruina il movimento contrario del riscatto, del disseppellimento affettuoso\u00bb<a href=\"#_ftn17\">[17]<\/a>. Percorrendo le strade lastricate di fantasmi del fantastico, lo scrittore-ossesso intraprende senza indugi un \u201cviaggio sentimentale\u201d nelle contrade che stanno al di qua, o al di l\u00e0, del platonico imputridito.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tanto basti, con l\u2019aggiunta di due rilievi. Il primo: la postura di Mari \u00e8 \u2013 consapevolmente, volutamente \u2013 rituale, ciclica, antistorica, irrigidita sul <em>gi\u00e0 dato<\/em> per s\u00e9 e per gli altri, ripiegata nella \u00absospensione atemporale del passato remoto\u00bb<a href=\"#_ftn18\">[18]<\/a>. Ovvero, si potrebbe osservare, ancorata a \u2013 e coincidente con \u2013 l\u2019infanzia e la prima adolescenza della Repubblica, quei \u201cfavolosi\u201d Sessanta in cui pareva ancora viva e praticabile l\u2019utopia d\u2019una via <em>anche <\/em>borghese al socialismo (prima del degrado terminale dei Settanta). Si vedano a tal proposito le implicazioni politiche sottese a un racconto apparentemente solo intimistico come <em>Euridice aveva un cane<\/em>. Il secondo (ma \u00e8 un discorso che porterebbe lontano): il sanguinoso urto platonico-quotidiano potrebbe applicarsi, con qualche forzatura, anche al <em>figlio dimezzato<\/em> dal totemico dualismo genitoriale di <em>Leggenda privata<\/em> \u2013\u00a0 idealista, tendente a un laico sublimare, eppure prigioniera dell\u2019\u201carido vero\u201d, la madre; tanto vulcanicamente inventivo quanto antimetafisico e avverso ai moti dello spirito il ruvido padre, che educa il figlio a colpi di abbassamento carnale-triviale del prossimo.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Cocco-Bill-Eldorado-1024x738.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-17076 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" height=\"738\" width=\"1024\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Cocco-Bill-Eldorado-1024x738.jpg?resize=1024%2C738&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-17076\"><\/noscript><figcaption>Manifesti pubblicitari Eldorado<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">L\u2019incanto e il tremore del platonico infantile<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Date queste premesse, si pu\u00f2 dire qualcosa circa il valore degli oggetti su cui chi dice \u201cio\u201d nei libri di Mari si sofferma con la solennit\u00e0 e l\u2019attitudine contemplante di un sacerdote in raccoglimento. Non diversamente da quanto capita con le \u00abminutaglie\u00bb e i \u00abvecchiumi\u00bb conservati da Carlino, da un lato le \u201crobe\u201d pi\u00f9 ordinarie di Michelino aspirano a venir sollevate dalla loro mediocrit\u00e0 \u201coggettiva\u201d per assurgere alla sfera delle \u00abcose sacre\u00bb<a href=\"#_ftn19\">[19]<\/a>, tanto pi\u00f9 sacre quanto pi\u00f9 consumate dall\u2019uso reiterato; dall\u2019altro, le pi\u00f9 venerate particole del vissuto domandano di essere sottratte allo sfacelo del contingente, sia sul piano materiale (i giornalini incellofanati, i coriandoli di minestrina conservati tra due vetri) sia su quello trascendente, attraverso la loro ascesa all\u2019empireo della letteratura. Ai vacui simulacri dell\u2019insignificante et\u00e0 adulta, ecco contrapporsi la dolceamara pienezza fantastica delle ipersignificanti stoffe, leghe e plastiche infantili, cos\u00ec intimamente incistate nella corporeit\u00e0 fragile e incontrollabile del corpo-bambino. Il \u00absacrario domestico della memoria\u00bb<a href=\"#_ftn20\">[20]<\/a>, il corredo mnestico che lo scrittore si auto-tramanda<a href=\"#_ftn21\">[21]<\/a>, \u00e8 un frammento decisivo del suo romanzo individuale e familiare, poi variamente declinato su carta, dosando con cura splendori e tenebre, ritegni dissimulati e plateali scatti esibizionistici. Lo dice l\u2019estensore stesso dell\u2019autobiografia coatta (vergata, occorre ricordarlo, dietro commissione delle accademie dei mostri) poi intitolata <em>Leggenda privata<\/em>: \u00abtutti i miei libri ben di questo trattano, l\u2019anima affidata alle cose e a quella cosa fissa che \u00e8 il tempo\u00bb<a href=\"#_ftn22\">[22]<\/a>. Un\u2019asserzione che merita di essere discussa sulla scorta di quanto rilevato sinora. \u00abL\u2019anima affidata alle cose\u00bb: come Carlino, Michelino <em>\u00e8<\/em> <em>quel che \u00e8 <\/em>in ragione di <em>quei<\/em> soldatini e di <em>quei<\/em> puzzle, di <em>quelle<\/em> macchinine marca Mercury e di <em>quell<\/em>\u2019orsacchiotto che l\u2019adulto, in uno slancio di ferma fedelt\u00e0 al s\u00e9 infantile (solitario, palpitante, nevrotico)<a href=\"#_ftn23\">[23]<\/a>, ha serbato con religiosa devozione. Di conseguenza, il tempo non potr\u00e0 che essere \u00abcosa fissa\u00bb, perch\u00e9 l\u2019orologio della vera esistenza si \u00e8 fermato l\u00ec, a quel quadro di cristallina, astratta purezza (pur nella sua quota di ordinaria abominazione, naturalmente), teca in cui gli oggetti perdurano,sottratti all\u2019invecchiamento, alla \u00abdecomposizione del platonico\u00bb. Per dirla altrimenti: le cose, capsule del tempo che trattengono nello spazio la fuga dei minuti, inchiodandoli a una \u00abfissit\u00e0 quasi minerale\u00bb<a href=\"#_ftn24\">[24]<\/a>, sono quanto di pi\u00f9 prossimo all\u2019<em>energeia<\/em> vitale (termine aristotelico qui da declinare in salsa magico-animistica) possa darsi. <em>M<\/em>orto \u00e8 invece il tempo biologico e storico, perlomeno morto a un\u2019esperienza che ancora palpiti di potenzialit\u00e0 mitopoietiche<a href=\"#_ftn25\">[25]<\/a>.\u00a0 L\u2019et\u00e0 adulta \u00e8 insomma il punto di divaricazione tra il s\u00e9 come selvaggio serbatoio di immaginario (innocente <em>e<\/em> crudele, innocente <em>perch\u00e9<\/em> crudele) e il s\u00e9 ridotto a composta, inerte scoria storica, un\u2019efflorescenza di nome \u201cmichelemari\u201d inchiodata a una realt\u00e0 che non vale pi\u00f9 la pena di trasfigurare. Per questo, come l\u2019autore ama ripetere, dopo la giovinezza (a includere anche l\u2019et\u00e0 puberale: si veda il paragrafo che segue), non c\u2019\u00e8 stato nulla di letterariamente importante: e quella specificazione, \u201cletterariamente\u201d, conferma quanto detto sopra circa il tipo di scrittore che Mari intende essere.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/MacchininaMercury2-1024x729.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-17070 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"729\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/MacchininaMercury2.jpg?resize=1024%2C729&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-17070\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/MacchininaMercury2.jpg?resize=1024%2C729&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/MacchininaMercury2.jpg?resize=300%2C214&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/MacchininaMercury2.jpg?resize=768%2C547&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/MacchininaMercury2.jpg?resize=480%2C342&amp;ssl=1 480w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/MacchininaMercury2.jpg?w=1145&amp;ssl=1 1145w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/noscript><figcaption>Macchinina Mercury<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Inutile aggiungere che gli inviolabili feticci della prima et\u00e0 innescano una dinamica di avvitamento luttuoso, data dalla consapevolezza d\u2019uno iato incolmabile tra l\u2019oggetto e la situazione \u201coggettiva\u201d che quello stesso oggetto ha caricato di senso. Ogni soldatino, ogni macchinina \u00e8 <em>anche <\/em>un memento dell\u2019inaggirabile destino di dissipazione del s\u00e9<a href=\"#_ftn26\">[26]<\/a>. Ma, proprio in quanto tali, proprio per la loro intrinseca valenza funeraria, i pregiati cimeli neppure tentano di scongiurare l\u2019urto della fine, partecipando semmai d\u2019una spaventosa, inebriante, lugubre allucinazione: il sogno di essere morto e cristallizzato, sottratto al disfacimento, asceso alla perfezione \u201cegizia\u201d delle forme compiute. Del resto il rimpianto \u00e8 solo uno degli aspetti che lega Michele al passato, e certo non il pi\u00f9 significativo; ci\u00f2 che pi\u00f9 preme \u00e8 semmai il <em>pathos <\/em>pensoso che quei \u00absegni materiali\u00bb innescano. Un <em>pathos <\/em>che non tollera n\u00e9 ironia n\u00e9 straniamento, ma solo disincantata, persino stoica fedelt\u00e0 ai propri privati, privatissimi fantasmi mentali. Da un Michele all\u2019altro, viene alla mente il terminale Apicella prigioniero della piscina-cervello di <em>Palombella rossa <\/em>(Nanni Moretti, 1989), ancora un bambino-adolescente degli anni Sessanta cresciuto nel clima benigno di un certo orizzonte nazionalpopolare, ancora un adulto divorato dal tarlo del <em>mai pi\u00f9<\/em>: \u00abNon torneranno pi\u00f9 le merendine di quando ero bambino, i pomeriggi di maggio&#8230; Non torneranno pi\u00f9\u00bb. Tra la poetica di Moretti e quella di Mari le differenze sono molte, ma ci sono anche aspetti sostanziali che accomunano questi due creatori-ossessi quasi coetanei, tra cui la nevrosi della forma, la maniacale liturgia compositiva (si tratti di perimetrare un\u2019inquadratura o una pagina tipografica), la compiaciuta messinscena di alter ego in vesti di abominio, di creatura imbestiata, preferibilmente di licantropo (\u00abS\u00ec, sono un mostro, e ti amo\u00bb, <em>Sogni d\u2019oro<\/em>, 1981).<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/soldatini.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-17073 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"653\" height=\"490\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/soldatini.jpg?resize=653%2C490&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-17073\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/soldatini.jpg?w=653&amp;ssl=1 653w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/soldatini.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/soldatini.jpg?resize=480%2C360&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 653px) 100vw, 653px\" \/><\/noscript><figcaption>Soldatini<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Zenit e nadir del platonico adolescenziale<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il passato come paesaggio perenne, circonfuso di platonica perfezione \u2013 tempo aperto al continuo, prodigioso convivere di spavento e diletto \u2013 non resta confinato nei termini dell\u2019infanzia, ma li eccede, sia pure di poco. Anche l\u2019adolescenza vi \u00e8 compresa, la rovina coincidendo piuttosto con \u201cl\u2019uscita di casa\u201d (<em>dalle case<\/em>, spesso indomestici e perturbanti spazi fobici o perlomeno luoghi del disagio) per gli studi universitari, per la leva militare, insomma per l\u2019inizio della vita \u201cproduttiva\u201d, razionale, astratta e perci\u00f2 affatto agra ed insulsa. \u00abIl limitare \/ di giovent\u00f9\u00bb, direbbe l\u2019amato Giacomino, \u00e8 la frontiera oltre la quale il motore della macchina di leggenda non pu\u00f2 spingersi, pena il rischio di incepparsi, perdere colpi, battere in testa (donde la riluttanza di Mari nei confronti di una storia \u201cadulta\u201d: <em>Rondini sul filo<\/em>). Tuttavia, proprio per la posizione di confine tra platonico e quotidiano che la pubert\u00e0 occupa, il \u201cviaggio sentimentale\u201d dello scrittore-ossesso tocca con lei la sua tappa forse pi\u00f9 significativa. Nel (falso, mancato, se tutto contrasta con ogni psicologia evolutiva) <em>Bildungsroman <\/em>del 2017<a href=\"#_ftn27\">[27]<\/a>, oltre alla celebrazione della \u201croba\u201d infantile \u2013 e relative funzioni, spesso meschinelle, del corpo-bambino \u2013 l\u2019emergenza e l\u2019urgenza delle pulsioni di una carne fattasi, da inerme, prepotente, mannara, occupano un posto di grande rilievo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il \u00abreliquiario della memoria\u00bb di Carlino, si ricorder\u00e0, \u00abprincipia colla ciocca di capelli fattasi strappare dalla Pisana\u00bb, poi per tutta la vita conservata \u00abfra le mie cose pi\u00f9 care\u00bb<a href=\"#_ftn28\">[28]<\/a>. Nel \u00abmuseo\u00bb dell\u2019ottuagenario patriota veneziano \u201cil riccio rapito\u201d rappresenta l\u2019<em>highlight<\/em>, la stella pi\u00f9 brillante, il <em>dolcissimo, possente dominator di mia profonda mente<\/em>. Il suo corrispettivo nelle \u201cconfessioni\u201d del sessantenne Mari \u00e8 un dispositivo erotico-sentimentale che nel sacrario di Michelino non c\u2019\u00e8, manca, n\u00e9 del resto lo ha mai posseduto. Alludo naturalmente allo zoccolo della giovane barista della trattoria Bergonzi, variamente definito come l\u2019\u00ab<em>oggetto<\/em> dominatore\u00bb<a href=\"#_ftn29\">[29]<\/a>, il \u00abfeticcio supremo\u00bb<a href=\"#_ftn30\">[30]<\/a>, l\u2019\u00abamuleto supremo\u00bb<a href=\"#_ftn31\">[31]<\/a>, la \u00abreliquia\u00bb<a href=\"#_ftn32\">[32]<\/a> \u00abche non \u00e8 imago del dio, ma \u00e8 tutto il dio, almeno per chi come me tende al pagano\u00bb<a href=\"#_ftn33\">[33]<\/a>. Il ruolo di questo oscuro oggetto del desiderio adolescenziale, sospeso tra supplizio ed estasi, \u00abquasi il compendio simbolico dell\u2019amor mio\u00bb<a href=\"#_ftn34\">[34]<\/a>, \u00e8, nell\u2019economia del testo, vario e articolato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Uno, molto esibito, \u00e8 il valore dell\u2019emblema bifronte: ora blasone stilnovista (il calzare della dea), ora, con moto libidico inverso, dunque perverso, disgustosa spia della pi\u00f9 animalesca istintualit\u00e0 (il lercio zatterone). Da qui lo stuzzicante ossimoro della di lei \u00abcelestiale volgarit\u00e0\u00bb<a href=\"#_ftn35\">[35]<\/a>, zenit e nadir delle ambigue potenzialit\u00e0 del platonico. Il riaffiorare involontario, per moto proustiano, dello zoccolo, fa della giovane una figura letteraria al cubo, la ascrive a una lunga genealogia cui appartengono <em>sia<\/em> le dame imparadisiate dai poeti cortesi <em>sia<\/em> quelle degradate dai versificatori comico-realistici \u2013 e poi, gi\u00f9 per li rami, le Angeliche eternamente sfuggenti, le etereo-sensuali dei romantici, fino alla landolfiana donna-capra Gur\u00f9 della <em>Pietra lunare e alla Lolita di Nabokov<\/em><a href=\"#_ftn36\">[36]<\/a>.&nbsp; Ma ne fa anche, si potrebbe dire, una Pisana in sedicesimo, come lei creatura fluttuante, un po\u2019 messaggera divina, un po\u2019 vaso di inconfessabili volutt\u00e0. Una doppia natura confermata da tutti gli sguardi, i fatti e i <em>senhal<\/em>, per dirla con Zanzotto, che pagina dopo pagina ce la restituiscono, insieme con gli specifici oggetti di cui \u00e8 dispensatrice (i paradisiaci gelati industriali da lei venduti) e con i dettagli abietti (ergo eroticamente stimolanti) della sua carnale immanenza: su tutti, la sudicia pianta dei piedi. Anche il moltiplicarsi dei nomi di lei, l\u2019appellazione polionomastica che di volta in volta la chiama in causa<a href=\"#_ftn37\">[37]<\/a>, contribuisce a confermarne la fisionomia sfaccettata, prismatica, in certa misura echeggiante la plurivoca natura della stessa voce narrante \u2013 che di volta in volta <em>\u00e8 <\/em>ci\u00f2 che gli altri, nominandolo, lo fanno essere: tuo figlio (di Enzo), tuo figlio (di Iela), Michel-ino, il doppio subumano <em>gheri<\/em> ecc. Conclusa l\u2019et\u00e0 dei soldatini, insomma, resta ancora un\u2019ultima possibilit\u00e0 di leggenda nello squasso dei sensi: ed \u00e8 interessante notare come l\u2019insistenza adolescenzial-liceale sugli stilemi stilnovistici faccia distintamente risuonare nella prosa di <em>Leggenda privata<\/em> i versi di <em>Cento poesie d\u2019amore a Ladyhawke<\/em>. Testo di identica <em>vis<\/em> automitopoietica, il canzoniere dell\u2019idillio negato \u00e8 un\u2019altra opera in cui suggestioni filmiche e letterarie, lacerti di vissuto, feticismo di oggetti e fantasmi, concezione della donna come creatura orbitante tra gli opposti fuochi d\u2019un desiderio ora basso-corporeo ora orfico-cosmico si intrecciano inestricabilmente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019altro aspetto notevole dello zoccolo-reliquia \u2013 ultima Thule calzaturiera, corrispettivo della scarpetta da calcio poi mestamente rimpiazzata dal marziale, e terminale, anfibio<a href=\"#_ftn38\">[38]<\/a>, quindi dalle acherontee scarpe formali \u2013 su cui vale la pena soffermarsi \u00e8 l\u2019esplicitato parallelo con il <em>Rosebud<\/em> del magnate Charles Foster Kane<a href=\"#_ftn39\">[39]<\/a>. <em>Quarto potere<\/em> \u00e8 una delle tante emozioni culturali che cortocircuitano col vissuto nelle opere di Mari, nel caso specifico all\u2019intersezione esatta tra \u201croba\u201d e <em>leggenda<\/em>. L\u2019estensore dell\u2019autobiografia <em>ad usum monstrorum<\/em> racconta infatti di essersi affannato a ricercarlo, il sospirato socco, scandagliando i locali dell\u2019ex trattoria Bergonzi, nel tentativo di farsi \u00abantiquario\u00bb (ancora un lemma altovitiano) di s\u00e9. Tuttavia la possibilit\u00e0 di farlo proprio, di riservargli il posto d\u2019onore nel suo \u201cmuseo\u201d rester\u00e0 una fantasia inappagata \u2013 n\u00e9 potr\u00e0 davvero compensare quel vuoto l\u2019acquisto di un cimelio vicario, il frigorifero-Algida gi\u00e0 contenitore dei gelati dispensati dalla Ragazza dai Molti Nomi<a href=\"#_ftn40\">[40]<\/a>. Non cos\u00ec era stato per Carlino, fedele e geloso custode delle ciocche sottratte alla Pisana in vita e in morte<a href=\"#_ftn41\">[41]<\/a>; non cos\u00ec per Kane, che il suo slittino lo aveva sempre avuto a portata di mano, per quanto dimenticato, smarrito in mezzo al ciarpame indiscrinatamente accumulato nei magazzini di Xanadu (Candal\u00f9). Cosa rende dunque comparabili i due oggetti? Intanto, il moto regressivo della memoria e della psiche di due personalit\u00e0 similmente solitarie, ossessive e titanicamente narcisistiche. La fissazione di Kane per l\u2019infanzia condensata nello slittino e quella di Michelino per l\u2019adolescenza compendiata nello zoccolo sono due diversi, ugualmente disperati tentavi di ricomporre (o, forse, istituire di bel nuovo?) un certo rapporto tra idea e cosa: ci\u00f2 che era ma non \u00e8 pi\u00f9, o meglio ci\u00f2 che non \u00e8 mai stato ma avrebbe dovuto essere, o forse pi\u00f9 esattamente quello che alla luce dei ricordi (quanto affidabili?) <em>sembrerebbe esser stato<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Rosebud.burning-1024x767.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-17064 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"767\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Rosebud.burning.jpg?resize=1024%2C767&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-17064\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Rosebud.burning.jpg?resize=1024%2C767&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Rosebud.burning.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Rosebud.burning.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Rosebud.burning.jpg?resize=1536%2C1151&amp;ssl=1 1536w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Rosebud.burning.jpg?resize=480%2C360&amp;ssl=1 480w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Rosebud.burning.jpg?w=1600&amp;ssl=1 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/noscript><figcaption>Orson Welles, <em>Rosebud<\/em>, 1941<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma, soprattutto, si tratta di due oggetti terminali, nostalgiche concrezioni d\u2019una ben pi\u00f9 profonda nostalgia (<em>id est<\/em>: nevrosi della fine). Nel film, il balocco al centro dei pensieri di Kane conosce una lenta agonia; sotto il crepitare della fiamma, strato dopo strato la vernice si stacca, il legno avvampa e si riduce in cenere, finch\u00e9 la scritta <em>Rosebud<\/em> scompare per sempre<a href=\"#_ftn42\">[42]<\/a>. La bocca di quel forno \u00e8 la scena su cui si consuma l\u2019ultimo atto della vita del magnate, il quale teatralmente spira con sulle labbra la parola <em>Rosebud<\/em><a href=\"#_ftn43\">[43]<\/a><em>. <\/em>Lo slittino in fiamme, arso dagli ignari operai della tenuta (<em>Throw That Junk!<\/em>), \u00e8 un esempio perfetto, letterale, di platonico andato a male, divorato dal tempo edace e tradito da chi avrebbe dovuto proteggerlo. In <em>Leggenda privata<\/em>, Mari gioca \u2013 ironicamente, ma ogni sorriso piega sempre, nelle sue pagine, in smorfia \u2013 a sovrapporre i due oggetti d\u2019affezione, quello di Michelino e quello di Kane, uniti nel fuoco: \u00abcosa ci avrei fatto, se lo avessi trovato? Non oso pensarci: certo so che avrei lasciato disposto fosse cremato insieme a me, nel tristissimo forno di Lambrate\u00bb<a href=\"#_ftn44\">[44]<\/a>. L\u2019estensore dell\u2019autobiografia coatta sa che questo non accadr\u00e0 mai, che all\u2019oggetto, al soggetto e a ci\u00f2 che li lega (il platonismo) non sar\u00e0 dato ardere in una medesima vampa. Eppure, l\u2019ingiunzione dei mostri un effetto lo ha sortito: grazie a loro quella perduta capsula del tempo \u00e8 diventata un pezzo di immaginario. Al pari delle guazze di Lucia, della \u00abfaticosa tela\u00bb di Silvia e delle ciocche della Pisana, se prendesse la parola con una prosopopea non estranea alla corda di Mari la vile pianella dall\u2019ignoto destino potrebbe ora a giusto titolo dire di s\u00e9: <em>Io sono leggenda<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">A mo\u2019 di breve conclusione<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli oggetti che alimentano il motore auto-mito-biografico di quell\u2019\u00abunico metalibro\u00bb<a href=\"#_ftn45\">[45]<\/a> che \u00e8 l\u2019opera in prosa e in versi di Michele Mari hanno la funzione di interruttori, ri-attivano i sogni e gli incubi della giovinezza, segnando la riscossa, sia pure parziale ed effimera, del platonico sul quotidiano, il risarcimento fantastico che lo scrittore-ossesso non solo chiede, ma rivendica, pretende come suo diritto inalienabile. La letteratura, dunque, come macchina di leggenda che compie il proprio \u201cviaggio sentimentale\u201d a ritroso, nel tempo immobile, ma quanto disperato, beato, furente, <em>vivo<\/em> dell\u2019<em>ei fu michelino<\/em>. Una strada del tutto divergente, lo si capisce, rispetto all\u2019idea del fatto letterario come restituzione imitativa del \u201cvero vissuto\u201d, tanto pi\u00f9 ambigua quando chi scrive dichiari, o lasci intendere, un forte sostrato autobiografico. \u00abPerch\u00e9 questo noi siamo: la nostra scrittura e le nostre cose\u00bb<a href=\"#_ftn46\">[46]<\/a>, sintetizza Mari: che \u00e8 poi la risposta materialisticamente, idealisticamente pi\u00f9 recisa che possa darsi al <em>Non chiederci la parola <\/em>montaliano.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a>&nbsp;&nbsp; I. Nievo, <em>Le Confessioni d\u2019un Italiano<\/em>, a cura di M. Gorra, Mondadori, Milano 1981, p. 137.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref2\">[2]<\/a>&nbsp;&nbsp; Ivi, p. 139.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref3\">[3]<\/a>&nbsp;&nbsp; C. E. Gadda, <em>Accoppiamenti giudiziosi 1924-1958<\/em>, a cura di P. Italia e G. Pinotti, Adelphi, Milano 2011, p. 340. E Mari: \u00abquel bicchiere \u00e8 oggi fra le mie cose, e quando dico mie dico mie\u00bb (M. Mari, <em>Leggenda privata<\/em>, Einaudi, Torino 2017, p. 115).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref4\">[4]<\/a>&nbsp;&nbsp; M. Mari, <em>Tu, sanguinosa infanzia <\/em>[1997], Einaudi, Torino 2009, p. 8.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref5\">[5]<\/a>&nbsp;&nbsp; M. Mari, <em>Prefazione <\/em>a Id. e F. Pernigo, <em>Asterusher. Autobiografia con feticci<\/em>, Corraini, Mantova 2015, p. 6 (del libro esiste anche un\u2019edizione accresciuta, apparsa per lo stesso editore nel 2019). Di \u00abenergia del passato\u00bb \u00abplasticamente reificata\u00bb lo scrittore parla a proposito di Tommaso Landolfi: cfr. Id., <em>I demoni e la pasta sfoglia<\/em>, Il Saggiatore, Milano 2017, p. 205.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref6\">[6]<\/a>&nbsp;&nbsp; I. Nievo, <em>Le Confessioni d\u2019un Italiano<\/em>, cit., p. 138.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref7\">[7]<\/a>&nbsp;&nbsp; G. Manganelli, <em>La penombra mentale. Interviste e conversazioni 1965-1990<\/em>, a c. di R. Deidier, Editori Riuniti, Milano 2001, p. 123.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref8\">[8]<\/a>&nbsp;&nbsp; \u00abPer chi da sempre nei romanzi aborre \/ il manzoniano vero\u00bb (M. Mari, <em>Cento poesie d\u2019amore a Ladyhawke<\/em>, Einaudi, Torino 2007, p. 29).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref9\">[9]<\/a>&nbsp;&nbsp; Id., <em>Tu, sanguinosa infanzia<\/em>, cit., p. 6. Si ricordino a tal proposito le parole di Eric Auerbach in <em>Tutto il ferro della torre Eiffel <\/em>\u2013 \u00abPerch\u00e9 l\u2019arte era forma, era ritmo, era segno, ma ci\u00f2 a cui s\u2019aggrappava erano le cose, ed erano le cose ad essere ricordate dai lettori e dagli spettatori, le orride cose che sopravviveranno, le cose di cui lui, morbido bibliotecario e filologo solo, anelava come alla ruvida vita delle genti (Einaudi, Torino 2002, p. 17) \u2013 e il commento che ne fa C. Mazza Galanti in <em>Michele Mari<\/em>, Cadmo, Fiesole 2011, pp. 23-25.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref10\">[10]<\/a> Lista cui andrebbero aggiunti altri \u201cs\u00e9 rimpiccioliti\u201d come il Marcellino e il Corradino di <em>Fantasmagonia <\/em>(Einaudi, Torino 2012).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref11\">[11]<\/a> A. Gialloreto, <em>Di bestia in bestia, di libro in libro. Il maniero-biblioteca di Michele Mari <\/em>in A. Dolfi (a cura di), <em>Biblioteche reali, biblioteche immaginarie. Tracce di libri, luoghi e letture<\/em>, FUP, Firenze 2015, p. 224.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref12\">[12]<\/a> M. Mari, <em>I demoni e la pasta sfoglia<\/em>, cit., p. 207.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref13\">[13]<\/a> Cfr. C. Mazza Galanti (a cura di), <em>Scuola di demoni. Conversazioni con Michele Mari e Walter Siti<\/em>, Minimum Fax, Roma 2019, p. 36 e 42-3, oltre alle pagine a loro dedicate ne <em>I demoni e la pasta sfoglia<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref14\">[14]<\/a> Ivi, p. 62.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref15\">[15]<\/a> M. Mari, <em>I demoni e la pasta sfoglia<\/em>, cit., p. 539.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref16\">[16]<\/a> \u00able cose invece non tradiscono mai perch\u00e9 sono fedeli innanzitutto a se stesse, nell\u2019autofeticismo\u00bb (Id., <em>Leggenda privata<\/em>, cit., p. 82).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref17\">[17]<\/a> Id., <em>Tu, sanguinosa infanzia<\/em>, cit., p. 4.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref18\">[18]<\/a> C. Mazza Galanti, <em>Michele Mari<\/em>, cit., p. 58.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref19\">[19]<\/a> M. Mari, <em>Tu, sanguinosa infanzia<\/em>, cit., p. 6.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref20\">[20]<\/a> I. Nievo, <em>Le Confessioni d\u2019un Italiano<\/em>, cit., p. 139.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref21\">[21]<\/a> Prelevo il sintagma \u00abcorredo mnestico\u00bb da A. Cortellessa, <em>Overlook Univers<\/em> in F. Favelli, <em>Univers. Un negozio metafisico<\/em>, Magonza, Arezzo 2018, p. 32. Il critico istituisce un arguto nesso tra il lavoro dell\u2019artista bolognese e l\u2019opera di Mari, parlando, per il primo, d\u2019una \u00ab<em>sanguinosa infanzia<\/em>\u00bb (<em>Ibid.<\/em>).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref22\">[22]<\/a> M. Mari, <em>Leggenda privata<\/em>, cit., p. 7.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref23\">[23]<\/a> Cfr. ivi, p. 5.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref24\">[24]<\/a> Id., <em>Euridice aveva un cane<\/em> [1993], Einaudi, Torino 2004, p. 62.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref25\">[25]<\/a> Sulla crescita come tradimento del s\u00e9 bambino resta esemplare questo brano de <em>L\u2019uomo che uccise Liberty Valance<\/em>: \u00abOh pap\u00e0, com\u2019\u00e8 stato possibile che un giorno io abbia smesso di pensarci? Io, che per tutta la vita sono sempre stato un feticista e un conservatore morboso di tutte le cose mie, io che tutto archivio con affezion maniacale, com\u2019\u00e8 stato possibile che <em>io <\/em>abbia tradito tante volte?\u00bb (M. Mari, <em>Tu, sanguinosa infanzia<\/em>, cit., p. 14). Parimenti paradigmatica la dichiarazione \u00abvorrei non crescere mai\u00bb del Michelino di <em>Verderame <\/em>(Einaudi, Torino 2007, p. 154).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref26\">[26]<\/a> Altrove avevo parlato di \u201ccollezioni di ceneri\u201d: R. Donati, <em>I veleni delle coscienze. Letture novecentesche del secolo dei Lumi<\/em>, Bulzoni, Roma 2010, pp. 213-233.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref27\">[27]<\/a> Questa la dubbia etichetta che la scheda editoriale del sito Einaudi attribuisce a <em>Leggenda privata<\/em>: \u00abUn romanzo di formazione giocoso e serissimo che \u00e8 anche un atto di coerenza verso le ragioni pi\u00fa esose della letteratura\u00bb (https:\/\/www.einaudi.it\/catalogo-libri\/narrativa-italiana\/narrativa-italiana-contemporanea\/leggenda-privata-michele-mari-9788806228958\/; ultima consultazione 28\/10\/2020).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref28\">[28]<\/a> I. Nievo, <em>Le Confessioni d\u2019un Italiano<\/em>, cit., p. 785.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref29\">[29]<\/a> M. Mari, <em>Leggenda privata<\/em>, cit., p. 27.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref30\">[30]<\/a> Ivi, p. 42.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref31\">[31]<\/a> Ivi, p. 126.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref32\">[32]<\/a> Ivi, p. 43.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref33\">[33]<\/a> Ivi, p. 27.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref34\">[34]<\/a> Questo non \u00e8 Michelino, ma Carlino, ancora in riferimento alla ciocca della Pisana: I. Nievo, <em>Le Confessioni d\u2019un Italiano<\/em>, cit., p. 850.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref35\">[35]<\/a> M. Mari, <em>Leggenda privata<\/em>, cit., p. 126.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref36\">[36]<\/a> Cfr. A. Cortellessa, <em>Michele Mari, il ritorno del Demone<\/em>, pubblicato online sulla rivista \u201cDoppiozero\u201d (disponibile alla pagina https:\/\/www.doppiozero.com\/materiali\/michele-mari-il-ritorno-del-demone. Ultima consultazione 28\/10\/2020). Ma la Ragazza Con gli Zoccoli ha perlomeno una antecedente anche nella produzione d\u2019autore, se pensiamo alla \u00abm\u00fatola\u00bb del racconto <em>Cicoria matta<\/em>: \u00abOh m\u00fatola mia pens\u00f2 di dirle, farmi la ritrosa cos\u00ec, tu, una scema che nessuno la guarda? Poi sent\u00ec l\u2019impulso di gettarsi ai suoi piedi per adorarla come una dea, poi consider\u00f2 la possibilit\u00e0 di saltarle addosso e strapparle via quella gonnaccia di fustagno\u00bb (M. Mari, <em>Euridice aveva un cane<\/em>, cit., pp. 27-28; anche questo personaggio \u00e8 una riscrittura landolfiana, come mi ricorda lo stesso Cortellessa). Per una figura compiutamente platonica si ricordi invece l\u2019\u00abirraggiungibile\u00bb Laur\u00edn del racconto <em>L\u2019ora di Carrasco<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref37\">[37]<\/a> L\u2019allusione \u00e8 al celebre saggio di L. Spitzer, <em>Prospettivismo nel Don Quijote<\/em>, traduzione di R. Radicati di Marmorito, in <em>Cinque saggi di ispanistica<\/em>, presentazione e contributo bibliografico di G. M. Bertini, Giappichelli, Torino 1962, pp. 57-106.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref38\">[38]<\/a> Il riferimento \u00e8 ovviamente al s\u00e9 coscritto di <em>Filologia dell\u2019anfibio. Diario militare <\/em>[1995], Einaudi, Torino, 2019.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref39\">[39]<\/a> \u00ab<em>Rosabella <\/em>appare nel film sia come un oggetto concreto (la slitta) che come un oggetto concettuale (il significato o l\u2019idea che riassume la vita di Kane). La differenza tra questi ultimi, comunque, tra <em>Rosabella <\/em>come oggetto e <em>Rosabella <\/em>come concetto, \u00e8 irriducibile\u00bb (J. A. Bell, <em>Il cinema del tempo. Deleuze, la fenomenologia e la differenza<\/em> nell\u2019opera collettiva <em>Deleuze e il cinema francese<\/em>, a cura di M. Bertolini e T. Tuppini, Mimesis, Milano 2002, p. 33). Il film \u00e8 ricordato in M. Mari, <em>Leggenda privata<\/em>, cit., pp. 28-29.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref40\">[40]<\/a> Cfr. ivi, pp. 125-6.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref41\">[41]<\/a> Si ricorder\u00e0 come, dopo la scomparsa dell\u2019amata, Carlo associ baciandole due ciocche che condensano la di lei parabola vitale: \u00abl\u2019una l\u2019avea strappata dai bei ricci della Pisana fanciulletta; l\u2019altra l\u2019aveva tagliata religiosamente sulla pallida fronte della Pisana morta\u00bb (I. Nievo, <em>Confessione di un Italiano<\/em>, cit., p. 948; da sottolineare quel \u201creligiosamente\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref42\">[42]<\/a> Non a caso del frigorifero, misero succedaneo, si far\u00e0 attenzione a conservare la vernice, in una scena che cita Bioy Casares ma \u00e8 pure batailliana: \u00abgli ho dato una bella pulita, stando attento a non scrostare la vernice: come vorrei che dietro si materializzasse lei! Mi accontenterei anche di un ologramma, come quelli di Morel: non avrebbe sostanza corporea, ma ci potrei passare attraverso, potrei posizionarmici dentro in modo da coincidervi: il sogno del feticista!\u00bb (M. Mari, <em>Leggenda privata<\/em>, cit., p. 125).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref43\">[43]<\/a> Si ricordi poi che Kane \u00e8, a sua volta, un personaggio mostruoso: a ogni intervista Welles ne ribadiva la natura di uomo corrotto e interiormente vacuo, abominevole, precisando che non si trattava di una figura autobiografica. \u00abNo, Peter, I have no \u201cRosebuds\u201d\u00bb (O. Welles and P. Bogdanovich, <em>This is Orson Welles<\/em>, Jonathan Rosenbaum, New York 1992, p. 92).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref44\">[44]<\/a> M. Mari, <em>Leggenda privata<\/em>, cit., p. 29.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref45\">[45]<\/a> Il sintagma \u00e8 d\u2019autore: cfr. Id., <em>Prefazione <\/em>a Id. e F. Pernigo, <em>Asterusher<\/em>, cit., p. 7.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref46\">[46]<\/a> Ivi, p. 8.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color wp-block-paragraph\" style=\"color:#676d82;font-size:15px\"><em>In copertina: Michele Mari<\/em><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>In un\u2019opera come quella di Mari dove tutto, o quasi, \u00e8 precipitato di vissuto biografico fantasticamente rielaborato, ricodificazione in termini linguistici di emozioni profonde, ci\u00f2 che \u00e8 caduto sotto il \u00absuo proprio (privato privatissimo personale) possesso\u00bb, per citare l\u2019amato Gadda, vale a dire il ricco giacimento di oggetti d\u2019affezione che fu \u00abil fiore della [sua] infanzia\u00bb, riveste un ruolo decisivo.<\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"author":172,"featured_media":16864,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[1086],"tags":[429,685],"coauthors":[2025],"class_list":["post-16699","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-mari","tag-michele-mari","tag-riccardo-donati","style--link-2"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.7 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Michele Mari, platonismo e leggenda - Riccardo Donati<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"In un\u2019opera come quella di Mari dove tutto, o quasi, \u00e8 precipitato di vissuto biografico fantasticamente rielaborato, ricodificazione in termini linguistici di emozioni profonde, ci\u00f2 che \u00e8 caduto sotto il \u00absuo proprio (privato privatissimo personale) possesso\u00bb, per citare l\u2019amato Gadda, vale a dire il ricco giacimento di oggetti d\u2019affezione che fu \u00abil fiore della infanzia\u00bb, riveste un ruolo decisivo.\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2021\/03\/06\/michele-mari-platonismo-e-leggenda\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Michele Mari, platonismo e leggenda - Riccardo Donati\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"In un\u2019opera come quella di Mari dove tutto, o quasi, \u00e8 precipitato di vissuto biografico fantasticamente rielaborato, ricodificazione in termini linguistici di emozioni profonde, ci\u00f2 che \u00e8 caduto sotto il \u00absuo proprio (privato privatissimo personale) possesso\u00bb, per citare l\u2019amato Gadda, vale a dire il ricco giacimento di oggetti d\u2019affezione che fu \u00abil fiore della infanzia\u00bb, riveste un ruolo decisivo.\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2021\/03\/06\/michele-mari-platonismo-e-leggenda\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Antinomie\" \/>\n<meta property=\"article:publisher\" content=\"https:\/\/www.facebook.com\/antinomie.it\/\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2021-03-06T15:30:00+00:00\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2024-06-06T18:39:54+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Mari-cover.jpeg\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:width\" content=\"2048\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:height\" content=\"1365\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:type\" content=\"image\/jpeg\" \/>\n<meta name=\"author\" content=\"Riccardo Donati\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\n<meta name=\"twitter:creator\" content=\"@antinomie_it\" \/>\n<meta name=\"twitter:site\" content=\"@antinomie_it\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Scritto da\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"Riccardo Donati\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:label2\" content=\"Tempo di lettura stimato\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data2\" content=\"24 minuti\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\\\/\\\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"Article\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/2021\\\/03\\\/06\\\/michele-mari-platonismo-e-leggenda\\\/#article\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/2021\\\/03\\\/06\\\/michele-mari-platonismo-e-leggenda\\\/\"},\"author\":{\"name\":\"Riccardo Donati\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/ed61a0eebe9be107e42ecdbd0d35f173\"},\"headline\":\"Michele Mari, platonismo e leggenda\",\"datePublished\":\"2021-03-06T15:30:00+00:00\",\"dateModified\":\"2024-06-06T18:39:54+00:00\",\"mainEntityOfPage\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/2021\\\/03\\\/06\\\/michele-mari-platonismo-e-leggenda\\\/\"},\"wordCount\":5177,\"commentCount\":0,\"publisher\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/#organization\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/2021\\\/03\\\/06\\\/michele-mari-platonismo-e-leggenda\\\/#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\\\/\\\/i0.wp.com\\\/antinomie.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2021\\\/03\\\/Mari-cover.jpeg?fit=2048%2C1365&ssl=1\",\"keywords\":[\"Michele Mari\",\"Riccardo Donati\"],\"articleSection\":[\"Mari\"],\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"CommentAction\",\"name\":\"Comment\",\"target\":[\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/2021\\\/03\\\/06\\\/michele-mari-platonismo-e-leggenda\\\/#respond\"]}]},{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/2021\\\/03\\\/06\\\/michele-mari-platonismo-e-leggenda\\\/\",\"url\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/2021\\\/03\\\/06\\\/michele-mari-platonismo-e-leggenda\\\/\",\"name\":\"Michele Mari, platonismo e leggenda - Riccardo Donati\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/#website\"},\"primaryImageOfPage\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/2021\\\/03\\\/06\\\/michele-mari-platonismo-e-leggenda\\\/#primaryimage\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/2021\\\/03\\\/06\\\/michele-mari-platonismo-e-leggenda\\\/#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\\\/\\\/i0.wp.com\\\/antinomie.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2021\\\/03\\\/Mari-cover.jpeg?fit=2048%2C1365&ssl=1\",\"datePublished\":\"2021-03-06T15:30:00+00:00\",\"dateModified\":\"2024-06-06T18:39:54+00:00\",\"description\":\"In un\u2019opera come quella di Mari dove tutto, o quasi, \u00e8 precipitato di vissuto biografico fantasticamente rielaborato, ricodificazione in termini linguistici di emozioni profonde, ci\u00f2 che \u00e8 caduto sotto il \u00absuo proprio (privato privatissimo personale) possesso\u00bb, per citare l\u2019amato Gadda, vale a dire il ricco giacimento di oggetti d\u2019affezione che fu \u00abil fiore della infanzia\u00bb, riveste un ruolo decisivo.\",\"breadcrumb\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/2021\\\/03\\\/06\\\/michele-mari-platonismo-e-leggenda\\\/#breadcrumb\"},\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/2021\\\/03\\\/06\\\/michele-mari-platonismo-e-leggenda\\\/\"]}]},{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/2021\\\/03\\\/06\\\/michele-mari-platonismo-e-leggenda\\\/#primaryimage\",\"url\":\"https:\\\/\\\/i0.wp.com\\\/antinomie.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2021\\\/03\\\/Mari-cover.jpeg?fit=2048%2C1365&ssl=1\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/i0.wp.com\\\/antinomie.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2021\\\/03\\\/Mari-cover.jpeg?fit=2048%2C1365&ssl=1\",\"width\":2048,\"height\":1365},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/2021\\\/03\\\/06\\\/michele-mari-platonismo-e-leggenda\\\/#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"Michele Mari, platonismo e leggenda\"}]},{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/#website\",\"url\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/\",\"name\":\"Antinomie\",\"description\":\"scritture e immagini\",\"publisher\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/#organization\"},\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":{\"@type\":\"EntryPoint\",\"urlTemplate\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/?s={search_term_string}\"},\"query-input\":{\"@type\":\"PropertyValueSpecification\",\"valueRequired\":true,\"valueName\":\"search_term_string\"}}],\"inLanguage\":\"it-IT\"},{\"@type\":\"Organization\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/#organization\",\"name\":\"Antinomie\",\"url\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/\",\"logo\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/#\\\/schema\\\/logo\\\/image\\\/\",\"url\":\"https:\\\/\\\/i0.wp.com\\\/antinomie.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2023\\\/05\\\/logo_antinomie_cerchio.png?fit=3543%2C3543&ssl=1\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/i0.wp.com\\\/antinomie.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2023\\\/05\\\/logo_antinomie_cerchio.png?fit=3543%2C3543&ssl=1\",\"width\":3543,\"height\":3543,\"caption\":\"Antinomie\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/#\\\/schema\\\/logo\\\/image\\\/\"},\"sameAs\":[\"https:\\\/\\\/www.facebook.com\\\/antinomie.it\\\/\",\"https:\\\/\\\/x.com\\\/antinomie_it\"]},{\"@type\":\"Person\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/ed61a0eebe9be107e42ecdbd0d35f173\",\"name\":\"Riccardo Donati\",\"image\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/35bbbcd5d5b9352666e35bef43fb9582182134aad9bad8ceacd87487bdf79f3c?s=96&d=blank&r=g3fbf01e299fd2602c28b9082d033592c\",\"url\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/35bbbcd5d5b9352666e35bef43fb9582182134aad9bad8ceacd87487bdf79f3c?s=96&d=blank&r=g\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/35bbbcd5d5b9352666e35bef43fb9582182134aad9bad8ceacd87487bdf79f3c?s=96&d=blank&r=g\",\"caption\":\"Riccardo Donati\"},\"description\":\"insegna Letteratura italiana alla Scuola Superiore Meridionale e all\u2019Universit\u00e0 di Napoli Federico II; si occupa di letteratura italiana ed euro-statunitense dal Settecento ai nostri giorni. Tra i suoi ultimi volumi \\\"Critica della trasparenza. Letteratura e mito architettonico\\\" (Rosenberg&amp;Sellier, 2016), \\\"Apri gli occhi e resisti. Sull\u2019opera in versi e in prosa di Antonella Anedda\\\" (Carocci, 2020), \\\"Il vampiro, la diva, il clown. Incarnazioni poetiche di spettri cinematografici\\\" (Quodlibet, 2022), \\\"Queste mie carte argute. Sei studi su Giuseppe Parini\\\" (Cesati, 2022), \\\"Leo Spitzer. Un profilo intellettuale\\\" (Carocci 2026). Nel 2013 l\u2019Accademia Nazionale dei Lincei gli ha attribuito il premio \u201cGiuseppe Borgia\u201d per i suoi contributi sulla poesia.\",\"url\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/author\\\/riccardo-donati\\\/\"}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"Michele Mari, platonismo e leggenda - Riccardo Donati","description":"In un\u2019opera come quella di Mari dove tutto, o quasi, \u00e8 precipitato di vissuto biografico fantasticamente rielaborato, ricodificazione in termini linguistici di emozioni profonde, ci\u00f2 che \u00e8 caduto sotto il \u00absuo proprio (privato privatissimo personale) possesso\u00bb, per citare l\u2019amato Gadda, vale a dire il ricco giacimento di oggetti d\u2019affezione che fu \u00abil fiore della infanzia\u00bb, riveste un ruolo decisivo.","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2021\/03\/06\/michele-mari-platonismo-e-leggenda\/","og_locale":"it_IT","og_type":"article","og_title":"Michele Mari, platonismo e leggenda - Riccardo Donati","og_description":"In un\u2019opera come quella di Mari dove tutto, o quasi, \u00e8 precipitato di vissuto biografico fantasticamente rielaborato, ricodificazione in termini linguistici di emozioni profonde, ci\u00f2 che \u00e8 caduto sotto il \u00absuo proprio (privato privatissimo personale) possesso\u00bb, per citare l\u2019amato Gadda, vale a dire il ricco giacimento di oggetti d\u2019affezione che fu \u00abil fiore della infanzia\u00bb, riveste un ruolo decisivo.","og_url":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2021\/03\/06\/michele-mari-platonismo-e-leggenda\/","og_site_name":"Antinomie","article_publisher":"https:\/\/www.facebook.com\/antinomie.it\/","article_published_time":"2021-03-06T15:30:00+00:00","article_modified_time":"2024-06-06T18:39:54+00:00","og_image":[{"width":2048,"height":1365,"url":"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Mari-cover.jpeg","type":"image\/jpeg"}],"author":"Riccardo Donati","twitter_card":"summary_large_image","twitter_creator":"@antinomie_it","twitter_site":"@antinomie_it","twitter_misc":{"Scritto da":"Riccardo Donati","Tempo di lettura stimato":"24 minuti"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"Article","@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2021\/03\/06\/michele-mari-platonismo-e-leggenda\/#article","isPartOf":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2021\/03\/06\/michele-mari-platonismo-e-leggenda\/"},"author":{"name":"Riccardo Donati","@id":"https:\/\/antinomie.it\/#\/schema\/person\/ed61a0eebe9be107e42ecdbd0d35f173"},"headline":"Michele Mari, platonismo e leggenda","datePublished":"2021-03-06T15:30:00+00:00","dateModified":"2024-06-06T18:39:54+00:00","mainEntityOfPage":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2021\/03\/06\/michele-mari-platonismo-e-leggenda\/"},"wordCount":5177,"commentCount":0,"publisher":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/#organization"},"image":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2021\/03\/06\/michele-mari-platonismo-e-leggenda\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Mari-cover.jpeg?fit=2048%2C1365&ssl=1","keywords":["Michele Mari","Riccardo Donati"],"articleSection":["Mari"],"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"CommentAction","name":"Comment","target":["https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2021\/03\/06\/michele-mari-platonismo-e-leggenda\/#respond"]}]},{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2021\/03\/06\/michele-mari-platonismo-e-leggenda\/","url":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2021\/03\/06\/michele-mari-platonismo-e-leggenda\/","name":"Michele Mari, platonismo e leggenda - Riccardo Donati","isPartOf":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/#website"},"primaryImageOfPage":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2021\/03\/06\/michele-mari-platonismo-e-leggenda\/#primaryimage"},"image":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2021\/03\/06\/michele-mari-platonismo-e-leggenda\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Mari-cover.jpeg?fit=2048%2C1365&ssl=1","datePublished":"2021-03-06T15:30:00+00:00","dateModified":"2024-06-06T18:39:54+00:00","description":"In un\u2019opera come quella di Mari dove tutto, o quasi, \u00e8 precipitato di vissuto biografico fantasticamente rielaborato, ricodificazione in termini linguistici di emozioni profonde, ci\u00f2 che \u00e8 caduto sotto il \u00absuo proprio (privato privatissimo personale) possesso\u00bb, per citare l\u2019amato Gadda, vale a dire il ricco giacimento di oggetti d\u2019affezione che fu \u00abil fiore della infanzia\u00bb, riveste un ruolo decisivo.","breadcrumb":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2021\/03\/06\/michele-mari-platonismo-e-leggenda\/#breadcrumb"},"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2021\/03\/06\/michele-mari-platonismo-e-leggenda\/"]}]},{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2021\/03\/06\/michele-mari-platonismo-e-leggenda\/#primaryimage","url":"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Mari-cover.jpeg?fit=2048%2C1365&ssl=1","contentUrl":"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Mari-cover.jpeg?fit=2048%2C1365&ssl=1","width":2048,"height":1365},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2021\/03\/06\/michele-mari-platonismo-e-leggenda\/#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/antinomie.it\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"Michele Mari, platonismo e leggenda"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/antinomie.it\/#website","url":"https:\/\/antinomie.it\/","name":"Antinomie","description":"scritture e immagini","publisher":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/#organization"},"potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/antinomie.it\/?s={search_term_string}"},"query-input":{"@type":"PropertyValueSpecification","valueRequired":true,"valueName":"search_term_string"}}],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":"Organization","@id":"https:\/\/antinomie.it\/#organization","name":"Antinomie","url":"https:\/\/antinomie.it\/","logo":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/antinomie.it\/#\/schema\/logo\/image\/","url":"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/logo_antinomie_cerchio.png?fit=3543%2C3543&ssl=1","contentUrl":"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/logo_antinomie_cerchio.png?fit=3543%2C3543&ssl=1","width":3543,"height":3543,"caption":"Antinomie"},"image":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/#\/schema\/logo\/image\/"},"sameAs":["https:\/\/www.facebook.com\/antinomie.it\/","https:\/\/x.com\/antinomie_it"]},{"@type":"Person","@id":"https:\/\/antinomie.it\/#\/schema\/person\/ed61a0eebe9be107e42ecdbd0d35f173","name":"Riccardo Donati","image":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/35bbbcd5d5b9352666e35bef43fb9582182134aad9bad8ceacd87487bdf79f3c?s=96&d=blank&r=g3fbf01e299fd2602c28b9082d033592c","url":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/35bbbcd5d5b9352666e35bef43fb9582182134aad9bad8ceacd87487bdf79f3c?s=96&d=blank&r=g","contentUrl":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/35bbbcd5d5b9352666e35bef43fb9582182134aad9bad8ceacd87487bdf79f3c?s=96&d=blank&r=g","caption":"Riccardo Donati"},"description":"insegna Letteratura italiana alla Scuola Superiore Meridionale e all\u2019Universit\u00e0 di Napoli Federico II; si occupa di letteratura italiana ed euro-statunitense dal Settecento ai nostri giorni. Tra i suoi ultimi volumi \"Critica della trasparenza. Letteratura e mito architettonico\" (Rosenberg&amp;Sellier, 2016), \"Apri gli occhi e resisti. Sull\u2019opera in versi e in prosa di Antonella Anedda\" (Carocci, 2020), \"Il vampiro, la diva, il clown. Incarnazioni poetiche di spettri cinematografici\" (Quodlibet, 2022), \"Queste mie carte argute. Sei studi su Giuseppe Parini\" (Cesati, 2022), \"Leo Spitzer. Un profilo intellettuale\" (Carocci 2026). Nel 2013 l\u2019Accademia Nazionale dei Lincei gli ha attribuito il premio \u201cGiuseppe Borgia\u201d per i suoi contributi sulla poesia.","url":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/author\/riccardo-donati\/"}]}},"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Mari-cover.jpeg?fit=2048%2C1365&ssl=1","gt_translate_keys":[{"key":"link","format":"url"}],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16699","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/172"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=16699"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16699\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/16864"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=16699"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=16699"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=16699"},{"taxonomy":"author","embeddable":true,"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/coauthors?post=16699"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}