{"id":13805,"date":"2020-12-05T21:00:49","date_gmt":"2020-12-05T20:00:49","guid":{"rendered":"http:\/\/antinomie.it\/?p=13805"},"modified":"2024-06-06T20:23:34","modified_gmt":"2024-06-06T18:23:34","slug":"pietre-e-fiori-scelti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2020\/12\/05\/pietre-e-fiori-scelti\/","title":{"rendered":"Pietre, e fiori scelti","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Paul Celan ha fatto cent\u2019anni e gode in Italia di ottima stampa. Se ne parla, lo si cita come archetipo di poesia-dopo-Auschwitz. E lo si stampa. In occasione del duplice anniversario (in aprile sono stati anche cinquant\u2019anni da quando si gett\u00f2 nella Senna), sono uscite in Italia tre nuove traduzioni. Oltre all\u2019<a href=\"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2020\/11\/23\/non-separare-il-no-dal-si-cinque-poesie-di-paul-celan\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">antologia poetica tradotta da Elisa Biagini per Ponte alle Grazie (<em>Non separare il no dal s\u00ec<\/em>)<\/a>, due di queste pubblicazioni vedono la cura di Dario Borso. Borso \u00e8 stato gi\u00e0 curatore e traduttore di tre volumi recenti che costruiscono, attorno al Celan \u2018maggiore\u2019 tradotto nei Meridiani Mondadori nel 1998 da Giuseppe Bevilacqua, un altrettanto notevole Celan ai \u2018margini\u2019. Sono pubblicazioni che, come ebbe a dire Camilla Miglio, hanno segnato un \u201cpunto di svolta nel discorso su Celan in Italia\u201d. Si tratta della raccolta giovanile del 1948 (<a href=\"https:\/\/www.einaudi.it\/catalogo-libri\/senza-materia\/la-sabbia-delle-urne-paul-celan-9788806228446\/#:~:text=Dunque%20La%20sabbia%20delle%20urne%20%C3%A8%20un%20libro,complete%20%2C%20Celan%20l%E2%80%99aveva%20indicato%20come%20testo%20d%E2%80%99apertura.\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>La sabbia delle urne<\/em><\/a>), ritirata dal mercato da Celan per i troppi refusi, e della silloge composta nella clinica psichiatrica dov\u2019era recluso nel 1966 per le ripetute violenze contro la moglie (<a href=\"https:\/\/www.einaudi.it\/catalogo-libri\/poesia-e-teatro\/poesia\/oscurato-paul-celan-9788806200152\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>Oscurato<\/em><\/a>), apparse entrambe nella \u2018Bianca\u2019 Einaudi. E infine le <a href=\"https:\/\/www.edizioninottetempo.it\/it\/prodotto\/poesie-sparse-pubblicate-in-vi\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>Poesie sparse pubblicate in vita<\/em><\/a>, impreziosite da un antico scritto di Andrea Zanzotto, e uscite per nottetempo nel 2011.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oggi, <a href=\"https:\/\/www.oscarmondadori.it\/libri\/microliti-paul-celan\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">oltre alla riedizione di <em>Microliti<\/em> per Mondadori<\/a>, ancora per Nottetempo Borso si cimenta in una nuova impresa: tradurre l\u2019ampia scelta che Celan in persona \u2013 caso unico nel suo curriculum \u2013 aveva predisposto in vista di una traduzione italiana che, su impulso di Vittorio Sereni (che all\u2019inizio aveva in mente Zanzotto), era in programma per uno \u2018Specchio\u2019 Mondadori. L\u2019antologia non fu pi\u00f9 realizzata soprattutto per via delle difficolt\u00e0 a reperire un traduttore gradito a Celan, che gioc\u00f2 su pi\u00f9 tavoli e respinse solleciti e proposte fino a sfiancare gli interlocutori. Finch\u00e9 non mor\u00ec. A vedere infine la luce per Mondadori nel 1976 fu un libretto bianco e nero chiamato <em>Poesie<\/em>, con altre scelte rispetto alla lista del poeta, pi\u00f9 ampie e comprensive di prelievi da tutta l\u2019opera. Ad approntarlafu il talentuoso madrelingua tedesco Moshe Kahn \u2013 noto oggi in Germania come traduttore di Primo Levi e Camilleri, nonch\u00e9 dell\u2019<em>Horcynus Orca<\/em> di Stefano D\u2019Arrigo, ma indicato in extremis da Celan per la sorpresa di molti \u2013, coadiuvato da Marcella Bagnasco.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oggi finalmente quell\u2019antologia \u00e8 divenuta un libro, ma la sua pre- e post-storia \u00e8 tale da meritare un secondo volume di Borso, quasi una <em>th\u00e8<\/em><em>se compl\u00e9mentaire<\/em>, che la racconta. Si tratta di <em>Celan in Italia<\/em>, uscito per i tipi Prospero, che \u00e8 una summa dettagliata delle vicende che portarono prima a quell\u2019elenco del 1964, poi alla sua infinita dilazione fino a smarrirsi nei cassetti dei sogni editoriali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La vicenda avvince ed \u00e8 indubbiamente affascinante seguire il fiuto dell\u2019autore. Borso pesca perle \u2013 lettere, telegrammi, traduzioni riuscite, traduzioni mancate \u2013 in archivi pubblici e privati. Il lavoro \u00e8 certosino e utile per l\u2019appassionato di Celan, \u00e8 stimolante per il traduttore e per il critico, che trovano soluzioni ingegnose e sfondoni rivelativi. \u00c8 ghiotto per lo storico della germanistica italiana. Alla prova del caso-Celan, una disciplina in parte compromessa coi quadri della NSDAP in era fascista si faceva volentieri ostaggio di automatismi interpretativi dettati da <em>Literaturp\u00e4pste<\/em> come Holthusen. Contava la classificazione, la tassonomia possibile: quanto c\u2019\u00e8 in Celan di ebraico, quanto di mistico \u2013 di cristiano! \u2013, quanto di ermetico, surrealista, neoespressionista, quant\u2019altro (si veda, per un\u2019idea, la stroncatura di Fortini). Ed \u00e8 gustoso, oltre ogni effetto-accumulo, seguire l\u2019onda di varianti nelle singole versioni che Borso fedelmente riporta. Compaiono poesie tradotte da nomi come Masini, Mittner, Secci e Chiarini, supervisioni effettive o promesse di Zanzotto e Campo, ma anche versioni brillanti di semisconosciute. Oppure ci s\u2019imbatte in componimenti come <em>Mati\u00e8re de Bretagne<\/em>,scelta come test traduttivo, chiss\u00e0 perch\u00e9, da dieci voci diverse. Chi abbia qualche interesse non solo per Celan, per la sua poesia, ma in particolare per la storia intellettuale, accademica, editoriale italiana degli ultimi settant\u2019anni trover\u00e0 pane per i suoi denti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo stile del testo si vale d\u2019un abito investigativo alla ricerca di indizi e indiziati, di sospetti, e conta qualche vittima d\u2019un rito idiosincratico non sempre intelligibile al lettore medio non germanista (Bevilacqua, Ferruccio Masini). Il tutto \u00e8 molto ricco, cos\u00ec tanto che qualche indicazione pi\u00f9 circostanziata sulle fonti usate (come accadeva nel carteggio Sereni-Celan curato anni fa da Giovanna Cordibella per L\u2019obliquo), a beneficio dello studioso che voglia rileggere e verificare, o anche un indice dei nomi, non avrebbero intasato di pi\u00f9 una via gi\u00e0 affollata. Perch\u00e9 i nomi coinvolti in questa vicenda sono davvero tanti, da Sereni a Zanzotto, da Ida Porena a Marianello Marianelli, da Leone Traverso a Pietro Citati a Nanni Balestrini (da cui tutto o quasi era partito quando appena ventiduenne nel 1957 aveva tradotto tre composizioni per il neonato \u201cVerri\u201d). E sono altrettanti quelli poco o per nulla noti \u2013 come le giovani tesiste che tradussero Celan a met\u00e0 anni sessanta \u2013 che Borso recupera di prima mano nelle corrispondenze pi\u00f9 disparate, facendo luce sulle perplessit\u00e0, i rifiuti e i silenzi di un poeta inseguito e sempre attento alla ricezione a venire, e che voleva esser tradotto da poeti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Finita la lunga premessa storica di <em>Celan in Italia<\/em>, ecco finalmente l\u2019altro libro \u2013 firmato Celan \u2013, <em>L\u2019antologia italiana<\/em>. La selezione risale al 1964. Per forza di cose, dunque, salta il lustro finale dell\u2019autore, pi\u00f9 tormentato, pi\u00f9 ermetico, come si usa dire per un poeta che non disdegnava la filosofia ma che sconta di piacere troppo ai filosofi (sul suo rapporto con Heidegger si \u00e8 scritto molto, ma resta quel no, scortese il giusto, a farsi ritrarre in foto con lui una volta che il pastore dell\u2019essere venne a sentirlo). I testi selezionati comprendono il meglio delle prime quattro raccolte \u2013 48 poesie: 16 da <em>Papavero e memoria<\/em> (1952), 10 da<em> Di soglia in soglia<\/em> (1955), 11 da <em>Grata di parole<\/em> (1959), 11 da <em>La rosa di nessuno<\/em> (1963). Naturalmente vi sono molte assenze, specie da <em>Di soglia in soglia<\/em> (<em>Argumentum e silentio<\/em>, <em>Parla anche tu<\/em>, o <em>Qualunque pietra alzi<\/em>), ma anche da <em>Grata di parole<\/em> (<em>Fiore<\/em>), dalla <em>Rosa di nessuno<\/em> (<em>Ghiaccio, Eden<\/em>, o <em>Benedicta<\/em>), ma l\u2019arbitrio selettivo \u00e8 difetto congenito di ogni antologia. Dall\u2019iniziale <em>Canto nel deserto<\/em> alla poesia finale <em>In aria<\/em>, passando per <em>Corona<\/em>, <em>Fuga di morte<\/em>, <em>Shibboleth<\/em>, <em>Fiducia<\/em>, <em>Stretta<\/em>, <em>Radix, Matrix<\/em>, resta un\u2019impressione compatta di versi scavati nell\u2019asfissia dal desiderio e dalla memoria. Resta una circolarit\u00e0 di terra percorsa da voci senz\u2019aria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per chi si avvicini a Celan non potrebbe esservi introduzione migliore. Dato il carattere introduttivo e il pubblico potenzialmente vasto di ogni antologia, lo scritto di apertura avrebbe potuto offrire al lettore novello il quadro, pur sintetico, delle linee della sua poetica. Si sarebbe tratto giovamento da un percorso che interpretasse motivi e ragioni della scelta. Invece si d\u00e0 in rito abbreviato conto dell\u2019altro libro, di <em>Celan in Italia<\/em>, per poi fornire una lettura in chiave tutta biografica della selezione. Se Bevilacqua nel saggio anteposto al \u2018Meridiano\u2019 aveva ipotizzato il 1964 come l\u2019anno della risoluzione a morire (una \u201cpresunta <em>Wende<\/em> necrofila\u201d, nella sintesi scabra borsiana), Borso insiste sul fatto che in quel momento Celan fosse in ripresa, quasi euforico. Il giugno 1964 in cui avvenne la scelta delle 48 poesie per l\u2019Italia sarebbe stato momento vitale, come dimostrerebbe la passione per Inge Waern. Si potrebbe obiettare che il sogno di morte di un poeta non escluda pulsioni erotiche. Che <em>eros<\/em> e vita si guardino a volte di sottecchi. O che la sovrapposizione di biografia e scelte d\u2019autore porta spesso fuori strada. Ma in generale, per chi si trova di fronte la seconda, agile antologia di Celan in 100 anni, la prima \u2018scelta\u2019 da lui e in edizione economica \u2013 cosa che il poeta <em>non <\/em>voleva, come rivelano le condizioni dettate a Mondadori nel febbraio del 1970 \u2013, il punto della doppia operazione editoriale di Borso non pare questo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il punto, per un libro che non vuole ripetere ma che riassume i dati dell\u2019edizione critica tedesca, che \u00e8 destinato a un pubblico vasto, agli zaini e non alle sole biblioteche, sarebbe un altro, oltre ai criteri antologici: sarebbe la traduzione. Qui Borso ha il coraggio di prendere strade diverse da quelle di Bevilacqua. Bevilacqua, da poco scomparso, germanista raffinato e consapevole del <em>fatto<\/em> tedesco (si veda la cura, nel 1982, di<em> Questioni tedesche<\/em>, saggi del dopoguerra di Eric(h) Weil, esule e collega a Lille di Jean Bollack, con Peter Szondi tra i primi a leggere Celan <em>con lui<\/em>), Bevilacqua ha fatto capire Celan come pochi. Le sue <em>Letture celaniane<\/em> e l\u2019introduzione al \u2018Meridiano\u2019 del 1998 sono tuttora tra le migliori prospettive generali in una letteratura troppo spesso affogata nel suo oggetto. Eppure, si \u00e8 notato, la sua traduzione sconta una dissonanza. Lo stile di Bevilacqua non \u00e8 quello di Celan. \u00c8 pi\u00f9 alto, pi\u00f9 grave. Ferma restando la sensibilit\u00e0 poetica, la sapienza ritmica (ne <em>L\u2019ospite<\/em> Bevilacqua traduce il distico finale \u201ctu l\u2019odi misurare (<em>durchmessen<\/em>) lontananze \/ e laggi\u00f9 scagli la tua anima\u201d, mentre Borso: \u201clo odi percorrere le distanze \/ e getti la tua anima fin l\u00ec\u201d, invece Biagini nell\u2019antologia parallela: \u201ctu lo senti misurare lontananze \/ e l\u00e0 lanci la tua anima\u201d), accade che Bevilacqua perda la concretezza talora brutale di Celan. Titoli come <em>In figura di selvatico porco<\/em> (quando il riferimento \u00e8 al mero, mitologico cinghiale), la frequenza dell\u2019aggettivo preposto al sostantivo (\u201cdi sbalzato oro\u201d, in <em>Davanti a una candela<\/em>, o i titoli <em>Alterna chiave<\/em>,<em> Alata notte<\/em>, etc.), mostrano d\u2019interpretare un modello arduo da reperire in Celan e pi\u00f9 consono all\u2019aspettativa di certa ricezione italiana d\u2019epoca.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche i primi, celebri versi di <em>Fuga di morte<\/em> formano un campione rappresentativo. Bevilacqua li rende: \u201cNegro latte dell\u2019alba noi lo beviamo la sera \/ noi lo beviamo al meriggio come al mattino lo beviamo la notte\u201d. Gi\u00e0 Gilda Musa, nella pionieristica traduzione del componimento nel 1956 recuperata da Borso nell\u2019<em>altro<\/em> libro, aveva seguito una strada pi\u00f9 cruda e promettente: \u201cLatte nero dell\u2019alba lo beviamo di sera \/ lo beviamo al mattino e a mezzogiorno lo beviamo di notte\u201d. E Borso la riprende: \u201cLatte nero dell\u2019alba lo beviamo di sera \/ lo beviamo a mezzod\u00ec e al mattino lo beviamo di notte\u201d. Anche che se, va detto, talvolta manca di portare fino in fondo la scelta stilistica. A volte accade che il registro si alzi quando l\u2019originale non lo richiede (\u201cla gruccia che un d\u00ec\u201d, \u201cmano notturnamente forte\u201d). Accanto a durezze di resa in soluzioni come \u201cInnestato nell\u2019occhio \/ ti \u00e8 il rametto che ai boschi indic\u00f2 la via\u201d, o come <em>Notturnamente arricciate<\/em> (gi\u00e0 in Bevilacqua e qui mantenuto), ci sono spunti di resa felice del timbro crudo di Celan, come in <em>Tubinga<\/em><em>, gennaio<\/em> (\u201cvisite di falegnami affogati con\/queste\/parole d\u2019abisso: \/ Venisse \/ Venisse un uomo \/ venisse un uomo al mondo, oggi\u2026\u201d) o nell\u2019incipit di <em>Tenebrae<\/em> (\u201cVicini siamo, Signore \/ vicini e afferrabili.\/ Afferrati di gi\u00e0, Signore, artigliati insieme\u2026\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oltre ogni celebrazione, oltre ogni biografismo, quest\u2019antologia mostra come la pietra celaniana ci interroghi proprio sul piano della lingua. Come esiga che la nostra lingua accetti di parlare nei suoi versi oggi. Come vada scalfita, indagata, fatta \u2018fiorire\u2019 per restituirli. Cent\u2019anni dopo la nascita in una regione germanofona poi sommersa dalla storia, mentre anche chi l\u2019ha conosciuto scompare, nell\u2019ambiguo processo che mira a fare dell\u2019ingovernabile Paul Celan un tassello tra i tanti di un canone generale e quieto, \u00e8 ancora, \u00e8 sempre opportuno che la lingua poetica traduca il verso nell\u2019orizzonte presente, che porti l\u2019ostico, l\u2019erotico, irrespirabile Celan a dire il linguaggio dei fiori e delle pietre. A dire la sua \u2018ricerca\u2019 oggi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Paul Celan<br><a href=\"https:\/\/www.edizioninottetempo.it\/it\/prodotto\/lantologia-italiana\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>L\u2019antologia italiana<\/em><\/a><br>a cura di Dario Borso<br>nottetempo, 2020, pp. 224, \u20ac 12<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dario Borso<br><a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.prosperoeditore.com\/libri\/celan-in-italia_dario_borso\" target=\"_blank\"><em>Celan in Italia. Storia e critica di una ricezione<\/em><\/a><br>Prospero, 2020, pp. 380, \u20ac 24<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color wp-block-paragraph\" style=\"font-size:14px;color:#676d82\"><em>In copertina: Jacques-Henri Lartigue, <\/em>Golo et Simone<em>, 1913<\/em><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>Oltre ogni celebrazione, oltre ogni biografismo, quest\u2019antologia mostra come la pietra celaniana ci interroghi proprio sul piano della lingua. Come esiga che la nostra lingua accetti di parlare nei suoi versi oggi. 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