{"id":13754,"date":"2020-12-29T20:59:20","date_gmt":"2020-12-29T19:59:20","guid":{"rendered":"http:\/\/antinomie.it\/?p=13754"},"modified":"2024-06-06T17:32:44","modified_gmt":"2024-06-06T15:32:44","slug":"waldau-un-mondo-a-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2020\/12\/29\/waldau-un-mondo-a-parte\/","title":{"rendered":"Waldau, un mondo a parte","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-8f761849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px\">Dieses Wort<br>K\u00f6nig<br>hat Natur<br>hat die H\u00f6lle<br>das Fegefeuer der H\u00f6lle<br>und das Paradies<br>hat diese Verbrecherfrauen<br>Das ist Wahnsinn<br>Ist<br>der Wahnsinn<br>hat dieses Wort<br>Wahnsinnige<br>hat Mundart<br>un- un- un- un- un- un- un- un- un- un- un- un- un- un- un- un- un- un- un- un- un- un- un- un- un- un-<br>bekannt<br>fremd<br>Zweite Welt<br>Dritte Welt<br>Dritte Welt<\/p>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px\">Questa parola<br>Re<br>ha una natura<br>ha l\u2019inferno<br>il purgatorio dell\u2019inferno<br>e il paradiso<br>ha questa donna di criminali<br>questa \u00e8 follia<br>e<br>la follia<br>ha questa parola<br>folle<br>ha dialetto<br>sco- sco- sco- sco- sco- sco- sco- sco- sco- sco- sco- sco- sco- sco- sco- sco- sco- sco- sco- sco- sco- sco- sco- sco- sco- sco<br>nosciuto<br>estraneo<br>secondo mondo<br>terzo mondo<br>terzo mondo<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019autrice di questi versi \u00e8 Constance Schwartzlin-Berberat, che \u00e8 considerata una delle maggiori poetesse svizzere, ma che scrive versi senza considerarsi mai una poetessa e senza mai rivolgersi a un pubblico. Li scrive nella clinica psichiatrica di Waldau, dove viene internata a quarant&#8217;anni e dove resta altri ventisei, fino alla sua morte nel 1911. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non \u00e8 la sola che l\u00ec, a Waldau, comincia a scrivere. C\u2019\u00e8 pure Adolf W\u00f6lfli, anch\u2019egli schizofrenico e gravemente, che a Waldau inizia a dipingere e scrivere opere che avranno una fortuna inaspettata nel mondo dell\u2019arte come prime testimonianze di quella che verr\u00e0 detta <em>Art brut.<\/em> Waldau \u00e8 anche l\u2019ultimo luogo in cui riesce a scrivere Robert Walser, che vi \u00e8 internato dal 1929 al 1933. E poi ci sono Friedrich Glauser, Hans Morgenthaler, Carl Albert Loosli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La clinica di Waldau viene fondata nel 1855. All\u2019inizio \u00e8 solo un edificio, che accoglie circa duecento pazienti. Nel corso degli anni si aggiungono altre costruzioni. Negli anni Trenta arriva a ospitare oltre mille pazienti. Si lavora subito sulla terapia occupazionale. L\u2019attivit\u00e0 centrale \u00e8 l\u2019agricoltura: ci sono mucche, buoi, cavalli, maiali. Presto si aggiungono anche il disegno, la pittura, infine la scrittura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una clinica psichiatrica, quindi, ma anche una letteraria, verrebbe da dire. Non solo perch\u00e9 in questa clinica soggiornano diversi scrittori. Non solo perch\u00e9 in questa clinica alcuni degenti diventano scrittori. Ma anche perch\u00e9 vi lavorano psichiatri che sono o tentano di essere anche scrittori, come Jakob Wyrsch e Jakob Klaesi. Non ci sono, per\u00f2, solo le opere letterarie di scrittori-degenti e scrittori-medici. Vi sono anche i diari dei medici sui pazienti, le cartelle cliniche, le brevi autobiografie che ogni paziente era tenuto a redigere. Un\u2019enorme quantit\u00e0 di testi, insomma, che sono conservati nell\u2019archivio di questa clinica, anonimi, poco accessibili, di difficile decifrazione. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di queste opere di pazienti prima sconosciuti, solo quella dello schizofrenico Adolf W\u00f6lfli \u00e8 uscita subito dalle mura della clinica. Questo grazie soprattutto allo psichiatra Walter Morgenthaler, che era stato allievo di Freud e che fu uno dei primi a stimolare il lavoro creativo dei pazienti, a studiare la creativit\u00e0 dei malati di mente e a considerare i loro lavori non come sintomi ma come opere d\u2019arte. Nel 1921 fece scalpore con un libro su Adolf W\u00f6lfli: <em>Ein Geisteskranker als K\u00fcnstler: Adolf W\u00f6lfli<\/em> (in italiano \u00e8 uscito nel 2007 con il titolo <em>Arte e follia in Adolf W\u00f6lfli<\/em> presso l\u2019editore Alet di Padova).<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/adolf_wolfli-photo.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-14821 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"315\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/adolf_wolfli-photo.jpg?resize=500%2C315&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-14821\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/adolf_wolfli-photo.jpg?w=500&amp;ssl=1 500w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/adolf_wolfli-photo.jpg?resize=300%2C189&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/adolf_wolfli-photo.jpg?resize=480%2C302&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/noscript><figcaption>Adolf W\u00f6lfli<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">W\u00f6lfli era un bracciante e aveva alle spalle una vita di squallida miseria e vari episodi di seduzione di minori. Uno schizofrenico violento che scopre il disegno e la scrittura a Waldau, nel 1900, e li pratica ossessivamente per trent\u2019anni fino alla sua morte. Compone un\u2019autobiografia in 45 volumi, pieni di poesie, tabelle, disegni, collage, composizioni musicali: tutto \u00e8 intrecciato, su pagine che non si possono riprodurre se non con il fac-simile. \u00c8 una scrittura che sfida la prospettiva centrale e le forme naturali del linguaggio, che fonde scrittura, elementi decorativi e immagini tratte da riviste, una volta nel 1929, decenni prima di Andy Warhol, incolla su un foglio scritto l\u2019immagine di un barattolo di zuppa Campbell. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Morgenthaler insiste sulle analogie tra l\u2019arte moderna e l\u2019opera di W\u00f6lfli: in entrambe vede le stesse tendenze disgregatrici e la stessa presenza di un ritmo che organizza la dissociazione, che produce e trascende la dissociazione, trasformandola in costruzione artistica. Ci\u00f2 che nelle avanguardie \u00e8 progetto, in W\u00f6lfli \u00e8 frutto di un processo morboso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il libro di Morgenthaler suscit\u00f2 grande interesse. Rainer Maria Rilke lo lesse appassionatamente, ne scrisse entusiasta a Lou Andreas-Salom\u00e9, che subito lo raccomand\u00f2 caldamente a Freud. Carl Gustav Jung compr\u00f2 tre disegni di W\u00f6lfli e scorse nella sua opera la manifestazione di figure archetipiche. Per qualche anno W\u00f6lfli cadr\u00e0 nell\u2019oblio. Ma dopo la guerra verr\u00e0 riscoperto da Jean Dubuffet, che, dopo aver visto le sue opere a Waldau, inizia la raccolta sistematica di opere di malati di mente, carcerati e emarginati, che considera come manifestazione di un\u2019arte diretta e non contaminata dalla cultura ufficiale. Dubuffet fa conoscere l\u2019opera di W\u00f6lfli ai surrealisti. Andr\u00e9 Breton la considerer\u00e0 \u00abuna delle tre o quattro pi\u00f9 importanti di tutto il Novecento\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un altro celebre paziente di Waldau \u00e8 Friedrich Glauser, il padre del giallo di lingua tedesca. Morfinomane, dadaista, legionario, minatore, Glauser passa un terzo della sua vita in prigioni e soprattutto cliniche psichiatriche. Continui le falsificazioni di ricette e i furtarelli per procurarsi la droga. Varie e inutili le cure disintossicanti. Cinque i tentativi di suicidio. Scrivere lo aiuta, ma \u00abessere solo un letterato\u00bb, scrive a un amico, \u00aballa lunga non funziona\u00bb. Non funziona perch\u00e9 \u00absi perde il contatto colla realt\u00e0\u00bb. Ma il contatto con la realt\u00e0, per lui, passa soltanto attraverso la sofferenza. Non a caso la ricerca continuamente, certo incosapevolmente. \u00c8 quello che in psicoanalisi si chiama \u00abgodimento del sintomo\u00bb. Una volta dice espressamente che \u00e8 felice solo in prigione o in manicomio. L\u2019internamento \u00e8 anche un desiderio: un desiderio di tirarsi fuori dalla realt\u00e0, che per lui \u00e8 sofferenza, un desiderio di ordine e contenimento per poter scrivere, per essere costretto a scrivere forse. Perch\u00e9 gran parte delle sue opere Glauser le scrisse in manicomio: a M\u00fcnsingen e soprattutto a Waldau, dove viene internato nel 1934.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/Glauser_Zu\u0308rcher-Illustrierte-759x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-14823 lazyload\" width=\"487\" height=\"656\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/Glauser_Zu%CC%88rcher-Illustrierte.jpg?resize=487%2C656&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-14823\" width=\"487\" height=\"656\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/Glauser_Zu%CC%88rcher-Illustrierte.jpg?resize=759%2C1024&amp;ssl=1 759w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/Glauser_Zu%CC%88rcher-Illustrierte.jpg?resize=222%2C300&amp;ssl=1 222w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/Glauser_Zu%CC%88rcher-Illustrierte.jpg?resize=768%2C1036&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/Glauser_Zu%CC%88rcher-Illustrierte.jpg?resize=480%2C647&amp;ssl=1 480w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/Glauser_Zu%CC%88rcher-Illustrierte.jpg?w=800&amp;ssl=1 800w\" sizes=\"auto, (max-width: 487px) 100vw, 487px\" \/><\/noscript><figcaption>Friedrich Glauser sulla copertina del <em>Zu\u0308rcher Illustrierte<\/em><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In clinica, a Waldau, pu\u00f2 ottenere oppiacei con regolarit\u00e0, non deve affannarsi a procurarseli ed \u00e8 protetto dagli eccessi. E cos\u00ec pu\u00f2 scrivere. E scrive tre romanzi gialli che lo rendono famoso. Uno di questi \u00e8 Il regno di Matto, un romanzo sulla psichiatria del suo tempo, ambientato in un manicomio. Si parla di narcoterapia e coma insulinico, di questioni etiche come le determinazioni sociali e la punibilit\u00e0 della follia, come le nuove terapie somatiche e la loro legittimit\u00e0, come il potere quasi biopolitico sulla vita e sulla morte dei pazienti che gli psichiatri possono esercitare<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Glauser \u00e8 un paziente fuori dal comune, un paziente che studia gli atti e la letturatura specialistica per comprendere il mondo in cui \u00e8 continuamente rinchiuso. Uno scrittore recluso che si tormenta per descrivere, per denunciare, ma anche per difendere, la psichiatria che lo tiene prigioniero anni e anni. La sua \u00e8 una scrittura legata al luogo che vuole trascendere, alla clinica che vuole aprire facendola conoscere al mondo che \u00e8 fuori. Glauser riesce nel suo intento. Il romanzo suscita uno scandalo, mette in subbuglio le cliniche di Waldau e di M\u00fcnsinger. Dottori, infermieri, pazienti e tutti gli abitanti del luogo fanno la fila davanti al chiosco del giornalaio della stazione per acquitare il libro. Si riconoscono nei personaggi del libro, alcuni si arrabbiano. Si temono querele. Ci fu tanto scalpore che dovette intervenire il consiglio governativo, indicendo una riunione straordinaria. Ma pare che i membri del consiglio si siano molto divertiti a leggere certe caratterizzazioni, e perci\u00f2 tutto fin\u00ec in una nota formale di biasimo. Il successo di Glauser far\u00e0 rodere per la rabbia il direttore della clinica di Waldau, Jacob Kaesi, psichiatra di prestigio, ma anche scrittore ambizioso e modesto. Della propria opera letteraria Kaesi aveva una altissima opinione, inversamente proporzionale a quella che aveva dei romanzi di Glauser, il quale per lui era soltanto un tossicomane con una smisurata presunzione e una intelligenza scarsa che bastava appena per scrivere gialli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Simile \u00e8 il giudizio che questo psichiatra scrittore pronuncia sui \u00absogni poetici\u00bb di Robert Walser, altro illustre paziente della sua clinica. Walser passa un terzo della sua vita in manicomio. Per la prima volta viene ricoverato a Waldau, nel 1929, con la diagnosi di schizofrenia. \u00c8 perseguitato dalle voci e a Waldau trova un rifugio, dove ricomincia a scrivere. Scrive un centinaia di poesie e un\u2019ottantina di testi. Una parte riesce a pubblicarli su giornali tedeschi e praghesi, gli altri restano nella forma di microgrammi. Si tratta di centinaia di testi scritti a matita su piccoli pezzi di carta, pagine di riviste, biglietti da visita, buste da lettere ecc. Sono scritti in una grafia minutissima: la grandezza delle lettere pu\u00f2 arrivare a essere un millimetro. Walser inizia a scrivere in questo modo gi\u00e0 prima di entrare in clinica. Lo fa per superare un odio improvviso per la penna, in cui lui vede uno strumento della determinatezza, dell\u2019irrevocabilit\u00e0. La matita, invece, poich\u00e9 \u00e8 sempre cancellabile, gli permette di superare il suo blocco e di ritrovare il piacere della scrittura. La matita \u2013 come dice una volta \u2013 lo fa lavorare in modo \u00abpi\u00f9 trasognato, tranquillo, confortevole, meditabondo\u00bb. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/walser-mikrogramm.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-14828 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"614\" height=\"784\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/walser-mikrogramm.jpeg?resize=614%2C784&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-14828\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/walser-mikrogramm.jpeg?w=614&amp;ssl=1 614w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/walser-mikrogramm.jpeg?resize=235%2C300&amp;ssl=1 235w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/walser-mikrogramm.jpeg?resize=480%2C613&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 614px) 100vw, 614px\" \/><\/noscript><figcaption>Robert Walser, mikrogramm<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma la sua minutissima scrittura a matita serve a Walser soprattutto per nascondersi. I suoi microgrammi sono il tentativo inesausto di nascondere la paura che ha dentro, di sfuggirle facendosi piccolo e servitore. \u00c8 il prezzo da pagare per salvare la sua ispirazione artistica: l\u2019esclusione dalla collettivit\u00e0. Farsi piccolo per poter essere scrittore. Fino a scomparire come scrittore. Questa scomparsa coincide con la fine forzata del suo soggiorno a Waldau, nel 1933. Nella clinica di Herisau, nell\u2019Alpenzello, dove fu trasferito contro la sua volont\u00e0 e dove resta fino alla morte nel 1956, Walser si chiude a ogni contatto e cessa di scrivere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 come se Walser trovasse nel silenzio una fonte di piacere estetico. Come se si rifugiasse nel ruolo di malato schizofrenico per trovare il silenzio in manicomio. Nel manicomio che una volta Elias Canetti ha definito il \u00abmonastero della modernit\u00e0\u00bb. In questo monastero pu\u00f2 dimorare il silenzio, ma pu\u00f2 anche nascere la poesia. La poesia, di cui Deleuze diceva che \u00e8 il delirio della lingua<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:31px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:14px\">L\u2019articolo riproduce, con lievi modifiche, il testo di un intervento letto nella quinta puntata del programma <em><a href=\"https:\/\/www.spreaker.com\/user\/radio_india\/specie-di-spazi-il-palazzo-fabio-condemi_1\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Specie di spazi<\/a><\/em> condotto da Fabio Condemi e trasmesso da Radio India dal 7 aprile al 10 luglio 2020.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color wp-block-paragraph\" style=\"color:#676d82;font-size:15px\"><em>In copertina: Adolf W\u00f6lfli, <\/em>Die Psychiatrische Klinik Waldau<em>, 1921<\/em><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>Una clinica psichiatrica, ma anche una clinica letteraria, verrebbe da dire. 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