{"id":13252,"date":"2020-11-23T00:01:51","date_gmt":"2020-11-22T23:01:51","guid":{"rendered":"http:\/\/antinomie.it\/?p=13252"},"modified":"2024-06-06T20:25:36","modified_gmt":"2024-06-06T18:25:36","slug":"non-separare-il-no-dal-si-cinque-poesie-di-paul-celan","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2020\/11\/23\/non-separare-il-no-dal-si-cinque-poesie-di-paul-celan\/","title":{"rendered":"Non separare il no dal s\u00ec. Cinque poesie di Paul Celan","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px\">Fra le altre iniziative editoriali del centenario spicca quella della bella, piccola collana \u00abPoesia\u00bb di Ponte alle Grazie: che offre <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"http:\/\/www.ponteallegrazie.it\/scheda.asp?editore=Ponte%20alle%20Grazie&amp;idlibro=9721&amp;titolo=Non+separare+il+no+dal+s%EC\" target=\"_blank\">trentaquattro componimenti di Celan nella traduzione di Elisa Biagini<\/a>, da lei scelti dalle nove raccolte canoniche \u2013 ivi comprese le due uscite postume, ma ordinate dall\u2019autore \u2013 nonch\u00e9 dalle (spesso non meno importanti) poesie del <em>Nachlass<\/em> (<em>Non separare il no dal s\u00ec<\/em>, pp. 112, \u20ac 12). Per la cortesia di traduttrice ed editore ne offriamo qui cinque <em>specimina<\/em> seguiti dalla breve ma intensa nota di Biagini che mette capo al volumetto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px\">Uso diminutivi come \u00abpiccola collana\u00bb e \u00abvolumetto\u00bb ma la collana, e questo suo ultimo titolo, sono esili solo per dimensioni. Dal Garc\u00eda Lorca di Laura Pugno al Baudelaire di Michele Zaffarano, passando per la Dickinson dello stesso Ostuni (ma il principio vale anche per i poeti italiani, come mostra l\u2019antologia di Dino Campana offerta da Maria Grazia Calandrone), \u00e8 una precisa scelta quella di Ponte alle Grazie di puntare a curatele \u201cd\u2019autore\u201d, che si possano dunque leggere nei due sensi: <em>a parte<\/em> dell\u2019opera dell\u2019autore tradotto, naturalmente, ma anche da quella del traduttore. Nessuno pi\u00f9 di Celan, poeta-traduttore per antonomasia del Novecento (lo ha mostrato, come meglio non si potrebbe, il gran libro di Camilla Miglio <a href=\"https:\/\/www.quodlibet.it\/libro\/9788874620654\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>Vita a fronte<\/em>, Quodlibet 2005<\/a>), illustra questo principio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px\">E in effetti l\u2019incontro di uno dei nostri maggiori poeti col vero e proprio magnete che sempre di pi\u00f9, per la poesia in italiano, rappresenta il <em>pondus<\/em> esercitato da Celan, non pu\u00f2 certo essere considerato un episodio minore. Sul \u00abSole 24 ore\u00bb dell\u20198 novembre un critico severo come Luigi Reitani ha accolto con favore l\u2019esperimento di Biagini, sostenendo come \u00abvada nella direzione auspicabile di un ripensamento delle strategie traduttive da applicare a un\u2019opera fondamentale della lirica europea\u00bb. Documenta del resto nel dettaglio <a href=\"https:\/\/www.prosperoeditore.com\/libri\/Celan_in_Italia_Dario_Borso\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">il ponderoso <em>Celan in Italia<\/em> di Dario Borso, appena uscito dall\u2019editore Prospero<\/a> (sul quale avremo modo di tornare presto, in questo nostro interminabile \u201critratto\u201d di Celan), come all\u2019inizio della sua travagliata fortuna italiana (il suo primo libro, da noi, uscir\u00e0 solo sei anni dopo la sua morte: l\u2019antologia dello \u00abSpecchio\u00bb Mondadori curata da Moshe Khan con la collaborazione di Marcella Bagnasco \u2013 la cui storia editoriale si segue nel libro di Borso, come si usa dire, alla stregua di un romanzo) Celan venga subito individuato come \u201cpoeta per poeti\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px\">Gi\u00e0 nel 2013, pubblicando il <a href=\"http:\/\/www.edizionilobliquo.it\/homepage_old\/libri\/PSG_024.html\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">carteggio editoriale per L\u2019Obliquo<\/a>, Giovanna Cordibella aveva scoperto come Vittorio Sereni tempestivamente avesse messo in cantiere una sua uscita italiana (prevista inizialmente dal Saggiatore, poi nella casa editrice madre). A lui Gerda Niedieck \u2013 funzionaria dell\u2019editore Fischer che ha la piena fiducia di Celan, e tiene per suo conto i contatti cogli editori italiani (presto prover\u00e0 a entrare in gioco anche Guanda) \u2013 scrive nel \u201961 che \u00absolo un autentico poeta italiano potrebbe risolvere il problema, come per esempio lo stesso Celan ha tradotto Esenin e Mandel\u2019\u0161tam\u00bb. Sereni capisce al volo e punta subito in alto, individuando in Andrea Zanzotto (che ha letto Celan da molto presto, grazie all\u2019amico Giuseppe Bevilacqua) il \u201cponte\u201d ideale. Ma il tentativo non va in porto, ed \u00e8 un atto mancato di proporzioni storiche (ci torneremo). Con ogni probabilit\u00e0 l\u2019idea a Sereni \u00e8 venuta, d\u2019altra parte, leggendo l\u2019<em>Antologia di poeti tedeschi<\/em> curata da Nanni Balestrini sul primo numero dell\u2019annata 1957 della rivista \u00abil verri\u00bb (alla quale Sereni collabora): nella quale \u2013 su imbeccata della comune amica Ingeborg Bachmann \u2013 sono presenti, fra le altre, tre versioni da Celan (vale la pena ricordare che se allora Celan aveva trentasette anni, Balestrini ne aveva ventidue\u2026: anche su lui torner\u00f2, certo). Per poco non era stata questa la prima uscita italiana in assoluto, per Celan: preceduta di pochissimo da Gilda Musa (futura pioniera della <em>science fiction<\/em> italiana, ma allora giovane germanista in carriera: nel \u201958 curer\u00e0 per Schwarz una sua antologia di <em>Poesia tedesca del dopoguerra<\/em> con sei versioni celaniane) che ha proposto <em>Todesfuge<\/em>, da lei resa col titolo <em>Fuga sul tema morte<\/em>, alla fine del \u201956 sulla rivista \u00abPoesia Nuova\u00bb. Mentre uno dopo l\u2019altro silura tutti i traduttori che gli vengono proposti da Mondadori, Celan nel \u201964 stila un indice, per il libro propostogli da Sereni, sul cui palinsesto Borso ha ora realizzato da nottetempo <a href=\"https:\/\/www.edizioninottetempo.it\/it\/prodotto\/lantologia-italiana\">la sua <em>Antologia italiana<\/em><\/a> che, comunque la si voglia leggere, ha il valore di una restituzione storica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px\">Non paragonabile, ovvio, il panorama del 2020 a quello del 1960. Oggi Celan \u00e8 un punto di riferimento mondiale, anzi con ogni probabilit\u00e0 <em>il<\/em> punto di riferimento, della poesia di secondo Novecento; ma nello stesso sessantennio l\u2019attenzione e la cura all\u2019interno delle case editrici hanno subito un\u2019evoluzione, alle sue fortune, uguale e contraria. Sono lontani ormai i tempi della collana einaudiana degli \u00abScrittori tradotti da scrittori\u00bb, e la creativit\u00e0 di Ponte alle Grazie, oggi, \u00e8 in piena controtendenza. In verit\u00e0 dal \u201960 a oggi, dopo quei fuochi d\u2019artificio iniziali, non si pu\u00f2 dire che editori e poeti italiani abbiano avuto la costanza di tradurre a livello editoriale, appunto, la sempre crescente (e sempre pi\u00f9 riconosciuta) esemplarit\u00e0 letteraria di quest\u2019opera. Ma se nel frattempo Celan \u00e8 diventato \u201cpoeta per professori\u201d \u2013 <em>absit iniuria verbis<\/em>, si capisce, nei confronti dei colleghi \u2013 ricostruire una \u201cfunzione Celan\u201d, nel vivo del lavoro delle ultime generazioni, ci consegnerebbe di contro, della nostra poesia, uno spaccato decisivo (nei preziosi <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"http:\/\/www.editricesapienza.it\/node\/7608\" target=\"_blank\">atti del convegno su <em>Paul Celan in Italia<\/em><\/a>, curati da Camilla Miglio, Diletta D\u2019Eredit\u00e0 e Francesca Zimarri per Sapienza University Press nel 2015, Alessandro Baldacci ha cominciato il lavoro facendo seguire a Zanzotto Amelia Rosselli, Milo De Angelis \u2013 il quale simbolicamente esordisce sullo stesso \u00abAlmanacco dello Specchio\u00bb del \u201975 che ospita un\u2019anticipazione del volume di Moshe Kahn\u2026 \u2013, Ferruccio Benzoni, Antonella Anedda e Giuliano Mesa; a questi nomi vanno aggiunti almeno quelli di Balestrini, appunto, e di <a href=\"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2020\/10\/21\/mario-benedetti-quello-che-si-sporge\/\">Mario Benedetti<\/a>). L\u2019epifania di Biagini, ovviamente, va letta in questo contesto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px\">Va subito detto \u2013 come avverte anche Reitani \u2013 che non si tratta di un <em>hors d\u2019\u0153uvre<\/em>. Se la raccolta di Biagini uscita da poche settimane \u2013 <a href=\"https:\/\/www.einaudi.it\/catalogo-libri\/poesia-e-teatro\/poesia\/filamenti-elisa-biagini-9788806244804\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">la quarta nella collana \u201cbianca\u201d Einaudi \u2013, <em>Filamenti<\/em><\/a> (anche di questa ci occuperemo qui), ha un titolo ormai chiaramente celaniano (<em>Filamenti di sole<\/em>, cio\u00e8 <em>Fadensonnen<\/em>, s\u2019intitolava l\u2019ultima raccolta pubblicata in vita, nel \u201968), la precedente <em>Da una crepa<\/em> inseriva al proprio interno, nel 2014, degli intertesti <em>d\u2019apr\u00e8s<\/em> (un po\u2019 alla maniera delle \u00abvariazioni\u00bb dell\u2019Anedda di <em>Nomi distanti<\/em>, Empir\u00eca 1998): appunto da Celan, oltre che da Emily Dickinson. Ma neppure quell\u2019avvicinamento era stato il primo. Spiega la stessa Biagini, nel citato volume <em>Paul Celan in Italia<\/em>, che risale al 2009 una sua installazione artistica (da storica dell\u2019arte \u2013 come quella dell\u2019Anedda che ora firma la quarta di copertina di <em>Filamenti<\/em> \u2013 \u00e8 la formazione della poetessa fiorentina), <em>Bucato poetico<\/em>: \u00abdopo aver passato tanti anni in compagnia delle sue poesie mi sono resa conto che Paul Celan era diventato per me una figura familiare, un lontano parente scomparso di cui si ricercano vecchie lettere o foto per riannodare un filo: ho sentito la necessit\u00e0 di andare oltre la pagina bianca per tentare un contatto pi\u00f9 profondo \u2012 non solo intellettuale \u2012 con le sue parole e cos\u00ec, parallelamente alla scrittura su carta, \u00e8 nata l\u2019idea del \u2018bucato poetico\u2019. Ho cercato in casa delle vecchie camicie e ho cucito al loro interno della stoffa dove avevo precedentemente scritto a mano dei miei versi in dialogo con quelli del poeta. Le ho poi stese come si farebbe con dei panni appena usciti dalla lavatrice, solo che in questo caso veniva richiesto alle persone di avvicinarsi e sbottonare (e poi riabbottonare) le camicie per poter leggere i testi poetici: un gesto di un\u2019intimit\u00e0 fisica che di solito non associamo al mondo della poesia\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px\">La parola-corpo di Celan (\u00abIo non vedo nessuna differenza di principio tra una stretta di mano e un poema\u00bb, suona una sua celebre dichiarazione del \u201960 a Hans Bender, che tanto aveva colpito Zanzotto) avvolge i corpi dei suoi porta-voce, li fascia in segreto (\u00abqui non resta che cingersi intorno il paesaggio\u00bb). Ma in caso d\u2019emergenza, come fa Clark Kent, ci si slaccia la camicia e si diventa Superman.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Elisa-Biagini_Bucato-poetico-2009.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-13255 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"864\" height=\"319\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Elisa-Biagini_Bucato-poetico-2009.jpg?resize=864%2C319&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-13255\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Elisa-Biagini_Bucato-poetico-2009.jpg?w=864&amp;ssl=1 864w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Elisa-Biagini_Bucato-poetico-2009.jpg?resize=300%2C111&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Elisa-Biagini_Bucato-poetico-2009.jpg?resize=768%2C284&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Elisa-Biagini_Bucato-poetico-2009.jpg?resize=480%2C177&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 864px) 100vw, 864px\" \/><\/noscript><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px\">Questa super-pelle che \u00e8 la super-poesia dello straniero, questo abbraccio-avvolgimento protettivo (ma che rischia sempre, certo, di capovolgersi in soffocamento: <em>Collassare e pomerio<\/em>), man mano filtra nelle nostre fibre e s\u2019incista nel nostro organismo psichico: al punto tale che svellerlo dal nostro corpo-mente, e magari provare a ri-consegnarlo \u201cin originale\u201d, ci costa un vero squarcio \u2013 un <em>buco<\/em>, una <em>crepa<\/em> \u2013 che \u00e8 anche una nascita (la sezione che d\u00e0 il titolo a <em>Filamenti<\/em> ha per sottotitolo \u00abMaieutica\u00bb e, nel riportare brani \u00abdal diario di Mary Shelley\u00bb, si chiede: \u00abMary Wollstonecraft muore dopo aver partorito Mary Shelley. Perch\u00e9 non ri-generare chi ti ha generato?\u00bb). Se si mettono in fila le tappe dell\u2019avvicinamento di Biagini a Celan (<em>a posteriori<\/em>,magari, a partire dall\u2019<em>Ospite<\/em>: la raccolta d\u2019esordio del 2004 che reca lo stesso titolo di uno dei componimenti da lei scelti sedici anni dopo), si assiste a questa sempre pi\u00f9 intima transustanziazione. La parola \u00abospite\u00bb, si sa, in italiano ha doppia valenza, attiva e passiva: e cos\u00ec ricalca la sua ambivalente etimologia. L\u2019ospite \u00e8 anche l\u2019<em>hostis<\/em>, l\u2019Avversario \u2013 col quale i conti non si finisce mai di farli. Per questo un appuntamento decisivo, nel <em>corpus<\/em> di Celan, non poteva che essere quello con <em>Sprich auch du<\/em> (che all\u2019antologia di Ponte alle Grazie non a caso presta il titolo), laddove l\u2019esortazione non meno che stoica di Celan, \u00abnon separare il no dal s\u00ec\u00bb, <a href=\"\/Users\/Utente\/AppData\/Roaming\/Microsoft\/Word\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">viene dritta dritta, e insieme rovesciata, dal <em>Vangelo di Matteo<\/em><\/a>: \u00abSia invece il vostro parlare s\u00ec, s\u00ec; no, no; il di pi\u00f9 viene dal maligno\u00bb (il <em>maligno<\/em>, cio\u00e8 il Diavolo, etimologicamente \u00e8 Colui Che Separa).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px\">Un\u2019altra frase spesso citata di Celan (la risposta all\u2019inchiesta della libreria Flinker, del \u201961) suona clamorosa, sulla bocca del traduttore da sette lingue e poeta in due (non si dimentichino i suoi <em>Scritti romeni<\/em>, curati da Marin Mincu per Campanotto nel 1999), il cui <em>corpus<\/em> \u00e8 scritto in una lingua da lui non parlata nella vita quotidiana: \u00abal bilinguismo in poesia io non credo. Doppiezza di linguaggio \u2013 s\u00ec, questo esiste, anche in diverse arti poetiche o artefatti verbali d\u2019oggi\u00bb, ma \u00abpoesia [\u2026] vuol dire, fatalmente, <em>uni<\/em>cit\u00e0 della lingua. Dunque non [\u2026] <em>dupli<\/em>cit\u00e0\u00bb (<em>La verit\u00e0 della poesia<\/em>, a cura di Giuseppe Bevilacqua, Einaudi 1993, p. 59). La tra-duzione, o la <em>doppiezza di linguaggio<\/em> (quella che Zanzotto chiamava <em>diglossia<\/em>), non pu\u00f2 dunque essere solo un cambio d\u2019abito, un trucco di scena. Se \u00e8 <em>davvero<\/em> tale, \u00e8 un tra-pianto: che, <a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=6961\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">come insegna l\u2019apologo di Jean-Luc Nancy, <em>L\u2019intruso<\/em><\/a>, forse ci salver\u00e0 la vita \u2013 ma intanto, crudele, la minaccia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px\">La palpabile violenza di Celan (che con ogni probabilit\u00e0, nel \u201962, spavent\u00f2 Zanzotto sino a metterlo in fuga\u2026) consiste, in fondo, proprio in questo paradosso: che anche solo per leggerlo, senza necessariamente arrivare a tra-scriverlo o tra-durlo, occorre con-giungersi e insieme dif-ferirsi. Cio\u00e8 spezzarsi. \u00c8 una parola che ha davvero la forza della tanto citata (ma cos\u00ec di rado praticata) ascia di Kafka: spacca il mare di ghiaccio dentro di noi, certo; ma senza troppi riguardi per quello che trova in mezzo. Per fare una frittata, si sa, le uova bisogna romperle.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px\">Andrea Cortellessa<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center has-cyan-bluish-gray-color has-text-color wp-block-paragraph\">______<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">da <em>Von Schwelle zu Schwelle <\/em>(<em>Di soglia in soglia<\/em>, 1955)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Der Gast<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lange vor Abend<br>kehrt bei dir ein, der den Gru\u00df getauscht mit dem Dunkel.<br>Lange vor Tag<br>wacht er auf<br>und facht, eh er geht, einen Schlaf an,<br>einen Schlaf, durchklungen von Schritten:<br>du h\u00f6rst ihn die Fernen durchmessen<br>und wirfst deine Seele dorthin.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>L\u2019ospite<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Molto prima di sera<br>torna da te chi ha scambiato il saluto con il buio.<br>Molto prima del giorno<br>si sveglia<br>e ravviva, prima di andare, un sonno<br>un sonno, risuonante di passi:<br>tu lo senti misurare lontananze<br>e l\u00e0 lanci la tua anima.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u2003<br><em>Sprich auch du<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sprich auch du,<br>sprich als letzter,<br>sag deinen Spruch.<br>Sprich \u2013<br>Doch scheide das Nein nicht vom Ja.<br>Gib deinem Spruch auch den Sinn:<br>gib ihn den Schatten.<br>Gib ihm Schatten genug,<br>gib ihm so viel,<br>als du um dich verteilt wei\u00dft zwischen<br>Mittnacht und Mittag und Mittnacht.<br>Blicke umher:<br>sieh, wie\u2019s lebendig wird rings \u2013<br>Beim Tode! Lebendig!<br>Wahr spricht, wer Schatten spricht.<br>Nun aber schrumpft der Ort, wo du stehst:<br>Wohin jetzt, Schattenentbl\u00f6\u00dfter, wohin?<br>Steige. Taste empor.<br>D\u00fcnner wirst du, unkenntlicher, feiner!<br>Feiner: ein Faden,<br>an dem er herabwill, der Stern:<br>um unten zu schwimmen, unten,<br>wo er sich schimmern sieht: in der D\u00fcnung<br>wandernder Worte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Parla anche tu<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Parla anche tu,<br>parla per ultimo,<br>di\u2019 la tua.<br>Parla \u2013<br>ma non separare il no dal s\u00ec.<br>D\u00e0 al tuo detto anche il senso:<br>dagli ombra.<br>Dagli ombra che basti,<br>dagliene tanta,<br>quanta tu sai ripartita intorno a te tra<br>mezzanotte e mezzogiorno e mezzanotte.<br>Guarda in giro:<br>vedi come intorno \u00e8 vivo \u2013<br>Alla morte! Vivo!<br>Dice il vero chi dice ombra.<br>Ora per\u00f2 si restringe il luogo dove stai:<br>dove adesso, spogliato dell\u2019ombra, dove?<br>Sali. Tasta in alto.<br>Pi\u00f9 sottile diventi, pi\u00f9 irriconoscibile, pi\u00f9 fine!<br>Pi\u00f9 fine: un filo<br>sul quale vuole scendere la stella:<br>per nuotare gi\u00f9, gi\u00f9,<br>dove lei si vede brillare: nella risacca<br>di parole erranti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u2003<br>da<em> Die Niemandsrose <\/em>(<em>La rosa di nessuno, <\/em>1963)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Was geschah? Der Stein trat aus dem Berge.<br>Wer erwachte? Du und ich.<br>Sprache, Sprache. Mit-Stern. Neben-Erde.<br>\u00c4rmer. Offen. Heimatlich.<br>Wohin gings? Gen Unverklungen.<br>Mit dem Stein gings, mit uns zwein.<br>Herz und Herz. Zu schwer befunden.<br>Schwerer werden. Leichter sein.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cosa \u00e8 successo? La pietra \u00e8 uscita dalla montagna.<br>Chi si \u00e8 svegliato? Tu ed io.<br>Linguaggio. Linguaggio. Con-stella. Vicin-terra.<br>Pi\u00f9 povero. Aperto. Natio.<br>Dove siamo andati? Verso il non svanito.<br>Con la pietra siamo andati, con noi due.<br>Cuore e cuore. Troppo pesante giudicato.<br>Diventare pi\u00f9 pesanti. Essere pi\u00f9 leggeri.<br>\u2003<br>da <em>Fadensonnen<\/em> (<em>Filamenti di sole<\/em>, 1968)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Schlafbrocken, Keile,<br>ins Nirgends getrieben:<br>wir bleiben uns gleich,<br>der herum-<br>gesteuerte Rundstern<br>pflichtet uns bei.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Schegge di sonno, cunei,<br>conficcati nel nulla:<br>noi restiamo gli stessi,<br>la stella rotonda che<br>punta-intorno<br>\u00e8 d\u2019accordo con noi.<br>\u2003<br>da <em>Die Gedichte aus dem Nachla\u00df <\/em>(<em>Poesie inedite<\/em>, 1948-1969)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ich h\u00f6re soviel von euch,<br>da\u00df ich nichts mehr h\u00f6re<br>als H\u00f6ren,<br>ich sehe soviel von euch,<br>da\u00df ich nichts mehr sehe<br>als Sehen,<br>soviel rennt mich an<br>mit Gerede,<br>da\u00df ich zuweilen spreche<br>wie einer, der redet,<br>da\u00df ich zuweilen<br>spreche wie einer,<br>der schweigt.<br>Ich lebe, stark.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Io odo cos\u00ec tanto di voi,<br>che pi\u00f9 non odo che<br>l\u2019udire,<br>io vedo cos\u00ec tanto di voi,<br>che pi\u00f9 non vedo che<br>il vedere,<br>cos\u00ec tanto corre verso di me<br>con chiacchiere,<br>che io a volte parlo<br>come uno che chiacchiera,<br>che io a volte<br>parlo come uno<br>che tace.<br>Io vivo, forte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abDiventare pi\u00f9 pesanti. Essere pi\u00f9 leggeri\u00bb: \u00e8 una poesia la cui necessit\u00e0 cresce di anno di anno quella di Paul Celan, una parola che prosegue il suo viaggio e la cui forza si accresce ad ogni passo. La sua prima antologia italiana esce nel 1976: qualche anno prima, quando il poeta era ancora in vita, Vittorio Sereni, direttore lette\u00adrario alla Mondadori, aveva tentato di pubblicarlo pro\u00adponendo ad Andrea Zanzotto la traduzione ma poi non se ne era fatto nulla. Da allora sono usciti molti volumi di traduzioni e di critica e la sua figura \u00e8 diventata impre\u00adscindibile per chi si occupi di materia poetica in questo Paese. Ma in cosa consiste l\u2019importanza di questo autore, la sua lezione sul linguaggio che va ben oltre la ristretta cerchia degli studiosi per offrire ad ogni lettore un rac\u00adconto sull\u2019essere nel mondo, nelle sue luci ed ombre, con l\u2019occhio ben aperto nonostante la nostra palpebra si sia ormai fatta di pietra?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 questa una poesia che sceglie di parlare del mondo standoci pienamente dentro, di dare nome a quanto lo circonda e lo fa usando una lingua che \u00e8 al contempo quotidiana e talvolta tecnica ma mai enfatica e distan\u00adte dalla sostanza delle cose: \u00e8 attenta al linguaggio della natura perch\u00e9 chi scrive si sente profondamente parte di essa, non osservatore lontano e giudicante. Con il suo tornare e ritornare in certi luoghi-parole (occhio, pietra, luce, ombra), questa lingua primordiale si rifonda ogni volta, in ogni verso afferma il suo esistere proprio nell\u2019e\u00advocare l\u2019assenza, rid\u00e0 carne a una parola che rischia l\u2019a\u00adstrazione. \u00c8 franta perch\u00e9 frante sono la Storia e le storie che ci attraversano e che hanno segnato a fuoco il poeta. \u00c8 appuntita, petrosa, spigolosa, densa ed intensa: \u00e8 viva e ha i piedi ben piantati a terra. Ma sa anche camminare sulla testa e chi lo fa, nelle parole di Celan, \u00abcostui ha il cielo come abisso sotto di s\u00e9\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Chi scrive sente la responsabilit\u00e0 del dire che sprona e frena al contempo, perch\u00e9 sa che la parola deve essere precisa, tornare alla radice di s\u00e9 stessa, diffidare del bello e della melodiosit\u00e0 per ricercare il suono del vero. La pratica dello scrivere diventa pari al respiro che \u00e8, se\u00adcondo il poeta, \u00abdirezione e destino\u00bb: \u00e8 un movimento nel tempo e noi seguiamo il suo farsi e frantumarsi, in un passato che \u00e8 un presente dove le cose continuano ad accadere, tempo nella cui terra nera la poesia deve affon\u00addare come un aratro, come scritto dall\u2019amatissimo poeta russo Mandel\u2019\u0161tam. \u00c8 un respiro che vediamo negli anni farsi sempre pi\u00f9 rarefatto, a volte momentaneamente in\u00adterrotto da nodi, dal silenzio: ma questo tacere serve alla scrittura per riprendere fiato, \u00e8 la svolta, l\u2019impercettibile sospensione che interviene quando si percepisce di essere in prossimit\u00e0 della parola esatta, la pausa che permette il pensare e che attraversa il tempo (\u00abio a volte parlo come uno che tace\u00bb). Ma proprio quando raggiunge questa precisione il dire vive appieno la sua contraddizione, la sua assenza, si interroga sui propri limiti: dire il vero \u00e8 dunque raccontare e mantenere viva questa tensione e il luogo migliore dove questo pu\u00f2 accadere \u00e8 l\u2019ombra, spazio del potenziale, della crescita nascosta, silenziosa e proiettata nel profondo, dove il buio nutre il seme del raccontare. E questa oscurit\u00e0 non \u00e8 mai incomprensibi\u00adlit\u00e0, persa in un gratuito gioco intellettualistico, ma un luogo reale e chi scrive non scrive <em>del <\/em>buio ma <em>nel <\/em>buio, gli resta accanto e qui respira. La parola allora si spezza e questo non genera silenzio ma possibilit\u00e0 di una nuova nascita. Si deve dunque tornare ancora ed ancora a questi versi, perch\u00e9 \u00e8 nel nostro lasciarci sprofondare in essi la chiave per la comprensione di queste \u00abparole-tattili\u00bb che cercano il dialogo, prima con il mondo, costantemente interrogato, e poi con un tu dalle molte forme e nature: il limite del linguaggio \u00e8 quello del vedere e da qui la necessit\u00e0 di toccare con mano questo mondo, che parla essendo, di tendere, sporgersi verso l\u2019altro, rischiando a volte il proprio equilibrio. Scrivere \u00e8 una lotta, come quella biblica di Giacobbe e l\u2019<em>Altro<\/em>, che per Celan av\u00adviene per\u00f2 in una notte senza speranza di un\u2019alba: una lotta per cercare la parola che <em>riporti <\/em>il senso. Ma la bene\u00addizione, ovvero la consegna di tale parola, non pu\u00f2 che avvenire dopo una ferita, una ferita che ti accompagner\u00e0 per sempre e che rallenter\u00e0 il tuo passo. Come ha scritto il poeta nella sua <em>Allocuzione<\/em>, \u00abla lingua dovette passa\u00adre attraverso tutte le proprie risposte mancate, passare attraverso un ammutolire orrendo, passare attraverso le mille e mille tenebre di un discorso gravido di morte. [&#8230;] Pass\u00f2 e le fu dato di riuscire alla luce, arricchita da tutto questo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Scrivere comunque, anche se a volte si sa che il dia\u00adlogo sar\u00e0 impossibile: fare s\u00ec che la poesia sia un \u00abmes\u00adsaggio nella bottiglia\u00bb che, passando attraverso il tempo, un giorno trover\u00e0 la sua riva, il suo <em>tu. <\/em>Scrivi e \u00abportati con l\u2019arte l\u00e0 dove sei pi\u00f9 ristretto in te stesso. E realizza la tua libert\u00e0\u00bb, scrivi perch\u00e9 nel ricercare l\u2019altro sar\u00e0 chi intenta tale ricerca a prendere vita, a riempirsi di senso. Il bianco della pagina diventa lo spazio per quest\u2019incontro, il luogo del \u00abmai udito\u00bb, il perimetro di un silenzio che far\u00e0 risuonare pi\u00f9 forte le parole: parole che saranno cos\u00ec dense di storie e di Storia da proiettare un\u2019ombra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abLa realt\u00e0 non \u00e8, la realt\u00e0 va cercata e conquistata\u00bb, conclude Celan in risposta a un questionario sulla sua attivit\u00e0 di scrittore. Il significato della scelta di queste poesie, fra le molte scritte dal poeta, per proporre o ri\u00adproporre al lettore la sua voce, \u00e8 dunque invogliarlo a questa pratica di una lettura attenta e ripetuta che certo richiede uno sforzo emotivo e intellettuale ma che \u00e8 in grado di risvegliare l\u2019occhio a un pi\u00f9 profondo vedere, il cervello a un pi\u00f9 profondo pensare, il cuore a un pi\u00f9 profondo sentire. \u00abProcurati piuttosto un paio di occhi dal profondo della tua anima e piantali all\u2019altezza del tuo petto: allora comprenderai ci\u00f2 che qui accade\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ecco le ragioni per leggere e rileggere questo poeta, seguire la \u00abscia di luce della mano\u00bb che ha tracciato que\u00adsti versi e ri-pensare il nostro rapporto con la lingua, il nostro stare nel mondo: non sopra ma accanto, perch\u00e9 \u00abil luogo del poema \u00e8 un luogo umano [&#8230;] quaggi\u00f9, nel tempo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\">Tra le varie edizioni di poesie e prose di Paul Celan pubbli\u00adcate in Italia e consultate per la realizzazione di questo volume si ricordano: <em>Poesie, <\/em>a cura di Moshe Khan e Marcella Bagnasco, Mondadori, 1976; <em>Verit\u00e0 della poesia. Il meridiano e altre prose<\/em>, a cura di Giuseppe Bevilacqua, Einaudi, 1993; <em>Poesie<\/em>, a cura di Giuseppe Bevilacqua, Mondadori, Milano, 1997; <em>Sotto il tiro di presagi<\/em>, a cura di Michele Ranchetti e Jutta Leskien, Einaudi, 2001; <em>La sabbia delle urne<\/em>, a cura di Dario Borso, Einaudi, 2016. Inoltre: Luigi Reitani, <em>\u00abSiamo una sola carne con la notte\u00bb. La po\u00adesia di Paul Celan<\/em>, in <em>Sul crepaccio. Riflessioni\/traduzioni<\/em>, Anterem edizioni, 2014.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\">Gli originali tedeschi sono tratti dai volumi: <em>Mohn und Ge\u00add\u00e4chtnis<\/em>, Deutsche Verlag-Anstalt, 1952\/1982; <em>Von Schwelle zu Schwelle<\/em>, Deutsche Verlag-Anstalt, 1955\/1982; <em>Sprachgitter<\/em>, Fischer Verlag, 1959; <em>Die Niemandsrose<\/em>, Fischer Verlag, 1963; <em>Atemwende<\/em>, Suhrkamp Verlag, 1967; <em>Fadensonnen<\/em>, Suhrkamp Verlag, 1968; <em>Lichtzwang, <\/em>Suhrkamp Verlag, 1970; <em>Schneepart<\/em>, Suhrkamp Verlag, 1971; <em>Zeitgeh\u00f6ft<\/em>, Suhrkamp Verlag, 1976; <em>Die Gedichte aus dem Nachla\u00df<\/em>, Suhrkamp Verlag, 1997.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\">Ringrazio Eva Taylor, Federico Italiano e Vittorio Biagini per il loro fondamentale aiuto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px;color:#676d82\"><em>In copertina: uno scatto di Masao Yamamoto@<\/em><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>Parla \u2013 \/ ma non separare il no dal s\u00ec. \/<br \/>\nD\u00e0 al tuo detto anche il senso: \/ dagli ombra.<\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"author":221,"featured_media":13415,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[473],"tags":[909,462,162],"coauthors":[1838],"class_list":["post-13252","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-celan","tag-elisa-biagini","tag-paul-celan","tag-poesia","style--link-2"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.7 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Non separare il no dal s\u00ec. 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