{"id":12843,"date":"2020-11-28T21:00:41","date_gmt":"2020-11-28T20:00:41","guid":{"rendered":"http:\/\/antinomie.it\/?p=12843"},"modified":"2024-06-06T20:24:36","modified_gmt":"2024-06-06T18:24:36","slug":"la-ricerca-non-di-un-effetto-ma-di-una-presenza-reale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2020\/11\/28\/la-ricerca-non-di-un-effetto-ma-di-una-presenza-reale\/","title":{"rendered":"La ricerca, non di un effetto, ma di una presenza reale","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Grazie a Stefania Zuliani \u2013 che lo ha recuperato \u2013 offriamo ai nostri lettori questo testo disperso, e finora mai tradotto in italiano, di Leiris. La traduzione \u00e8 di Sara Svolacchia, si ringrazia Marina Galletti.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\"><em>A.C.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La tendenza pi\u00f9 comune dell\u2019arte statuaria o, meglio, delle arti statuarie negro-africane, \u00e8 stata identificata sin dal 1915 da Carl Einstein, il quale individu\u00f2 con acume ci\u00f2 che di norma definisce le qualit\u00e0 principali di quella che all\u2019epoca veniva chiamata \u201carte negra\u201d: architettura solida dell\u2019opera che si impone nella sua \u201cesistenza spaziale immediata\u201d, malgrado il formato quasi sempre esiguo e soltanto attraverso la forma molto rigorosa. Un\u2019articolazione chiara di ognuna delle parti, integrate all\u2019unit\u00e0 d\u2019insieme e, al tempo stesso, dotate di una sorta di autonomia propria. Qualit\u00e0, queste, che l\u2019autore riconduce al fatto che il lavoro dell\u2019artista \u2013 nella fattispecie, \u201cuffizio religioso\u201d \u2013 \u00e8 la pia realizzazione di una figura canonicamente definita, resa trascendente dalla sua stessa funzione, e non la \u201cricerca di un effetto\u201d su quanti si troveranno di fronte alla scultura o le gireranno attorno. \u201cConsiderare l\u2019arte negra come ricerca dell\u2019effetto, scrive Einstein, \u00e8 un\u2019assurdit\u00e0, specialmente se si pensa che l\u2019adorazione degli idoli si svolge spesso nell\u2019oscurit\u00e0\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Secondo Einstein, la scultura \u00e8 un\u2019arte che, mettendo in gioco delle masse reali, ma di per s\u00e9 non dotate di virt\u00f9, ha come ragion d\u2019essere di costruire un\u2019opera in cui la qualit\u00e0 del corpo situato nello spazio \u00e8 affermata come tale. Questo pu\u00f2 accadere solo se la forma imposta alla materia inerte \u00e8 in grado di fornire la percezione completa dell\u2019opera in quanto oggetto indipendente e chiuso che occupa una certa porzione dell\u2019estensione. Quanto avviene assolutamente e immediatamente, ossia senza che l\u2019occhio debba muoversi e che la comprensione della forma si operi cos\u00ec attraverso uno \u201csviluppo nel tempo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Salvo rare eccezioni (Bisanzio e l\u2019arte romana), la scultura occidentale, per il fatto stesso di essere sostanzialmente destinata a produrre un certo \u201ceffetto\u201d su chi la osserva, si \u00e8 orientata verso una pista errata. Una pista che consiste nell\u2019applicare alla scultura dei mezzi descrittivi di natura pi\u00f9 o meno spettacolare, mezzi che per\u00f2 non sono altro che \u201csurrogati pittorici\u201d giacch\u00e9 si realizza cos\u00ec un aggiustamento delle superfici e non una vera e propria organizzazione dei volumi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Al contrario, gli scultori africani fanno vera scultura perch\u00e9, essendo per loro la statua la \u201crealt\u00e0 mitica e chiusa su se stessa\u201d che essa rappresenta, oppure il suo luogo d\u2019elezione, non possono utilizzare per la fabbricazione di tale oggetto che, innanzitutto, deve <em>esserci<\/em>, dei mezzi che siano solo \u201cvaghe suggestioni ottiche\u201d. Questi scultori sono perci\u00f2 portati a risolvere il problema cruciale: articolare i volumi in modo che emerga in maniera evidente, e sia colto senza alcuna esitazione, il fatto che la natura di questi ultimi \u00e8 di estendersi pregiudizialmente nelle tre dimensioni. Tale estensione, la cui espressione ha a che fare con la struttura, e non con la massa materiale, si manifesterebbe attraverso l\u2019aspetto esile e spoglio di una statua sulla quale \u201csi ha l\u2019impressione di non avere alcuna presa\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 quindi dal carattere religioso della scultura africana che Einstein desume quelle qualit\u00e0 che le conferiscono cos\u00ec tanto valore. Poich\u00e9 la statua \u00e8 un dio o, quanto meno, il \u201cricettacolo di una divinit\u00e0\u201d, essa \u00e8 dotata, di per s\u00e9, di una trascendenza che esclude, in quanto inutile, ogni ricerca di effetto volto a imporre tale trascendenza. \u00c8 proprio questo che, impedendo all\u2019artista di distogliersi dall\u2019essenziale, lo porta a esprimere il volume in tutta la sua interezza. L\u2019opera riveste allora una \u201cparvenza di cosa in s\u00e9\u201d invece di essere percepita \u201ccome una creazione artificiale, come il prodotto dell\u2019arbitrio individuale\u201d. Allo stesso modo, l\u2019autonomia degli elementi \u201c\u00e8 ugualmente legata a un imperativo religioso. Ognuna delle parti esprime il senso che possiede da s\u00e9 stessa e non quello che lo spettatore potrebbe conferirle\u201d. L\u2019integrazione di tali elementi \u00e8 operata in funzione della necessit\u00e0 di dare all\u2019insieme una \u201cforma chiusa ed ermetica che gli conferisca una realt\u00e0 propria\u201d. \u201cL\u2019arte continentale si \u00e8 intrappolata in una variazione dell\u2019effetto che rivela allo spettatore la sua libert\u00e0 e la sua facolt\u00e0 d\u2019indifferenza. L\u2019arte del Nero \u00e8 categorica. Essa trasmette il messaggio dell\u2019essere. Vieta l\u2019astensione\u201d. In altre parole, l\u2019arte negra si oppone per sua essenza al dilettantismo e pu\u00f2 essere considerata come arte <em>engag\u00e9<\/em> per eccellenza.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/fmg_photo_dd-31_L05_015-1024x735.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-13548 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"735\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/fmg_photo_dd-31_L05_015.jpg?resize=1024%2C735&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-13548\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/fmg_photo_dd-31_L05_015.jpg?resize=1024%2C735&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/fmg_photo_dd-31_L05_015.jpg?resize=300%2C215&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/fmg_photo_dd-31_L05_015.jpg?resize=768%2C551&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/fmg_photo_dd-31_L05_015.jpg?resize=1536%2C1102&amp;ssl=1 1536w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/fmg_photo_dd-31_L05_015.jpg?resize=2048%2C1470&amp;ssl=1 2048w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/fmg_photo_dd-31_L05_015.jpg?resize=480%2C344&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/noscript><\/figure><\/div>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Juan Gris<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A un\u2019inchiesta promossa a Parigi nel 1920, il pittore cubista Juan Gris rispondeva con queste parole: \u201cLe sculture negre ci offrono una prova flagrante della possibilit\u00e0 di un\u2019arte <em>anti-idealista<\/em>. Animate da spirito religioso, esse sono manifestazioni diverse e precise dei grandi princ\u00ecpi e delle idee generali. Come si pu\u00f2 non riconoscere un\u2019arte che, procedendo in tal modo, \u00e8 in grado di individualizzare ci\u00f2 che \u00e8 generale e ogni volta in modo diverso? \u00c8 l\u2019opposto dell\u2019arte greca che si basava sull\u2019individuo per <em>tentare di suggerire<\/em> un tipo ideale\u201d. Gris si schiera in tal modo a favore dell\u2019arte negra giacch\u00e9 ritiene di trovarvi la risposta a quella che sarebbe stata la sua preoccupazione dominante in ambito plastico: procedere per deduzione (ossia, andando dal generale al particolare) e non per induzione (a cui pu\u00f2 essere ricondotto il procedimento dello stesso C\u00e9zanne, il quale voleva \u201crifare Poussin sulla natura\u201d); non partire pi\u00f9 da ci\u00f2 che \u00e8 mero accidente per cercare di trarne un\u2019essenza, ma impegnarsi a \u201cdefinire le forme\u201d. Forme che sono dapprima date nella loro vacuit\u00e0 geometrica e in seguito si incarnano in oggetti determinati, come questo piatto, questa bottiglia o questo pacchetto di tabacco, in cui il cerchio, il cilindro o il cubo che intervenivano nel canovaccio mentale del dipinto si andranno a concretizzare. Lo faranno attraverso un movimento certo non identico, ma almeno dello stesso orientamento di quello con cui, nella maggior parte dei casi, lo scultore negro va dall\u2019idea del dio o dell\u2019antenato alla figura che la materializza, a differenza dello scultore greco che si sforza di innalzare alla bellezza divina gli esemplari di umanit\u00e0 a cui si \u00e8 ispirato. Indicando la direzione \u201canti-idealista\u201d dell\u2019arte negra, che non tende a tipizzare ma a concretizzare, Juan Gris \u00e8 intuitivamente in sintonia con il pi\u00f9 noto dei poeti africani d\u2019espressione francese: il capo di Stato L\u00e9opold Sedar Senghor, che sentii una volta definire le civilt\u00e0 dell\u2019Africa come civilt\u00e0 dell\u2019\u201cidea incarnata\u201d e che scrisse che l\u2019arte dell\u2019Africa nera \u00e8 \u201c<em>partecipazione sensibile alla realt\u00e0<\/em> che sottende l\u2019universo, alla surrealt\u00e0, pi\u00f9 esattamente alle forze vitali che animano l\u2019universo\u201d. La dichiarazione di Gris dimostra che non \u00e8 affatto paradossale considerare <em>realista<\/em> quest\u2019arte in cui l\u2019imitazione, di norma, gioca un ruolo minimo: ci\u00f2 che conta, nella fattispecie, non \u00e8 un naturalismo superficiale (una copia pi\u00f9 o meno deformata o idealizzata delle apparenze), ma il fatto che le sculture negre, in quanto \u201cmanifestazioni diverse e precise dei grandi princ\u00ecpi e delle idee generali\u201d, si pongano come realt\u00e0 presenti e non come mere effigi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:14px\">&#8220;Riflessioni sulla statuaria religiosa dell\u2019Africa nera&#8221; in <em>Tradizione e modernismo in Africa nera<\/em> (volume collettivo di prossima pubblicazione per Les \u00c9ditions du Seuil)<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/fmg_photo_dd-31_L06_008-1024x735.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-13546 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"735\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/fmg_photo_dd-31_L06_008.jpg?resize=1024%2C735&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-13546\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/fmg_photo_dd-31_L06_008.jpg?resize=1024%2C735&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/fmg_photo_dd-31_L06_008.jpg?resize=300%2C215&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/fmg_photo_dd-31_L06_008.jpg?resize=768%2C551&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/fmg_photo_dd-31_L06_008.jpg?resize=1536%2C1102&amp;ssl=1 1536w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/fmg_photo_dd-31_L06_008.jpg?resize=2048%2C1470&amp;ssl=1 2048w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/fmg_photo_dd-31_L06_008.jpg?resize=480%2C344&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/noscript><\/figure><\/div>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Pubblicato nel settembre 1964 dalla rivista \u00abCahiers p\u00e9dagogiques\u00bb all\u2019interno di un numero dal titolo <em>Enseignement et civilisation en Afrique noire d\u2019expression fran\u00e7aise<\/em>, il testo \u00e8 un frammento del saggio <em>R\u00e9flexions sur la statuaire religieuse de l\u2019Afrique noire<\/em>, apparso nel volume <em>Les Religions africaines traditionnelles<\/em>, \u00c9ditions du Seuil, Paris 1965 e non in <em>Tradition et modernisme en Afrique noire<\/em> come erroneamente indicato in calce all\u2019articolo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pur nella sua brevit\u00e0, il contributo documenta i caratteri peculiari che definiscono la riflessione condotta da Leiris sulla scultura africana, divenuta progressivamente oggetto di una ricerca che, muovendo da suggestioni e invenzioni d\u2019avanguardia, ha poi sempre pi\u00f9 decisamente adottato metodi e strumenti proprio della disciplina etnografica, mantenendo comunque vitale la problematicit\u00e0 di uno studio ritenuto irriducibile alla rigidit\u00e0 di un esclusivo paradigma scientifico. Se appare chiaro che Leiris attraverso i suoi scritti di africanista ha disegnato una parabola che conduce dall\u2019esotismo un po\u2019 ingenuo dell\u2019<em>art n\u00e8gre <\/em>ai dati e alle date dell\u2019arte africana, oggetto del volume <em>Afrique Noire: la cr\u00e9ation plastique<\/em> firmato nel 1967 insieme a Jacqueline Delange, \u00e8 infatti altrettanto vero che non si tratta di un passaggio lineare e privo di incertezze, ripensamenti, esitazioni. L\u2019inedito <em>Pr\u00e9ambul \u00e0 une histoire des art plastiques de l\u2019Afrique noir<\/em>e, che Jean Jamin ha ritrovato negli archivi del Mus\u00e9e de l\u2019homme e presentato nel volume <em>Miroir de l\u2019Afrique<\/em> (1996) dice con chiarezza le difficolt\u00e0 di un\u2019impresa \u2013 quella di offrire uno sguardo d\u2019insieme sulla produzione plastica africana \u2013 viziata dall\u2019inevitabile parzialit\u00e0 di una ricostruzione che non poteva non avvalersi di criteri e categorie proprie della cultura occidentale. Uno per tutti, il \u201cpregiudizio\u201d dell\u2019esistenza di un\u2019arte africana. Una questione che Leiris discute senza risolvere, scegliendo anche nel testo che qui si presenta di riferirsi, nonostante il contesto decisamente etnografico per il quale era stato pensato (gli <em>Incontri internazionali <\/em>di Bouak\u00e9 del 1962), ai protagonisti della scoperta dell\u2019<em>art negre<\/em> agli inizi del Novecento. Allo storico dell\u2019arte Carl Einstein, collaboratore di \u00abDocuments\u00bb e autore nel 1915 del seminale <em>Negerplastik<\/em>, \u00abun\u2019operetta debole dal punto di vista etnologico ma importante sul piano estetico\u00bb cui Leiris avrebbe costantemente guardato nella sua discussione sulla scultura dell\u2019Africa nera, e a Juan Gris, artista cubista che aveva sostenuto il carattere radicalmente anti-idealista della scultura nera.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quella di Leiris resta insomma una posizione francamente ambigua, non disposta a rinunciare nell\u2019interpretazione dell\u2019arte africana n\u00e9 alle ragioni dell\u2019estetica n\u00e9 a quelle dell\u2019etnografia. Presentando la collezione di oggetti provenienti dall\u2019Africa nera conservata al Mus\u00e9e de l\u2019Homme, che dal 1938 era stata la sua seconda casa, Leiris aveva sostenuto senza esitazioni la necessit\u00e0 di adottare un punto di vista tale che \u00abdell\u2019oggetto non sfugga n\u00e9 il motivo per cui possa o meno rappresentare una bella creazione dell\u2019industria degli uomini, n\u00e9 in che cosa esso sia documento prezioso per conoscere la vita delle societ\u00e0, a un tempo cos\u00ec diverse e cos\u00ec simili perch\u00e9 in tutte c\u2019\u00e8 una stessa infelicit\u00e0 umana a cui, utilizzando gli strumenti in dotazione, si tenta di sfuggire\u00bb.  <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\"><em>Stefania Zuliani<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:33px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px;color:#676d82\"><em>Le immagini sono tratte, per la cortesia di Humboldt Books e Quodlibet, dalla nuova edizione dell<\/em>&#8216;<a href=\"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2020\/10\/24\/lafrique-fantome-encore\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Africa fantasma<\/a><em> da loro pubblicata.<\/em><br><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;L\u2019arte del Nero \u00e8 categorica. 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