{"id":12589,"date":"2020-11-05T09:01:10","date_gmt":"2020-11-05T08:01:10","guid":{"rendered":"http:\/\/antinomie.it\/?p=12589"},"modified":"2024-06-06T16:30:03","modified_gmt":"2024-06-06T14:30:03","slug":"giulio-paolini-le-chef-doeuvre-inconnu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2020\/11\/05\/giulio-paolini-le-chef-doeuvre-inconnu\/","title":{"rendered":"Giulio Paolini, &#8220;Le Chef-d\u2019oeuvre inconnu&#8221;","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">La mostra <em>Giulio Paolini \u00abLe Chef-d\u2019oeuvre inconnu\u00bb <\/em>\u00e8 un percorso inedito attraverso sessant\u2019anni di produzione artistica. Sviluppata a stretto contatto con Giulio Paolini, la mostra include rare opere custodite dall\u2019artista e nuovi lavori appositamente realizzati per l\u2019occasione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dagli esordi, Paolini rivolge la propria attenzione alle basi ideali e materiali dell\u2019arte, al luogo dell\u2019atelier e all\u2019occasione della mostra quali ambiti nei quali l\u2019arte viene prodotta e messa in scena. Nel suo lavoro spesso ricorrono citazioni: l\u2019artista utilizza frammenti estratti dal grande catalogo della storia dell\u2019arte, cos\u00ec come riformula in nuovi contesti le proprie opere. Nella sua analisi, l\u2019atto del vedere \u00e8 considerato come momento conoscitivo cruciale, la cui verit\u00e0 \u00e8 per\u00f2 sempre relativa e soggetta a continue verifiche. Ad ogni nuovo allestimento, ciascuna opera pu\u00f2 fornire lo spunto per opere successive, in un ciclo inesauribile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gi\u00e0 tra i pionieri dell\u2019Arte povera, con i quali condivide l\u2019utilizzo di materiali quotidiani e un interesse per la relazione tra opere, spazi espositivi e visitatori, Paolini ha anche anticipato gli sviluppi concettuali dell\u2019arte a livello internazionale. Attraverso l\u2019intenzionale ricerca di strumenti neutri ed oggettivi, l\u2019artista ha formulato un suo personale linguaggio, definendo una posizione originale ed autonoma.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il titolo della mostra, <em>\u00abLe Chef-d\u2019oeuvre inconnu\u00bb <\/em>(\u00abIl capolavoro sconosciuto\u00bb), si riferisce a un breve racconto scritto da Honor\u00e9 de Balzac, inizialmente pubblicato nel 1831. Il protagonista, lo stimato pittore Frenhofer, \u00e8 ossessionato dall\u2019idea di raggiungere la perfezione e dipingere il suo capolavoro assoluto, al punto di dedicarsi per anni alla stessa opera. Una volta svelato, il presunto capolavoro rivela soprattutto l\u2019impossibilit\u00e0 dell\u2019impresa. Secondo il metodo di Paolini, la citazione del racconto rispecchia alcuni tra i cruciali interrogativi che abitano le sue opere. Con ciascuno dei lavori in essa presenti, l\u2019intera mostra rimanda all\u2019enigmatica relazione tra la realt\u00e0 e la rappresentazione, tra l\u2019opera e la sua immagine e tra la visione e l\u2019intenzione artistica, secondo un\u2019indagine tesa ad esplorare l\u2019essenza stessa dell\u2019arte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>\u00abLe Chef-d\u2019oeuvre inconnu\u00bb <\/em>\u00e8 anche il titolo dell\u2019installazione che accoglie i visitatori nella prima sala della mostra (Sala 18), nella quale l\u2019ormai storico capolavoro di Paolini, <em>Disegno geometrico<\/em>, 1960, si apre a dimensioni ambientali, assumendo fisicit\u00e0 tridimensionale e diventando un\u2019installazione percorribile. Definito dall\u2019artista come il suo \u00abprimo (e ultimo quadro)\u00bb, <em>Disegno geometrico <\/em>\u00e8 una tela rettangolare dipinta di bianco, sulla quale Paolini ha \u00abscelto di copiare, nella giusta proporzione, il disegno preliminare di qualsiasi disegno, cio\u00e8 la squadratura geometrica della superficie\u00bb. Le linee diagonali che individuano il centro sono delineate con inchiostro rosso. Utilizzando il compasso, l\u2019artista ha segnato con inchiostro nero le mediane. Nella sua apparente semplicit\u00e0, l\u2019opera affronta profonde questioni ontologiche relative allo statuto dell\u2019arte, inclusa la possibilit\u00e0 di liberare il quadro da un\u2019eterna condizione di sudditanza rispetto ad un\u2019immagine data, riconoscendolo invece come un\u2019entit\u00e0 a s\u00e9 stante. \u00abLa squadratura geometrica della superficie \u2013 dice l\u2019artista \u2013 \u00e8 un dato di fatto, un\u2019immagine preesistente, anonima e neutra\u00bb. Per Paolini, la squadratura \u00abnon si poneva come soggetto del supporto su cui la tracciavo, ma era un modo per qualificare il supporto su cui agivo: per qualificarlo come presenza assoluta ed indeterminata, non come veicolo di un\u2019immagine data per sempre\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/17_38A0330-1024x684.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-12676 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"684\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/17_38A0330.jpg?resize=1024%2C684&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-12676\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/17_38A0330-scaled.jpg?resize=1024%2C684&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/17_38A0330-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/17_38A0330-scaled.jpg?resize=768%2C513&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/17_38A0330-scaled.jpg?resize=1536%2C1026&amp;ssl=1 1536w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/17_38A0330-scaled.jpg?resize=2048%2C1368&amp;ssl=1 2048w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/17_38A0330-scaled.jpg?resize=60%2C40&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/17_38A0330-scaled.jpg?resize=720%2C480&amp;ssl=1 720w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/17_38A0330-scaled.jpg?resize=480%2C321&amp;ssl=1 480w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/17_38A0330-scaled.jpg?w=2160&amp;ssl=1 2160w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/noscript><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A partire dal tracciato di <em>Disegno geometrico<\/em>, Paolini articola l\u2019intero luogo espositivo nel quale \u00e8 allestita l\u2019opera. La Sala 18 del Castello che ospita <em>Disegno geometrico <\/em>diventa una sorta di versione tridimensionale dell\u2019opera stessa, resa tangibile e amplificata a misura ambientale. Il pavimento, le pareti e lo spazio aereo ospitano gli elementi che costituiscono lo schema compositivo di <em>Disegno geometrico<\/em>, dalla struttura del rettangolo, alle diagonali rosse, fino ai punti di squadratura originariamente segnati con il compasso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella sala, le lunghe linee segnate a terra corrispondono alla traccia delle diagonali del quadro, mentre ciascuno degli otto punti di squadratura \u00e8 scandito dalla presenza di un cavalletto da pittura con una teca trasparente. Ogni teca accoglie frammenti cartacei di schizzi e ritagli provenienti dallo studio dell\u2019artista a Torino, nel quale Paolini archivia i materiali che ispirano il suo lavoro in base al soggetto e alla provenienza. Oltre allo stesso <em>Disegno geometrico<\/em>, le quattro pareti della sala presentano altrettante possibili varianti dell\u2019opera, proponendo diverse possibili tipologie di squadratura di una superficie rettangolare. Appesa dall\u2019alto e installata al centro della sala definito da un nono cavalletto vuoto, \u00e8 presente un\u2019ulteriore teca. Aperta in modo da rivelare il proprio coperchio, sfondo e passe-partout cartaceo, essa \u00e8 priva di contenuti. Come <em>Disegno geometrico<\/em>, opera che non presenta immagini ma in potenza le accoglie tutte, la teca aperta fluttua nello spazio come un\u2019idea indeterminata, non vincolata da un\u2019unica risoluzione. La sua presenza porta a nove il numero delle teche e relativi cavalletti presenti in <em>\u00abLe Chef-d\u2019oeuvre inconnu\u00bb<\/em>. Nove sono anche le lettere che compongono il nome di Mnemosine, dea della memoria e madre delle nove Muse, le divinit\u00e0 da lei generate con Zeus che, nella mitologia greca, erano custodi del sapere e delle arti.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/01_38A0246-1024x682.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-12675 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"682\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/01_38A0246.jpg?resize=1024%2C682&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-12675\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/01_38A0246-scaled.jpg?resize=1024%2C682&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/01_38A0246-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/01_38A0246-scaled.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/01_38A0246-scaled.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/01_38A0246-scaled.jpg?resize=2048%2C1365&amp;ssl=1 2048w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/01_38A0246-scaled.jpg?resize=60%2C40&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/01_38A0246-scaled.jpg?resize=720%2C480&amp;ssl=1 720w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/01_38A0246-scaled.jpg?resize=480%2C320&amp;ssl=1 480w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/01_38A0246-scaled.jpg?w=2160&amp;ssl=1 2160w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/noscript><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La mostra continua nella sala successiva (Sala 33), che l\u2019artista chiama <em>Vertigo <\/em>a sottolineare la presenza dei lavori nello spazio e nel tempo, come protagonisti che animano un inedito film. <em>\u00abFine\u00bb senza fine <\/em>\u00e8 il tema che accomuna le opere allestite nella terza ed ultima sala del percorso espositivo (Sala 32). Qui Paolini si interroga sul concetto di divenire e sull\u2019inesauribile mistero dell\u2019opera d\u2019arte che, anche quando fatta di immagini apparentemente leggibili, non svela la sua origine e non pu\u00f2 conoscere il proprio destino.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/26_38A0473-1024x682.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-12684 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"682\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/26_38A0473.jpg?resize=1024%2C682&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-12684\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/26_38A0473-scaled.jpg?resize=1024%2C682&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/26_38A0473-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/26_38A0473-scaled.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/26_38A0473-scaled.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/26_38A0473-scaled.jpg?resize=2048%2C1365&amp;ssl=1 2048w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/26_38A0473-scaled.jpg?resize=60%2C40&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/26_38A0473-scaled.jpg?resize=720%2C480&amp;ssl=1 720w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/26_38A0473-scaled.jpg?resize=480%2C320&amp;ssl=1 480w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/26_38A0473-scaled.jpg?w=2160&amp;ssl=1 2160w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/noscript><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px;color:#676d82\">Testo tratto da Giulio Paolini. Le Chef-d\u2019ouvre inconnu, catalogo della mostra, Castello di Rivoli Museo d\u2019Arte Contemporanea, Rivoli-Torino, 2020 (in corso di pubblicazione)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color wp-block-paragraph\" style=\"font-size:14px;color:#676d82\"><em>IMMAGINI: Giulio Paolini <\/em>\u00abLe Chef-d\u2019oeuvre inconnu\u00bb<em>, vedute della mostra, Castello di Rivoli Museo d\u2019Arte Contemporanea, Rivoli-Torino, 15 ottobre 2020-31 gennaio 2021. Courtesy Castello di Rivoli Museo d\u2019Arte Contemporanea, Rivoli-Torino. Foto Agostino Osio<\/em><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>La mostra Giulio Paolini \u00abLe Chef-d\u2019oeuvre inconnu\u00bb \u00e8 un percorso inedito attraverso sessant\u2019anni di produzione artistica. 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