{"id":12329,"date":"2020-10-21T10:13:18","date_gmt":"2020-10-21T08:13:18","guid":{"rendered":"http:\/\/antinomie.it\/?p=12329"},"modified":"2024-06-06T16:32:41","modified_gmt":"2024-06-06T14:32:41","slug":"per-lea-vergine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2020\/10\/21\/per-lea-vergine\/","title":{"rendered":"Per Lea Vergine","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Forse certi eventi hanno un senso per chi ne \u00e8 protagonista. Per chi rimane, invece, si crea un grande vuoto, doppio e improvviso. Se n\u2019\u00e8 andata Lea Vergine (Napoli, 1938), a distanza di un solo giorno dal suo compagno Enzo Mari, al quale l\u2019aveva presentata Giulio Carlo Argan a met\u00e0 degli anni Sessanta, a Roma, citt\u00e0 da dove si sarebbe poi trasferita a Milano intorno al \u201968. Lea Vergine era contraria a note biografiche sulle artiste, spesso rimaste nell\u2019ombra di uomini ben pi\u00f9 noti nel mondo dell\u2019arte, volendo che fossero considerate in primo luogo per le loro opere. Tuttavia le circostanze dell\u2019addio di quest\u2019 \u00abartista della critica\u00bb &#8211; per usare il titolo del libro curato da Maura Pozzati nel 2015 edito da Corraini, dedicato a dodici figure della critica d\u2019arte italiana &#8211; hanno un valore cos\u00ec simbolico della fine di un\u2019epoca, da osare trasgredire. In quel testo Lea era molto ben raccontata da Francesca Alfano Miglietti (FAM, la critica che pi\u00f9 ha raccolto l\u2019eredit\u00e0 della Vergine, pur svolgendola in maniera del tutto autonoma), la quale contestualizzava il pensiero di Lea nel clima storico e culturale in cui si era formata e aveva operato, fin dagli anni Sessanta e Settanta, ed espresso nella scrittura di libri, nella curatela di mostre e cataloghi, negli interventi a convegni. Un\u2019epoca caratterizza dal concepire l\u2019arte come il modo per riconfigurare il presente \u00abper riconoscere e riconoscersi nella e tra la collettivit\u00e0\u00bb, per \u00abesorcizzare la morte di s\u00e9 e del mondo\u00bb (come scriver\u00e0 nel 1989 in<em> L\u2019immagine: arte, scienza, teoria<\/em>), un \u00abansiolitico\u00bb quasi a scongiurare, come nota FAM, la morte dell\u2019autore profetizzata da Roland Barthes nel 1968, una tra le principali figure di riferimento, insieme a quella di Michel Foucault, per quella generazione.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/lea-gina-pane-pac-1985-1024x695.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-12334 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"695\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/lea-gina-pane-pac-1985.jpeg?resize=1024%2C695&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-12334\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/lea-gina-pane-pac-1985.jpeg?resize=1024%2C695&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/lea-gina-pane-pac-1985.jpeg?resize=300%2C204&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/lea-gina-pane-pac-1985.jpeg?resize=768%2C522&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/lea-gina-pane-pac-1985.jpeg?resize=60%2C41&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/lea-gina-pane-pac-1985.jpeg?resize=480%2C326&amp;ssl=1 480w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/lea-gina-pane-pac-1985.jpeg?w=1200&amp;ssl=1 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/noscript><figcaption>Lea Vergine con Gina Pane, PAC Milano, 1985<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abNon mi sono mai sentita un critico, piuttosto una persona che scriveva di cose che non erano e potevano essere\u00bb, affermava Lea, ma tale sentimento si univa al rigore mostrato nell\u2019approccio a tematiche diverse, sempre sorretto dalla convinzione che alle base di tutto dovesse esserci la volont\u00e0 di intendere il mestiere della critica come atto profondamente etico, nell\u2019assumersi il compito di creare, non in modo casuale o improvvisato, bens\u00ec profondamente ponderato, un ponte verbale &#8211; e da qui l\u2019importanza del linguaggio e della sua forma &#8211; tra la creazione artistica e chi la guarda. \u00abQuando sento la parola \u2018strategia\u2019 provo schifo, ma se sento \u2018metodo\u2019 allora penso che l\u00ec si nasconda una pace, un empireo\u00bb: ed \u00e8 con metodo, infatti, che Lea aveva affrontato argomenti quali la body art &#8211;<em> Il corpo come linguaggio<\/em>, 1974, lo scritto edito da Prearo che tuttora forse pi\u00f9 la identifica, tale fu la risonanza che ebbe e che continua ad avere -, l\u2019arte programmatica e cinetica, protagonista della mostra del 1984 a Palazzo Reale&nbsp; a Milano, l\u2019estrazione dall\u2019oblio delle artiste delle avanguardie storiche (<em>L\u2019altra met\u00e0 dell\u2019avanguardia<\/em>, la mostra del 1980 e il suo ricco catalogo<em>)<\/em>, gli studi sul <em>trash <\/em>(la mostra al Mart di Rovereto del 2003), l\u2019indagine sulla duplice natura umana e sull\u2019alterit\u00e0 (<em>La bella e la bestia <\/em>&nbsp;con Giorgio Verzotti, sempre al Mart o <em>D\u2019ombra<\/em> al Palazzo delle Papesse a Siena nel 2006),&nbsp; per non citarne che alcune.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/il-corpo-come-linguaggio-tagliata-.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-12337 lazyload\" width=\"407\" height=\"535\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/il-corpo-come-linguaggio-tagliata-.jpg?resize=407%2C535&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-12337\" width=\"407\" height=\"535\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/il-corpo-come-linguaggio-tagliata-.jpg?w=749&amp;ssl=1 749w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/il-corpo-come-linguaggio-tagliata-.jpg?resize=228%2C300&amp;ssl=1 228w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/il-corpo-come-linguaggio-tagliata-.jpg?resize=60%2C79&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/il-corpo-come-linguaggio-tagliata-.jpg?resize=480%2C631&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 407px) 100vw, 407px\" \/><\/noscript><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La particolarit\u00e0 di Lea, incline pi\u00f9 al \u00ablei\u00bb che al \u00abtu\u00bb anche con le persone pi\u00f9 care, stava infatti nel rivendicare una scientificit\u00e0 e un distacco \u2018emotivo\u2019 nel trattare temi molto scottanti, disturbanti (fin dalla mostra che dest\u00f2 scandalo nel 1969 a Milano: <em>Irritarte. Appunti per un\u2019analisi delle comunicazioni irritanti<\/em>), quale presupposto ineludibile per chi intende la critica come una disciplina nella quale la storia dell\u2019arte possa svolgere ancora un ruolo importante, da un punto di vista proprio metodologico. E questo \u00e8 singolare poich\u00e9, proprio in quegli stessi anni si affermava invece, da parte di chi si occupava di critica d\u2019arte contemporanea, il disprezzo nei confronti della storia dell\u2019arte (disprezzo spesso reciproco, da parte degli storici dell\u2019arte verso il mondo del contemporaneo). Storia dell\u2019arte intesa come disciplina ormai morta, alla quale invece Lea riconosceva dignit\u00e0 nel rigore necessario che imponeva, indipendentemente dall\u2019oggetto della ricerca. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/con-Manganelli.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-12339 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/con-Manganelli.jpeg?w=1080&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-12339\"><\/noscript><figcaption>Lea Vergine con Giorgio Manganelli<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono pensieri che ritroviamo proprio espressi dalla stessa Lea in tempi recenti, nel volume, pubblicato nell\u2019estate 2020 da Postmediabooks, di Angela Maderna, <em>L\u2019altra met\u00e0 dell\u2019avanguardia, quarant\u2019anni dopo<\/em>, frutto di una riflessione compiuta sulla portata della mostra <em>L\u2019altra met\u00e0 dell\u2019avanguardia\u00bb 1910-1940. Pittrici e scultrici nei movimenti delle avanguardie storiche<\/em>, curata da Lea Vergine nel 1980 a Palazzo Reale di Milano (poi anche a Roma e a Stoccolma), con l\u2019allestimento di Achille Castiglioni e la grafica di Grazia Varisco. Una mostra dedicata a donne artiste delle avanguardie, molto celebri alla loro epoca ma presto dimenticate, suddivisa in undici sezioni dal Blaue Reiter al Surrealismo, che fu per molti aspetti epocale, concepita nel 1975, ma realizzata purtroppo solo nel 1980, sullo scorcio di un decennio in cui molte cose sarebbero cambiate. L\u2019energia propulsiva del movimento femminista era infatti ormai esaurita, lasciando posto al teatrino di abiti firmati da esibire nella \u2018Milano da bere\u2019 e di Tangentopoli e agli auricolari delle fanciulle di \u00abNon \u00e8 la Rai\u00bb, che aprivano la via a una lunga stagione di \u2018veline\u2019 molto diversa dagli scenari prospettati e sperati al tempo delle faticose conquiste degli anni Settanta. Forse \u00e8 una delle ragioni per cui, pur con la risonanza che <em>L\u2019altra met\u00e0 dell\u2019avanguardia<\/em> ebbe al tempo e pur con gli effetti \u2018benefici\u2019 di portare alla riscoperta figure come Carol Rama e di includere un maggior numero di artiste donne in mostre quali <em>Futurismo e futurismo<\/em> a Palazzo Grassi (1986), <em>I surrealisti<\/em> a Palazzo Reale a Milano (1989) o <em>L\u2019arte della negazione<\/em> al Palazzo delle Esposizione di Roma (1994), curata da Giovanni Lista e Arturo Schwartz, estimatori della mostra dell\u201980, emerge la convinzione di Lea, formulata nell\u2019ultimo anno di vita, che il lascito del suo libro non sia stato veramente raccolto, e che la narrazione riguardante le artiste non sia ancor oggi la medesima adottata per gli artisti.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/lea-v.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-12341 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"999\" height=\"702\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/lea-v.jpg?resize=999%2C702&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-12341\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/lea-v.jpg?w=999&amp;ssl=1 999w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/lea-v.jpg?resize=300%2C211&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/lea-v.jpg?resize=768%2C540&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/lea-v.jpg?resize=60%2C42&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/lea-v.jpg?resize=480%2C337&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 999px) 100vw, 999px\" \/><\/noscript><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un giudizio che lascia aperta una questione molto delicata, sulla quale tuttora possiamo interrogarci quando si tratta di genere e di \u2018quote rosa\u2019. E qui mi soffermo, proprio perch\u00e9 tali considerazioni hanno il sapore di un bilancio, forse pessimista, forse troppo severo, ma certo foriero di spunti su cui rimeditare riguardo la pratica della critica d\u2019arte oggi. Nel concepire la mostra del 1980, Lea vuole prendere le distanze dal taglio adottato da due mostre tenutesi in quegli anni: <em>Women artists: 1550-1950<\/em> al Los Angeles County Museum a cura di Ann Sutherland Harris e Linda Nochlin e <em>K\u00fcnstlerinnen international 1877-1977<\/em>, organizzata dal gruppo Frauen in der Kunst nel 1977 presso lo Schloss Charlottenburg di Berlino. Una distanza dettata non solo dalla scelta cronologica, ristretta da Lea a un trentennio e circoscritta a figure aderenti quasi tutte ai movimenti delle avanguardie storiche, fino a contare 114 presenze, ma soprattutto dalla volont\u00e0 di non seguire criteri socio-antropologici nel riportare alla luce quelle figure, ma dando quei criteri per scontati, visto l\u2019assunto della mostra, dedicata solo alla produzione al femminile: \u00abNon ho fatto un censimento, ma ho guardato alla qualit\u00e0 delle opere\u00bb, spiegher\u00e0, ribadendo che l\u2019arte \u00e8 in s\u00e9 \u00abandrogina\u00bb. Certo Lea Vergine riconosce, e qui il suo unico vero punto di contatto con Linda Nochlin, che, pur non esistendo un\u2019arte al femminile, vi sia un \u2018atteggiamento\u2019 femminile, condizionato da quella che lei definisce \u00aboblativit\u00e0\u00bb, ovvero, in psicoanalisi, la disposizione d\u2019animo (e relativo comportamento) improntata a generosit\u00e0 assoluta, senza contropartite o precisione di compensi materiali o morali, che caratterizza l\u2019universo femminile e che spesso ne ha limitato e circoscritto la libera espressione in campo artistico. \u00a0Tuttavia, nel progetto espositivo di Lea e nel catalogo, l\u2019unica vera rivendicazione, consiste nel far convergere l\u2019attenzione sulle opere delle artiste esposte, svincolandosi dalle loro vicende biografiche, pur importanti e spesso lesive dello sviluppo della loro personalit\u00e0. Un rigore metodologico che le coster\u00e0 &#8211; accanto ai molti apprezzamenti &#8211; anche critiche accese da parte delle femministe: quel che buona parte della critica militante rimproverava alla mostra di Lea era appunto l\u2019aver ignorato il racconto delle vite di quelle artiste, lasciando quindi il pubblico considerare le loro opere libero da condizionamenti antropologici o sociologici, libero di amarle o detestarle per il valore di quanto avevano creato e non in base a rivendicazioni di genere. Tra tutte le voci ricorderemo solo quelle di Carla Lonzi, che d\u2019altronde aveva abbandonato la critica d\u2019arte per la militanza politica, di Laura Viotti su \u00abLotta Continua\u00bb (che l\u2019accusava di non citare mai le maternit\u00e0, il numero di figli) e, bench\u00e9 meno veemente ma comunque dubbiosa, quella di Anne Marie Souzeau Boetti, che rimproverava a Lea il non aver dato spazio a quella \u00abdevianza\u00bb delle donne rispetto al loro \u2018normale\u2019 destino che \u00abinvade lo spazio espressivo\u00bb. Pur partendo da altri presupposti, anche Giovanni Testori sul \u00abCorriere della sera\u00bb criticava il non aver messo in questione i termini stessi (maschili) dell\u2019inquadramento storico delle avanguardie novecentesche. Rossana Bossaglia si interrogava invece sull\u2019ambiguit\u00e0 della questione posta da Lea: \u00ab\u00e8 interessante scoprire che le donne hanno partecipato con pari energia e dignit\u00e0 a gruppi e fenomeni riconosciuti, o testimoniare che hanno prodotto in un\u2019altra\u00a0 e magari segreta direzione?\u00bb. Il panorama di queste diatribe rivela, ancor pi\u00f9 dei molti elogi, la vivezza del dibattito che la mostra aveva sollevato e ancor oggi fecondo, cui Lea stessa rispondeva definendosi \u00abnon rivoltosa, ma rivoluzionaria\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/lea-e-dorfles.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-12343 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"558\" height=\"335\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/lea-e-dorfles.jpg?resize=558%2C335&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-12343\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/lea-e-dorfles.jpg?w=558&amp;ssl=1 558w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/lea-e-dorfles.jpg?resize=300%2C180&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/lea-e-dorfles.jpg?resize=60%2C36&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/lea-e-dorfles.jpg?resize=480%2C288&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 558px) 100vw, 558px\" \/><\/noscript><figcaption>Con Gillo Dorfles<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">D\u2019altronde ci piace qui ricordare anche la bellezza e la grande eleganza con le quali Lea Vergine ha accompagnato la vivacit\u00e0 del suo spirito fino all\u2019ultimo, e la <em>coquetterie<\/em>, culminante nei suoi magnifici cappelli, a sottolineare la complessit\u00e0 e il temperamento della profetessa della body art, che praticava la critica come specchio per esaltare \u00able gioie insolenti dell\u2019intelligenza\u00bb.<\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abNon mi sono mai sentita un critico, piuttosto una persona che scriveva di cose che non erano e potevano essere\u00bb<\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"author":66,"featured_media":12333,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[848],"tags":[342,845],"coauthors":[1889],"class_list":["post-12329","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-vergine","tag-laura-lombardi","tag-lea-vergine","style--link-2"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.7 - 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