{"id":12281,"date":"2020-10-22T23:00:13","date_gmt":"2020-10-22T21:00:13","guid":{"rendered":"http:\/\/antinomie.it\/?p=12281"},"modified":"2024-06-06T11:26:53","modified_gmt":"2024-06-06T09:26:53","slug":"vuoto-luniverso-iconografico-di-jacopo-benassi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2020\/10\/22\/vuoto-luniverso-iconografico-di-jacopo-benassi\/","title":{"rendered":"Vuoto. L\u2019universo iconografico di Jacopo Benassi","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\" style=\"font-size:14px\"><em>Cosa avrei visto del mondo<br>Senza questa luce che illumina<br>I miei pensieri neri.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\" style=\"font-size:14px\">(Franco Battiato, <em>L&#8217;oceano di silenzio<\/em>, 1989)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Una delle caratteristiche che preferisco in un artista \u00e8 la riconoscibilit\u00e0 dello stile. Quando sei sicuro che quello che stai guardando appartenga a quel determinato autore. Un espediente, un segno, un tratto, un colore possono avere una parte importante nel delinearne la modalit\u00e0 espressiva e diventarne una cifra imprescindibile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un altro tratto essenziale, che mi intriga sempre, \u00e8 la sincerit\u00e0 con cui l\u2019artista si regala, si presenta agli altri. Il vissuto in prima persona, la proposta iconografica e contenutistica inscritta nella pelle e nelle ossa, arricchita da tutte le sfumature che amici, amanti, parenti possono aggiungere. Serve anche una buona dose di coerenza, di determinazione, nell\u2019individuare un percorso e portarlo a termine, qualunque cosa succeda in mezzo: gli amori se ne vanno, gli amici possono morire, le situazioni cambiare fronte con velocit\u00e0 e inevitabilit\u00e0, ma la visione rimane lucida, sempre uguale a s\u00e9 stessa, sempre un po\u2019 pi\u00f9 a fuoco, sempre un po\u2019 pi\u00f9 forte, tanto che a tratti quella potenza si manifesta ed \u00e8 illuminante e illuminata. Si pu\u00f2 anche avere la fortuna di studiare, ma anche di conoscere, persone di questo tipo e come dire, si acquista una certa dimestichezza nell\u2019individuare quei tratti peculiari, quei modi di fare, quei vezzi, che ci inducono a classificare chi li possiede in quel dominio imprevedibile, cui riteniamo appartengano gli artisti, quelle persone che abbiamo individuato per suggerirci una soluzione inaspettata, un sorriso sorprendente, una visione che ci riscaldi il cuore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi sento di poter applicare quanto sopra elencato a Jacopo Benassi (La Spezia, 1970). Fotografo, performer, forse anche scultore, ha una produzione che data dai primi anni Novanta e che \u00e8 implementata da una vasta attivit\u00e0 editoriale, dalle semplici <em>fanzine<\/em> di matrice punk ai libri d\u2019artista autoprodotti o alle vere e proprie pubblicazioni con editori nazionali e internazionali. Il Centro Pecci, Prato, diretto dal 2018 da Cristiana Perrella, attenta alla qualit\u00e0 delle proposte e lungimirante nella selezione espositiva, gli dedica una mostra personale: \u201cJacopo Benassi. Vuoto\u201d, curata da Elena Magini. Aperta fino al 29 novembre 2020, l\u2019esposizione ripercorre, attraverso alcuni nuclei fotografici, editoriali e installativi, i momenti salienti della produzione artistica del fotografo spezzino.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando si entra nello spazio curvo, disegnato da Maurice Nio\/NIO architecten di Rotterdam, responsabile del rinnovamento dell\u2019istituzione museale pratese nel 2016, si potrebbe essere sovrastati dalle strutture a vista e dalle pareti concave. Il lavoro della curatrice, dell\u2019artista e di chi ha collaborato con loro, \u00e8 riuscito a portare brillantemente a termine l&#8217;arduo compito di farci dimenticare tutto questo e di permetterci di concentrarci sulle opere. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/foto5\u00a9photoOKNOstudio-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-12287 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/foto5%C2%A9photoOKNOstudio.jpg?resize=1024%2C683&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-12287\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/foto5%C2%A9photoOKNOstudio-scaled.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/foto5%C2%A9photoOKNOstudio-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/foto5%C2%A9photoOKNOstudio-scaled.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/foto5%C2%A9photoOKNOstudio-scaled.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/foto5%C2%A9photoOKNOstudio-scaled.jpg?resize=2048%2C1365&amp;ssl=1 2048w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/foto5%C2%A9photoOKNOstudio-scaled.jpg?resize=60%2C40&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/foto5%C2%A9photoOKNOstudio-scaled.jpg?resize=720%2C480&amp;ssl=1 720w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/foto5%C2%A9photoOKNOstudio-scaled.jpg?resize=480%2C320&amp;ssl=1 480w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/foto5%C2%A9photoOKNOstudio-scaled.jpg?w=2160&amp;ssl=1 2160w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/noscript><figcaption>Fig.1<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La prima che incontriamo \u00e8 un\u2019installazione che rappresenta lo studio dell\u2019artista (fig. 1): letteralmente svuotato degli oggetti atti al suo lavoro e ripresentati qui con la lucidit\u00e0 di chi vuole rendere un omaggio consapevole a chi gli \u00e8 stato accanto per una vita ed individuare delle modalit\u00e0 espressive, che, adottate dai primi anni Novanta, sono diventate la sua cifra stilistica nel 2020: l\u2019uso del flash, la stampa in bianco e nero, il taglio brutale dell\u2019immagine, il ritratto, l\u2019autoritratto, l\u2019omosessualit\u00e0, il travestitismo, la scultura, il lavoro manuale, il tavolo per incontri e discussioni, gli strumenti musicali, il suono emesso dal corpo, l\u2019analisi spietata della propria immagine fisica, il radicamento nel luogo dove si \u00e8 nati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tutto questo ci sommerge come un\u2019onda emozionale, osservando gli oggetti posizionati nell\u2019installazione scultorea, dove Benassi si \u00e8 \u201csvuotato\u201d, restituendoci nel farlo le tracce del suo vissuto fino a questo momento e mettendo in scena per noi la sua coraggiosa rinuncia a tutto ci\u00f2 di cui si \u00e8 servito finora per produrre la sua arte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come aveva fatto nel 1970 John Baldessari, in un\u2019azione pi\u00f9 radicale, in cui bruciava tutti i suoi quadri eseguiti tra il 1953 e il 1966, e quindi cancellava, azzerava quella produzione giovanile, qui Benassi crea il vuoto nel suo studio alla Spezia, raggiungendo un grado zero da cui ripartire per comprendere sia cosa ne sar\u00e0 della sua arte, sia che cosa ne \u00e8 stato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel percorso espositivo sono individuati alcuni temi, fin qui determinanti. Partiamo dalla musica, da una fotografia che ritrae alcuni spettatori ad un concerto organizzato al Btomic, il locale che apre insieme a tre amici, Lorenzo D\u2019Anteo, Gianluca Petriccione e Roberto Buratta, nel 2011 in Via Firenze, alla Spezia, zona Piazza Brin, nella periferia di centro in una citt\u00e0 di provincia. Il locale, chiuso nel 2016, \u00e8 stato il luogo di concerti che avrebbero ben figurato nelle programmazioni dei club delle grandi citt\u00e0 italiane e europee. Lydia Lunch, Six Organs of Admittance, Jozef van Wssen, Julia Kent, Fabrizio Modanese Palumbo, Lori Glodstone, Mary Ocher, Khan of Finland: con tutti loro, Benassi ha mantenuto una profonda amicizia, spesso sfociata in progetti performativi e foto-musicali. Durante i concerti, si metteva tra il pubblico o sul palco e fotografava gli spettatori assorti e partecipi della performance sonora che si stava svolgendo. L\u2019attenzione era sui volti, sulle espressioni, sulle posizioni corporee degli spettatori. Erano loro i protagonisti, non il musicista sul palco. Ne sono venute fuori una serie di fotografie, emblematiche di un\u2019epoca recente, ma ormai passata e quasi mitologica, della storia della Spezia e che viene qui riassunta in una stampa in b\/n di 40 x 50, incorniciata con legno grezzo.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/foto-4\u00a9photoOKNOstudio-1-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-12292 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/foto-4%C2%A9photoOKNOstudio-1.jpg?resize=1024%2C683&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-12292\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/foto-4%C2%A9photoOKNOstudio-1-scaled.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/foto-4%C2%A9photoOKNOstudio-1-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/foto-4%C2%A9photoOKNOstudio-1-scaled.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/foto-4%C2%A9photoOKNOstudio-1-scaled.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/foto-4%C2%A9photoOKNOstudio-1-scaled.jpg?resize=2048%2C1365&amp;ssl=1 2048w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/foto-4%C2%A9photoOKNOstudio-1-scaled.jpg?resize=60%2C40&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/foto-4%C2%A9photoOKNOstudio-1-scaled.jpg?resize=720%2C480&amp;ssl=1 720w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/foto-4%C2%A9photoOKNOstudio-1-scaled.jpg?resize=480%2C320&amp;ssl=1 480w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/foto-4%C2%A9photoOKNOstudio-1-scaled.jpg?w=2160&amp;ssl=1 2160w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/noscript><figcaption>Fig.2<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La rappresentazione dell\u2019omosessualit\u00e0 (fig. 2) \u00e8 la parte pi\u00f9 autobiografica che l\u2019artista presenta in una carrellata di tutti i suoi amanti, rendendo esplicito il suo feticismo per i piedi e le ciabatte \u2013 fantastica la composizione a bassorilievo ligneo che non solo presenta le foto, ormai icone in certi ambienti, delle ciabatte in cuoio o in plastica, ma anche ne mostra, incorniciate, alcune paia da lui per anni indossate; e poi ci sono gli organi sessuali maschili e gli immancabili peli. La croce, simbolo religioso, ma anche iconografia gay, affiora dalle fessure nei pavimenti alla genovese del suo appartamento, cos\u00ec come si ritrova nella linea che divide le natiche e la parte tra queste e l\u2019inizio delle cosce di uno dei ragazzi incontrati nel tempo.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/foto-3\u00a9photoOKNOstudio-1024x576.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-12295 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/foto-3%C2%A9photoOKNOstudio.jpg?resize=1024%2C576&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-12295\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/foto-3%C2%A9photoOKNOstudio-scaled.jpg?resize=1024%2C576&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/foto-3%C2%A9photoOKNOstudio-scaled.jpg?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/foto-3%C2%A9photoOKNOstudio-scaled.jpg?resize=768%2C432&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/foto-3%C2%A9photoOKNOstudio-scaled.jpg?resize=1536%2C864&amp;ssl=1 1536w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/foto-3%C2%A9photoOKNOstudio-scaled.jpg?resize=2048%2C1152&amp;ssl=1 2048w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/foto-3%C2%A9photoOKNOstudio-scaled.jpg?resize=60%2C34&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/foto-3%C2%A9photoOKNOstudio-scaled.jpg?resize=480%2C270&amp;ssl=1 480w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/foto-3%C2%A9photoOKNOstudio-scaled.jpg?w=2160&amp;ssl=1 2160w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/noscript><figcaption>Fig. 3<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Immancabili gli autoritratti, genere artistico nel quale Benassi si \u00e8 cimentato sin dall\u2019inizio della sua attivit\u00e0 fotografica e che qui lo ritraggono in alcuni momenti eseguiti durante delle performance, (fig. 3) cui invece si \u00e8 accostato recentemente, anche attraverso l\u2019incontro con il lavoro coreografico di Marco Mazzoni, Kinkaleri. Oppure nella serie che lo ritrae con il tutore alla gamba sinistra &#8211; conseguenza di una operazione subita dopo un incidente che gli aveva rotto due legamenti &#8211; mentre si sorregge, nudo, con le stampelle. Il ritratto \u00e8 messo in contrapposizione, come in un dittico barocco, con una scultura in gesso assicurata con cavi e imbragature prima del restauro, ricollegandosi cos\u00ec ad una lunga tradizione storico-artistica, che mette a confronto il corpo fotografato e la scultura classica: da Wilhelm von Gloeden a Georges Platt Lynes, da George Dureau a Robert Mapplethorpe.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Divoratore di libri di fotografia, i suoi maestri sono stati Sergio Fregoso, fotografo spezzino che ha reso in modo lucido ed inedito il paesaggio e la gente che lo ha abitato, Florence Henri, conosciuta attraverso quest\u2019ultimo, dalla quale impara la necessit\u00e0 di una disciplina ferrea nello sguardo e nella costruzione dell\u2019immagine, e poi Diane Arbus, per quella sua vicinanza, attraverso l\u2019obiettivo fotografico, alle persone. Altri si sono aggiunti a questa lista, partendo da questi momenti iniziali di un percorso artistico che ha segnato la sua vita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Rimane un ultimo dettaglio, fondamentale all\u2019interno dell\u2019iconografia benassiana: la rappresentazione, non edulcorata, degli esseri umani incontrati durante le proprie esperienze di vita. Qui il pretesto arriva da un progetto pratese legato alla tradizione tessile: dopo una visita alla fabbrica Manteco e al suo Archivio e l\u2019incontro con i proprietari Marco e Matteo Mantellassi, Benassi scatta delle fotografie che confluiscono in un libro, sincero e a tratti duro, curato da Antonio Grulli e con un testo di Maria Luisa Frisa, pubblicato da Skira e dal titolo <em>The Belt<\/em>. Non \u00e8 solo la luce implacabile del flash, \u00e8 soprattutto la lucidit\u00e0 della visione che gli permette di fare delle foto emozionanti nella fabbrica, ai lavoratori e alle lavoratrici, ai prodotti finali e alle lavorazioni della lana, alle immagini identitarie del pulpito del Duomo di Donatello e Michelozzo e alla rappresentazione della Sacra Cintola di Prato. \u00c8 un occhio che vede la sofferenza come la poesia dentro ognuno di noi, il grottesco e lo splendore di un credo o di una superstizione, il <em>glamour <\/em>di un capo di alta moda e la quotidianit\u00e0 di un pranzo consumato direttamente dalla gamella.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/foto-6-955x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-12306 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"955\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/foto-6.jpg?resize=955%2C1024&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-12306\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/foto-6.jpg?resize=955%2C1024&amp;ssl=1 955w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/foto-6.jpg?resize=280%2C300&amp;ssl=1 280w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/foto-6.jpg?resize=768%2C823&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/foto-6.jpg?resize=1433%2C1536&amp;ssl=1 1433w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/foto-6.jpg?resize=1911%2C2048&amp;ssl=1 1911w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/foto-6.jpg?resize=60%2C64&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/foto-6.jpg?resize=480%2C514&amp;ssl=1 480w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/foto-6.jpg?w=2160&amp;ssl=1 2160w\" sizes=\"auto, (max-width: 955px) 100vw, 955px\" \/><\/noscript><figcaption>Fig.4<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il flash, quella luce che toglie la luce reale, come gli diceva il suo mentore e maestro, Fregoso, ci saluta negli occhi di alcune mucche ritratte in un paesaggio francese, la campagna dove vive Augustin Lafor\u00eat, il compagno di Jacopo, restauratore e scultore, presenza necessaria e significativa, omaggiata in un ritratto nella installazione iniziale. (fig. 4)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mentre si esce, se si gira intorno all\u2019installazione iniziale, c\u2019\u00e8 una grande foto, un\u2019Italia in cemento e piastrelle colorate, capovolta: non credo sia un omaggio all\u2019<em>Italia rovesciata,<\/em> 1968, di Luciano Fabro, ma condivide con quella un certo disprezzo canzonatorio nel definire una situazione dentro la quale non ci si sente a proprio agio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Magari non siete mai stati al Centro Pecci, magari pensate che la fotografia o l\u2019arte non vi interessino, magari sembra assurdo in questi tempi prendere un treno o salire in macchina per andare a vedere una mostra. Ma visitare <em>Jacopo Benassi<\/em>. <em>Vuoto<\/em> potrebbe suggerire anche a voi che \u00e8 ora di liberarsi di ogni fardello e incominciare tutto da capo. Consapevoli di quello che si \u00e8 e si \u00e8 stati, ma, soprattutto, sicuri di quello che non si vorr\u00e0 mai essere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px\"><em><a href=\"https:\/\/www.centropecci.it\/it\/mostre\/jacopo-benassi-vuoto\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Jacopo Benassi. Vuoto<\/a><\/em><br>a cura di Elena Magini<br>Centro per l\u2019arte contemporanea Luigi Pecci, Prato<br>fino al 29 novembre 2020<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color wp-block-paragraph\" style=\"font-size:14px;color:#676d82\"><em>In copertina: uno scatto di Jacopo Benassi<\/em><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>Fotografo, performer, forse anche scultore, ha una produzione che data dai primi anni Novanta e che \u00e8 implementata da una vasta attivit\u00e0 editoriale, dalle semplici fanzine di matrice punk ai libri d\u2019artista autoprodotti o alle vere e proprie pubblicazioni con editori nazionali e internazionali. 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