{"id":11526,"date":"2020-10-05T23:00:36","date_gmt":"2020-10-05T21:00:36","guid":{"rendered":"http:\/\/antinomie.it\/?p=11526"},"modified":"2024-06-06T16:03:18","modified_gmt":"2024-06-06T14:03:18","slug":"fuori-fuoco-decentrato-jasper-johns","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2020\/10\/05\/fuori-fuoco-decentrato-jasper-johns\/","title":{"rendered":"Fuori fuoco, decentrato: Jasper Johns","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Jewish Museum \u00e8 un luogo piuttosto fatiscente. Proprio l\u00ec, nel marzo 1957, viene inaugurata una mostra. Leo Castelli, che aveva aperto la sua \u201cLeo Castelli Gallery\u201d un mese prima, vi si reca, innescando quello che egli stesso definir\u00e0 il grande evento della sua carriera. \u00abEra una mostra che, se ricordo bene, si intitolava <em>New Artists: The Younger Generation<\/em>, o qualcosa del genere [<em>The New York School: Second Generation<\/em>]. Tutti gli artisti pi\u00f9 famosi e giovani, come Mike Goldberg, Joan Mitchell, Al Leslie e Rauschenberg, partecipavano con lavori che gi\u00e0 conoscevo. Mi imbattei in un dipinto che mi sorprese parecchio \u2013 ne rimasi piuttosto sbalordito \u2013 un dipinto verde. Guardai la targhetta e c&#8217;era scritto Jasper Johns. Non avevo mai sentito quel nome. Pensai che fosse inventato. Ma non capivo nemmeno di cosa trattasse il dipinto. Non avevo capito, come scoprii in seguito, che si trattava di un bersaglio [<em>Green Target<\/em>, 1955]\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Green-Target-1955-1024x1021.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-11532 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"1021\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Green-Target-1955.jpg?resize=1024%2C1021&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-11532\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Green-Target-1955.jpg?resize=1024%2C1021&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Green-Target-1955.jpg?resize=300%2C300&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Green-Target-1955.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Green-Target-1955.jpg?resize=768%2C766&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Green-Target-1955.jpg?resize=1536%2C1531&amp;ssl=1 1536w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Green-Target-1955.jpg?resize=60%2C60&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Green-Target-1955.jpg?resize=480%2C479&amp;ssl=1 480w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Green-Target-1955.jpg?w=2000&amp;ssl=1 2000w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/noscript><figcaption>Jasper Johns, <em>Green Target<\/em>, 1955<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fin dall&#8217;inizio, qualcosa come una curiosa instabilit\u00e0 sembra aleggiare su Jasper Johns. Castelli si chiede se il nome sia inventato. Si chiede anche per quale motivo sia attratto da un dipinto che solo in seconda battuta scoprir\u00e0 essere un bersaglio verde. Questo aspetto, questa specie di inafferrabilit\u00e0 costitutiva, di mobilit\u00e0 perpetua e gusto per il disorientamento, ha accompagnato Jasper Johns per tutta la sua vita d&#8217;artista.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tre giorni dopo Leo Castelli si reca nello studio di Rauschenberg in Pearl Street per vedere i quadri di una mostra che aveva in programma. \u00abC&#8217;erano alcuni dipinti di grandi dimensioni con cui Bob aveva qualche problema. Gli chiesi se potevo aiutarlo a tirarli fuori e lui mi rispose: \u201cNo, no, non preoccuparti. Jasper Johns verr\u00e0 tra pochi minuti per aiutarmi. Dissi: \u201cJasper Johns? Il tizio che ha dipinto quel quadro verde?\u201d E lui : \u201cS\u00ec, lui. Ha lo studio qui sotto.\u201d\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">(Quello che Rauschenberg evita di dire, e che Castelli ancora non sa, \u00e8 che i due avevano una relazione. Sembra una sottigliezza oggi, ma all&#8217;epoca \u2013 in un ambiente artistico americano cos\u00ec <em>macho<\/em>, dominato dall&#8217;espressionismo astratto \u2013 non era facile gestire una relazione omosessuale all&#8217;interno del mondo artistico. Lo ricorda anche Victor Bockris nella sua splendida biografia dedicata a Andy Warhol. Warhol era molto attratto da Johns e Rauschenberg. Come loro, proveniva dall&#8217;arte commerciale. Tutti e tre realizzavano vetrine per negozi. Eppure, ricorda Bockris: \u00abL&#8217;ultima cosa che Jasper Johns e Robert Rauschenberg volevano era che chiunque nel mondo dell&#8217;arte sapesse che erano gay. Negli anni Cinquanta una simile rivelazione avrebbe distrutto le loro carriere. Mettevano&nbsp;pi\u00f9 distanza possibile tra loro e molti degli art director gay che li avevano assunti. Quando Andy si avvicin\u00f2 a loro alle vernici, lo tagliarono fuori.\u00bb)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cos\u00ec, Castelli parla con Rauschenberg e Johns fa il suo ingresso nello studio. Castelli lo ricorda timido, giovane, modesto. \u00c8 cos\u00ec curioso di vedere i suoi lavori che interrompe Rauschenberg e gli chiede di accompagnarlo a vederli.&nbsp; \u00abCos\u00ec siamo scesi, mi sono misurato con quello spettacolo incredibile di bersagli &#8211; bersagli con calco in gesso, bersagli con facce &#8211; alfabeti, bandiere &#8211; rosso, bianco e blu, &#8211; numeri bianchi e grigi. Cos&#8217;altro? Cos&#8217;altro? Beh, tutte le cose a cui Jasper stava lavorando in quel momento. La maggior parte delle opere erano datate &#8217;55 &#8211; le pi\u00f9 importanti &#8211; e &#8217;56.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/unnamed.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-11535 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"512\" height=\"505\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/unnamed.jpg?resize=512%2C505&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-11535\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/unnamed.jpg?w=512&amp;ssl=1 512w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/unnamed.jpg?resize=300%2C296&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/unnamed.jpg?resize=60%2C59&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/unnamed.jpg?resize=480%2C473&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 512px) 100vw, 512px\" \/><\/noscript><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La prima personale di Jasper Johns si tiene un anno dopo, il 20 gennaio 1958, nella galleria di Leo Castelli. Un successo strabiliante. Il Museum of Modern Art acquista tre dipinti. Diversi collezionisti di valore (tra questi lo sconosciuto Robert Scull che avrebbe voluto comprare in blocco i pezzi esposti) comprano il resto, fatta eccezione per due lavori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ancora Bockris ricorda: \u00abJohns aveva fatto esattamente ci\u00f2 che Andy sognava. Apparve, apparentemente dal nulla, con una mostra cos\u00ec potente, cos\u00ec controversa e cos\u00ec bella (e che conteneva il soggetto preferito di Andy, un cazzo) che il meglio che i suoi critici potevano inventarsi era considerarlo non patriottico perch\u00e9 aveva dipinto la bandiera americana. Ogni dipinto conteneva un saggio storico sull&#8217;arte nella scelta del suo soggetto, nell&#8217;applicazione della pittura e delle singole pennellate, cos\u00ec come le audaci domande che Johns si poneva su come le persone guardavano l&#8217;arte, cosa pensavano che l&#8217;arte fosse essenzialmente. L&#8217;impatto travolgente di questi classici istantanei annunci\u00f2 un nuovo movimento.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qualche mese dopo, all&#8217;interno della Biennale &#8217;58, il pubblico italiano ha la possibilit\u00e0 di vedere con i propri occhi alcuni lavori di Johns. Tre per la precisione. Lo ricorda Flavio Fergonzi nel suo prezioso libro intitolato <em>Una nuova superficie. Jasper Johns e gli artisti italiani. 1958-1966<\/em> (Electa, 2019). I tre quadri esposti sono: <em>Flag<\/em>, <em>Green Target<\/em> e <em>Grey Alphabeths<\/em>. \u00abGiungono per la prima volta in Italia del tutto inaspettati e di fronte a un pubblico impreparato\u00bb. Sono esposti nella sezione <em>Giovani artisti italiani e stranieri <\/em>del padiglione centrale, il numero XXXIV, insieme ai lavori di Joan Mitchell, Richard Stankiewicz, il francese Fran\u00e7ois Arnal e i britannici Alan Davie e Anthony Caro. Per lo studioso, non \u00e8 possibile studiare la posizione delle opere in quella sala, dato che l&#8217;archivio storico della Biennale risulta sprovvisto di foto che ne documentino l&#8217;allestimento. Questo per sottolineare il suo scrupolo, l&#8217;acribia. Il suo lavoro si immerge filologicamente in una moltitudine di note in grado di chiarire e documentare, quando possibile, ogni evento, ogni affermazione. Lo studio sulle fonti \u00e8 sbalorditivo. Scopriamo per esempio che l&#8217;unico a scrivere dei tre lavori di Johns fu Renato Guttuso sul &#8220;Contemporaneo&#8221;. In <em>Pagine di diario: Dada<\/em>, con tono piuttosto polemico, egli definisce <em>Flag<\/em> una \u00ab<em>Bandiera americana <\/em>riprodotta con colori a cera su di un supporto di giornali masticati\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come accade spesso, le recensioni negative sanno meglio cogliere gli elementi decisivi di un&#8217;opera. Guttuso intercetta un gesto duchampiano: \u00abUna metafisica: ma a livello delle elementari\u00bb. Il libro di Fergonzi tratta mirabilmente la cangiante ricezione della sua opera da parte degli artisti italiani, dando molto spazio alle esperienze di Schifano, Manzoni e Paolini (ma anche di Pino Pascali, Pistoletto, Parmiggiani; e che dire di Gino Marotta, che, nel 1960, con <em>Finestra per Aldebaran<\/em>, trasforma il bersaglio in un centrino da tavolo fatto all&#8217;uncinetto?). <em>Una nuova superficie <\/em>risulta per questo un saggio di cruciale importanza.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">(Coda italica: nel 1962 Ileana Sonnabend lascia Leo Castelli e decide di aprire spazi espositivi in Europa. C&#8217;\u00e8 l&#8217;idea di allestire una galleria a Roma con Plinio De Martiis. Affascinata dall&#8217;uomo e dall&#8217;artista, mette sotto contratto Schifano a cui chiede di lavorare soprattutto a &#8220;monocromi&#8221;. Il rapporto tra loro non \u00e8 semplice. Si guasta definitivamente l&#8217;anno dopo. Maurizio Calvesi ricorda: \u00abMario cominci\u00f2 a seccarsi con Ileana. Poi lei apr\u00ec la galleria a Parigi e fece un programma che prevedeva una prima mostra di Rauschenberg, la seconda di Jasper Johns e la terza di Schifano. Quando Mario lo venne a sapere mi disse: &#8220;Ma guarda questa, mi mette davanti &#8216;sti du&#8217; stronzi&#8221;. I due stronzi erano Rauschenberg e Jasper Johns!\u00bb)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come indicava Guttuso, un gesto elementare, banale, spicca nei lavori di Johns (bersagli, bandiere&#8230;), ma appare deviato, sviato, reso complesso dalle molteplici versioni che egli realizza di uno stesso soggetto, in grado di esplodere in una miriade di varianti. Alcuni sgranano gli occhi, come Alberto Boatto. Nel 1964, a New York, ospite nell&#8217;appartamento di Castelli, si ritrova davanti a uno dei <em>Bersagli con calchi di gesso<\/em> del &#8217;55. Accomunandolo a <em>Las Me\u00f1inas<\/em> di Velasquez, Boatto considera l&#8217;opera di Johns una <em>trappola visiva modernissima<\/em>:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px\">\u00abQuel che appare dominante \u00e8 l&#8217;interna, profonda ambiguit\u00e0 di ci\u00f2 che chiamiamo mondo reale, assieme alla presa problematica dei nostri sensi su di essa. La cosa che guardavo poteva risultare sia un magistrale pezzo di pittura sia un tiro a segno, un attrezzo abbastanza banale. L&#8217;una e l&#8217;altra soluzione si dimostravano egualmente convincenti. Ogni cosa era se stessa, ma anche una cosa diversa dalla sua esperienza. Mi ripetevo un&#8217;affermazione spesso citata di Johns: &#8220;Mi piace il lavoro che sembra emerso da una messa a fuoco sempre mutevole. Non un unico rapporto ma una serie di rapporti, la cui messa a fuoco sia soggetta ai continui mutamenti e trasformazioni.&#8221;\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una delle pi\u00f9 note dichiarazioni di Johns certifica un aspetto decisivo del suo lavoro. Riguardo al modo in cui egli usava bersagli, bandiere come soggetto dei suoi dipinti, egli chiarisce di considerarli cose che la mente conosce gi\u00e0. \u00abQuesto mi ha dato spazio per lavorare su altri livelli.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa riflessione non riguarda solo i soggetti che egli ha scelto, ma si pu\u00f2 estendere a ogni tecnica pittorica che ha utilizzato e costantemente perturbato, contraddetto, trasfigurato, lavorando ancora una volta su diverse messe a fuoco (spingendo gli oggetti tecnici ad altri livelli). Si tratta di un aspetto davvero cruciale, che verr\u00e0 portato alle sue estreme conseguenze quando Johns lavorer\u00e0, in particolar modo negli anni &#8217;70, su telai serigrafici, perturbando, depistando, estremizzando il loro uso. Un buon documento al riguardo sono i due film che l&#8217;artista Katy Martin ha realizzato in super 8, registrando il suo lavoro negli spazi della SIMCA. I film sono stati ora restaurati e trasferiti digitalmente. Il primo \u00e8 intitolato <em>Hanafuda \/ Jasper Johns <\/em>(1978-81) e riguarda il lavoro dell&#8217;artista su due diverse serie: <em>Usuyuki<\/em> e <em>Cicada<\/em>. Il secondo, intitolato <em>Silkscreens <\/em>(1978), segue la realizzazione della serie intitolata <em>The Dutch Wives<\/em>. Vedendo e rivedendo i film risulta molto complesso comprendere in pieno il suo metodo di lavoro. Nei due film \u00e8 un continuo stendere liquidi gelatinosi, staccare pellicole trasparenti, incidere, correggere, alzare e abbassare telai, fare pressione sulle superfici con la spatola. Un lavoro meccanico, una specie di balletto, che per\u00f2 viene costantemente deviato, assoggettato alle scelte, agli scarti, le variabili e le varianti che Johns impone, esegue o fa eseguire. <em>Hanafuda<\/em> comprende una famosa conversazione con Katy Martin, finita poi all&#8217;interno del catalogo MoMA curato da Riva Casterman, <em>Jasper Johns. A Print Retrospective <\/em>(1986).<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/The-Dutch-Wives-1978-1024x794.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-11585 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"794\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/The-Dutch-Wives-1978.jpg?resize=1024%2C794&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-11585\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/The-Dutch-Wives-1978.jpg?resize=1024%2C794&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/The-Dutch-Wives-1978.jpg?resize=300%2C233&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/The-Dutch-Wives-1978.jpg?resize=768%2C596&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/The-Dutch-Wives-1978.jpg?resize=1536%2C1191&amp;ssl=1 1536w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/The-Dutch-Wives-1978.jpg?resize=60%2C47&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/The-Dutch-Wives-1978.jpg?resize=480%2C372&amp;ssl=1 480w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/The-Dutch-Wives-1978.jpg?w=2000&amp;ssl=1 2000w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/noscript><figcaption>Jasper Johns, <em>The Dutch Wives<\/em>, 1978<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Martin gli domanda qualcosa riguardo al processo che entra in gioco nella stampa serigrafica:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px\">\u00abBeh, inizi e lavori finch\u00e9 il tuo interesse regge e se ti interessa cambiare qualcosa puoi cambiarlo&#8230; Puoi cambiare il disegno, puoi cambiare l&#8217;ordine dei tessuti, puoi cambiare gli inchiostri, puoi cambiare la lucentezza, la qualit\u00e0 fisica, cose del genere.\u00bb E quando considera un lavoro finito? \u00abBeh, a volte quando sembra impossibile fare qualcosa di pi\u00f9, a volte hai finito. Quando la tua mente smette di lavorare in relazione alla stampa fondamentalmente &#8230; Quando la tua mente smette di lavorare in relazione a ci\u00f2 che stai facendo o lo hai finito o lo butti via. Questa mi sembra l&#8217;unica scelta.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un processo fisico dialoga con una situazione mentale. L&#8217;opera si dibatte tra questi due stadi. Ma non si tratta di trasferire un&#8217;idea su tela o stampa. \u00abL&#8217;idea \u00e8 spesso semplicemente un modo per focalizzare il tuo interesse nella realizzazione di un&#8217;opera &#8230; La funzione del lavoro non \u00e8 esprimere l&#8217;idea\u00bb, afferma beffardo a Katy Martin. Anche perch\u00e9 il punto di arrivo sembra sconosciuto. Giunge quando la mente smette di lavorare in relazione a ci\u00f2 che si sta facendo. Il risultato \u00e8 spesso enigmatico.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Usuyuki-1981.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-11588 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"843\" height=\"536\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Usuyuki-1981.jpg?resize=843%2C536&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-11588\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Usuyuki-1981.jpg?w=843&amp;ssl=1 843w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Usuyuki-1981.jpg?resize=300%2C191&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Usuyuki-1981.jpg?resize=768%2C488&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Usuyuki-1981.jpg?resize=60%2C38&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Usuyuki-1981.jpg?resize=480%2C305&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 843px) 100vw, 843px\" \/><\/noscript><figcaption>Jasper Johns, <em>Usuyuki<\/em>, 1981<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 possibile che il lavoro di Jasper Johns sia prossimo al concetto di <em>anamorfosi<\/em>. In un saggio rimarchevole intitolato <em>Anamorphosis: Jasper Johns<\/em>, Richard Shiff distingue tre modelli. Il primo \u00e8 classico. Il secondo \u00e8 modernista. Il terzo \u00e8 postmoderno. L&#8217;anamorfosi classica privilegia un punto di vista unico (quello del Re ad esempio, quello della classe nobiliare, dell&#8217;aristocrazia); per questo \u00abdiventa un prodotto di fattori esterni; la sua devianza deriva dalle abili manipolazioni tecniche eseguite da chi ha il controllo del proprio sistema di rappresentazione, da chi pu\u00f2 facilmente tornare a una visione normale.\u00bb A differenza di quella classica, la devianza modernista \u00e8 tutta interna, e deriva dall&#8217;espressione di s\u00e9. \u00abPoich\u00e9 tutti gli individui esprimono se stessi quando fanno rappresentazioni (almeno in una certa misura) l&#8217;anamorfosi pu\u00f2 diventare la regola piuttosto che l&#8217;irregolarit\u00e0. (&#8230;) Il grado di devianza stilistica individuale (o mera particolarit\u00e0) diventa l&#8217;indice indicativo dell&#8217;espressione di s\u00e9.\u00bb Si pensi ad esempio al &#8220;genio&#8221; romantico in grado di riorientare la tradizione classica: \u00abUn individuo dotato di genialit\u00e0 crea uno stile forte e un nuovo centro da cui tutto deve apparire diverso eppure &#8220;giusto&#8221;. (&#8230;) La modalit\u00e0 modernista dell&#8217;anamorfosi converte ogni devianza individuale in uno standard o un punto di vista che deve essere riconosciuto. Ogni vista \u00e8 privilegiata. Ognuno \u00e8 signore. E da una prospettiva modernista, ogni caso di distorsione equivale a un&#8217;anamorfosi di grado zero, poich\u00e9 ognuno apparir\u00e0 assolutamente corretto rispetto alla propria origine, un individuo che esprime se stesso.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il terzo modello, quello postmoderno, sembra prossimo a Jasper Johns. \u00abPossiamo ora sperimentare e identificare un&#8217;anamorfosi postmoderna frequentando l&#8217;operato di Jasper Johns? Johns agisce in senso negativo. Non riesce a indicare un&#8217;unica posizione dalla quale osservare i cambiamenti che subiscono le sue rappresentazioni; cos\u00ec, abbandona il sistema classico di anamorfosi. Inoltre non riesce a esprimersi, a &#8220;segnare&#8221; la posizione della sua persona; con questa evasione, prende le distanze dalla pratica modernista\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Johns lavora su oggetti preesistenti, prediligendo quelli riconducibili ad aree chiaramente definite (banali, elementari, li chiamava Guttuso), che possano essere misurati e trasferiti su tela, giocando su uno sbilanciamento tra il segno e il significato che questi oggetti hanno nella realt\u00e0. Uno sbilanciamento di messa a fuoco, di nuovo. Non \u00e8 tutto. Per Shiff, Johns non afferma \u00abn\u00e9 il controllo e la maestria che trasformano la realt\u00e0, n\u00e9 indulge (con un significato) nella scoperta della propria persona, del proprio punto di vista individuale. Nessuna autorit\u00e0 centrale sembra guidare la sua pratica, n\u00e9 l&#8217;autorit\u00e0 esterna del classicismo (la legge di Dio, la legge della natura), n\u00e9 l&#8217;autorit\u00e0 interna del modernismo (il proprio s\u00e9).\u00bb Insomma, l&#8217;arte di Johns \u00e8 <em>decentrata<\/em>. Qualcosa che lo stesso Shiff si affretta ad avvicinare al post-strutturalismo anni &#8217;70, alla sua concezione di &#8220;gioco&#8221;. Questo scivolamento, questa continua danza serigrafica, questa specie di depistaggio del senso, non \u00e8 forse una sorta di &#8220;gioco&#8221; tra i livelli delle immagini, la loro indecidibilit\u00e0, il loro interminabile processo di interpretazione ?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La pratica di Johns opera attraverso continui cambi di posizione, distorsioni: cio\u00e8 un&#8217;anamorfosi. Siamo di fronte a un sistema aperto dove alcune polarit\u00e0 sembrano saltare. Dentro\/fuori, causa\/effetto si alterano e si spostano, scambiandosi di posto. Saltano le posizioni. Johns sembra optare per una (non)posizione. E Shiff pu\u00f2 riassumere: \u00abLa (non)posizione johnsiana non ha bisogno di succedere cronologicamente alle pratiche classiche e moderniste, ma si pone sempre come loro pronta alternativa, fuori dal tempo. Se il classicismo privilegia un punto di vista e il modernismo privilegia ogni punto di vista, il postmodernismo non privilegia alcun punto di vista. L&#8217;anamorfosi classica posiziona i suoi spettatori per vedere correttamente un oggetto esterno distorto. L&#8217;anamorfosi modernista mostra invece la posizione deviante dell&#8217;altro, il caratteristico punto di vista interiorizzato dell&#8217;altro. L&#8217;anamorfosi postmodernista mette in gioco il fattore della posizione; costringe lo spettatore a interpretare senza fine e ad assumere voci, gesti e discorsi diversi. Mentre il classicista padroneggia gli oggetti e il modernista padroneggia il s\u00e9, il postmodernista si sforza solo di padroneggiare il medium.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo gioco anamorfico (a cui il critico partecipa) \u00e8 forse il centro dell&#8217;opera di Jasper Johns? Come inquadrare l&#8217;opera? E l&#8217;artista? Operando quale messa a fuoco? Figura instabile, enigmatica. L&#8217;ha compreso anche Matt Groening che, in una puntata dei <em>Simpsons<\/em>, lo mostra a una vernice, intento a rubare una fetta di torta e alcune lampadine. Ma l&#8217;aveva gi\u00e0 capito Leo Castelli, davanti a quel bersaglio verde: sbalordito, incapace di comprendere, a prima vista, cosa fosse. Il titolo di un suo lavoro del 1972 sembra quasi prendere questa lettura alla lettera. Si intitola <em>According to What<\/em>.*<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"http:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/According-to-what-1972-1024x768.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-11592 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/According-to-what-1972-1024x768.jpg?resize=1024%2C768\" alt=\"\" class=\"wp-image-11592\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/According-to-what-1972-scaled.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/According-to-what-1972-scaled.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/According-to-what-1972-scaled.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/According-to-what-1972-scaled.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/According-to-what-1972-scaled.jpg?resize=2048%2C1536&amp;ssl=1 2048w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/According-to-what-1972-scaled.jpg?resize=60%2C45&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/According-to-what-1972-scaled.jpg?resize=480%2C360&amp;ssl=1 480w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/According-to-what-1972-scaled.jpg?w=2160&amp;ssl=1 2160w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/noscript><figcaption>Jasper Johns, <em>According to What<\/em>, 1972 <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:14px\">* Nota: Le citazioni di Leo Castelli si trovano in E. de Antonio e M. Tuchman<em>, Painters Painting. A Candid History of the Modern Art Scene (1940-1970)<\/em>, Abbeville Press, New York, 1984; i ricordi di Victor Bockris sono contenuti in V. Bockris, <em>Warhol<\/em>, Penguin Books, 1989; sulla ricezione di Johns in Italia, vedi l&#8217;importante saggio di Flavio Fergonzi, <em>Una nuova superficie. Jasper Johns e gli artisti italiani. 1958-1966<\/em>, Electa, Milano, 2019; per i ricordi di Alberto Boatto vedi A. Boatto, <em>New York 1964 New York<\/em>, Italo Svevo, Roma, 2019; riguardo a Schifano, Johns e Ileana Sonnabend, vedi L. Ronchi, <em>Mario Schifano. Una biografia<\/em>, Johan &amp; Levi, Monza, 2012; le citazioni di Jasper Johns sono tratte da L. Alloway, <em>American Pop Art<\/em>, Collier Books, New York\/London, 1974 e R. Casterman, <em>Jasper Johns. A print retrospective<\/em>, MoMA, 1986; il saggio di Richard Shiff, &#8220;Anamorphosis: Jasper Johns&#8221;, appare in J. Cuno (a cura di), <em>Foirades\/Fizzles: Echo and Illusion in the Art of Jasper Johns<\/em>, University of California, 1987; resta da segnalare il saggio rimarchevole di Leo Steinberg, \u201cJasper Johns: The First Seven Years of His Art\u201d, in <em>Other Criteria. Confrontations with Twentieth-Century Art<\/em>, University of Chicago Press, 1972.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:14px\">** Grazie a Enrico Camporesi per avermi ricordato la puntata dei <em>Simpsons<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px;color:#676d82\"><em>In copertina: Jasper Johns, <\/em>Flag<em>, 1954-55, encaustic, oil and collage on fabric mounted on wood (3 panels), The Museum of Modern Art, New York,  \u00a9 The Museum of Modern Art<\/em><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Mi piace il lavoro che sembra emerso da una messa a fuoco sempre mutevole. Non un unico rapporto ma una serie di rapporti, la cui messa a fuoco sia soggetta ai continui mutamenti e trasformazioni.&#8221;<\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"author":166,"featured_media":11575,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[3],"tags":[818,113,683],"coauthors":[2027],"class_list":["post-11526","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-imago","tag-jasper-johns","tag-pittura","tag-rinaldo-censi","style--link-2"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.7 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Fuori fuoco, decentrato: Jasper Johns - Rinaldo Censi<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"&quot;Mi piace il lavoro che sembra emerso da una messa a fuoco sempre mutevole. Non un unico rapporto ma una serie di rapporti, la cui messa a fuoco sia soggetta ai continui mutamenti e trasformazioni.&quot;\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2020\/10\/05\/fuori-fuoco-decentrato-jasper-johns\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Fuori fuoco, decentrato: Jasper Johns - Rinaldo Censi\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"&quot;Mi piace il lavoro che sembra emerso da una messa a fuoco sempre mutevole. Non un unico rapporto ma una serie di rapporti, la cui messa a fuoco sia soggetta ai continui mutamenti e trasformazioni.&quot;\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2020\/10\/05\/fuori-fuoco-decentrato-jasper-johns\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Antinomie\" \/>\n<meta property=\"article:publisher\" content=\"https:\/\/www.facebook.com\/antinomie.it\/\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2020-10-05T21:00:36+00:00\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2024-06-06T14:03:18+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/FLAG.jpg\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:width\" content=\"1005\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:height\" content=\"670\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:type\" content=\"image\/jpeg\" \/>\n<meta name=\"author\" content=\"Rinaldo Censi\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\n<meta name=\"twitter:creator\" content=\"@antinomie_it\" \/>\n<meta name=\"twitter:site\" content=\"@antinomie_it\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Scritto da\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"Rinaldo Censi\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:label2\" content=\"Tempo di lettura stimato\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data2\" content=\"14 minuti\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\\\/\\\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"Article\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/2020\\\/10\\\/05\\\/fuori-fuoco-decentrato-jasper-johns\\\/#article\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/2020\\\/10\\\/05\\\/fuori-fuoco-decentrato-jasper-johns\\\/\"},\"author\":{\"name\":\"Rinaldo Censi\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/e1e51738462fbeb9107d4faffed7b55b\"},\"headline\":\"Fuori fuoco, decentrato: Jasper Johns\",\"datePublished\":\"2020-10-05T21:00:36+00:00\",\"dateModified\":\"2024-06-06T14:03:18+00:00\",\"mainEntityOfPage\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/2020\\\/10\\\/05\\\/fuori-fuoco-decentrato-jasper-johns\\\/\"},\"wordCount\":2833,\"commentCount\":0,\"publisher\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/#organization\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/2020\\\/10\\\/05\\\/fuori-fuoco-decentrato-jasper-johns\\\/#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\\\/\\\/i0.wp.com\\\/antinomie.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2020\\\/10\\\/FLAG.jpg?fit=1005%2C670&ssl=1\",\"keywords\":[\"Jasper Johns\",\"Pittura\",\"Rinaldo Censi\"],\"articleSection\":[\"Imago\"],\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"CommentAction\",\"name\":\"Comment\",\"target\":[\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/2020\\\/10\\\/05\\\/fuori-fuoco-decentrato-jasper-johns\\\/#respond\"]}]},{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/2020\\\/10\\\/05\\\/fuori-fuoco-decentrato-jasper-johns\\\/\",\"url\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/2020\\\/10\\\/05\\\/fuori-fuoco-decentrato-jasper-johns\\\/\",\"name\":\"Fuori fuoco, decentrato: Jasper Johns - Rinaldo Censi\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/#website\"},\"primaryImageOfPage\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/2020\\\/10\\\/05\\\/fuori-fuoco-decentrato-jasper-johns\\\/#primaryimage\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/2020\\\/10\\\/05\\\/fuori-fuoco-decentrato-jasper-johns\\\/#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\\\/\\\/i0.wp.com\\\/antinomie.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2020\\\/10\\\/FLAG.jpg?fit=1005%2C670&ssl=1\",\"datePublished\":\"2020-10-05T21:00:36+00:00\",\"dateModified\":\"2024-06-06T14:03:18+00:00\",\"description\":\"\\\"Mi piace il lavoro che sembra emerso da una messa a fuoco sempre mutevole. Non un unico rapporto ma una serie di rapporti, la cui messa a fuoco sia soggetta ai continui mutamenti e trasformazioni.\\\"\",\"breadcrumb\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/2020\\\/10\\\/05\\\/fuori-fuoco-decentrato-jasper-johns\\\/#breadcrumb\"},\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/2020\\\/10\\\/05\\\/fuori-fuoco-decentrato-jasper-johns\\\/\"]}]},{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/2020\\\/10\\\/05\\\/fuori-fuoco-decentrato-jasper-johns\\\/#primaryimage\",\"url\":\"https:\\\/\\\/i0.wp.com\\\/antinomie.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2020\\\/10\\\/FLAG.jpg?fit=1005%2C670&ssl=1\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/i0.wp.com\\\/antinomie.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2020\\\/10\\\/FLAG.jpg?fit=1005%2C670&ssl=1\",\"width\":1005,\"height\":670},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/2020\\\/10\\\/05\\\/fuori-fuoco-decentrato-jasper-johns\\\/#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"Fuori fuoco, decentrato: Jasper Johns\"}]},{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/#website\",\"url\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/\",\"name\":\"Antinomie\",\"description\":\"scritture e immagini\",\"publisher\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/#organization\"},\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":{\"@type\":\"EntryPoint\",\"urlTemplate\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/?s={search_term_string}\"},\"query-input\":{\"@type\":\"PropertyValueSpecification\",\"valueRequired\":true,\"valueName\":\"search_term_string\"}}],\"inLanguage\":\"it-IT\"},{\"@type\":\"Organization\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/#organization\",\"name\":\"Antinomie\",\"url\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/\",\"logo\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/#\\\/schema\\\/logo\\\/image\\\/\",\"url\":\"https:\\\/\\\/i0.wp.com\\\/antinomie.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2023\\\/05\\\/logo_antinomie_cerchio.png?fit=3543%2C3543&ssl=1\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/i0.wp.com\\\/antinomie.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2023\\\/05\\\/logo_antinomie_cerchio.png?fit=3543%2C3543&ssl=1\",\"width\":3543,\"height\":3543,\"caption\":\"Antinomie\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/#\\\/schema\\\/logo\\\/image\\\/\"},\"sameAs\":[\"https:\\\/\\\/www.facebook.com\\\/antinomie.it\\\/\",\"https:\\\/\\\/x.com\\\/antinomie_it\"]},{\"@type\":\"Person\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/e1e51738462fbeb9107d4faffed7b55b\",\"name\":\"Rinaldo Censi\",\"image\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/b8ad1eb3ad3fef6dc44349c5162f8e769264a4c16b06aec8de9d53107c518b24?s=96&d=blank&r=gd67179b01954090bfc08f001f9219ffb\",\"url\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/b8ad1eb3ad3fef6dc44349c5162f8e769264a4c16b06aec8de9d53107c518b24?s=96&d=blank&r=g\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/b8ad1eb3ad3fef6dc44349c5162f8e769264a4c16b06aec8de9d53107c518b24?s=96&d=blank&r=g\",\"caption\":\"Rinaldo Censi\"},\"description\":\"scrive, traduce e svolge attivit\u00e0 di programmazione cinematografica. \u00c8 interessato alle frontiere disciplinari. Collabora con la Cineteca di Bologna, per la quale ha curato il dvd\u00a0\u201cHistoire(s) du cin\u00e9ma\u201d\u00a0di Jean-Luc Godard, oltre che rassegne su diversi filmmaker. Il suo ultimo libro si intitola\u00a0\u201cCopie originali. Iperrealismi tra pittura e cinema\u201d\u00a0(Johan &amp; Levi, 2014).\",\"url\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/author\\\/rinaldo-censi\\\/\"}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"Fuori fuoco, decentrato: Jasper Johns - Rinaldo Censi","description":"\"Mi piace il lavoro che sembra emerso da una messa a fuoco sempre mutevole. Non un unico rapporto ma una serie di rapporti, la cui messa a fuoco sia soggetta ai continui mutamenti e trasformazioni.\"","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2020\/10\/05\/fuori-fuoco-decentrato-jasper-johns\/","og_locale":"it_IT","og_type":"article","og_title":"Fuori fuoco, decentrato: Jasper Johns - Rinaldo Censi","og_description":"\"Mi piace il lavoro che sembra emerso da una messa a fuoco sempre mutevole. Non un unico rapporto ma una serie di rapporti, la cui messa a fuoco sia soggetta ai continui mutamenti e trasformazioni.\"","og_url":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2020\/10\/05\/fuori-fuoco-decentrato-jasper-johns\/","og_site_name":"Antinomie","article_publisher":"https:\/\/www.facebook.com\/antinomie.it\/","article_published_time":"2020-10-05T21:00:36+00:00","article_modified_time":"2024-06-06T14:03:18+00:00","og_image":[{"width":1005,"height":670,"url":"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/FLAG.jpg","type":"image\/jpeg"}],"author":"Rinaldo Censi","twitter_card":"summary_large_image","twitter_creator":"@antinomie_it","twitter_site":"@antinomie_it","twitter_misc":{"Scritto da":"Rinaldo Censi","Tempo di lettura stimato":"14 minuti"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"Article","@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2020\/10\/05\/fuori-fuoco-decentrato-jasper-johns\/#article","isPartOf":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2020\/10\/05\/fuori-fuoco-decentrato-jasper-johns\/"},"author":{"name":"Rinaldo Censi","@id":"https:\/\/antinomie.it\/#\/schema\/person\/e1e51738462fbeb9107d4faffed7b55b"},"headline":"Fuori fuoco, decentrato: Jasper Johns","datePublished":"2020-10-05T21:00:36+00:00","dateModified":"2024-06-06T14:03:18+00:00","mainEntityOfPage":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2020\/10\/05\/fuori-fuoco-decentrato-jasper-johns\/"},"wordCount":2833,"commentCount":0,"publisher":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/#organization"},"image":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2020\/10\/05\/fuori-fuoco-decentrato-jasper-johns\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/FLAG.jpg?fit=1005%2C670&ssl=1","keywords":["Jasper Johns","Pittura","Rinaldo Censi"],"articleSection":["Imago"],"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"CommentAction","name":"Comment","target":["https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2020\/10\/05\/fuori-fuoco-decentrato-jasper-johns\/#respond"]}]},{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2020\/10\/05\/fuori-fuoco-decentrato-jasper-johns\/","url":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2020\/10\/05\/fuori-fuoco-decentrato-jasper-johns\/","name":"Fuori fuoco, decentrato: Jasper Johns - Rinaldo Censi","isPartOf":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/#website"},"primaryImageOfPage":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2020\/10\/05\/fuori-fuoco-decentrato-jasper-johns\/#primaryimage"},"image":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2020\/10\/05\/fuori-fuoco-decentrato-jasper-johns\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/FLAG.jpg?fit=1005%2C670&ssl=1","datePublished":"2020-10-05T21:00:36+00:00","dateModified":"2024-06-06T14:03:18+00:00","description":"\"Mi piace il lavoro che sembra emerso da una messa a fuoco sempre mutevole. Non un unico rapporto ma una serie di rapporti, la cui messa a fuoco sia soggetta ai continui mutamenti e trasformazioni.\"","breadcrumb":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2020\/10\/05\/fuori-fuoco-decentrato-jasper-johns\/#breadcrumb"},"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2020\/10\/05\/fuori-fuoco-decentrato-jasper-johns\/"]}]},{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2020\/10\/05\/fuori-fuoco-decentrato-jasper-johns\/#primaryimage","url":"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/FLAG.jpg?fit=1005%2C670&ssl=1","contentUrl":"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/FLAG.jpg?fit=1005%2C670&ssl=1","width":1005,"height":670},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2020\/10\/05\/fuori-fuoco-decentrato-jasper-johns\/#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/antinomie.it\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"Fuori fuoco, decentrato: Jasper Johns"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/antinomie.it\/#website","url":"https:\/\/antinomie.it\/","name":"Antinomie","description":"scritture e immagini","publisher":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/#organization"},"potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/antinomie.it\/?s={search_term_string}"},"query-input":{"@type":"PropertyValueSpecification","valueRequired":true,"valueName":"search_term_string"}}],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":"Organization","@id":"https:\/\/antinomie.it\/#organization","name":"Antinomie","url":"https:\/\/antinomie.it\/","logo":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/antinomie.it\/#\/schema\/logo\/image\/","url":"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/logo_antinomie_cerchio.png?fit=3543%2C3543&ssl=1","contentUrl":"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/logo_antinomie_cerchio.png?fit=3543%2C3543&ssl=1","width":3543,"height":3543,"caption":"Antinomie"},"image":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/#\/schema\/logo\/image\/"},"sameAs":["https:\/\/www.facebook.com\/antinomie.it\/","https:\/\/x.com\/antinomie_it"]},{"@type":"Person","@id":"https:\/\/antinomie.it\/#\/schema\/person\/e1e51738462fbeb9107d4faffed7b55b","name":"Rinaldo Censi","image":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/b8ad1eb3ad3fef6dc44349c5162f8e769264a4c16b06aec8de9d53107c518b24?s=96&d=blank&r=gd67179b01954090bfc08f001f9219ffb","url":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/b8ad1eb3ad3fef6dc44349c5162f8e769264a4c16b06aec8de9d53107c518b24?s=96&d=blank&r=g","contentUrl":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/b8ad1eb3ad3fef6dc44349c5162f8e769264a4c16b06aec8de9d53107c518b24?s=96&d=blank&r=g","caption":"Rinaldo Censi"},"description":"scrive, traduce e svolge attivit\u00e0 di programmazione cinematografica. \u00c8 interessato alle frontiere disciplinari. Collabora con la Cineteca di Bologna, per la quale ha curato il dvd\u00a0\u201cHistoire(s) du cin\u00e9ma\u201d\u00a0di Jean-Luc Godard, oltre che rassegne su diversi filmmaker. Il suo ultimo libro si intitola\u00a0\u201cCopie originali. Iperrealismi tra pittura e cinema\u201d\u00a0(Johan &amp; Levi, 2014).","url":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/author\/rinaldo-censi\/"}]}},"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/FLAG.jpg?fit=1005%2C670&ssl=1","gt_translate_keys":[{"key":"link","format":"url"}],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11526","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/166"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=11526"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11526\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/11575"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=11526"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=11526"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=11526"},{"taxonomy":"author","embeddable":true,"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/coauthors?post=11526"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}