{"id":10016,"date":"2020-09-06T00:01:26","date_gmt":"2020-09-05T22:01:26","guid":{"rendered":"http:\/\/antinomie.it\/?p=10016"},"modified":"2024-06-06T16:43:09","modified_gmt":"2024-06-06T14:43:09","slug":"immagini-di-infanzie-berlinesi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2020\/09\/06\/immagini-di-infanzie-berlinesi\/","title":{"rendered":"Immagini di infanzie berlinesi","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8220;Sono molto preoccupata per Benji&#8221;, scriveva Hannah Arendt all\u2019amico Gershom Scholem dalla parigina <em>rue Brancion<\/em>, il 29 maggio del 1939<a href=\"#_ftn1\"><sup>[1]<\/sup><\/a>. Ottant\u2019anni dopo e sullo sfondo azzurro di un maggio londinese, Lais Benjamin Campos nascondeva i suoi tredici anni dietro due occhi seri e color ambra. L\u2019anticamera del suo volto era un timido sorriso che s\u2019affrettava a scomparire, lasciando spazio alla domanda: &#8220;Tu hai letto l\u2019<em>Infanzia berlinese <\/em>del mio bisnonno?&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In quel pomeriggio primaverile i pensieri si rincorrevano veloci, zigzagando, come noi, tra le ombre dei platani e le macchie di luce verde chiaro di cui si tinge l\u2019immacolato prato inglese nei giorni in cui il dono si presenta allo sguardo, di un cielo terso e senza velo. Oltremanica, in quel lontano maggio del 1939, il bisnonno di Lais si trovava a fare i conti con l\u2019incombenza di un <em>running-out-of-time <\/em>che ormai lo accompagnava da anni e che non lo avrebbe risparmiato nemmeno nell\u2019ultima corsa contro il tempo, lo <em>Chemin <\/em>del Pireneo meridionale a cavallo tra Francia e Spagna, con la sua silhouette spigolosa e tormentata. Addolcita, seppur lievemente, dalla promessa di onde e schiuma che attendeva oltre l\u2019ultima collina. Saranno ancora le parole asciutte della Arendt a raccontare, in un\u2019altra lettera a Scholem, l\u2019epilogo infausto di quello sforzo finale e di una vita che, raggiunta la frontiera, l\u2019attraversava scivolando via, tacitamente, in una camera d\u2019albergo. Non c\u2019era pi\u00f9 tempo, ammetteva Benjamin in una nota finale, per scrivere tutte le lettere che avrebbe voluto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una corsa contro il tempo che aveva annunciato la sua venuta bussando alla porte di Poveromo nel \u201932, come si legge nelle parole rivolte a Theodor Adorno: &#8220;Non so quando potr\u00f2 fare ritorno a Berlino&#8221;<a href=\"#_ftn2\"><sup>[2]<\/sup><\/a>. Nella stessa lettera Benjamin confidava all\u2019amico d\u2019aver iniziato i lavori che porteranno alla composizione di <em>Berliner Kindheit <\/em><em>um <\/em><em>n<\/em><em>eunzehnhundert<\/em><em> <\/em>(<em>Infanzia berlinese intorno al millenovecento<\/em>, Einaudi, 2007)<em>, <\/em>il cui destino editoriale &#8211; complicato dalle molteplici stesure &#8211; cadr\u00e0 proprio tra le braccia di Theodor. Com\u2019\u00e8 risaputo, in quell\u2019anno si concretizzava l\u2019amara prospettiva di un addio prolungato, col senno di poi definitivo, all\u2019<em>Heimat, <\/em>nocciolo sicuro della sua infanzia. Cos\u00ec recita la premessa all\u2019ultima redazione di <em>Infanzia berlinese<\/em> (1938), in cui s\u2019intuisce il <em>trait d&#8217;union<\/em><em> <\/em>tra la consapevolezza dello sfuggire di un tempo &#8211; e <em>del <\/em>tempo &#8211; e il desiderio di abbracciare virtualmente, una volta ancora, le immagini che ne avevano scandito il ritmo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gi\u00e0 nel 1914 un Benjamin appena ventiduenne accennava, nella <em>Metafisica della giovent\u00f9, <\/em>al rapporto di interdipendenza tra la presa di coscienza di uno sfuggire a se stessi e il ricordo di un tempo senza fuga: &#8220;Vogliamo considerare le fonti della disperazione indicibile che scorrono in tutte le anime&#8221;<a href=\"#_ftn3\"><sup>[3]<\/sup><\/a>, si legge nell\u2019incipit del segmento intitolato <em>Il diario<\/em>. Disperate sono le anime attraversate dal brivido di una scadenza senza proroga, consapevoli d\u2019essere sfuggite a loro stesse, giorno dopo giorno, corrose dal soffio del tempo nelle sue forme pi\u00f9 logoranti e micidiali &#8211; la quotidianit\u00e0 dell\u2019obbligo, le malvolute incursioni dell\u2019accidente. \u00c8 come se il ragazzo ventiduenne si rivolgesse al futuro uomo sulla via dello <em>Chemin<\/em>, alle prese con gl\u2019infelici accadimenti e con le avversit\u00e0 del caso, prefigurandone gi\u00e0 il destino. Come se quel giovane studente potesse gi\u00e0 percepire il rarefarsi dell\u2019ossigeno, intuendo che la miscela cerata di vita e fiamma si sarebbe presto sciolta all\u2019accorciarsi della miccia: &#8220;Chi giunse a questa forma di disperazione, si sovvenne della sua infanzia, quando c\u2019erano ancora un tempo senza fuga e un Io senza morte. Guarda e guarda gi\u00f9 in quella corrente da cui era emerso, e perde lentamente, finalmente la sua capacit\u00e0 di comprensione&#8221;<a href=\"#_ftn4\"><sup>[4]<\/sup><\/a>. Cos\u00ec, scriveva il giovane Benjamin, l\u2019uomo tormentato comincia il suo diario, come antidoto al proprio<em> running-out-of-time<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anima esiliata, immersa nel bagno di luce e aria delle mattinate ibizenche<em>, <\/em>cullata dalla melodia d\u2019infanzia alla quale i cuori straziati porgono l\u2019orecchio, morbida cadenza fatta immagine, parola e poi pagina: <em>Infanzia berlinese <\/em>nasce seguendo alla lettera le parole del ragazzo ventenne che, divenuto uomo, inizia la sua corsa contro il tempo con lo sguardo volto all\u2019indietro, verso la corrente, a ritrovare in immagini le tracce di un tempo senza fuga. Ma, come ha magistralmente dimostrato P\u00e9ter Szondi<a href=\"#_ftn5\"><sup>[5]<\/sup><\/a>, non \u00e8 l\u2019a-temporalit\u00e0 ci\u00f2 che Benjamin insegue nelle immagini d\u2019infanzia, al contrario, in quelle immagini Benjamin scorge il disegno di un possibile futuro, sintomo di una temporalit\u00e0 incompiuta. \u00c8 quella capacit\u00e0 unica delle immagini di aprire il tempo,&nbsp; insieme alla certezza che &#8220;le cose passate diventano future&#8221;<a href=\"#_ftn6\"><sup>[6]<\/sup><\/a>, che Benjamin gi\u00e0 individuava nel &#8220;paesaggio&#8221; del diario, nella <em>Metafisica<\/em>:&#8221;Le cose ci vedono, il loro sguardo ci lancia nel futuro, poich\u00e9 noi non rispondiamo alle cose, ma le percorriamo [\u2026] Compenetrato dal tempo esso [il paesaggio] respira davanti a noi, mosso. Noi siamo al riparo l\u2019uno vicino all\u2019altro, il paesaggio e io. Precipitiamo di nudit\u00e0 in nudit\u00e0&#8221;<a href=\"#_ftn7\"><sup>[7]<\/sup><\/a>. Questo precipitare di immagine e soggetto non pu\u00f2 condurre verso l\u2019azzeramento del tempo ma ci invita ad attraversarne il &#8220;grembo&#8221;<a href=\"#_ftn8\"><sup>[8]<\/sup><\/a>. \u00c8 chiaro, <em>Infanzia berlinese<\/em> non \u00e8 un diario e poco s\u2019intona al registro stilistico della narrazione autobiografica. Eppure, sottratte alla sequenza cronologica, le immagini d\u2019infanzia sono anch\u2019esse antidoto allo sgretolarsi d\u2019ogni certezza, vaccinazione che &#8220;non deve imporsi su un corpo sano&#8221;<a href=\"#_ftn9\"><sup>[9]<\/sup><\/a> ma solo suggerire il ricordo di un tempo fanciullo che non tendeva sgambetti e dalle cui forme s\u2019irradia nuova luce. A queste immagini Benjamin affidava un particolare destino. \u00c8 possibile, mi domando, che uno dei ramoscelli a cui la sorte si \u00e8 aggrappata sia fiorito proprio qui, di fronte a me, negli occhi ambrati e profumati di sole di questa ragazzina, Lais, e in quelli di sua madre, Chantal Benjamin?<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/1--1024x576.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-10275 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/1-.jpeg?resize=1024%2C576&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-10275\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/1--scaled.jpeg?resize=1024%2C576&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/1--scaled.jpeg?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/1--scaled.jpeg?resize=768%2C432&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/1--scaled.jpeg?resize=1536%2C864&amp;ssl=1 1536w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/1--scaled.jpeg?resize=2048%2C1152&amp;ssl=1 2048w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/1--scaled.jpeg?resize=60%2C34&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/1--scaled.jpeg?resize=480%2C270&amp;ssl=1 480w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/1--scaled.jpeg?w=2160&amp;ssl=1 2160w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/noscript><figcaption><em>Berlin Childhood around 1900<\/em>, Aura Rosenberg e Frances Scholz \u00a9 \u2018Carousel\u2019 \u00a0(2017)<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sin dall\u2019et\u00e0 di tre anni Lais \u00e8 coinvolta, insieme alla madre, nella realizzazione di cortometraggi cinematografici corrispondenti ad alcuni segmenti di <em>Infanzia berlinese, <\/em>progettonato dalla collaborazione tra le artiste Aura Rosenberg e Frances Scholz. Ad oggi, per il loro <em>Berlin Childhood <\/em>sono stati realizzati nove corti che comprendono alcune tra le pi\u00f9 celebri \u201cimmagini\u201d del testo benjaminiano, come <em>Kaiserpanorama, Mattini d\u2019inverno, La giostra. <\/em>Lungi dal tentativo di una mera messa in scena, le immagini di Rosenberg e Scholz documentano un\u2019altra infanzia, quella di Lais, cresciuta in una Berlino cos\u00ec distante da quella che era stata l\u2019<em>Heimat <\/em>di Benjamin ma nella quale torreggiano ancora i <em>landmarks <\/em>che avevano fatto da scenografia, anni prima, alla fanciullezza del suo bisnonno. I luoghi di <em>Infanzia berlinese<\/em> diventano quadri interrotti nel museo aperto del tempo, regioni dai confini vacillanti che fanno da teatro ad un rendez-vous non solo tra bisnonno e pronipote, ma anche tra parola e immagine. E cos\u00ec, sullo sfondo di arenaria e granito della Colonna della Vittoria, nei \u201ccantucci\u201d e \u201cviottoli\u201d del <em>Tiergarten, <\/em>tra le mura domestiche della casa d\u2019infanzia, il destino di <em>Berliner Kindheit <\/em>incontra quello di Lais. L\u00e0 dove una vita sembrava chiudere un cerchio, infiniti germogli si preparavano a scongiurare ogni atto finale, attendendo pazienti di abitare nuovi occhi e di ricevere nuova forma. Viene naturale domandarsi se questi appuntamenti all\u2019ora sbagliata possano essere, a loro modo, una delle forme non ben modellate che Benjamin immaginava come destino per l\u2019esperienza storica successiva.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/2-1024x640.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-10279 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"640\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/2.jpeg?resize=1024%2C640&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-10279\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/2.jpeg?resize=1024%2C640&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/2.jpeg?resize=300%2C187&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/2.jpeg?resize=768%2C480&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/2.jpeg?resize=1536%2C959&amp;ssl=1 1536w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/2.jpeg?resize=2048%2C1279&amp;ssl=1 2048w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/2.jpeg?resize=60%2C37&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/2.jpeg?resize=480%2C300&amp;ssl=1 480w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/2.jpeg?w=2160&amp;ssl=1 2160w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/noscript><figcaption><em>Berlin Childhood around 1900<\/em>, Aura Rosenberg e Frances Scholz \u00a9 \u2018A Christmas Angel\u2019 (2016)<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non so se fosse gi\u00e0 chiaro agli occhi di Lais, durante la sua prima visita alla <em>Pfaueninsel &#8211; <\/em>l\u2019isola dei pavoni sul fiume Havel a sud-ovest di Berlino &#8211; che in questi incontri il tempo si sarebbe aperto alle sue inevitabili incongruenze. Le gentili geografie dell\u2019isola le porgono da subito il dono di raggi e colore, la penna di pavone tanto desiderata da Benjamin, il cui mancato ritrovamento rappresentava &#8220;la sconfitta pi\u00f9 severa&#8221;, l\u2019impossibilit\u00e0 di conquistare l\u2019isola, &#8220;seconda patria&#8221; perduta<a href=\"#_ftn10\"><sup>[10]<\/sup><\/a>. &#8220;Ho realizzato il suo desiderio&#8221;, annuncia Lais alla madre ammirando prima la conquista e poi il cielo. Non \u00e8 di patrie perdute che le immagini visuali di <em>Berlin childhood <\/em>raccontano, ma di variazioni genetiche di sguardo e tempo. Nel confronto tra immagine scritta e visuale, tra sedimento mnemonico e protagonismo dell\u2019occhio, Rosenberg e Scholz tengono traccia visiva delle rifrazioni che si propagano in quei luoghi berlinesi che Benjamin aveva &#8220;fissato&#8221; in parola. \u00c8 cos\u00ec, come rifrazione, che vorrei pensare il loro progetto. Guardando le loro immagini mi convinco che queste possano essere rifrazioni di quel &#8220;raggio di tempo&#8221; che furono &#8220;l\u2019Io&#8221; e i paesaggi urbani di <em>Infanzia berlinese<\/em>. Cos\u00ec, come raggio di tempo, il Benjamin della<em> Metafisica<\/em> &#8211; che non si discosta troppo dal Benjamin di <em>Infanzia <\/em>&#8211; pensava &#8220;l\u2019Io&#8221; del diario, un soggetto plasmato dalla forza stessa del tempo: &#8220;Superato \u00e8 l\u2019io che agisce nel tempo: io sono interamente trasformato nel tempo, che si irradia da me. A questo Io, alla creazione del tempo, non pu\u00f2 pi\u00f9 accadere nulla. A lui si piega tutto il resto, a cui accade ancora il tempo&#8221;<a href=\"#_ftn11\"><sup>[11]<\/sup><\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Accade ancora il tempo nelle rifrazioni visive di Rosenberg e Scholz. E le immagini documentano esattamente ci\u00f2 che non smette di accadere, nei diversi volti dell\u2019infanzia di Lais e nei luoghi tanto simbolicamente inalterati quanto profondamente mutati della citt\u00e0. Il registro \u00e8 informale, le immagini sono raramente studiate in anticipo ma vengono &#8220;catturate&#8221; con la stessa naturalezza che contraddistingue il fare bambino di Lais. Nel segmento intitolato <em>Due immagini enigmatiche (Two Riddles, <\/em>Berlino,2017, 6 min., 58 sec.) i luoghi del <em>Landwehrkanal <\/em>che avevano incuriosito lo sguardo di Benjaminfanno da cornice ai passi di Chantal e Lais. La loro camminata prosegue oltre i riferimenti del testo, verso il memoriale sovietico del <em>Treptower Park <\/em>e si arresta di fronte alla statua di un\u2019affranta <em>Madre patria<\/em>, simbolo della disperazione che accompagnava la chiamata di un figlio per la guerra. La voce fuoricampo pronuncia, nel ricordo di Benjamin, il disagio procurato dall\u2019esortazione patriottica alla guerra dei canti di scuola, nella classe del signor Knoche, il quale interrogava i bambini sul significato del verso &#8220;soltanto in campo sono i cuor pesati&#8221;<a href=\"#_ftn12\"><sup>[12]<\/sup><\/a>. Ad alternare la voce solo il canto del <em>Wallenstein<\/em>, la <em>Canzone dei Cavalieri<\/em> da cui il verso \u00e8 tratto. Immagine, quella dei cuori pesati, che per il Benjamin bambino e adulto rester\u00e0 enigmatica e il cui raggio incidente crea rifrazione nell\u2019enigma visuale di Lais &#8211; &#8220;Perch\u00e9 gli occhi della <em>Madre patria<\/em> sono tristi? Dove sono andati i suoi figli?&#8221; L\u2019immagine di Lais che osserva la disperazione della <em>Madre patria<\/em>, interrogandosi sulla fonte di tanta infelicit\u00e0, ritorna a scavare, con altre mani, la terra smossa di un enigma che resta ancora in attesa di soluzione, di una parola che torna a disfare le sue cuciture. E lo fa mantenendo le opportune differenze del caso. Quando il Benjamin adulto, avendo oltrepassato la sponda del fiume di anni che da piccolo sembrava irraggiungibile &#8211; &#8220;All\u2019epoca mi sembrava che un fiume di anni separasse la mia et\u00e0 dalla sponda dell\u2019essere adulto&#8221;<a href=\"#_ftn13\"><sup>[13]<\/sup><\/a> &#8211; rivolge lo sguardo all\u2019indietro, nella corrente, la retina si muove tra le stratificazioni di colore che solo il passare degli anni pu\u00f2 donare. Nella <em>Berlin childhood<\/em> filmata da Rosenberg e Scholz siamo ancora<em> al di qua <\/em>del fiume, \u00e8 chiaro. Le immagini &#8211; e le parole &#8211; fanno fede all\u2019Enigma che l\u2019adulto, strato dopo strato, si sforza ancora di comprendere ma che la grazia del bambino non pu\u00f2 ancora immaginare: &#8220;Mamma&#8221;, esclama una perplessa Lais dopo aver ascoltato, nelle parole della madre, il perch\u00e9 di quegli occhi tristi, &#8220;che cos\u2019\u00e8 la guerra?&#8221;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/7-mure\u0301-cover-1024x576.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-10282 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/7-mure%CC%81-cover.jpg?resize=1024%2C576&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-10282\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/7-mure%CC%81-cover.jpg?resize=1024%2C576&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/7-mure%CC%81-cover.jpg?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/7-mure%CC%81-cover.jpg?resize=768%2C432&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/7-mure%CC%81-cover.jpg?resize=1536%2C864&amp;ssl=1 1536w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/7-mure%CC%81-cover.jpg?resize=60%2C34&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/7-mure%CC%81-cover.jpg?resize=480%2C270&amp;ssl=1 480w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/7-mure%CC%81-cover.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/noscript><figcaption><em>Berlin Childhood around 1900<\/em>,\u00a0Aura Rosenberg e Frances Scholz<em> \u00a9 <\/em>\u2018Awakening\u2019 (2020)<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono molte le immagini-rifrazione, documentate nei video, in cui le parole di <em>Infanzia berlinese&nbsp; <\/em>irradiano il campo visivo. Non tanto per forzare un\u2019impressione di continuit\u00e0 quanto per dar luce ai contrasti &#8211; tra le due Berlino, le due infanzie, i due sguardi. Il raggio di tempo che \u00e8 il &#8220;soggetto&#8221; di&nbsp; <em>Infanzia berlinese <\/em>incide sulla linea che separa due mezzi trasparenti di natura diversa, come vuole la fisica. E quali possono essere questi mondi d\u2019aria e di cristallo da lui attraversati, se non parola e immagine? \u00c8 qui che il concetto di rifrazione diventa fondamentale nel prendere in considerazione il rapporto tra le due infanzie berlinesi, quella letta e quella guardata. L\u2019 &#8220;anima disperata&#8221; , nel suo ammiccare alla corrente, diviene luminosa radiazione di tempo che attraversa il confine tra mondi e, muovendosi nello scarto di densit\u00e0 tra il sospiro della parola e la pasta vitrea dell\u2019immagine, genera rifrazioni, variando ogni volta la propria direzione di propagazione. \u00c8 un raggio che non smette di <em>cadere <\/em>e di<em> accadere, <\/em>trasformando la sua angolazione<em>. <\/em>Il pregio pi\u00f9 grande del progetto di Rosenberg e Scholz sta proprio nell\u2019aver saputo seguire le tracce di questa improvvisata ripercussione tra mondi, senza tentare di smorzarne le virate o di ometterne le eventuali sbavature. Pensare la relazione tra <em>infanzie<\/em> di parola e d\u2019immagine come gioco infinito di luci e geometria, come il rapporto tra un raggio incidente e la sua rifrazione, significa allora, forse, avvicinarsi a quella &#8220;atmosfera di somiglianza o di risonanza&#8221;<a href=\"#_ftn14\"><sup>[14]<\/sup><\/a> tra parola, pensiero e segno visivo che Benjamin percepiva osservando le pitture cinesi appartenenti alla collezione di Jean-Pierre Dubosc, esposte alla <em>Biblioth\u00e8<\/em><em>que Na<\/em><em>tionale <\/em>di Pariginell\u2019Ottobre del1937<em>. <\/em>La variazione di densit\u00e0 di questi regni traslucidi che sono parola e immagine disegna la piega di uno scarto che, pur nel suo tocco smorzante, mantiene in vita ci\u00f2 che anche in rifrazione non smette di accadere e di trasformarsi: quella &#8220;enigmatica sostanza, fatta di mutamento, come la vita&#8221; che Benjamin chiamava, con infinita dolcezza, la &#8220;fissit\u00e0 delle nuvole&#8221;<a href=\"#_ftn15\"><sup>[15]<\/sup><\/a>.<em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di meraviglia si scherma lo sguardo, rimedio gentile ma non garantito alla disperazione &#8220;indicibile&#8221; delle anime, le nostre, che ogni giorno sfuggono a loro stesse, incagliate nella quotidianit\u00e0 dell\u2019obbligo e nella sventura dell\u2019accadimento. Le immagini della piccola Lais che accarezza con lo sguardo i luoghi di <em>Infanzia berlinese <\/em>suggeriscono la sola cura a quella miseria del mondo che il bambino fortunato tarda a conoscere: non derubare gli occhi del loro dono amabile, la loro capacit\u00e0 di mantenere vivo l\u2019enigma, lo stupore, la domanda, la bellezza, anche nel pi\u00f9 squallido angolo di vita. In una tenera immagine d\u2019infanzia, Benjamin affidava questa capacit\u00e0 di meraviglia alla domanda che ben s\u2019intona al candore di una notte al chiar di luna e che rappresenta, da tempi immemori, l\u2019Interrogativo del filosofare e del guardare: &#8220;del mondo nulla pi\u00f9 esisteva se non un unico, ostinato interrogativo. E questo era: perch\u00e9 mai esiste qualcosa nel mondo, perch\u00e9 esiste il mondo stesso?\u201d<a href=\"#_ftn16\"><sup>[16]<\/sup><\/a> Da questa domanda, melodia di sguardo e stupore, ricomincia sempre la vita, riflessa negli occhi del bambino che scopre il mondo. E continua ad accadere la vita, in parole, immagini e gesti che non dimenticano, anche al di l\u00e0 del fiume, a tu per tu con la sofferenza pi\u00f9 nera, quel canto d\u2019inizio, custodendone il senso.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/6-mure\u0301-1024x583.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-10285 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"583\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/6-mure%CC%81.jpg?resize=1024%2C583&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-10285\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/6-mure%CC%81.jpg?resize=1024%2C583&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/6-mure%CC%81.jpg?resize=300%2C171&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/6-mure%CC%81.jpg?resize=768%2C437&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/6-mure%CC%81.jpg?resize=1536%2C875&amp;ssl=1 1536w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/6-mure%CC%81.jpg?resize=60%2C34&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/6-mure%CC%81.jpg?resize=480%2C273&amp;ssl=1 480w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/6-mure%CC%81.jpg?w=1668&amp;ssl=1 1668w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/noscript><figcaption><em>Berlin Childhood around 1900<\/em>,\u00a0Aura Rosenberg e Frances Scholz \u00a9 \u2018Two Riddles\u2019 (2017)<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sostanza di tremulo splendore, l\u2019accadere della vita. Questa grazia che, come la piuma di pavone nelle mani di Lais e come il suo stesso sangue, torna a sorprendere, per vie rifratte, nelle immagini\u00a0 della sua infanzia berlinese.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color wp-block-paragraph\" style=\"font-size:14px;color:#676d82\"><em>In copertina: <\/em>Berlin Childhood around 1900<em>,\u00a0Aura Rosenberg e Frances Scholz \u00a9 \u2018Two Riddles\u2019 (2017)\u00a0<\/em><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref1\"><sup>[1]<\/sup><\/a> H. Arendt, <em>Lettera a G. Scholem del 29 Maggio 1939,<\/em> in H. Arendt\/G. Scholem, <em>Der Briefwechsel, <\/em>J\u00fcdischer Verlag im Suhrkamp Verlag, Berlin, 2011.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref2\"><sup>[2]<\/sup><\/a> W. Benjamin, <em>Lettera a T. W. Adorno del 3 Settembre 1932<\/em>, in W. Benjamin, <em>Briefe II 1929-1940<\/em>, ed. G. Scholem e T. W. Adorno, Suhrkamp Verlag, Frankfurt a.M., 1966.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref3\"><sup>[3]<\/sup><\/a> W. Benjamin, <em>Metafisica della giovent\u00fa,<\/em> in <em>Opere complete. Scritti 1906-1922, <\/em>I, ed. italiana a cura di E. Ganni, Giulio Einaudi Editore, 2008, p. 199 (W. Benjamin, <em>Gesammelte Schriften<\/em>, 7 vol., ed. R. Tiedemann e H. Schweppenh\u00e4user, Suhrkamp Verlag, Frankfurt a. M., 1972-1989)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref4\"><sup>[4]<\/sup><\/a> Ivi, p. 200<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref5\"><sup>[5]<\/sup><\/a> Vedi il saggio &#8220;Speranza nel passato. Su Walter Benjamin&#8221; nell\u2019edizione italiana di <em>Infanzia berlinese <\/em>a cura di Einaudi, 2007<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref6\"><sup>[6]<\/sup><\/a> W. Benjamin, <em>Op. cit. <\/em>(2008), p. 204<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref7\"><sup>[7]<\/sup><\/a> <em>Ivi<\/em>, p. 202<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref8\"><sup>[8]<\/sup><\/a> Vedi il seguente passaggio: &#8220;La nuova tempesta mugghia nel mosso lo. Se l\u2019Io \u00e8 stato inviato lontano come tempo, in lui continuano a infuriare le cose, che gli vengono incontro nel loro cammino umile, allontanante, diretto verso il centro della distanza, verso il grembo del tempo, donde s\u2019irraggi\u00f2 l\u2019io\u201d in W. Benjamin, <em>Op. cit. <\/em>(2008), p. 204<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref9\"><sup>[9]<\/sup><\/a> W. Benjamin, <em>Infanzia berlinese intorno al millenovecento<\/em>, in <em>Opere complete. Scritti 1938-1940, <\/em>VII, ed. italiana a cura di E. Ganni, Giulio Einaudi Editore, 2006, p. 17<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref10\"><sup>[10]<\/sup><\/a> <em>Ivi<\/em>, p. 39<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref11\"><sup>[11]<\/sup><\/a> W. Benjamin, <em>Op. cit. <\/em>(2008), p. 200<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref12\"><sup>[12]<\/sup><\/a> W. Benjamin, <em>Op. cit. <\/em>(2006), pp. 31-32<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref13\"><sup>[13]<\/sup><\/a> <em>Ivi<\/em>, p. 32<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref14\"><sup>[14]<\/sup><\/a> W. Benjamin, <em>Dipinti cinesi alla<\/em> <em>Biblioth\u00e8<\/em><em>que Na<\/em><em>tionale, <\/em>in <em>Opere complete. Scritti 1938-1940, <\/em>VII, ed. italiana a cura di E. Ganni, Giulio Einaudi Editore, 2006, p. 7<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref15\"><sup>[15]<\/sup><\/a> <em>Ibidem<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref16\"><sup>[16]<\/sup><\/a> L\u2019immagine di <em>Infanzia berlinese<\/em> da cui \u00e8 tratta la citazione \u00e8 intitolata &#8220;La luna&#8221;<em>. <\/em>VediW. Benjamin, <em>Op. cit. <\/em>(2006),p. 56<\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019anticamera del suo volto era un timido sorriso che s\u2019affrettava a scomparire, lasciando spazio alla domanda: &#8220;Tu hai letto l\u2019Infanzia berlinese del mio bisnonno?&#8221;<\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"author":27,"featured_media":10274,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[497],"tags":[759,757,137,760,352],"coauthors":[1716],"class_list":["post-10016","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-benjamin","tag-aura-rosenberg","tag-berlino","tag-federica-mure","tag-frances-scholz","tag-walter-benjamin","style--link-2"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.7 - 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