Federico Ferrari

(Milano, 1969). Insegna Filosofia dell’arte e Fenomenologia delle arti contemporanee all’Accademia di Belle Arti di Brera, dove nel 2009 ha creato e diretto il biennio specialistico in “Visual Cultures e pratiche curatoriali”. Tra i suoi ultimi libri: “L’insieme vuoto. Per una pragmatica dell’immagine” (Johan & Levi, 2013), “L’anarca” (Mimesis, 2014), “Oscillazioni. Frammenti di un’autobiografia” (SE, 2016) e, con Jean-Luc Nancy, “La fin des fins” (Kimé, 2018).

Il candore dell’immagine

Nel silenzio di questa lunga giornata, nel silenzio della casa di Giorgio Morandi, a Grizzana. Oggi, nella luce primaverile di un funesto marzo 2020; oggi, in un giorno di sole, del 1990, sull’Appennino bolognese. Io, qui, con lo sguardo che

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L’inamabile

L’insopportabile e claustrofobica presa dell’inamabile, di tutto ciò che è antipatico, senza pathos possibile, senza autentico sentire: è da questo, da ciò che non ci dà la possibilità di amare la vita,

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Mystic Machine

Nell’opera di ogni artista si dà una pietra angolare. Non sempre si tratta di un lavoro monumentale o particolarmente appariscente. Spesso è, anzi, un indice nascosto, discreto, quasi camuffato.

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La promessa mancata

Queste opere di Morris parlano, in primo luogo, di una rimozione del corpo. Una rimozione, naturalmente, anche in senso psicanalitico. Il corpo è il grande rimosso della nostra civiltà.

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Gli occhi rovesciati

C’era in lui un che di stonato. Spesso, quando non stava rintanato in casa ed era costretto a frequentare la società, si poteva vederlo appartarsi e restare silenzioso, anche per ore. Era

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