Alberto Arbasino

(Voghera, 22 gennaio 1930-Voghera, 22 marzo 2020) è stato fra i maggiori scrittori italiani di secondo Novecento. Dopo studi di Medicina e una laurea in Giurisprudenza (alla Statale di Milano nel 1955), preludio a mai percorse carriere accademiche e diplomatiche, esordisce coi racconti delle Piccole vacanze, nel 1957 da Einaudi, con l’editing di Italo Calvino; ha preso poi parte al Gruppo 63. Prolificissimo giornalista culturale – prima sulle colonne del «Giorno», poi del «Corriere della Sera» e, sin dalla sua fondazione, della «Repubblica» –, ha pubblicato testi teatrali, poetici, soprattutto saggistici (da ultimo raccolti, presso Adelphi suo editore dal ’93, in volumi come “Marescialle e libertini”, “L’ingegnere in blu”, “Ritratti italiani” e “Ritratti e immagini”) e di reportage (da “Parigi o cara” ad “America amore”); ma anche i romanzi “L’Anonimo lombardo” (1959), “Fratelli d’Italia” (1963), “Super-Eliogabalo” (1969), “La bella di Lodi” (1972) e “Specchio delle mie brame” (1974), che resta il suo ultimo: diversi dei quali riscrivendoli e ampliandoli a più riprese (di “Fratelli d’Italia” ha pubblicato quattro diverse versioni). La sua opera narrativa è raccolta in due volumi dei «Meridiani» Mondadori, curati da Raffaele Manica nel 2009-2010. Dall’83 all’87 è stato deputato del Partito Repubblicano Italiano.

Rothko

Rothko si ammazza, molto drammaticamente, al colmo del successo, nel 1970. E qui, una memoria. Qualche giorno prima, dà un grande party nel suo studio. Ci vado, con Paolo Milano, grande affettuoso

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