Il viaggiatore Serio

21/05/2026

Quando ho chiesto se potevo scrivere di questo libro su “Antinomie” ho premesso: “Non è proprio un iconotesto ma ha immagini inserite fuori testo e dunque…”. In realtà il libro parla di immagini, di transiti di comete, di posizioni di stelle australi, di osservazioni notturne. Dunque il concetto di figure, e dell’osservare oltre che del leggere, è insito nel come si utilizza questo libro. Inoltre qui si ragiona di rari casi di apparizioni periodiche di c*****, e di libri notevoli che appaiono con più incerta frequenza. Sono due eventi su cui si fa affidamento per determinare lo scorrere del tempo, penso. E dunque se ne scrive.

Più volte, leggendo lo stupefacente libro di Gennaro, ho avuto la sensazione che il viaggiatore di cui si accenna nel titolo sia non solo il protagonista ma anche il lettore che segue le vicende biografiche di Edm. (che vale per Edmund o Edmond) Halley, e che il viaggio di corto cabotaggio di cui si ragiona sia il tempo breve della lettura, poiché “viaggio breve” è anche quello della narrazione che si aggancia alla parola scritta – meglio, alla sequenza di parole scritte – che inevitabilmente svanisce non appena il lettore giunge alla sicura convinzione d’averla fatta propria e incamerata nella memoria. Ma la cometa, anzi la c***** come per diverse pagine viene (non)nominata dall’autore, compie un viaggio tutt’altro che breve e, nell’osservazione afona e meravigliata che produce la sua apparizione, attua una dilatazione visiva e temporale, suggerisce immensità di spazi e infinità di tempo all’osservatore che ha la ventura di ammirarla in una notte d’estate buia e cristallina. 

Una c***** – non quella del nostro Edm. Halley, ma l’ultima che ricordo d’aver avvistato – percorreva nell’estate del 2020 i nostri cieli. Dal mio punto d’osservazione la vidi sorvolare in direzione nord-ovest il Tirreno centrale, più o meno in corrispondenza dell’isola d’Elba, con un moto che sembrava nullo o prossimo allo zero, e che invece trascinava la sua scia a velocità non calcolabili. Era l’anno del covid e la c*****, più che essere tradizionalmente foriera di sventure, sembrava portarle via con sé o comunque allontanarle almeno per un congruo periodo d’anni – fosse stata la C-2020-F3 una periodica e non una massa di pulviscolo e ghiaccio che andava a disperdersi negli spazi interstellari per non ricomparire mai più.

Cometa C-2020-F3

Ragionando di eventi ricorrenti, Serio ci porta invece indietro nel tempo, alle origini della sua passione letteraria, che è nell’Inghilterra del XVII secolo, tempo e luogo che Halley percorse al pari della sua c*****. Esordisce con una fantastica descrizione del grande incendio di Londra del 1666, mutuata dal diario di Samuel Pepys, politico e memorialista londinese. Qui il libro si fa mimetico; le citazioni a volte risultano letterali, circoscritte da virgolette, altre volte appaiono come perfette rivisitazioni stilistiche dell’autore; e il viaggiatore breve, sia o non sia il lettore, si lascia trascinare dal fluire delle parole, poco interessato dall’indagare l’origine del testo che sta leggendo. Gli basta che sia appassionante, o che trasmetta la passione dell’autore o del personaggio di cui si narra, o degli autori che si alternano alla narrazione di Serio, che sembra trarre origine dalle letture di testi contemporanei a Halley. 

Pagato il debito all’Inghilterra, Serio segue Halley nei suoi soggiorni in lande remote del mondo; nell’isola di Sant’Elena prima che diventasse prigione di tiranni, scelta piuttosto per la sua latitudine per mappare le stelle dell’emisfero australe, cosa che Halley fece con una certa perizia, quando ancora l’idea che desse il suo nome a una c***** non veniva presa in considerazione. Poi lo segue in una lunga e crociera ai margini della Patagonia, sempre in questa sua attrazione quasi magnetica per il sud. E verso il sud è indirizzata anche l’attenzione di Serio, che finisce per svelarla con una brevissima citazione en passant di Robert Falcon Scott e Roald Amundsen, che punge come uno spillo il recensore e lo riporta alla propria personale esperienza di “viaggiatore breve”. Perché questo, più di ogni altra cosa, è un libro letterario al massimo grado. Tanto che, grazie all’apparizione del sostantivo proibito in alcuni rivelatori versi di Marina Cvetaeva, il calembour della parola jettatoria e negata si risolve e ricompare tra le pagine:

«… Giacché il suo
è passo di cometa. E negli sparsi anelli
della casualità è il suo nesso. Disperate –
voi che guardate il cielo! L’eclisse del poeta
non c’è sui calendari. Il poeta è quello
che imbroglia in tavola le carte,
che inganna i conti e ruba il peso».

E veramente qui Serio, nascondendosi tra i versi della poetessa, finisce per svelare il suo abilissimo gioco intellettuale: il poeta davvero imbroglia le carte, inganna i conti e ruba il peso. Disvelato il nome all’oggetto della narrazione, se ne può mostrare una così com’è illustrata nel libro e in una serie di incisioni prese durante il transito del 1664-65, quale Halley l’aveva vista bambino senza ancora prevedere il transito nel 1682 di quella che avrebbe preso il suo nome.

Ricorrenze periodiche: se la cometa di Halley ricompare in cielo ogni 76 anni, accade che ogni 40 anni compaia un libro che ne racconti l’avvistamento. È nel 1986 che Ernst Jünger compie un viaggio in Indonesia per avvistare per la seconda volta nella sua vita la cometa. Meno fortunato Halley: che, dopo averla avvistata nel 1682, ne stabilì il riapparire nel 1756 salvo per morire nel 1742, quattordici anni prima dell’avverarsi della previsione. Il che lascia presumere che sia Halley (tramite Serio) che Jünger (tramite alcune righe del suo Zwei Mal Halley ovvero, da noi, Due volte la cometa) bramano l’esistenza futura di un nipote che possa assistere al prossimo transito. Così Jünger: “Se qualcosa mancava, in quell’incontro era il nipote cui avrei potuto affidare la consegna di salutare Halley da parte mia – il prossimo ritorno avrà luogo, se ho fatto bene i miei calcoli, nel 2062”, Dunque tra 36 anni. E poiché il recensore è nato nel 1953, e non vorrebbe campare sino a 109 anni a osservare a naso in su il cielo notturno, anch’egli dovrebbe affidare a un nipote il testimone del prossimo avvistamento dell’infaticabile cometa. A proposito di eventi rari ma periodici, si augura tuttavia che Gennaro Serio, o altro autore altrettanto sottile, produca nel frattempo un libro altrettanto stupefacente.

Gennaro Serio
Il viaggiatore breve
L’orma, 2026
216 pp., € 21

In copertina: James Poole, Donati’s Comet, 1858 (Sheffield Galleries and Museums Trust)

Filippo Tuena

Filippo Tuena

(Roma 1953). Vive a Milano. Scrive libri. L’ultimo suo è "Le galanti" (il Saggiatore 2019). Quando non scrive cura collane editoriali.

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