Come leggere le proprie poesie, mai pubblicate a stampa da nessuna parte? In quali modi rendere percettibile la propria esistenza di poeta/artista underground soggetto a censura sullo sfondo di una tradizione letteraria tanto consolidata quanto inarrivabile? O, più semplicemente, come scrivere (e farsi leggere) mobilitando non solo gesti, graffiti, striscioni, cartelli, megafoni, ma perfino gli elementi naturali, per disseminare unità infinitesimali di potenzialità poetiche, casualmente assimilabili e liberamente fruibili dallo spettatore? Con questi interrogativi si confronta la mostra Poetry & Performance – The Eastern European Perspective, archivio audiovisivo e fotografico di poesia e performance dell’area est europea, a cura di Tomáš Glanc e Sabine Hänsgen, con la co-curatela di Diego Giannettoni e Valentina Parisi.
Originata dal progetto di ricerca ERC “Performance Art in Eastern Europe (1950-1990)”, realizzato dall’Università di Zurigo, l’esposizione tra il 2017 e il 2024 è stata rimodulata in nove differenti sedi espositive: Zilina (Slovacchia), Belgrado, Zurigo, Dresda, Budapest, Wrocław, Liberec e Praga (Repubblica Ceca), Dnipro (Ucraina). Ora sarà presentata per la prima volta in Italia dal 5 al 17 dicembre 2025 presso il DiDstudio, alla Fabbrica del Vapore di Milano, in occasione del NAO Performing Festival 2025, organizzato da DiDstudio sotto la direzione artistica di Claudio Prati.
Coinvolgendo artiste e artisti noti a livello internazionale quali Katalin Ladik, Ewa Partum, Bosch+Bosch, OHO Group, Tamás St. Auby, Dmitrij Prigov, Nikita Alekseev e Azioni Collettive, la mostra documenta l’emergenza di strategie performative nell’ambito della scrittura poetica in vari luoghi dell’area est-europea dagli anni ’60 del secolo scorso fino ai nostri giorni. Sorte talora in un contesto di autopubblicazione underground o all’interno di altre scene subculturali, come quella della Germania dell’Est, tali sperimentazioni si ponevano spesso come forma di sovversione contro i regimi politici dominanti e la cultura mainstream. Al contempo simili esperienze possono essere situate nei scenari più ampi della collaborazione internazionale fra artisti (soprattutto negli ambienti della poesia visiva, come testimonia l’esempio di Jiří Valoch), del dibattito sorto intorno al fenomeno politico del dissenso (Biennale di Venezia 1977), oppure della valorizzazione delle soggettività femminili.
Il progetto è stato realizzato in collaborazione con il Goethe-Institut Mailand e l’Università degli Studi di Milano (Dipartimento di Lingue, Letterature, Culture e Mediazioni) ed è sostenuto da Accademia d’Ungheria in Roma, Istituto Polacco di Roma, AIS – Associazione Italiana Slavisti, AIP – Associazione Italiana Polonisti e Latvian Literature.
Il 4 dicembre alle ore 18.30, a inaugurare la mostra, il gruppo lettone Orbitā (Semën Chanin, Sergej Timofeev, Vladimir Svetlov, Artur Punte) eseguirà la performance live “Echo Echo”. Inoltre, il 3 dicembre alle ore 16.30 i poeti Semën Chanin e Sergej Timofeev leggeranno i propri versi presso l’Università degli Studi di Milano insieme a Massimo Maurizio che ha tradotto e curato in italiano le loro raccolte di versi: Semën Chanin, Omissis e Sergej Timofeev, Onde lunghe, entrambe uscite per Miraggi edizioni, rispettivamente nel 2018 e nel 2019. Il public program, curato da Diego Giannettoni e Valentina Parisi, proseguirà presso il DiDstudio con le artiste-poetesse Alessia La Corte e Aurora Dormiente il 12 dicembre alle ore 18.30 e, in occasione del finissage il 17 dicembre alle ore 19.00, con i poeti Filippo Balestra e Marko Miladinovic.
Per i lettori di Antinomie presentiamo qui di seguito il testo che i curatori Tomáš Glanc e Sabine Hänsgen hanno concepito come accompagnamento della mostra.
Valentina Parisi
Nella seconda metà del ventesimo secolo, gli artisti dell’Europa orientale in particolare hanno raccolto la sfida di riflettere sulla strumentalizzazione del linguaggio a fini comunicativi e politico-ideologici, richiamando l’attenzione sulla sua made-ness, ovvero sulla sua dimensione materiale e mediale. Inoltre, hanno creato situazioni performative per se stessi e per il proprio pubblico al fine di verificare la realizzabilità delle proprie potenzialità espressive. In altri termini, la performance poetica ha reso tangibili i limiti del linguaggio e della parola.
In tutti gli Stati del blocco socialista, seppur in misura diversa, la poesia e la performance sono state investite di un significato doppiamente subculturale. Da una parte minavano la percezione convenzionale della scrittura e della parola come mezzi neutrali; dall’altra la loro inaccettabilità sullo sfondo politico-culturale dell’epoca le confinava di necessità entro la scena artistica non-ufficiale o indipendente.

La pratica di scrittura del samizdat, così come l’auto-pubblicazione da parte degli artisti in relazione con gli strumenti della poesia visiva e concreta, sono già state poste al centro di precedenti progetti. Minore attenzione è stata dedicata finora alle circostanze in cui avvenivano le performance. Oltre alla letteratura dattiloscritta, troviamo in primo piano elementi quali letture e installazioni poetiche, spesso realizzate nell’ambito delle mostre auto-organizzate, azioni poetiche e interventi nello spazio pubblico. Le interrelazioni variabili tra testo e situazione rappresentavano in genere lo stimolo stesso da cui scaturivano azioni, performance e happening, e questo è una caratteristica specifica dell’arte performativa dell’est europeo.

Concentrandoci sugli artisti dell’Europa orientale non intendiamo tuttavia “territorializzare” la nostra tematica. Con il termine “prospettiva” miriamo innanzitutto a mutare punto di vista, ad aprire nuovi orizzonti di riflessione sulle potenzialità e sui limiti del linguaggio. Nell’arco di decenni in Europa orientale si è andata infatti evolvendo una spiccata sensibilità per il potere del linguaggio e, allo stesso tempo, per la sua fragilità e vulnerabilità.

La poesia e la performance hanno dato esiti specifici all’interno delle diverse culture est-europee. Tuttavia, esistono paralleli tra movimenti e approcci che risultavano isolati non soltanto dagli sviluppi dell’arte al di là della cortina di ferro, ma, paradossalmente, anche dalle altre culture est-europee, a causa delle restrizioni imposte alla libertà di movimento degli artisti. Ciononostante, un tratto comune che possiamo riscontrare è la trasgressione delle convenzioni della cultura locale e l’emergere di una rete internazionale di contatti. La nostra mostra vuole contribuire alla riscoperta di queste connessioni, rimaste sconosciute fino a poco tempo fa.

In particolare, intendiamo illuminare la tensione esistente tra le posizioni individuali di artisti e artiste e il fenomeno dei collettivi artistici che si definivano in base alla specificità delle comunità e delle subculture locali. Questa tensione emerge dalle registrazioni video, dai film e dalle fotografie presenti in mostra. Artisti e artiste appartenenti alle subculture degli stati socialisti vengono accostati a posizioni contemporanee che proseguono la tradizione dell’incontro tra poesia e performance e che testimoniamo il tentativo di emanciparsi dagli strumenti di controllo e dalle forme normative della comunicazione attuale. Poetry & Performance – The Eastern European Perspective illumina così la situazione dei paesi post-socialisti di oggi attraverso il prisma del linguaggio e dell’ideologia, rinviando al contempo a quello che è stato il loro punto di partenza.

Poetry & Performance – The Eastern European Perspective mostra come l’attitudine critico-sovversiva dispiegata contro i regimi autoritari del passato possa essere applicata anche alle retoriche politiche del presente, in riferimento alla manipolazione del linguaggio con e attraverso il linguaggio. Attualmente è essenziale prestare attenzione anche ai cambiamenti del linguaggio e delle relazioni del testo e della parola che si verificano nell’ambito delle nuove tecnologie, così come osservare le trasformazioni avvenute riguardo le emozioni. Ora come allora, la poesia e la performance continuano ad assumere una rilevanza straordinaria nei periodi di crisi socio-politica, poiché queste forme espressive effimere e flessibili consentono di riflettere su relazioni e contesti che altrimenti rischiano di rimanere non affrontati.

Poetry & Performance: the Eastern European Perspective
A cura di Tomáš Glanc e Sabine Hänsgen;
co-curatela di Diego Giannettoni e Valentina Parisi
DidStudio, Fabbrica del Vapore, Via Procaccini 4, Milano
Opening: 4 dicembre 2025 ore 18:30, DiDstudio – Fabbrica del Vapore
aperta dal 5 al 17 dicembre 2025
La mostra è preceduta da una lezione-performance di Orbita
il 3 dicembre 2025 ore 16:30
presso l’Università di Milano
Piazza Sant’Alessandro, 1 – Aula A6.
In copertina: Pavel Arsen’ev, Poema sul feticismo delle merci, 2009, video still. Courtesy: Pavel Arsenev / Laboratory of Poetic Activism
