Paradigma e allucinazioni

Maurizio Guerri: Cosa significa “paradigma e allucinazioni”? A cosa si deve questo titolo?

Massimo Mazzone: Nell’ambito di Biennale Sessions 2025, Escuela Moderna il 10 Maggio alle ore 17.00 al Padiglione Russia è stata molto lieta di presentare Paradigma e Allucinazioni. Per dare significato autentico al titolo utilizzo le parole di raumlaborberlin. Scrive Apuzzo: con uno slittamento della narrazione, scegliamo di costruire con materiali già impiegati altrove — frammenti con una loro memoria, e oggetti e sistemi che, per un tempo limitato, assumono ruoli deviati, decontestualizzati. Questa decisione radicale, che condividiamo con esperti di diverse discipline, si configura come un paradigma: un atto di posizione, un gesto di senso. Materia, spazio e il corpus invisibile di parametri tecnici, amministrativi ed economici si intrecciano. Come in un tessuto segnato da errori o sovrapposizioni, emergono allucinazioni. Nel processo ideativo e costruttivo, il confine sottile tra il lasciare accadere e il governare queste allucinazioni resta un tema centrale – e spesso rappresenta il cuore del nostro lavoro.

M.G.: Cosa sollecita l’attenzione di un collettivo anarchico verso un gruppo quale raumlaborberlin?

M.M.: Dall’inizio degli anni ’90, quando ci chiamavamo Ufficio delle Idee, e successivamente quando ci chiamavamo com.plot S.Y.S. Tem, abbiamo avuto molta attenzione ad un fenomeno europeo e non solo, legato a nuove maniere di intendere l’architettura, una strada più ‘sociale’, coniugata spesso ai tempi dell’autocostruzione, dell’autorganizzazione, che ha visto fiorire gruppi come Osservatorio Nomade/Stalker, Exyzt!, Skart Belgrado, Recetas Urbanas con Santiago Cirugeda, Ctrl+Z, con Cohabitation Stragies, con BreRaum, con AIR ARCHITECTS IN ROME, con la Rete internazionale di architettura collettiva e naturalmente raumlaborberlin, oltre che con numerosi Centri Sociali e Atenei Libertari. Quello che è stato e resta al centro dei nostri interessi è anche un utilizzo dei materiali in senso di ‘ecologia sociale’ che assume un particolare rilievo di carattere partecipativo nella pratica di raumlaborberlin.
La collaborazione con Francesco è datata, abbiamo avuto il piacere di cooperare in ‘forms of turmoil’ a Milano a Base e al Macao e da allora siamo sempre rimasti in contatto amichevole! Poi Nicoletta Braga ha presentato il frutto di questa collaborazione e l’ha esposta in varie Università in Spagna come Granada e Siviglia, per poi esporre nel padiglione Spagna proprio lo stesso anno che raumlaborberlin vinceva Leone d’oro in Biennale Architettura, poi quest’anno incontro con studenti a Brera nel corso di Zhenru Liang in collaborazione con te caro Maurizio Guerri, con Domenico Scudero, con Nicoletta Braga, con Gianpiero Moioli, infine questo evento in Biennale Sessions 2025 nel Padiglione Russia, a parlare sì delle loro pratiche ma anche di internazionalismo, arte, architettura, poesia e pace, in un mondo dilaniato da guerre e stragi, (si contano almeno 56 conflitti in corso solo nel 2025!) quindi innanzitutto libertà e antimilitarismo, come da sempre nel nostro stile.

M.G.: Qual è la natura del rapporto tra un circolo libertario informale con una prestigiosa istituzione internazionale quale La Biennale di Venezia?

M.M.: Va detto che all’origine del nostro nome c’è il movimento pedagogico internazionale fondato da Francesc Ferrer i Guardia la ‘escola moderna’ e che non siamo una ‘scuola’ con banchi aule iscrizioni e tasse, facciamo da sempre scuola attraverso seminari, conferenze, dibattiti e articoli e libri, gratuitamente e in molte lingue diverse, affiancati dalla rete Anarres/A las barricadas e dalla la magnifica piattaforma metalocus.es. Abbiamo comunque una collezione di circa 300 opere della quali 120 catalogate e schedate, una biblioteca fisica di 12.000 volumi e riviste cartacee e di 30.000 digitali. Gli spazi fisici dei nostri interventi sono Università, Musei, sedi sindacali come spesso con la CNT in Spagna e Centri Sociali Occupati in Europa. La lungimiranza de La Biennale ci ha messo in condizioni di proporre ed esporre il nostro lavoro sia nei Padiglioni nazionali come fu nel 2006/2008 al Padiglione Carlo Scarpa della Repubblica Bolivariana del Venezuela, sia con Metaville nel 2006 al padiglione Francia, sia al Padiglione Spagna con ‘Uncertainty’ nel 2021 che nelle Sessions dove abbiamo fatto per esempio ‘influenze libertarie nelle arti’ con i Leoni d’oro Saburo Teshigawara e Rihoko Sato, ‘musei’ con Vicente Todoli e David Liver, convegni su Jean Baudrillard con Francesco Proto di Oxford, Ab-striche, con Antonio Manuel e Camillo Osorio Padiglione Brasile, con i compagni di cammino del Sale Docks, poi la Beat generation italiana con abiti lavoro con Sardella, Brolati, Brugnaro padre, Rino de Michele, Elena Roccaro et al, senza dimenticare Parco Aperto Mestre con ApArte, storica rivista libertaria culturale di Venezia, Arte pubblica a aeroporto di Tessera Marco Polo Venezia, cerchiamo da sempre di affrontare temi attuali.
Ogni evento di Escuela Moderna è gratuito, ogni opera prodotta anche gratuita. Il sostentamento economico nostro deriva dalle numerose collaborazioni con professionisti di fama, nel mio caso con Massimiliano Fuksas ma anche con EMBT, con Juan José Lahuerta, Kamel Lazar, e altri. Non siamo anti sistema ma siamo un altro sistema.

Maurizio Guerri

Maurizio Guerri

è docente di Estetica all’Accademia di belle arti di Brera (Milano) dove insegna anche Fenomenologia delle immagini e Filosofia contemporanea. Inoltre, è docente a contratto presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università statale di Milano. Si occupa principalmente di estetica contemporanea e filosofia della tecnica con particolare riferimento al rapporto tra immagini e politica, all’uso storico delle immagini e alle immagini come forme di testimonianza.

Tra le sue pubblicazioni: Ernst Jünger. Terrore e libertà, Agenzia X, Milano 2007; Necessità dell’estetica e potenza dell’arte, Mimesis, Milano-Udine 2012; La mobilitazione globale, Mimesis, Milano-Udine 2012; con F. Parisi, Filosofia della fotografia, Cortina, Milano 2014; Le immagini delle guerre contemporanee, Meltemi, Milano 2018; Le parole della tecnica. Concetti, ideologie, prospettive, Einaudi, Torino 2025.

Ha tradotto e curato l’edizione italiana di opere di Friedrich Nietzsche, Oswald Spengler, Ernst Jünger, Siegfried Kracauer, Petter Moen. È autore di diverse voci del lemmario Costellazioni. Le parole di Walter Benjamin, Einaudi, Torino 2018 e della Enciclopedia dell’arte contemporanea, Treccani, Roma 2020. Ha curato diverse mostre tra cui: La violenza è normale?. L’occhio fotografico di E. Jünger (Milano, Brera, 2007); Aldo Carpi. Arte, vita, Resistenza, (Milano Memoriale della shoah, Brera, Gasc Milano 2017); Alberto Longoni. Guerra, prigionia, libertà, (Casa della memoria, Milano 2018).

Dirige la collana «Estetica e culture visuali» dell’editore Meltemi.

Massimo Mazzone

Massimo Mazzone

(1967), artista e attivista, svolge attività di ricerca sulle relazioni tra corpo, scultura e architettura, in particolare sulla “Scultura Costruita”, scultura sociale, scultura laica, né scolpita né modellata. Diploma Accademia di Belle Arti V. O. in Scultura, scuola di Nicola Carrino, tesi su Piero Manzoni, viaggio alla scoperta di Socle du Monde. Post Lauream alla Facoltà d’Architettura Roma Tre in Storia della Progettazione Architettonica, Arte Architettura Territorio, Cultura del Progetto in Ambito Archeologico con Francesco Cellini e Mario Manieri Elia. Ha partecipato con diversi progetti sia plastici che performativi alle Biennali di Venezia Architettura 2000, 2002, 2006, 2008. Titolare della cattedra di Tecniche della Scultura, Accademia di Belle Arti di Brera

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