Attraverso lo specchio e quello che Narciso vi trovò

03/07/2024

«La fotografia è uno specchio, che riflette un ritratto dell’artista che lo ha fatto, o una finestra attraverso la quale si può conoscere meglio il mondo?». Era la domanda di John Szarkowski, fotografo, curatore, storico e critico americano. Alla fine degli anni Settanta aveva ideato una grande mostra itinerante, Mirrors and Windows, accompagnata da un catalogo che ne chiariva il taglio teorico. Nel suo saggio suggeriva una divisione tra i fotografi che credono che tutta l’arte abbia a che fare con l’espressione di sé e quelli per i quali, al contrario, è descrizione e scoperta della realtà. Szarkowski riconduceva gli specchi alla tradizione romantica e le finestre a quella realista: associando i primi all’auto-espressione e le seconde all’esplorazione del mondo. Da una finestra il fotografo è un osservatore, rivolge il suo sguardo all’esterno; una foto allo specchio, invece, implica sempre una forma di autoriflessione e di intimità.

Mat Collishaw, Narcissus, 1990
© Mat Collishaw. Tutti i diritti riservati 2024 / Bridgeman Images

La mostra Narciso. La fotografia allo specchio sembra voler dare una risposta alla domanda di Szarkowski. 78 scatti per 35 autori dove storie diverse e parallele si intrecciano in una narrazione a più voci e mani, confrontandosi con l’estetica, con la storia, soprattutto con il mito che viene esaminato in quante più dimensioni la sensibilità sa cogliere. Tanti sono i volti, tutti affacciati sulla loro stessa immagine, un’immagine che si sono trovati a considerare, in un crocevia di sguardi, chi fotografa e chi viene fotografato. Dall’eleganza edonistica di Cecil Beaton alle visioni surreali di Claude Cahun, ogni fotografo contribuisce con la sua prospettiva alla creazione di un momento condiviso, decostruito poi reinterpretato, intorno a una storia vecchia come il mondo e la sua eco.

La mostra, promossa dalla Soprintendenza Speciale di Roma diretta da Daniela Porro, e organizzata da Electa per la cura di Nunzio Giustozzi, crea un labirinto di specchi sullo sfondo delle maestose rovine delle Terme che, grazie ai pannelli specchiati che completano l’allestimento, diventano non solo cornice ma parte di un’inquadratura. Camminando nei tre ambienti, il visitatore esplora il topos dell’autoritratto allo specchio, le rivisitazioni del mito di Narciso e poi, nella natatio, come racconta il curatore Nunzio Giustozzi, «potrà muoversi fra ritratti di celebrità, interni enigmatici e tranches de vie còlte nel tempo a diverse latitudini, duplici illusioni accostate per sintonia o per contrasto in un racconto teso, oltre l’occasione, alla storia di ogni singola immagine, soggetti e motivi che hanno continuato a ispirare autori anche molto distanti cronologicamente e nelle loro traiettorie o poetiche».

Ilse Bing, Autoritratto con Leica, 1931 © Estate of Ilse Bing

S’incrociano sguardi capaci di penetrare sia lo specchio che lo spettatore. È il caso di Ilse Bing con il suo Autoritratto con Leica, del 1931. La foto è stata scattata in una stanza dell’Hôtel de Londres a Parigi, una città dove Bing si era recentemente trasferita e dove presto si sarebbe affermata come figura di spicco nella fotografia modernista. Lo specchio non solo riflette il volto di Bing, ma rivela anche la sua natura introspettiva e il suo piglio creativo, con ironia, sfruttando i riflessi frammentati e gli angoli dinamici ben studiati della composizione, suggerisce prospettive libere e strati di identità. Allo stesso modo, nel ritratto di Lovino di Tilda Swinton, scattato durante le riprese di Orlando, l’attrice è raffigurata attraverso le lenti di uno specchio a tre lati (miroir de voyage): espediente che consente al fotografo di catturare tre angoli del volto di Swinton contemporaneamente, riprendendo i temi di trasformazione e atemporalità del film. L’abbondanza di specchi invita a contemplare i modi in cui i riflessi mediano la percezione di sé e dell’altro; nel ritratto di Lisetta Carmi, diventa metafora della costruzione dell’identità. La cura verso un’immagine la cui presa di possesso passa anche attraverso il rossetto e le ciglia finte: armi apparentemente innocue ma potenti, nella lotta per l’affermazione della libertà di esistere, contro ogni imposizione.

Lisetta Carmi, I travestiti, Genova, 1965-1971
© Martini & Ronchetti, courtesy Archivio Lisetta Carmi

Mettendo il simbolo dell’immagine riflessa e la figura di Narciso al centro della mostra, si dà un’opportunità per mettere in discussione la percezione del sé, privato e pubblico. L’allestimento di pannelli riflettenti in tutto lo spazio espositivo è un invito ai i visitatori a scattare un selfie, creando un’occasione social, certo, ma anche incoraggiando una riflessione coerente coil tema della mostra. 

Nel libro di Lewis Carroll, Through the Looking-Glass, and What Alice Found There, Alice fa un viaggio attraverso lo specchio e scopre un mondo che riflette e distorce la propria realtà. Oggi il nostro viaggio attraverso lo specchio si è evoluto: non passa per la superficie del vetro, ma attraverso gli schermi dei nostri smartphone. Secondo il filosofo Byung-Chul Han, l’ossessione della società contemporanea per il sé porta all’esclusione dell’altro, concetto che ispira il titolo stesso del suo saggio L’espulsione dell’Altro. Si sottolinea un cambiamento essenziale: nell’era del narcisismo digitale il sé non è più definito dalle sue relazioni con gli altri, ma dalla sua visibilità e autorappresentazione online. Han descrive il modo in cui la società contemporanea, con la sua enfasi sulla trasparenza, la positività e l’auto-esposizione, emargina l’«Altro», e sostiene che in un mondo in cui siamo costantemente incoraggiati a presentare la versione migliore di noi stessi sui social media e altre piattaforme, perdiamo il contatto con l’unicità e la complessità dell’identità.

Duane Michals, Who Am I?, 1994
© Duane Michals / Courtesy DC Moore Gallery, New York

Nell’era digitale, scattare e condividere selfie è diventata una forma di auto-espressione, metanarrazione e definizione di sé, ma anche un riflesso del nostro desiderio di riconoscimento da parte degli altri. Integrando l’atto per eccellenza dell’uomo contemporaneo nel contesto antico e simbolico di Narciso e delle Terme di Caracalla, si sceglie di sfumare i confini tra mito e realtà, antico e contemporaneo, suggerendo che l’io è sempre il risultato di una connessione, con sé stessi e con gli altri. 

Narciso. La fotografia allo specchio
a cura di Nunzio Giustozzi
Roma, Terme di Caracalla
dal 15 maggio al 3 novembre 2024

Silvia Cammertoni

È dottoressa di ricerca in Studi Comparati. La sua inclinazione per la forma breve l’ha portata ad approfondire la scrittura saggistica, studiando soprattutto letteratura italiana contemporanea, critica letteraria ed estetica della letteratura. Sempre in cerca di analogie e contatti tra diverse discipline, coltiva numerosi interessi con attenzione particolare alla fotografia e alla storia della moda. Collabora con “Alias”.

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