Monsieur Côté inquadra il suo mondo

18/03/2024

Si possono scattare fotografie importanti utilizzando solo un telefonino? Si può creare arte fotografica semplicemente inquadrando e cliccando con un iPhone? Ci ha provato un poeta: Michele Fianco. Ha rinunciato a tutti gli strumenti espressivi che una macchina fotografica professionale ci mette a disposizione: il controllo della luce, la profondità di campo, il mosso, le diverse focali, gli zoom. Via tutto, solo inquadrare e scattare. L’unico intervento è il bianco e nero: dopo lo scatto a colori Fianco trasforma la fotografia in bianco e nero. Ancora più semplice, solo differenze di luminosità, solo grigi, il grado zero della grammatica fotografica. L’inquadratura è tutto, non si può modificare nient’altro. E il risultato è inaspettatamente potente, da mezzi semplici emerge un risultato complesso, la scelta radicale rivela il suo talento visivo.

Le prime foto raccontano la vita oggi di un pendolare, le interminabili attese la mattina presto. Traspare un senso intenso di malinconia, di sperdimento rispetto al tempo e allo spazio. Che ci faccio qui? È la domanda che si pone Fianco, pendolare sui mezzi pubblici. Sono foto di protesta: le difficoltà e l’alienazione del lavoro, una città disorganizzata che divora il nostro tempo; scatti che toccano i nervi scoperti di almeno due generazioni tra i venti e i cinquant’anni.

A questo punto l’autore, quasi spaventato dalla malinconia degli scatti, li sdrammatizza con l’ironia dei testi che aggiunge. Sì, perché le fotografie sono accompagnate in basso da una riflessione ironica, surreale, politica o sociale, con tante citazioni cinematografiche e musicali. L’attesa dell’autobus diventa un plié, una birra con un’amica diventa una traversina di un western di Sergio Leone. Vediamo foto di oggetti o di paesaggio urbano in apparenza vuoto, poi lentamente ci rendiamo conto che la presenza dell’autore è fortissima.

Tanto è presente che Michele Fianco sente la necessità di fare un passo indietro e si firma Monsieur Côté. La mostra non è di Michele Fianco, ma di Monsieur Côté, non siamo nella periferia romana, ma forse in quella parigina. Ma il travestimento francese non è sufficiente: Michele Fianco c’è sempre nelle foto. Possono essere le punte dei piedi, l’ombra o quello che ha comprato al supermercato; anche se non lo vediamo ne percepiamo la presenza, percepiamo il suo sguardo. Per esempio, nella riuscitissima foto del carrello della spesa la scelta dell’inquadratura in picchiata dall’alto non può non farcelo percepire. Côté/Fianco è lì e sta fissando i pochi acquisti in un carrello troppo piccolo. I piedi si intravedono, ma è il suo sguardo che sentiamo pesantemente e il commento sottostante ci conferma che la vita è impazzita.

Di foto in foto, via via si aprono spazi di speranza, la malinconia e la rabbia iniziale lasciano il posto a una gamma più ampia di sentimenti. Intravediamo una mano femminile, un uccellino in bilico. Si tratta di un altro filone che negli ultimi tempi rafforza la sua presenza e che conferma l’idea di una possibilità di uscire fuori, anche con i mezzi del sogno cinematografico, da quel mondo obliquo e storto in cui si aggira il personaggio Monsieur Côté, obliquità e stortura rivelate dalle costanti inquadrature “fuori bolla”. C’è infatti in tutte le fotografie una forte coerenza stilistica, linee di fuga pronunciate, scatti sghembi o in “picchiata”, basta un’occhiata e riconosciamo le foto con l’iPhone del poeta quasi francese.

La mostra è una scelta di foto scattate tra l’ottobre del 2021 e la fine del 2023, tutte raccolte in quattro libriccini Amazon. Nikon e Canon si preoccupano, i produttori di Android e di Iphone festeggiano… almeno fino a quando Monsieur Côté non comprerà una Reflex.

Michele Fianco
Côté e quel che resta di una mostra fotografica…
Roma, Biblioteca Villino Corsini a Villa Pamphilj
Fino al 28 marzo 2024

Elio Mazzacane

fotografo e videomaker, lavora dal 2000 come regista per la Rai, per la quale è autore di documentari per “La grande Storia” e “Correva l’anno”. Menzione speciale al Premio Ilaria Alpi, ha partecipato al Festival DIG-Documentari Inchieste Giornalismi di Riccione e alla Giuria del Premio Solinas sul Documentario. Con Laura Pugno è autore de “Il colore oro” (“fuoriformato” Le Lettere 2007). Nel 2008 una sua mostra personale è stata ospitata dal Festival di Fotografia Europea di Reggio Emilia.

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