Margherita Manzelli, altrove

14/02/2024

Ho l’impressione che, da circa trent’anni, Margherita Manzelli abbia preso la porta d’uscita da questo mondo. Se, nel 1993, in occasione della sua mostra in via Farini, si era avuta, per molti, la sensazione che l’allora venticinquenne pittrice di origini romagnole fosse totalmente sfasata rispetto all’arte di quegli anni, nelle successive tre decadi si è avuta la certezza, questa volta per pochi, che la sua pittura ossessiva fosse il segno di un’increspatura temporale, attraverso la quale irrompevano figure fantasmatiche – le sue ragazze vecchie o le sue anziane infanti – le quali restavano, per lo più, impermeabili a ogni tentativo di interpretazione e a ogni riduzione a una corrente. Niente di più lontano, ad esempio, di queste figure oniriche, talvolta dai tratti anoressici, dalle banalità pseudo-impegnate sulla riduzione mercificante del corpo femminile messe in scena, negli stessi anni, da Vanessa Beecroft.

Manzelli parla, da sempre, di altro. Anzi, proprio non parla. Si eclissa, sfugge, è elusiva. Sottrae la pittura a ciò che non le appartiene (anche quando questo altro è importante, le sorti del pianeta, le disuguaglianze sociali, le lotte per i diritti, ecc.). Sottrae la pittura all’urgenza e all’immediatezza di questo mondo per renderla a se stessa. O, detto altrimenti, consente alla pittura di essere lo spazio di una visione.


Il disprezzo, 2022 – Collezione Carola Golding 

La mostra allestita in questi mesi alla Galleria Civica di Trento, dal titolo Oscuro è il cuore della bellezza, ne è la controprova. Benché quasi tutti i saggi contenuti nel catalogo insistano sulla centralità di un quadro come “La sbudellata”(il titolo in mostra è, in realtà, Il giorno finiva in un’infinita dolcezza), è dell’ordine dell’evidenza che il vero centro dell’intera esposizione sia un trittico sontuoso, nel quale, in posizione centrale, compare una sorta di archetipica Giuditta, con tra le mani la testa di un enigmatico Oloferne. Il motivo ornamentale, che fa da sfondo, e che si espanderà fuori dalla tela, fino a invadere lo spazio espositivo, è una melodia di toni di estrema eleganza, capace di rendere la figura umana straniante, se non unheimlichkeit. In questo gioco di rinvii tra sfondo e figura, come sottolinea giustamente Gabriele Lorenzoni nel catalogo, si rende visibile quanto la questione figurativa, per Manzelli, corrisponda a tutt’altro che a un ingenuo o nostalgico ritorno del mimetico, quanto a un chiasmo visivo capace di sottrarre il mondo figurale alla sua dimensione realistica, diciamo pure, al reale.

Untitled, 2014 – Courtesy greengrassi, Londra

Manzelli ha uno sguardo visionario, che non si lascia irretire dentro a nessuna classificazione. E, forse proprio per questo suo essere inclassificabile, viene spesso dimenticata. Certamente, il richiamo a Bacon salta agli occhi, ma, più che altro e per molti versi, la sua pittura ricorda la radicalità del gesto di Nicolas De Staël il quale, nella sua ricerca di una terza strada tra figuralità e astrazione, alla fine, non era amato né dai figurativi né dagli astratti. Come il grande pittore di origine russa, morto suicida a soli quarantun anni, Manzelli è sempre altrove, anzi, spesso, proprio scompare. Lascia che le sue figure entrino nella realtà, per inquietarla, e lì le abbandona. Lei è (già) ailleurs.

Untitled, 2014 – Courtesy greengrassi, Londra

Ci sono apparizioni e sparizioni, in questa mostra. Particolarmente efficaci nel rendere visibile questo processo magico, questo gioco di prestigio, capace di far emergere dal nulla una figura, per poi farla nuovamente scomparire, sono i disegni, nei quali le figure – tracciate con un’estrema maestria, maestria che sfiora talvolta la sprezzatura – stupiscono, non tanto perché emergono dal nulla, ma perché sembrano quasi sul punto di svanire, di essere inghiottite dal fondo bianco del foglio, dal mondo indefinito che precede ogni immagine. Sono lì, davanti ai nostri occhi, ma non si sa ancora per quanto. Sono qui, con noi, ma non appartengono a questo mondo. Apparizioni. Fuochi fatui messaggeri di un mondo sconosciuto.

Una mostra – ogni mostra riuscita – è un gioco di sguardi che si rincorrono. Gli sguardi che trafiggono sono quelli capaci di reggere il silenzio. Margherita Manzelli è, senza dubbio, un’artista silenziosa.


Stramonio, 2023 – Courtesy l’artista & greengrassi, Londra 

Margherita Manzelli. Oscuro è il cuore della bellezza
Da un’idea di Vittorio Sgarbi. A cura di Margherita de Pilati e Gabriele Lorenzoni
Galleria Civica di Trento
fino al 10 marzo 2024

Federico Ferrari

(Milano, 1969). Insegna Filosofia dell’arte all’Accademia di Belle Arti di Brera. Tra i suoi ultimi libri: “L’insieme vuoto. Per una pragmatica dell’immagine” (Johan & Levi, 2013), “L’anarca” (Mimesis, 2014; 2a ed. Sossella, 2023), “Oscillazioni” (SE, 2016), “Il silenzio dell’arte” (Sossella, 2021), “L’antinomia critica” (Sossella, 2023) e, con Jean-Luc Nancy, “Estasi” (Sossella, 2022).

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