Flânerie tra le rovine (di Napoli e del cinema)

Pubblicato per la prima volta in inglese nel 1993 e tradotto in italiano nel 1995, Rovine con vista. Napoli e il cinema di Elvira Notari, la monografia che Giuliana Bruno ha dedicato a una pioniera della settima arte, ritorna trent’anni dopo con le edizioni Quodlibet. L’opera di Elvira Notari (1875-1946), la prima e più prolifica cineasta italiana, proprietaria della casa di produzione partenopea Dora Film che avrebbe realizzato più di sessanta lungometraggi e più di cento tra brevi attualità e dal vero, è ricostruita facendo convergere ricerca d’archivio e slancio teorico, adottando uno sguardo “laterale” in grado di tenere insieme cinema, fotografia, architettura, urbanistica, storia dell’arte. Un libro che non si limita a valorizzare gli unici tre lungometraggi notariani giunti fino a noi – ovvero È piccerella (1922), ‘A Santanotte (1922) e Fantasia ‘e surdato (1927) -, che da soli renderebbero l’idea dello sguardo sorprendente di questa regista messa ai margini dall’avvento del sonoro e soprattutto dalla centralizzazione produttiva e la censura volute dal fascismo. Nel ritrovare i frammenti di un cinema perduto, Rovine con vista ci conduce in una serie di “passeggiate inferenziali” all’interno di un complesso contesto come quello della Napoli di inizio Novecento.

È piccerella, 1922

Questo progetto trova una sua chiara manifestazione nella postfazione intitolata “La mappa in rovina, riconnessa”, testo che meriterebbe di essere letto per avere un’idea di cosa voglia dire fare ricerca e soprattutto fare teoria. La postfazione è una vera e propria lezione di metodo, con la quale Bruno attraversa il proprio percorso di studiosa; un’analisi autoriflessiva che rende esplicite alcune personali “ossessioni” teoriche riconoscibili fin dal testo dedicato alla Notari: dall’interesse per quegli strumenti di navigazione che sono le mappe alla predilezione per un cinema “materico” e “aptico”, senza trascurare un sistema di scrittura e di pensiero vertiginosamente spiraliformi.

Questa analisi, oltre a fornire utili “istruzioni di lettura” di Rovine con vista, porta allo scoperto una serie di temi che emergono anche in un’installazione come quella curata per la mostra Carta bianca. Capodimonte imaginaire (12 dicembre 2017 – 9 dicembre 2018). Per questa speciale esposizione, Bruno ha immaginato un viaggio legato alla storia della città di Napoli e al suo gusto barocco recuperando opere conservate nei depositi del museo di Capodimonte: nature morte, tele consunte che mostravano in primo piano la propria texture e addirittura frammenti di porcellane. In quell’occasione la curatrice ha esplorato i depositi del museo “come fossero degli strati geologici, o falde del tempo”, mettendosi nei panni di un’archeologa “attenta a ritrovare anche opere logorate dal tempo, rovinate o persino in frantumi” (dal pannello introduttivo dell’installazione). Usando i tessuti alla stregua di schermi, Carta bianca invita a seguire un percorso narrativo attraverso superfici materiche.

Carta bianca. Capodimonte imaginaire.

La traiettoria disegnata a Capodimonte mette in luce molteplici strategie che, in forme ovviamente diverse, sono alla base di Rovine con vista: un libro che esplora frammenti sopravvissuti di racconti cinematografici con i loro relativi paratesti (quali le novellizzazioni dei film o le foto di scena) e ipotesti (come i romanzi di Carolina Invernizio e Francesco Mastriani, o come le canzoni sceneggiate). Il lavoro ricorre a uno sguardo archeologico che evita l’impostazione storiografica tradizionale, quella che va alla ricerca dell’origine o della certificazione di una memoria perduta, e che al contrario esalta, evocandoli, i tasselli mancanti e le “lacune” all’interno di una sterminata filmografia. Come si dichiara nella postfazione, più che a un lavoro di conservazione, la ricerca fa infatti pensare a un tipo di restauro storico-artistico che lascia intravedere il frammento e le parti sulle quali è avvenuta la ricostruzione (aspetto evidenziato anche in M. Smith, “Cultural Cartography, Materiality and the Fashioning of Emotion. Interview with Giuliana Bruno”, in M. Smith, Visual Culture Studies. Interviews with Key Thinkers, Los Angeles, London, Sage, 2008, pp. 144-165).

E come in Carta bianca, Napoli (che opportunamente appare nel nuovo sottotitolo pensato per la riedizione del libro) diventa un punto di riferimento imprescindibile. Basti pensare a tutta la parte dedicata alla galleria Umberto I, luogo delle prime proiezioni dei film Lumière nel capoluogo campano e sede delle prime sale, spazio di transito e di flânerie che una lettura esplicitamente benjaminiana collega alla centralità guadagnata dallo spazio urbano nel cinema napoletano. È all’interno di questo retroterra che Notari propone il ritratto di una città alle soglie della modernità, uno spazio che avviluppa e inghiotte i corpi dei personaggi in un’epoca in cui l’intreccio tra cinema, ferrovia e gallerie commerciali aveva stravolto l’esperienza della visione. In una delle scene simbolo incluse in Rovine con vista, il fotogramma di un film oggi scomparso, si vede una figura femminile distesa su un tavolo anatomico esposta allo sguardo di alcuni spettatori: un’immagine che è il riflesso di questo nuovo regime scopico e che è assunta “a rappresentazione dell’architettura dello spettacolo analitico-anatomico che è il cinema”.

Il volume dedicato alla produzione di Elvira Notari ha costituito l’avvio di un florido percorso di ricerca transdisciplinare e di una cartografia culturale sempre in divenire, di cui si possono seguire le evoluzioni teoriche in studi come Atlante delle emozioni: in viaggio tra arte, architettura e cinema ([2002] 2006), Pubbliche intimità. Architettura e arti visive ([2007] 2009), Superfici. A proposito di estetica, materialità e media ([2014] 2016) e, più di recente, Atmospheres of Projection. Environmentality in Art and Screen Media (2022). È la stessa autrice, nella premessa e nella postfazione alla nuova edizione, a riconoscere quanto Rovine con vista rappresenti la tappa essenziale di un approccio combinatorio e media-genealogico portato a compimento in seguito, la mappatura di una “una geografia emozionale” che, tra le altre cose, ha mostrato le potenzialità di una teoria femminista del cinema incompiuto.

Giuliana Bruno
Rovine con vista. Napoli e il cinema di Elvira Notari
edizione italiana a cura di Maria Nadotti
Quodlibet, 2023
416 pp., 25 €

Massimiliano Gaudiosi

Insegna storia del cinema presso l’università di Napoli “ Federico II”, dove è ricercatore a tempo determinato. Ha insegnato presso l’università Suor Orsola Benincasa e l’università della Campania “Luigi Vanvitelli”, ed è stato Fulbright Research Scholar presso la University of Texas at Austin. Si è interessato della rappresentazione del paesaggio, dell’immagine di Napoli nel cinema e di cinematografia subacquea. È autore delle monografie “Lo schermo e l’acquario. Scienza, finzione e immersività nel cinema degli abissi” (Pisa, Edizioni ETS, 2019) e (con Augusto Sainati) “Analizzare i film” (Venezia, Marsilio, 2007) e ha pubblicato numerosi saggi in riviste e opere collettanee.

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