Not Her

09/01/2024

Lo scorso 26 settembre la sfilata della collezione prêt-à-porter primavera-estate 2024 di Dior è andata in scena, al giardino delle Tuileries a Parigi, insieme a una videoinstallazione di Elena Bellantoni su schermi al led di circa sette metri di altezza, realizzata con la tecnica dello split-flap, che anche sonoramente cadenzava l’incedere delle modelle sul palco. Le 24 immagini sono collage fotografici realizzati dall’artista rielaborando quelle di pubblicità dagli anni Cinquanta a oggi, da lei raccolto a partire dal 2015, accomunate da un uso sessista del corpo femminile: alle quali si affiancano le sue “risposte” in forma di slogan a caratteri cubitali.

Quattro anni dopo la collaborazione con Tomaso Binga e le sue Sculture viventi, si conferma la linea scelta da Maria Grazia Chiuri – primo direttore creativo donna di Maison Dior – che nella prefazione a Her Dior (volume pubblicato nel ’21 da Rizzoli, con 160 immagini di artiste – da Nan Goldin a Katerina Jebb – che hanno reinterpretato i modelli da lei realizzati per il celeberrimo atelier fondato nel 1947) ha scritto: «il mio sogno, la mia aspirazione è che noi, come donne, ci guardiamo attraverso i nostri occhi». Un impegno confermato dalla mostra We Should All Be Feminists (titolo preso da quello di un saggio della scrittrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie e già mutuato da Chiuri per quello della sfilata della collezione primavera-estate 2017), visitabile sino al 13 maggio alla Galerie Dior.

Dopo il libro Parole passeggere. La pratica artistica come semantica dell’esistenza che riassume il suo percorso negli ultimi vent’anni, di recente pubblicato da Castelvecchi, Elena Bellantoni prosegue la sua auto-analisi in pubblico col testo a seguire, da lei proposto ai lettori di «Antinomie».

A.C.

NOT HER è una produzione del 2023 ma nata da una lunga gestazione. Quando ho incontrato Maria Grazia Chiuri nel mio studio è stato un momento molto intenso di confronto sia sul mio lavoro che sulla sua linea di ricerca. Ho capito che non sarebbe stato scontato fare qualcosa insieme ma che se fosse successo sarebbe stata una grande sfida. Sono convinta, infatti, che le idee e i concetti che veicoliamo come artiste hanno un grande peso sul mondo che attraversiamo; la stessa responsabilità può averla la moda in modo ancora più efficace poiché raggiunge davvero molte persone: lavorare quindi dentro il sistema per “sfruttarlo” dal suo interno.

NOT HER ha preso forma proprio grazie al confronto costante con Maria Grazia e Rachele Regini, sua figlia e cultural advisor per Dior, siamo state tutte unite sulla stessa linea pronte a REVERSE THE MIRRORS SUBVERT THE RULES TO DECONSTRUCT DOMINANT NARRATIVE TOOLS (il progetto è stato curato da Maria Alicata e Paola Ugolini).

Chiuri ha scelto uno dei miei lavori forse più complessi; dal 2015, infatti, raccolgo un archivio ongoing ad oggi di circa 400 immagini, che racconta la pubblicità sessista dagli anni ‘50 ad oggi. Queste immagini decisamente “perturbanti” sono divise per categorie nel mio computer: partono dallo stereotipo anni ’40-50 della donna moglie e casalinga “angelo del focolare”, diventano negli anni ’60 donne subordinate rispetto all’uomo nelle posizioni che assumono; passano per la donna bambolina passiva, provano a emanciparsi negli anni ’70 ma restano donna oggetto, negli anni ’80 diventano ancora più sessizzate nel linguaggio e nell’uso del corpo e negli anni duemila arriviamo anche ad immagini di donne contese tra uomini quasi fosse un “rape/stupro” di gruppo.

Elena Bellantoni, installazione per Dior Spring/Summer 2024, Jardin des Tuileries, Parigi, photo di Dior Adrien Dirand

Tutto questo materiale di ricerca è diventato la base su cui ho costruito il mio lavoro di natura concettuale che volutamente ha assunto caratteristiche di una produzione con un’estetica pop ma con una forte connotazione politica. Per fare questo mi sono messa nei panni di un “pubblicitario sessista” – dagli anni ’50 a oggi – progettando 24 pubblicità con i claim relativi con in più altrettante 24 frasi, come fossero le “risposte” alle immagini che ho prodotto. I cliché che dominano in queste pubblicità inseguono le tendenze del mercato: i corpi diventano merce, LISTEN YOUR BODY BEAT I’M NOT A PIECE OF MEAT rispondo io.

L’archivio prende forma nella sua carnalità: il soggetto principale è il corpo della donna, la sua mercificazione e la sua oggettificazione. Il tentativo è quello di uscire dalla gabbia, da una griglia semantica in cui il corpo femminile è stato rinchiuso ormai da troppo tempo. Queste immagini spesso non ci stupiscono più perché sono completamente introiettate e fanno parte del sistema dominante in cui siamo immersi. Vediamo una passerella di donne: dalla segretaria, chiusa nel ruolo relegatole per anni e sempre pronta per il suo capo, alle hostess che rispecchiano lo stereotipo delle donne “che fanno volare”, all’infermiera pin-up e così via. Passiamo dalle consumatrici, nei ruoli di mogli e madri felici, alle donne curvy che rendono sexy qualsiasi prodotto: qualsiasi oggetto può essere associato al corpo della donna o a parti di esso.

Elena Bellantoni, NOT HER 2023, 48 mixed media collage in formato digitale e video animazione.
Tutti i lavori sono stati concepiti per Dior Fashion Show Spring/Summer 2024, Jardin des Tuileries, Parigi

Dal punto di vista visivo ho scelto di lavorare proprio con le griglie degli split-flap, un meccanismo analogico adattato al linguaggio digitale (la grande installazione con schermi a led di circa 7 metri di altezza) in cui le immagini si ripetono e vengono in questo modo scandite dal tempo interno di questo congegno. Gli split-flap producono rumore, cadenzano il sovrapporsi delle figure nel loro arco temporale, sono in qualche modo invadenti e sottolineano, come i due colori giallo e fucsia lo stato delle cose: il corpo della donna e il suo sfruttamento come oggetto del desiderio, dello sguardo maschile dagli anni ’50 ad oggi. I due colori dominanti di tutta l’installazione, come due evidenziatori, marcano chiaramente questo perenne gioco tra i corpi, il linguaggio e l’anti narrazione ovvero le riposte.

La mia posizione è NOT HER: il claim che è diventato il fil rouge che guida e lega tutto il lavoro installativo, le immagini e la scrittura. NOT HER è un’immagine in sé stessa, è la risposta allo stereotipo dominante: non è lei, lei non è più tutto questo. NOT HER diventa il tentativo di creare un nuovo paradigma, una scelta “sovversiva”. Io dico NO al meccanismo produttivo di mercificazione del corpo della donna, all’utilizzo di quest’ultimo come strumento di godimento e di controllo, ai dispositivi di potere e di consumo che regolano i confini e le relazioni tra corpi. La pubblicità è l’anima del profitto e in qualche modo rappresenta i valori dominanti spesso legati ad un individualismo spinto. Quello che emerge non è quindi solo un discorso commerciale e di mercato, ma il diritto di modellare coscienze, desideri, sogni e l’opinione pubblica[1].

Elena Bellantoni, installazione per Dior Spring/Summer 2024, Jardin des Tuileries, Parigi, photo di Dior Adrien Dirand

NOT HER è un racconto verbo-visivo che si snoda per immagini che prende forma nel paradosso, nello sconfinamento, nella quantità massiccia, nell’accumulo d’immagini e frasi che ci martellano continuamente. Allo stesso modo utilizzo il linguaggio della pubblicità in tutti i suoi aspetti visivi e linguistici: il medium è il messaggio direbbe McLuhan.

NOT HER è la risposta, è la filigrana che accompagna tutte le immagini, a ogni slogan sessista la risposta incalzante e ripetitiva del pattern visivo è sempre NOT HER. La segretaria che lo fa veloce… NOT HER, la cravatta… NON è LEI, la sega super equipaggiata NON LEI, succosa e deliziosa… NOT HER, così come non è lei che salva il suo matrimonio stirando meglio e così via…

Il mondo visivo che ho creato si riempie inoltre di piccoli oggetti disegnati a china che si muovono sulla pagina del collage. Sono come degli esseri che animano lo spazio, gli oggetti reali diventano ironici e grotteschi fluttuando nello spazio si inseriscono tra le mani della “modella” anni ’90 come il martello, diventano lingue rotanti di fuoco come le seghe della pubblicità anni ’80, le presunte amate aspirapolveri della casalinga anni ’50 o ancora i piccoli profumi in vetro colorato che andavano in voga negli anni ’60. Una carrellata di piccoli oggetti del quotidiano che dovrebbero impreziosire le nostre vite, fabbriche di desideri in cui la donna come per magia è la dea creatrice e portatrice. La pubblicità è la pedagogia del consumo, ci insegna a produrre nuovi bisogni, costruisce i nostri desideri[2].

Elena Bellantoni, NOT HER 2023, 48 mixed media collage in formato digitale e video animazione.
Tutti i lavori sono stati concepiti per Dior Fashion Show Spring/Summer 2024, Jardin des Tuileries, Parigi

È un mondo di cartone quello che compongo, quasi “artificiale” come altri dettagli prodotti proprio grazie all’utilizzo dell’AI: la grande stampante che sembra un essere enorme da accudire, la moto su cui è appoggiata l’infermiera che lubrifica, financo i piatti da tirare a lucido per essere una perfetta housewife. È tutto un mondo fake, costruito, studiato a puntino così come sono le pubblicità che ci vengono propinate dal sistema capitalistico.

Allo stesso modo anche i soggetti maschili che vediamo sono tutti disegnati – hanno gli occhi con stelline rosa che ammiccano al mondo femminile –, sono dei grandi fumettoni che restituiscono il carattere pop della messa in opera di questo grande gioco di finzione. Come affermo in uno dei claim di risposta: YOU MAY THINK THIS IS NOT TRUE, IT’S JUST REAL.

Elena Bellantoni, NOT HER 2023, 48 mixed media collage in formato digitale e video animazione.
Tutti i lavori sono stati concepiti per Dior Fashion Show Spring/Summer 2024, Jardin des Tuileries, Parigi

Sono entrata in un mondo fatto di oggetti e corpi, per vendere questi prodotti. Quale miglior “confezione” se non il perfetto corpo femminile che secondo le leggi del mercato non invecchia mai? Non si tratta quindi di demonizzare le pubblicità ma di reagire ai tentativi di sabotaggio, di violenza, di manipolazione non solo dei corpi ma anche delle menti e delle emozioni. Perché, come dichiaro, LIBERATION OF BODIES IS NOT COMMERCIAL LIBERALISM.

I collage hanno un’estetica ben definita; si rifanno ai lavori di molte artiste degli anni ’70 come Ketty La Rocca e Mirella Bentivoglio. Le scritte luminose, le foto e le immagini digitali fanno riferimento ai lavori di artiste come Barbara Kruger, Cindy Sherman o ancora Jenny Holzer. L’utilizzo del linguaggio a volte anche in rima – alla John Giorno – è funzionale a creare dei giochi di parole perché “il poetico è politico”.

Il corpo è il luogo del conflitto ma può diventare lo spazio della risoluzione di questo conflitto. Uno spazio agito, che diventa non solo un atto performativo ma anche linguistico. Per questo motivo ho deciso di utilizzare il mio corpo di artista per entrare performativamente dentro tutte queste immagini. Ho studiato i gesti, ne ho ripetuto alcune posizioni come quelle della bocca, delle mani, l’impostazione dello sguardo etc, proprio per ricalcare gli stereotipi dominanti. Ci sono dei codici che compongono questi gesti insieme alle parole, che ormai sono inscritti sui corpi femminili, NOT HER esiste poiché ci sono circa settanta anni di immagini di archivio che ho potuto ri-tracciare. Come afferma Pierre Bourdieu, “continuamente sotto lo sguardo degli altri, le donne sono condannate a provare lo scarto tra il corpo reale, cui sono incatenate, e il corpo ideale cui si sforzano senza sosta di avvicinarsi. […] Il loro modo di atteggiare il corpo e di presentarlo, si vedrà riconoscere sul mercato dei beni simbolici…”[3].

Elena Bellantoni, installazione per Dior Spring/Summer 2024, Jardin des Tuileries, Parigi, photo di Dior Adrien Dirand

La geografia del corpo femminile è ormai “colonizzata” da una cultura secolare e patriarcale, così come i corpi di colore, i corpi omosessuali, i corpi vecchi sono, insieme a classe, genere e razza, “categorie oppressive” connesse tra di loro. L’intersezionalità, intesa come un pensiero “tentacolare” che intreccia alleanze è forse l’unico dispositivo capace di creare nuove leadership collettive[4]. OUR INDIVIDUAL AND COLLECTIVE TRANSFORMATION TAKE PLACE IN A RADICAL AND CREATIVE SPACE.

Lo spazio creativo che rivendico è quello dell’immaginazione e dell’autodeterminazione. Con NOT HER disegno questo spazio con il corpo per soffermarmi sull’autoritratto, perché io divento tutte le donne contemporaneamente. In questo gioco delle parti tutte mi appartengono e nessuna esiste realmente. Il mio corpo è stato modificato – in post produzione come avviene anche nella moda – secondo i modelli dominanti: alta, formosa, capelli lunghi, labbra carnose, pettinature alla moda e vestiti provocanti. Così la fabbrica della bellezza prende il predominio, l’autenticità viene messa in discussione, emerge l’elemento perturbante: sono volti familiari – gli occhi è il sorriso sono sempre gli stessi – nei quali scorgiamo una somiglianza. Quello che vediamo oggi è il modello di un’unica donna che viene imposto e si ripete ovunque. La singolarità, l’imprevisto, l’anomalia non sono contemplate in un mondo di perfezione estetica in cui i canoni sono ormai molto evidenti.

Elena Bellantoni, installazione per Dior Spring/Summer 2024, Jardin des Tuileries, Parigi, photo di Dior Adrien Dirand

Quello che resta dalla mia immagine trova riscatto nella scrittura, nella possibilità di dire e nell’autoaffermazione, l’unico modo per interrompere il “monologo del patriarcato”, direbbe Carla Lonzi[5]. È proprio in questo momento, che nella moda si chiama “gran finale”, che il corpo delle parole prende il sopravvento riscrivendo lo spazio: le modelle diventano le vere performer mentre attraversano la catwalk. Il mio corpo allora scompare definitivamente per lasciare spazio alle grandi scritte monumentali su sfondo giallo e fucsia in cui i giovani corpi delle ragazze letteralmente riscrivono, con passo sicuro, il nuovo paradigma. Il processo entra tutto nell’opera, dentro questo dispositivo: NO-BODY IS YOURS, NO-BODY IS PERFECT, EVERY-BODY IS PERFORMATIVE.


[1] Ciaran McCullagh, Media Power: a sociological Introduction, Palgrave Mcmillan, Houndmills, Basingstoke, Hempshire, 2002.

[2] Betty Friedan, The Feminine Mystique,Norton & Company, New York, 1963. Questo libro viene considerato un testo pioneristico in cui l’autrice analizza una serie di riviste femminili dell’epoca. In quegli anni iniziano gli studi femministi e su come le immagini e le pubblicità condizionino già dall’infanzia le bambine e di bambini così come poi gli adolescenti e come queste possano influenzare comportamenti, linguaggio e l’evoluzione identitaria.

[3] Pierre Bourdieau, Il dominio maschile,Milano, Feltrinelli, 1999, p. 81.

[4] bell hooks, Elogio del margine. Razza, sesso e mercato culturale,Milano, Feltrinelli, 1998.

[5] Carla Lonzi, Manifesto di Rivolta Femminile in Ead., Sputiamo su Hegel, Milano, Scritti di Rivolta Femminile, 1974, p. 14.

Elena Bellantoni

(1975) vive e lavora a Roma, è docente all’Accademia di Belle Arti dell’Aquila e alla Naba di Roma. Dopo essersi laureata in Storia dell’Arte Contemporanea studia a Parigi e Londra, dove nel 2007 ottiene un MA in Visual Art al UAL, University of Arts London. La sua ricerca artistica si concentra sui concetti di identità e alterità, utilizzando il corpo come mezzo di interazione. Nel 2023 apre la sfilata di Dior primavera-estate 2024 con l’installazione “Not Her” presso i Giardini delle Tuileries di Parigi e il volume “Parole passeggere. La pratica artistica come semantica dell’esistenza”, edito da Castelvecchi, riassume il suo percorso. Nel 2018 è tra gli artisti vincitori della IV edizione dell’Italian Council del MIBACT; nel 2019 presenta il libro dell’intero progetto al MAXXI di Roma con un focus sul suo lavoro. Nel 2018 con “Ho annegato il Mare” è selezionata nei Collateral di Manifesta12 a Palermo. Tra gli altri premi: Nctm e l’Arte Studio Legale 2018, Art Team Cup 2021. Tra le mostre “You got to burn to shine” (a cura di Teresa Macrì, La Galleria Nazionale 2019) e “Il video rende felici” (a cura di Valentina Valentini, Palazzo delle Esposizioni 2022).

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