Una donna vestita di cielo

Al Museo Madre, negli spazi legati alla cosiddetta sala delle colonne, il progetto Materia di Studios organizzato dal LET. Laboratorio di Esplorazioni Transdisciplinari formato dal team curatoriale del museo (Anna Cuomo, Mario Francesco Simeone, Alessandra Troncone, Brunella Velardi) e legato all’idea di creare dei percorsi espositivi a due voci a partire dalla forza dell’archivio, Mathelda Balatresi / Veronica Bisesti. Di fulmini, dame e altre storie è il primo imperdibile appuntamento. L’incontro tra due modalità espressive e tra due generazioni diverse (Balatresi è nata a Carcare nel 1937, Bisesti a Napoli nel 1991) ha dato luogo, mi pare, a un racconto disarmante che non solo parte dalla figura socratica di Christine de Pisan, dalla sua sofferta Cité des Dames (1405) ispirata al De civitate Dei di Agostino, ma si pone anche come momento di riflessione su una lettura creativa dell’archivio e dello studio d’artista per generare una narrazione effervescente.

Veduta della mostra, Di fulmini, dame e altre storie, 2022, Museo Madre, Napoli

La storia che Veronica Bisesti disegna nel dialogare con Mathelda Balatresi parte appunto da una figura femminile, una delle personalità più affascinanti dell’autunno medievale, per dar vita a un progetto davvero unico, speciale, sensibilmente sofisticato, aperto a forze che toccano con mano i punti nevralgici dell’educazione di tutti e per tutti, della coesistenza: «se ci fosse l’usanza di mandare le bambine a scuola e di insegnare loro le scienze come si fa con i bambini, imparerebbero altrettanto bene e capirebbero le sottigliezze di tutte le arti», si legge nella città delle donne, perché «esse», apostrofa Christine de Pisan (in alcuni casi il cognome è Pizan), ma di sicuro al secolo è Cristina da Pizzano (nata a Venezia forse nel 1364, morta al Monastero di Poissy nel 1430), «hanno un’intelligenza più viva e più acuta là dove esse si applicano».

Veronica Bisesti, Christine de Pizan nel mio studio, 2021

Ad apertura del progetto espositivo troviamo, in alto, sull’architrave d’ingresso, un cammeo in onice – Con le mie mani (2022) – realizzato da Veronica Bisesti in occasione d’una recente residenza d’artista a Latronico dove ha conosciuto Pina Miraglia, anziana signora rimasta vedova che nei vari discorsi e ricordi le ha parlato di forza – Pina con Pina si è aiutata per portare avanti la famiglia, da sola, in momenti difficili. Troviamo poi, nella prima sala, una mappa immaginifica (Cartografia della Città delle Dame, 2022) della Cité des Dames disegnata sempre da Bisesti che sembra sorgiva, partire da un vulcano e la cui unità di misura interna è l’agave, simbolo di sicurezza, di fermezza, di eterna amicizia (a forma d’agave è anche lo splendido Strumento di misurazione del 2022). Tra le varie opere che scandiscono questo primo capitolo dell’esposizione troviamo tre meravigliose dame, la Ragione, la Rettitudine e la Giustizia, così come indicate da de Pisan nel suo volume, disegnate dalla mano sicura di Mathelda Balatresi (com’è vicino il suo modo di fare simbolico a quello di Leonora Carrington) e un’immagine piccola, la direi quasi una miniatura luminosa, che rappresenta lo studio di Bisesti con dentro la scrittrice medievale vestita d’azzurro.

Mathelda Balatresi, Visita/ Nella città delle dame: monumento equestre, 1988

Nell’intrecciarsi costante di opere – ora di Bisesti, ora di Balatresi – che conversano magistralmente tra loro, la seconda sala è legata all’aria e alla terra: di Balatresi sono i fulmini (accanto a una serie di disegni) realizzati in varia misura negli anni Ottanta del secolo scorso, di Bisesti delle stupefacenti pietre nichelate che rappresentano le fondamenta (di regine, guerriere, poetesse, indovine, scienziate, martiri, sante) d’una orgogliosa città aperta fondata da Semiramide, Didone, Medea, Griselda, Lucrezia, Pentesilea, Cassandra, Camilla, Caterina (2021-2022). In questa sala un carboncino raffigura una danza (Siamo il passato oscuro del mondo #1, 2022), accanto a una conocchia per filare (Dalla conocchia alla penna, 2022), decontestualizzata e trasformata in una sorta di bastone pastorale sul quale è innestato un pennino, emblema di spostamento ed emancipazione, vitalità e libertà.

Veronica Bisesti, Strumento di misurazione, 2022

Nell’ultima saletta troviamo infine una sorta di scriptorium, un luogo intimo, di studio, di estroflessione della mente: qui il disegno di una civetta bianca (la civetta nella mitologia è Atena che va a Itaca nelle vesti di Mente, principe dei Tafi, ad avvisare Telemaco che Ulisse è vivo e lui deve andarlo a cercare) è collocato di fronte a una scrivania – la sedia è evocativa – e alle sue spalle c’è un tessuto blu che ricorda il colore amato dalla rivoluzionaria Christine de Pisan: Seulete sui et seulete vueil estre («Sono sola, e sola voglio rimanere»). Nella sala si avverte un suono, l’attivazione del fuoco in loop, l’accensione creativa, l’amore della parola, della libertà, del saper leggere, del saper scrivere.

Mathelda Balatresi, Da “Il profumo” di Suskind /Dama a cavallo, 1993

Mathelda Balatresi / Veronica Bisesti. Di fulmini, dame e altre storie
a cura di LET_Laboratorio di Esplorazioni Transdisciplinari
Napoli, MADRE
fino al 23 gennaio 2023

In copertina: Veronica Bisesti, Cartografia della città delle dame, 2022, china su carta e collage, 125 x 85 cm

(Melfi, 1977) è titolare di Pedagogia e Didattica dell’Arte all’Accademia Albertina di Torino. Ph.D in Metodi e metodologie della ricerca archeologica e storico artistica (Università di Salerno) è nel comitato scientifico della Fondazione Leonardo Sinisgalli e di “Umática” (Universidad de Málaga). Dal 2018 è direttore della Fondazione Filiberto e Bianca Menna e dal 2020 è membro dell’Archivio Lamberto Pignotti. Tra i suoi libri “Gillo Dorfles” (2011), “ABOrigine” (2012), “Exhibition of the Exhibition” (2013), “Ubiquità” (2013), “La linea socratica dell’arte contemporanea” (2016), “Istruzione e catastrofe” (2019), “Me, myself and I” (2019), “Atmosfera. Atteggiamenti climatici nell’arte d’oggi” (2019), “Lamberto Pignotti. Cronaca di tutti i fiori esclusi dal perimetro di un fiore” (2020).

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