Gastone Novelli, la terra in amore

A Saturnia, storicamente nell’alto Lazio ma amministrativamente oggi in provincia di Grosseto, vicino alle cascate sulfuree del Gorello, nei primi anni Sessanta elesse Gastone Novelli il suo buen retiro: «un punto di arrivo, che è di tregua e di ritrovo, di un nuovo lavoro». Non so se pensasse ai «Saturnia regna» della Quarta Ecloga, all’età dell’oro destinata cioè a ritornare alla fine dei tempi, al «novus ordo seclorum» che per i lettori medievali di Virgilio prefigurava il Regno di Cristo (e che figura pure sullo stemma imperiale e massonico degli Stati Uniti d’America). Come che sia, è in questa sua Maremma d’elezione che al Polo culturale Piero Aldi è stata allestita (dall’associazione Guna Contemporary in collaborazione con l’Archivio Novelli di Roma) una mostra che illustra i presupposti di questa emblematica casa d’artista, nonché i riflessi della frequentazione del suo territorio nell’opera di Novelli. Già un bel libro curato da Zeno Birolli nel trentennale della sua morte (Saturnia, Corraini 1998) aveva raccolto i testi degli amici scrittori del Gruppo 63 – Elio Pagliarani, Giorgio Manganelli e Alfredo Giuliani – che ricordavano i riti conviviali, parodicamente misterici, che nella casa dell’amico artista venivano organizzati in quei favolosi anni Sessanta. Rievoca per esempio Gianni Novak un Capodanno nel quale «mezza piazza del Popolo scolava e tracannava fiumi di champagne sguazzando in mutande nelle acque calde e misteriose della piscina di Saturnia». In un paio di foto, esposte in mostra, si vedono Novelli e Giuliani deliziati dalle acque sulfuree del Gorello (oggi ridotte, ahinoi, a un rigagnolo stentato) e il curatore dei Novissimi così concludeva, estatico, il suo ricordo: «l’acqua ci massaggiava le spalle, il sole declinante ci benediva. Momenti di un’esperienza civilmente arcaica».

Gastone Novelli e Alfredo Giuliani, 1965 (ph. Marina Lund)

Dai due giovani e talentuosi curatori della mostra disegni, sculture e tele di Novelli sono stati esposti a fianco di reperti recuperati poco più d’un secolo fa nei siti di Saturnia e Montemerano, e oggi conservati dall’importante «collezione Gaspero Ciacci» del locale Museo Archeologico. Non è, come capita spesso in questi casi, un accostamento gratuito. Nel piccolo catalogo trova posto un bel saggio di Vittoria Marini Clarelli, la quale ricorda come negli scritti dell’artista (raccolti nel 2019 da NERO in un’edizione, esemplarmente curata da Paola Bonani, alla quale direi vada ricondotta l’odierna Novelli-renaissance) non manchino riferimenti ai riti di fondazione delle città etrusche. Per esempio nel Linguaggio figurativo e la sua funzione (scritto nel ’68 ma pubblicato postumo l’anno seguente): «esprimersi è tracciare, incidere (come gli etruschi il campo) un universo segnico complesso, un paesaggio per l’uomo, il mare, la serie delle onde, vibrazioni, la foresta delle parole». E proprio la matrice paesaggistica – ancorché priva di qualsiasi riferimento naturalistico: astratta e «invisibile» come le «città» qualche anno dopo collezionate da Italo Calvino – viene a giorno in particolare nei disegni che proprio a Saturnia s’intitolano; ma anche nella bellissima serie di tavole che nel ’64 Novelli dedicò a “illustrare” l’inillustrabile Hilarotragoedia con la quale, quell’anno, aveva esordito Manganelli. 

Gastone Novelli, disegno della serie Saturnia, 1964-1965

Ci si ricorda dello storico Viaggio in Grecia di Novelli, riflesso nell’omonimo libro d’artista del ’66 (ripubblicato da Baldini & Castoldi nel 1999, e in traduzione francese dall’editore Trente-trois morceaux di Lione nel 2015), che tanto gli salò il sangue: in un’ottica però distantissima dal classicismo, o neo-tale, che tanto Occidente moderno, e post-, vi ha feticizzato. In Grecia Novelli trova al contrario la sede di una paradossale tabula rasa: un terreno vergine dal quale ripartire, come si dice in inglese, «from scratch». Tracciando un segno sul terreno, cioè, come quelli che l’artista graffia sul muro, sulla tela, sulla terra stessa. La serie delle Montagne, sculture informali realizzate en plein air coi materiali naturali del territorio di Saturnia e oggi cancellate dal tempo, cronologico e atmosferico (ma visibili nelle fotografie esposte in mostra), ripeteva gli archetipi misteriosi che ricorrono nella Pittura procedente da segni di Novelli (così s’intitola il suo più importante scritto teorico, pubblicato nel ’64 su «Grammatica»), ma possono ricordare pure le Nature di Lucio Fontana, di poco precedenti (1959-60): gli elementi minerali sono visti come materiale organico e sessuato, capace di generare nuovi organismi (Il pianeta in amore s’intitola una tela bellissima del ’65).

Gastone Novelli al lavoro sulla Grande Montagna, Saturnia 1965

In un altro curioso scritto di Novelli, le Storie di Saturnia redatte riportando le leggende locali narrate da un contadino dei paraggi, si parla di una «Natura, turbata […] dai suoi amici» che «accorre, ti entra nel cuore, in virtù dei suoi pretesi diritti, ti strappa l’Immaginario». Più che a una continuità nel tempo, implicita in ogni ipostasi classicista, il riferimento all’archè di Novelli (come quello di Manganelli e Giuliani, entrambi devoti lettori di Eraclito) è a una condizione originaria: cioè, viceversa, alla radicale discontinuità che è ogni fondazione. Come insegna Michel Serres in un bellissimo libro del 1983 (ripubblicato da Mimesis nel 2021, a cura di Gaspare Polizzi), Roma. Il libro delle fondazioni, il rito originario attribuito dalla tradizione al sulcus primigenius di Romolo, che traccia con l’aratro il disegno della città futura (e che gli archeologi hanno confermato provenire dalla tradizione etrusca), è un segno di violenza e morte che fa tutt’uno col leggendario fratricidio di Remo. Quello della fondazione è dunque, con precisa figura etimologica, il «terreno del terrore». Ma è da questa infrazione originaria che, insieme alla «paura» e all’«odio», insieme alla sopraffazione insita in ogni potere, proviene altresì ogni ritualità del diritto e ogni forma del futuro; si genera ogni vita a venire; si pongono le condizioni di ogni creazione artistica.  

Gastone Novelli, Cosmografia, 1963

Gastone Novelli: Saturnia, le origini, la magia del segno
a cura di Guglielmo Buda e Anna Cristina Caputi
Saturnia, Polo culturale Pietro Aldi
fino all’8 gennaio 2023

Una versione più breve di questo articolo è uscita sul «Giornale dell’Arte» di dicembre

In copertina: Gastone Novelli con il figlio Ivan, 1965 (ph. Marina Lund)

(Roma, 1968) critico e saggista. Insegna Letteratura italiana contemporanea all’Università di Roma Tre; nel 2018 ha tenuto la «cattedra De Sanctis» al Politecnico di Zurigo. Ha pubblicato saggi, curato testi e realizzato trasmissioni radiofoniche e televisive, spettacoli teatrali e musicali. È nella redazione del «verri» e collabora ad «Alias», «Il Sole 24 ore», «Tuttolibri», «doppiozero», «Le parole e le cose2» e altre testate.