Volevo scrivere da un posto che ha una vera importanza per me. L’estate è spesso il momento in cui ci affidiamo al turismo, per consumare, rapidamente, i luoghi come prodotti, con le esperienze di un altrove ben mixate tra paesaggi, cucina e attività preconfezionate. Ma l’estate, per molti di noi, è anche il momento per ritornare alle origini. Ecco, volevo scrivere da un posto “delle origini”. E per me, non c’è dubbio, questo posto è il bosco: il bosco alpino, di pini e abeti, con qualche rara quercia e betulla. Il bosco che alterna zone secche di aghi di pino e zone umide di felci verde-azzurre, di muschi e mirtilli. Il bosco al quale sono legati i miei ricordi di infanzia e molti momenti di pura felicità.

Le montagne fanno parte del mio orizzonte da sempre. Ma alle distese di rocce, alle cime dalle forme frastagliate, ai crepacci vertiginosi e alle crete sassose, ho sempre preferito lo scenario denso di luci e ombre del bosco. Sulla montagna si respira un’aria di solitudine, spesso evocata dagli alpinisti – che, arrivati in vetta, ormai lontanissimi dalle abitazioni e dal mondo degli uomini, si fermano a contemplare l’immensità ai loro piedi, fieri di aver sconfinato in uno spazio siderale che non ci è destinato, e in un tempo in cui le nostre esistenze appaiono minuscole e vuote. Invece nel bosco non ci si sente mai soli. Il bosco è un orizzonte caotico e vivente – in cui si sovrappongono piante, funghi, insetti, animali. E poi, se la montagna, nelle linee austere delle rocce, appare minimale, povera, quasi astratta, il bosco invece è barocco, nel suo rigoglio di forme e movimenti, sontuoso nei colori, intenso di suoni e odori. Il bosco è animato. E non solo quest’anima fa parte di me, perché, misteriosamente, la sento come l’origine, ma io faccio parte di lei. Allora non posso che tornare.

(Agosto 2022)

è uno storico dell'arte e del design, lavora e vive a Parigi. Professore associato all'Università di Parigi 8 e ricercatore associato presso l'EnsadLab, École nationale supérieure des Arts décoratifs. Le sue pubblicazioni includono "Il cerchio invisibile. Ambienti, sistemi, dispositivi" (Mimesis, 2014, Presses du réel, 2015), "Strange Design" (a cura di., con J. Dautrey, it:éditions, 2014), “Uchronia" (a cura di., con Annie Vigier, Franck Apertet, Sternberg Press, 2017), "Le comportement des choses" (a cura di, Les presses du réel, 2021). Con Quodlibet ha pubblicato "Contro l’oggetto. Conversazioni sul design" (2020, Premio Compasso d’Oro 2022).