Bellezza vitale

Cara Antinomie,

la cartolina te la scrivo dal castello di Cérisy, dove partecipo a un simposio sulla bellezza vitale. Anzi, sulle bellezze vitali, al plurale.

Oggi è scesa una pioggia estiva di quelle che il cielo sembra sempre sul punto di dirti tutto. Di quelli che prendi ed esci dalla sala neanche fossi una versione pluviale della farfalla di Selige Sehnsucht, ti metti a camminare nel parco, raggiungi l’orangerie, e poco importa se ti è parso di essere diventata l’atmosfera di un’inter-nuvola di Turner o di esserti messa ad abitare le pagine un romanzo inglese dell’ottocento, dall’uno o dall’altro torni ai tuoi appunti con gli abiti che piovono. La cineasta che sta realizzando un film qui, con noi, mi ha chiesto perché sono uscita a cercare la pioggia. Qualche anno fa avrei forse tirato in ballo il clinamen di Epicuro per risponderle. E invece eccole un blando “…c’était beau”, era bello. Ore a preparare il mio intervento sul bello come relazione, per poi far parlare due gocce di pioggia. Poi ci ripenso un po’ e mi dico che forse questa idea della tensione superficiale su cui sto scrivendo ha il suo perché in questo scampolo di storia. In fondo è lei che rende sferiche le gocce d’acqua. Te ne parlerò. Intanto ci penso nella stanza vicino alla charpente che mi ha dato Edith, dalle cui finestre si vedono il ponticello d’ingresso, la campagna e la vecchia torre. È un bozzolo aperto sulla campagna, una soglia tra l’interno e l’esterno che funziona. Il vecchio parquet su cui cammino mi dice che non c’è bello senza spessore temporale, ma questa è ancora un’altra storia. Allora ti saluto, senza nominare tutti i filosofi, gli scrittori e i poeti che in quella sala hanno parlato. 

Meglio evitare il name dropping e e lasciare che a cadere sia la pioggia. (Ti dico solo che Foucault aveva ancora i capelli nella foto all’ingresso.) 

A presto,

Chiara

è ricercatrice, critica e curatrice. Sta conducendo una ricerca sulla funzione ontogenetica dell’immagine presso l’École normale supérieure di Parigi dove ha concepito il seminario di ricerca “Le Présent de l’image”. Ha scritto numerosi saggi e articoli e curato libri con editori quali Mousse Publishing, Flash Art, Humbodlt Books, Nero, Cura, Skira, Sternberg Press, Hauser&Wirth Publishing tra gli altri.
È la curatrice di “What is the Color of Green?” (con Bored Curators United, Parigi, 2021); “Soft Hair” (Parigi, 2021); “Heels”, Milano (2021); “Ups and Downs a Flipped Planet” (Vienna, 2020); degli “Special Projects” per Arte Fiera a Bologna (“Performing the Gallery”, 2018 / “Time Specific Artist Lectures, Site Specific Artist Lectures”, 2017) e del programma di conferenze e proiezioni “L’immagine-cosa/The Image-Thing” a Palazzo Grassi, (Venezia 2016); ha curato mostre presso il Museo MAN, Nuoro (2016); il Museo di Villa Croce, Genova (2016); MeetFactory, Praga (2015); The Emily Harvey Foundation, New York (2013-2012); Ca’ Zenobio, Venezia (“Simone Forti”, 2010 / “Cage-Kaprow-Fluxus”, 2009), Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia (2010-2009); Tophane-i Amire Cultural Centre, Istanbul (2010); Palazzo delle Prigioni, Venezia. Ha curato il programma espositivo della Emily Harvey Foundation, NYC (2013-2012), co-curato una sezione del public program della Biennale di Istanbul (2015), ed è stata "Curatorial Researcher” per dOCUMENTA (13) e “Curator of the Research Section”, documenta, Kassel (2012-2009). È stata uno dei curatori selezionatori del Premio Furla (2015) e del premio Maxxi-Bulgari (2017). È membro del comitato coordinatore del “Forum dell’arte contemporanea italiana” e parte del comitato di redazione della rivista “Oboe — Journal on Biennials and Other Exhibitions”. Ha fondato con Silvia Guerra “Bored Curators United”.