“Stonehenge’s gardener mowing the grass” è stata scattata intorno al 1955.

Mi piacerebbe averla trovata incorniciata alle pareti di in un negozietto di Pimlico, ma la verità è che l’ho scoperta grazie a Stephen Ellcock, iconografo e curatore di un “cabinet of wonders” online, uno di quei personaggi misteriosi e stranamente intimi grazie ai quali Facebook e Instagram rimangono a conti fatti luoghi che vale la pena frequentare.

Non se ne trovano riproduzioni in vendita e non si sa chi l’abbia scattata (una certa Barbara Maddrell, forse, sembrerebbe cercando meglio in rete tra i pochi siti in cui compare, ma Ellcock non lo precisa e figuriamoci se mi azzardo io). Ci dobbiamo accontentare di guardarcelo qui sopra, il giardiniere di Stonehenge, grande come un post-it, meticoloso e insieme distratto tra le sue rovine.

L’ho scelta come cartolina per l’estate perché è così che mi piacerebbe passare il tempo libero (e forse semplicemente il tempo): operosa e al tempo stesso irrimediabilmente altrove, custode di quello che è stato e rivolta a quello che sarà.

(Roma, 1983) lavora come copywriter nel campo del design e della comunicazione. Specialista di Marcel Proust, ha esordito in Francia con un saggio sull'influenza della pittura italiana nella “Recherche” ("Proust et la peinture italienne", Michel de Maule, 2011) e ha pubblicato in Italia "Proust. I colori del tempo" (Electa 2014), dedicato al rapporto tra colore e letteratura. Il suo romanzo d'esordio “Lux” (Neri Pozza, 2018) ha vinto il Premio Neri Pozza, il premio Opera Prima 2019 ed è stato candidato al premio Strega 2019. Il suo ultimo saggio è “Viceversa” (Johan & Levi, 2020) dedicato alle figure di schiena nell'arte, nel cinema e nella letteratura. (ph. Monica Cillario)