David Lynch e i segreti dell’oltremedia

L’“oltremedia” è una dimensione espansa piena di segreti e domande, mondi paralleli, che sembrano non trovare o elidere una qualsiasi logica. Cosa c’è al di là del tangibile o dell’apparente visibile? Cosa ci viene mostrato della complessità che sta agendo ora nel nostro tempo?

A livello pratico e tangibile, sicuramente ci viene consegnato qualcosa che appartiene già a un tempo tecnologico superato. Viviamo con strumenti tecnologici già in ritardo e con metafore (quelle indotte da ogni nuova scoperta scientifica) non aggiornate. Quindi in qualche modo siamo quasi tutti attempati boomer che hanno l’illusione di stare al passo coi tempi. Di sicuro ci troviamo dentro una dimensione in cui si ha la sensazione di essere aggiornati anche se in realtà si agisce con strumenti che gli scienziati e le classi dominanti ritengono già avanzi da dare agli animali domestici. Al popolo viene data in pasto una tecnologia che il settore militare ha già abbandonato da almeno cinquant’anni. Dobbiamo renderci conto che nel tempo presente agiscono contemporaneamente tempi diversi, determinati da una parte dalle conoscenze acquisite da pochi e dall’altra le informazioni di pubblico dominio. Come già molte altre volte nel corso della Storia, è stato preparato ancora un mondo in cui nulla è sicuro, dove l’oscurità possa prendere il sopravvento o nascondere alcune verità e i nostri incubi mescolarsi con la vita creduta reale.

Forse David Lynch e Mark Frost hanno colto qualcosa di questa complessità nell’articolato racconto in tre serie di Twin Peaks (1990-1991, 2017) dove ogni spettatore si trova davanti o dentro a una storia in cui nulla è certo, dove nessuno è al sicuro, non c’è alcuna verità certa e nessuna logica verosimile. Nell’epoca del metamedia (l’era dei computer, di internet, dei social) forse veramente le nostre vite non sono altro che proiezioni di un sognatore che a noi resta ignoto. Le vite di miliardi di persone sembrano marionette mosse dai fili di pochi privilegiati che hanno grande potere e molto capitale a disposizione. Dentro il canto terribile dell’animo umano che si aggira in diverse vite parallele, reali e sognate al contempo, il luogo oscuro della rete contenuto nell’iconosfera ospita innumerevoli coscienze ignare della loro cecità, quella dei finti privilegiati dell’Occidente. E in questa cecità si continua a digitare, a far scorrere immagini sullo smartphone, a pubblicare fotografie sui social, a spiare le vite degli altri, a distrarsi.

L’interiorità luminosa di Laura Palmer

In Twin Peaks è interessante il racconto della donna che mentre sta morendo pronuncia la frase “io sono come la rosa blu”, sorride e poi svanisce nel nulla. E dopo poco la stessa donna appare più in là, identica a quella precedente, non più vittima ma carnefice. Quali tipi di Doppelgänger ha generato la società dello spettacolo e del capitalismo? Quanti gemelli maligni si aggirano anche dentro l’attuale mondo culturale, nell’arte contemporanea, in ogni singolo medium o linguaggio?

Secondo la visione di Lynch, in ogni storia personale l’intreccio tra fatti veramente accaduti nel tempo storico e quelli che hanno preso corpo nel mondo onirico rilascia plurime interpretazioni. Tutti gli individui stanno dentro numerose linee narrative aperte. Chi cerca di comprendere quale sarà il finale della propria storia non deve perdersi in minuziose interpretazioni di ogni singola scena e cercare di comprendere nell’insieme anche le sequenze oniriche spiazzanti. E indipendentemente dal loro significato, può essere un buon viatico lasciarsi portare dal flusso narrativo di ciò che è successo, dalla qualità formale, dall’intreccio enigmatico. È chiaro che in ogni esistenza – e nella trama dei film di Lynch dove avvengono salti nel tempo e sdoppiamenti – sono successe molte cose alle quali non avrebbe senso non provare a dare un’interpretazione.

Il gesto Blocco del tempo mentre Laura dice nella Loggia Nera “Ti vedrò di nuovo tra 25 anni”

Utilizzo ancora qualche personaggio e dettaglio dell’immaginario lynchiano per cercare di rendere visibile qualcosa di quella materia indistinta che ci contiene, anche al di là dell’iconosfera o di ogni altra ipotetica sfera. Come ha potuto l’agente Dale Cooper stare per 25 anni nella Loggia Nera, comunicare con tutti i personaggi delle altre dimensioni, risvegliarsi nel corpo di Dougie Jones, sdoppiarsi nell’alter ego cattivo Mr C, viaggiare nella corrente elettrica, dialogare con una macchina che si esprime attraverso messaggi di fumo o vapore? Come è possibile sdoppiarsi, diventare altre persone, svanire e riapparire, viaggiare nel tempo a distanze inverosimili? Come è possibile far comparire il proprio volto in sovraimpressione, come se assistesse a una proiezione che scorre e dipana la vita, un volto che permea tutto, unisce altri volti e corpi in una presa di coscienza della fine di un sogno? Come fa Cooper a baciare Diane sotto grandi tralicci sfrigolanti di elettricità ed essere teletrasportato su un’altra strada, di notte, in una dimensione parallela? Come può un orologio andare anche all’indietro o a velocizzare il moto delle sue lancette o dei suoi numeri in accelerazione verso gli attimi del futuro? Viviamo veramente tutti in sogni condotti da una mente universale? Chi è il sognatore e qual è la realtà? Come può Naido, la donna asiatica con un volto senza occhi, contenere la vera Diane, simbolo di un amore irreale e rarefatto, considerata la proiezione visiva di qualcosa che altrimenti non esiste o è interna a un registratore? Molte domande irrisolvibili, forse. Molte questioni che continueranno a pulsare e rimanere aperte.

Volto di Dale Cooper in sovrimpressione sulla Loggia Nera

Nella sfera delle correlazioni e analogie, per quanto riguarda la ricerca attuale sul medium fotografico e sulla indagine metafotografica è interessante la scena in cui Sarah Palmer  – ovvero la madre maligna Judy, che in un episodio precedente si è “aperta” la faccia rivelando un misterioso volto nero con un ghigno infernale, prima di azzannare al collo un uomo che la stava molestando in un bar – colpisce ripetutamente una foto di Laura Palmer con una bottiglia, e il gesto violento ripetitivo pare una scena mandata in loop e disturbata da brevi rumori di fondo o da glitch. Si rompe il vetro e si rovina la cornice, ma la fotografia sembra resistere ai colpi reiterati. Dopo questa sorta di rituale vudù, nel bosco però Laura svanisce (teneva la mano di Cooper che l’aveva salvata dall’assassinio avvenuto venticinque anni prima) e si materializza probabilmente in una dimensione altra, in una persona diversa, nel corpo di Carrie Page, una donna che vive a Odessa, in Texas. Distruggendo la cornice e il vetro della foto di Laura, la madre del male è riuscita a sventare il piano di Cooper, a fargli credere di essere in un tempo presente ma che in realtà è già passato? In questa ucronia si contrae lo spazio geografico, si cannibalizzano le certezze, si mischiano i nomi e le identità. La forza oscura Judy ha creato una nuova dimensione alternativa nella quale continuare ad accanirsi su Laura Palmer. Questa presa di coscienza genera il grido agghiacciante di colei che dovrebbe incarnare lo spirito del Bene. Poi giunge lo schermo completamente nero, il tempo lungo dell’attesa, i collegamenti dilatati nel tempo e nello spazio per cercare di capire il senso delle cose. Un salto temporale, di venticinque anni prima o dopo. L’ultima immagine è ciò che Laura rivela di nuovo, un bisbiglio, nell’orecchio di Dale Cooper, situato ancora forse nella Loggia Nera.

Il grido agghiacciante di Laura Palmer nel secondo finale di Twin Peaks – Il ritorno

È interessante applicare un tipico topos di Lynch alle questioni che stiamo indagando nel campo dell’oltremedium e del metalinguaggio: come nei film i personaggi di punto in bianco cominciano a chiamarsi con un nome diverso ed essere persone completamente diverse (in Mulholland Drive e in Strade Perdute), anche nel campo dell’arte visionaria e preveggente può accadere qualcosa di simile. È possibile anche prendere due piccioni con una fava, salvare Laura Palmer e uccidere Judy, entrando in un’altra dimensione?

La materializzazione dell’8

A  noi interessa addentrarci nello spaesamento e nella sensazione di irresolutezza di tutte le incursioni “meta-” all’interno di ogni linguaggio e media. Interpretare ogni singolo dettaglio delle opere più enigmatiche di ogni periodo storico può intrigare come gioco ermeneutico, soprattutto per tentare di collegare più opere e idee collocate in punti diversi e distanti nello spazio e nel tempo. È percorribile la via indicata da Lynch per comprendere più nel profondo le opere della storia dell’arte, ovvero indagare tutto quello che è accaduto in passato, perché probabilmente accadrà di nuovo, anche se in altra forma e modalità, e all’inverso è anche costruttivo partire dalle opere attuali per andare a ritrovare o reinterpretare dipinti, sculture, libri, architetture, composizioni musicali, che attendono di essere riattivate. Da un altro punto di vista, però, la storia insegna pure che le lezioni non verranno imparate, la memoria svanirà, la stupidità avrà sempre molto seguito. Ma qualcosa di sublime e profondo resta sempre a disposizione, pronto per essere trovato e fruito da ogni fruitore in ricerca. L’arte attuale di ogni tempo è sempre la conclusione/non conclusione perfetta per tutto quello che c’è stato prima e per le opere che verranno realizzate in futuro.

In copertina: l’ultima immagine del secondo finale di Twin Peaks. Il ritorno (2017)

è critico d’arte, curatore e saggista. Dirige il museo temporaneo BACO (Base Arte Contemporanea Odierna), a Bergamo, dal 2011. Suoi saggi e testi critici sono apparsi in varie pubblicazioni edite, tra le altre, da Giunti, Silvana Editoriale, Electa, Mousse, CURA, Skinnerboox, Moretti & Vitali e Corriere della Sera. Scrive per Art e Dossier, Doppiozero e Atpdiary.