Scripta, l’arte a parole

In Italia certo si fanno ogni giorno presentazioni di libri d’arte, di saggi o volumi miscellanei, e certo esistono pure festival su argomenti che coinvolgono l’arte. Ma a cercare un festival dedicato specificamente al rapporto tra l’arte e le parole, a come l’arte contemporanea sia tradotta, veicolata, diffusa dalla critica contemporanea prevalentemente italiana, forse solo Scripta. L’arte a parole risponde a questi requisiti.  Una rassegna che è nata e si svolge a Firenze – un osservatorio forse un po’ decentrato rispetto a città quali Milano e Torino, ma proprio per questo molto attento nel selezionare le sue proposte – e che giunge ora alla sua V edizione in veste di festival, quindi articolata in più sedi e in eventi collaterali alle presentazioni e ai dibattiti sui libri.

Anima di Scripta è Pietro Gaglianò (1975). Architetto di formazione, critico d’arte, educatore e curatore indipendente, con studi rivolti all’analisi dell’arte contemporanea sulla linea delle libertà individuali, delle estetiche del potere, della capacità eversiva del pensiero critico e del lavoro artistico (cui ha dedicato nel 2016 Memento. L’ossessione del visibile, Postmedia Books, e nel 2020 La Sintassi della Libertà. Arte, pedagogia, anarchia, Gli Ori), Gaglianò aveva iniziato a organizzare dieci anni fa, insieme alla libreria Brac, una serie di incontri chiamata Scripta, libri senza immagini, l’antenata della versione odierna più strutturata.  

La V edizione (dal 7 al 23 ottobre 2021) si articola in vari luoghi della città ma ha il suo fulcro nella Palazzina Reale della Stazione di Santa Maria Novella: un edificio razionalista inaugurato per la visita di Hitler a Firenze nel 1938, ora sede della Fondazione Architetti, e luogo scelto nel 1980 da Fabio Mauri per una sua celebre installazione nell’ambito della storica mostra curata da Lara Vinca Masini Umanesimo e Disumanesimo. Santa Maria Novella, snodo ferroviario importante, è inoltre un luogo simbolico per il gran transito di persone e «forte movimento» è infatti il sottotitolo scelto per l’edizione 2021. «Scripta nasce da un interrogativo sul perché si scrive d’arte, con quali contenuti e con quali forme e a quali destinatari si rivolge la saggistica d’arte contemporanea», spiega Gaglianò, precisando «la vocazione aperta e orizzontale del festival che ha un suo ‘popolo’ di affezionati ma anche di nuovi cultori e che vuole aprire a pensieri alternativi e antitetici, fondati sulla responsabilità e l’accoglimento».

Palazzina Reale della Stazione di Santa Maria Novella, Firenze

Pur avendo i suoi argomenti prediletti, legati all’interesse dei suoi studi, Gaglianò cerca di rivolgere uno sguardo a tutti gli ambiti dell’espressione artistica, esplorando le interazioni e contaminazioni con il teatro, la letteratura, la musica; oltre alla saggistica, seleziona alcuni libri d’artista, mentre esclude dalla rassegna cataloghi di mostre e monografie. Le case editrici non sono mai, salvo rare eccezioni, colossi dell’editoria ma altre, quali Il Saggiatore, Johan &Levi, Postmediabooks, Gli Ori, Humboldt , e per anni Bruno Mondadori. E a chiedere perché Scripta proprio a Firenze, meta dei grandi flussi turistici non certo rivolti al contemporaneo, Gaglianò risponde che la città è in fondo un luogo baricentrico, in cui la politica regionale da decenni ha creato una rete favorevole a forme di confronto e di ascolto, come dimostra la vivacità di certi spazi non profit o delle Case del popolo, coinvolte in Scripta, centri nevralgici della cultura italiana fin dal secondo dopoguerra. Il festival, che in questi anni, oltre al patrocinio del Comune, ha sempre potuto contare su aiuti di istituzioni quali Villa Romana, la Fondazione Peccioli ma anche l’ARCI, ha ora anche il sostegno dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze.

Non basta quindi solo scrivere di arte, di visual e social studies, né proporre certe letture nei luoghi ‘deputati’, università e accademie, ma far giungere certe riflessioni a una comunità più estesa, magari più pigra o più timida e far ciò al di fuori anche dei luoghi istituzionali più consueti, le grandi librerie o i centri di arte contemporanea. «Credo sia importante non rivolgersi solo a specialisti perché il dibattito intorno a un pensiero critico, l’arte a parole appunto, può essere fortemente generativo». Ogni anno, oltre agli incontri tra autori, critici, giornalisti, artisti e scrittori (con ospiti, taluni ricorrenti, quali Marco Senaldi, Elio Grazioli, Luca Lo Pinto, Giulia Grechi, Lucilla Meloni, Mario Perniola, Emanuela  De Cecco, Angela Maderna, Roberto Pinto, Valentina Valentini, Teresa Macrì, Tiziana Andina, Stefano Velotti, Flaminio Gualdoni, per non citarne che alcuni), ma anche attori (quest’anno il libro di Elio Germano con Chiara Lagani da cui è stato tratto l’omonimo spettacolo teatrale) o musicisti (come John De Leo), ciascuna edizione dà spazio a un artista (Vittorio Corsini, Marta Dell’Angelo, Bianco Valente, Luca Pancrazzi, e altri), commissionandogli un’installazione esposta per tutta la durata del festival, ed ha uno special guest (la scorsa edizione Anna Bonaiuto invitata leggere testi di Marx, Gramsci e Anna Achmatova); infine, attiva anche laboratori come quello con Francesco Lauretta e Luigi Presicce o con  Fargo, o con Fausto Gilberti.

E, rispetto all’affanno odierno di essere prima di tutto bravi curator (perché detto all’inglese suona pure meglio), Gaglianò precisa: «Quel che mi interessa è creare una sana distinzione tra il ruolo del critico e quello del curatore perché, senza l’elaborazione di un pensiero, la curatela è solo arredamento. Il linguaggio è una disciplina, la consapevolezza critica nell’uso delle parole è indispensabile per la collettività». 

Se dunque la critica riflette sull’arte, aprendo nuovi modi di leggere certe creazioni, anche la critica si nutre di una condivisione più democratica possibile dei suoi contenuti, senza che questo significhi involgarire i contenuti stessi. Un equilibrio difficile che Scripta ogni anno persegue, sperando di poter presto offrire una borsa di studio a un giovane critico per la pubblicazione di un libro con una casa editrice di rilevanza nazionale.

Scripta Festival, V edizione
a cura di Pietro Gaglianò
Firenze, dal 7 al 23 ottobre 2021

Immagine di copertina: progetto grafico di Matteo Coluccia e Stefano Giuri

Insegna Fenomenologia delle Arti Contemporanee all'Accademia di Belle Arti di Brera. Si è occupata di argomenti di arte e di critica d’arte dal XIX secolo ad oggi (con particolare attenzione all’arte dell’età unitaria, al simbolismo tra Francia e Italia, all’Orientalismo e ai rapporti tra parola e immagine), pubblicando saggi e monografie e collaborando a diverse mostre. Membro della SISCA (Società Italiana di Storia della Critica d’Arte), scrive da molti anni per il mensile “Il Giornale dell’arte” (Allemandi). Tra le sue ultime pubblicazioni “Un sogno fatto a Milano, Dialoghi con Orhan Pamuk intorno alla poetica del museo”, Johan&Levi, Milano 2018; “The gentle art of fake. Arti, teorie e dibattiti sul falso”, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo 2019.