Mi trovo in Maremma, terra che conosco da tempo ma in un luogo dove non ero mai stata prima d’ora, una casa non molto distante dal litorale, in un bosco di querce da sughero, attraversato da caprioli e cinghiali talvolta anche in pieno giorno, che non sembrano temere gli umani, a differenza del giovane muflone incontrato, addirittura tra le case, nell’isola dove ero prima di venire qui, il quale, nonostante le eleganti e minacciose corna, era più terrorizzato di me.

Le querce da sughero mi piacciono molto, maestose con tanti rami e rametti e quelle foglioline piccole che si muovono alla prima brezza e, viste di sotto in sù stagliarsi contro il cielo, creano una trama fitta, un disegno che ti perdi a seguire. Ma quel che più mi colpisce è quel tronco ‘spellato’ e bicolore, rugoso e spesso, fino a metà, poi liscio e rosso cupo, laddove è stato tagliata via la parte del riditoma che non si distacca mai dalla corteccia, ma forma un rivestimento suberoso, il sughero appunto. Col passare del tempo il sughero si screpola a causa della trazione tangenziale provocata dall’accrescimento del fusto – traggo da internet – e forma una superficie spugnosa detta sugherone o sughero maschio; quando questo viene rimosso, il fellogeno della pianta – uno strato di cellule – sviluppa internamente il felloderma e all’esterno un rivestimento più compatto, il sughero femmina o gentile (mi chiedo se queste denominazioni siano ancora in uso..), caratterizzato da una fitta screpolatura meno profonda. 

Riunite queste informazioni, che spero corrette, mi resta però una domanda, forse patetica e sicuramente ingenua: soffrono le querce a essere così scuoiate o è un processo naturale? Preciso che non sono assolutamente di quelle che abbracciano gli alberi, ho una certa dimestichezza con la campagna, come molti che vivono in Toscana, ma senza enfasi. Tuttavia, mi chiedo se tale scuoiamento assecondi le proprietà morfologiche dell’albero, si ‘arrenda’ al materiale e lo segua «dove esso conduce», come scrivono Deleuze e Guattari riguardo ai tagli del legno con l’ascia (esempio citato da Tim Ingold in Making) oppure se attui invece una forma di violenza.

Perché, a vedere quei tronchi, mi vengono in mente raffigurazioni dipinte del mito di Apollo e Marsia, specie quella crudelissima di Tiziano, oggi nel Museo Arcivescovile di Kroměříž (dopo il 1570), dove il sileno Marsia, che aveva osato sfidare Apollo, è appeso a un albero a testa in giù e il suo corpo scuoiato sembra proprio sostituirsi al tronco. Per le querce posso ricordare quella plurisecolare di Tricase, fattami scoprire da amici leccesi tanti anni fa, ma rivista recentemente nel progetto di Flatform, Storia di un albero, un film ma anche un libro di dialoghi ad essa dedicati, a più voci tra cui, Riccardo, la tua. Ma quella quercia è vallonea e non da sughero…

Quando percorro la stradina bianca sterrata che poi gira a destra tra filari di ulivi, vedo le cataste di sughero tagliate, gusci vuoti che paiono tegole di tetti oppure grondaie, e provo a immaginare i passaggi successivi di quel materiale. Per una stupida ma automatica associazione di idee, penso a quanto tempo ho perso nell’anno trascorso in attività del tutto inutili, quali dibattere sui social questioni relative al Covid. La pandemia, per me, è stato anche questo: dedicarsi a cose inutili nel quotidiano, forse anche dannose, non leggere quel che avrei voluto leggere, non imparare, scrivere poco. Attendo tempi migliori, e chissà… un giorno saprò tutto sul sughero?

Un abbraccio, Laura

Insegna Fenomenologia delle Arti Contemporanee all'Accademia di Belle Arti di Brera. Si è occupata di argomenti di arte e di critica d’arte dal XIX secolo ad oggi (con particolare attenzione all’arte dell’età unitaria, al simbolismo tra Francia e Italia, all’Orientalismo e ai rapporti tra parola e immagine), pubblicando saggi e monografie e collaborando a diverse mostre. Membro della SISCA (Società Italiana di Storia della Critica d’Arte), scrive da molti anni per il mensile “Il Giornale dell’arte” (Allemandi). Tra le sue ultime pubblicazioni “Un sogno fatto a Milano, Dialoghi con Orhan Pamuk intorno alla poetica del museo”, Johan&Levi, Milano 2018; “The gentle art of fake. Arti, teorie e dibattiti sul falso”, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo 2019.