Nasi e ornitologia

«Il naso nella faccia è molto sensibile, dice Giovan Battista Della Porta nella Fisonomia dell’uomo, perché questa sola parte fra tutte le restanti basta a far l’uomo bello o brutto. E di lui sono molte varietà, che quasi non sia tanta varietà fra l’una faccia e l’altra che per il naso».

Pensavo a questo mentre guardavo It’s a Sin (Norman McLeod, 1934). W.C. Fields ha una famiglia complicata. È mattina. Si muove nella stanza da bagno in canottiera. Vuole radersi, ma è disturbato dalla figlia. Invade il suo spazio. Mette il rossetto. Lava i denti. Armato di rasoio, schiva colpi, si sposta, cerca disperatamente un pezzo di specchio su cui vedersi riflesso, in modo da completare l’opera. L’iniziativa, per nulla facile, è complicata dal figlio minore. Entra nella stanza su pattini a rotelle creando ulteriori turbolenze. Appende un minuscolo specchio tondo a una corda, ma questo rotea come una specie di pianeta. Impossibile. Così lo inclina. Si prodiga quasi disteso. Nulla. Del volto di W.C. Fields svetta il naso. Grande. Da bevitore. È un naso che mi pare di riconoscere. Basta un attimo.

Improvvisamente, vedo davanti a me Barnett Newman. Sono stati separati alla nascita? Sembrano fratelli. Cosa li unisce? Il gusto per l’alcool, viene da pensare. Ma non solo. Entrambi hanno la battuta pronta, ad esempio. Sanno essere puntuti. Chi non ricorda il gusto polemico di Newman, le lettere ai quotidiani e alle riviste d’arte (memorabile una sua replica a Erwin Panofsky). Nel 1952 si accinge a chiudere il suo intervento al Fourth Annual Woodstock Art Conference e se ne esce con questa frase: «Ho insistito per presenziare qui come cittadino perché sento che sebbene l’estetica sia considerata una scienza, il fatto non mi tange come artista. Mi sono un po’ occupato di ornitologia, e non ho mai incontrato un ornitologo che pensasse che l’ornitologia interessasse gli uccelli». Da qui, la battuta fulminante: «L’estetica è per gli artisti come l’ornitologia è per gli uccelli».

Devono avere avuto entrambi una passione per la vita animale. O per le specie ittiche. Non si spiegherebbe altrimenti la famosa battuta di W.C. Fields: «Non bevo acqua. I pesci ci scopano». Si saranno mai incontrati?

In copertina: W.C. Fields (a sinistra) e Barnett Newman

scrive, traduce e svolge attività di programmazione cinematografica. È interessato alle frontiere disciplinari. Collabora con la Cineteca di Bologna, per la quale ha curato il dvd “Histoire(s) du cinéma” di Jean-Luc Godard, oltre che rassegne su diversi filmmaker. Il suo ultimo libro si intitola “Copie originali. Iperrealismi tra pittura e cinema” (Johan & Levi, 2014).