Maison Balzac, Paris

Parigi, 11 luglio 2021

Caro,

Ti scrivo da Passy, alloggio sopra la Maison Balzac, la vedi qui sotto, col tetto di lavagna e le persiane verdi. Dopo tanti anni trascorsi a Parigi è la prima volta che mi capita di osservare la città da quassù.

Oggi ho visto molta gente uscire dalla messa. Saranno state le 12.30 e uno scorcio di beata gioventù parigina, nascosta da anziane coppie con completi di lana leggera, stazionava tra file di passeggini davanti la parrocchia di Notre-Dame de Grâce de Passy (al numero 10 di rue de l’Annonciation). La scena nella sua banalità mi ha bizzarramente colpita, forse perché dove ho abitato per sei lunghi anni, nel 13esimo arrondissement, al confine con il quartiere cinese, c’erano poche chiese.

Ho visitato la casa di Balzac, non era la prima volta. L’autore della Fisiologia del matrimonio (pubblicato anonimo nel 1829, sotto la firma di “jeune célibataire”) ha vissuto dal 1840 al 1847 in un appartamento di questa dépendance al 47 di rue Raynouard, quando Passy era ancora un villaggio non annesso a Parigi. Qui Balzac ha corretto buona parte della Comédie humaine.

Da quando mi sono trasferita a Marsiglia non bevo più caffè. Balzac ne beveva 50 al giorno, ne loda le virtù creative nel suo Trattato sugli eccitanti moderni: “Il caffè fa avanzare le idee come battaglioni di un grande esercito sul campo di battaglia”. Dovrei forse ricominciare con qualche piccola dose.

Uscendo dalla casa museo, ho letto di sfuggita un passaggio tratto dal suo romanzo del 1831, La peau de chagrin (La pelle di zigrino, anche se la traduzione italiana di “zigrino” non rende l’originale francese “chagrin”, che oltre alla pelle conciata in un modo particolare significa anche lutto, pena, sofferenza). In questo romanzo filosofico il giovane Raphaël de Valentin, sedotto da un mefistofelico bottegaio, s’impossessa di un talismano, la pelle di zigrino, che permette di soddisfare tutti i suoi desideri. Come una falena attirata da una fonte di luce sarà costretto a bruciarsi e spegnersi per sempre: a ogni passione vissuta la pelle-amuleto si accorcia contemporaneamente alla vita del giovane protagonista. “Se tu mi possiedi, possederai tutto. Ma la tua vita mi apparterrà. Dio ha voluto così. Desidera, e i tuoi desideri saranno esauditi. Ma regola i desideri sulla tua vita. Essa è qui. Ad ogni volere diminuirò. Mi vuoi? Prendi. Dio ti esaudirà. Così sia!”

Mi dirai cosa ne pensi, magari a Marsiglia, davanti a un bicchiere di Pastis.

Tua, Marie

Laureata in filosofia a Roma "La Sapienza", è dottore di ricerca in Estetica. Ha proseguito i suoi studi a Parigi, dove vive e insegna all'Università Sorbonne Nouvelle – Paris 3 e all'Université di Lille. Con Elena Vogman e Till Gathmann ha curato la mostra Sergei Eisenstein. “The Anthropology of Rhythm” (Nomas, Roma 2017 | Diaphanes, Berlino 2018) e ne ha co-curato la pubblicazione (NERO, 2017). È l'autore del libro “Paris 1929. Eisenstein, Bataille, Buñuel” (Mimésis France 2018). Insieme a Teresa Castro and Perig Pitrou ha co-curato il volume “Puissances du végétal et cinéma animiste. La vitalité révélée par la technique” (Les presses du réel, 2020). Con Antonio Somaini e Eline Grignard, da un'idea di Michele Guerra, ha curato la mostra e il libro “Time Machine. Vedere e sperimentare il tempo” (Parma, 2020 | Skira, 2020)