Il senso immaginato

L’uomo invisibile colpisce ancora. E, rispetto agli umbriferi prefazi del primo volume, il secondo degli Omnia poetici – come il primo allestito con ogni cura da Chiara Portesine per Argolibri – ci porta al centro, finalmente, della sua opera in versi. Bel paradosso, questo, per l’eccentrico per antonomasia che fu Corrado Costa: capace di far sempre centro, a patto però di farlo fuori dal centro (per parafrasare la storica definizione – di Giacomo Debenedetti – relativa al suo predecessore nella prima avanguardia, Aldo Palazzeschi). In ogni caso figurano in questo volume Pseudobaudelaire (1964), Le nostre posizioni (1972) e The Complete Films (1983) cioè, per ulteriore paradosso, le raccolte “canoniche” di questo trickster che resta tuttora – con sua piena soddisfazione postuma, è da credere – fuori da ogni canone (fra l’altro le prime due hanno già goduto di riedizioni criticamente avvertite – quella d’esordio presso Zona nel 2002, presentata da Marco Berisso, e la seconda entro Benway Series nel 2018, con la versione inglese di Paul Vangelisti – da aggiungere alle precedenti antologie dell’autore curate da Aldo Tagliaferri per Diabasis nel 1995 e da Eugenio Gazzola per fuoriformato Le Lettere nel 2008).

Ma Portesine non si smentisce, e così anche in questo secondo volume (a parte una ricca appendice di testi critici editi e inediti, compreso il proprio stesso dettagliato commento, condotto sulla base dei ricchi archivi della biblioteca Panizzi di Reggio Emilia promotrice dell’edizione) ci ammannisce tante succulente novità. Non solo un regesto delle “poesie disperse” alternativo a quello fornito da Gazzola, che fa ovviamente tesoro anche delle acquisizioni più recenti al fondo della Panizzi (peccato non venga proposta una versione, ancorché posso capire quanto problematica, del poemetto Il fiume: testo “disperso”, cioè non raccolto in volume organico, ma “centrale” – nell’accezione di cui sopra – nell’immaginario costiano, e infatti magistralmente commentato da Tagliaferri nella prefazione al volume; Portesine, che pure ne fa notare il valore di “indice” complessivo entro l’operare tardo di Costa, ha preferito mettere a testo i frammenti-“fonte” fatti rifluire nella “foce”, il poemetto “visivo” stampato a Piacenza nell’87, comunque accessibile online) ma, sempre pescando da quel pozzo senza fondo, una cospicua selezione di inediti (più severamente censiti che nel volume precedente), gravitazionalmente “attratti” dalle tre raccolte “canoniche” dalle quali in molti casi furono esclusi, pare di poter dire, per meri motivi di spazio. Sicché abbiamo, in particolare, uno Pseudo-pseudobaudelaire anni Sessanta e dei More complete films anni Settanta-Ottanta (di questi, in particolare, ci si confessa mai sazi), come i 49000 film del periodo Tang. Ecco per esempio il Quarantottomilanovecentonovantasette (niente paura, sono quattordici in tutto): «C’è molta pace sullo schermo. / Sottotitoli, brevi note a margine, cancellature, / correzioni sbagliate, indefiniti poemi che non riusciamo / a leggere / scorrono in un film muto che non riusciamo a vedere. / In silenzio il pescatore seduto aspetta la parola. / La parola per dire silenzio è tacere».

Ma l’aspetto più interessante, in prospettiva antinomica, è che col commento a questo volume si può dire cominci a tutti gli effetti una complessiva risistemazione dell’opera poetica di Costa in chiave expanded: Portesine infatti finalmente ricostruisce nel dettaglio gli icono-contesti originali di componimenti poi spesso raccolti senza quei riferimenti, ma in effetti quasi sempre segnati dalla collaborazione con artisti visivi più o meno celebri le cui provocazioni sono, diverse volte, alle origini stesse dell’ispirazione dell’autore. È il caso per esempio di Claudio Parmiggiani nell’Arcobaleno (occasionato dalla mostra Paradiso terrestre, tenuta a Torino nel 1970 dall’amico pittore), di Gianfranco Baruchello nel poemetto Baruchello! Facciamo, una buona volta il catalogo delle vocali, che conclude The complete films ma era stato anticipato in un libro d’artista del ’77, e di Nicoletta Moncalieri nel catalogo di una mostra collettiva dell’80 (in tutti e tre i casi, per la cortesia della curatrice, proponiamo qui la versione dell’impaginato originale – del remix rimbaudiano solo le prime due tavole – prima della sua trascrizione “lineare”); mentre della poesia Dimenticare il futuro, dell’83, è riprodotta la serigrafia di Bruno Olivi che il testo accompagnava all’inizio.

Una filologia dell’icono-contesto richiede allo studioso una doppia competenza, “strabica” e anacronica, degna del mitico personaggio cui l’editore Argolibri s’ispira; e non conosco studiosi, nella più giovane leva, che quanto Portesine appaiano strumentati all’agone. Ma alla fine anche lo scrutinio più occhiuto dovrà arrendersi al sorriso dell’uomo invisibile, beffardo come quello del gatto di Cheshire di Lewis Carroll. Costa infatti, come al solito, aveva previsto tutto. A Vanni Scheiwiller scrisse queste parole che l’editore saggiamente prepose, nell’86, alla sua riedizione di Pseudobaudelaire: «Come se la poesia vivesse prima dell’apparizione del testo. Se è possibile ricordare il passato, non è possibile dimenticare il futuro. Il futuro non si vede e quando il poeta lo comincia a parlare, per questo viene considerato cieco. | Scrivevo, dunque, poesie per un testo invisibile, per conficcare una spina nella lingua che lo avrebbe parlato».

Andrea Cortellessa

L’arcobaleno (in Il paradiso terrestre. Zoo geometrico di Claudio Parmiggiani, Catalogo della mostra tenutasi a Torino dal 21 maggio al 15 giugno 1970 presso la Galleria Christian Stein)

essere, essere incapace di piovere, smettere di piovere
impossibilitato a disgiungere il cielo dalla terra
il discontinuo labile fittissimo
a rovesci a scroscio a dirotto
tramite della pioggia o tramite del colore dell’acqua universale
che costituisce con il suo colore che è essenzialmente incolore
tenuto in bocca dal serpente Sucuriju generatore della pioggia

chi genera la pioggia è il generatore della sostituzione
o dell’arcobaleno che sostituisce la pioggia:
perché quando lo vediamo non vediamo la pioggia
che c’è è nascosta in cielo in una fessura è separata
è simile a due pesci simili all’anguilla Pupejré

non smette mai di piovere e non sarebbe possibile disgiungere
il cielo dalla terra se l’arcobaleno non scivolasse giù
con la sua bocca aperta
simile al serpente che assomiglia all’arcobaleno
scorre sopra sta su sta in aria coperto di piume
il suo nome è Boyusu
macchia nera al posto della Via Lattea (-Via Lattea (-1))
non è diffuso
occupa il punto della Via Lattea dove la Via Lattea
non è presente nel punto che dovrebbe occupare
che è segreto
riparato
visibile per assenza di colore
morbide e bianche sono le sue piume
multicolori come l’acqua

il veleno è interiore e la sua forza esprime solo
dolore
occultato dalle piume visibili coloratissime morde cadendo
nel suo spazio intermedio che è fra il bianco e il nero
per colpa della sua forma cade giù
perché è languido fluido sformato in minutissime stille
mite e lamentevole nel suo spazio intermedio
che è il regno dei piccoli intervalli formato
di minutissimi suoni inudibili come la musica
a – a, l’airone bianco
à (o) – à (o), il maguari (e l’ara?)
Kiòn-ké – Kiòn-Ké
registrati a parte
il giorno prima
dagli uccelli
che prende forma
il linguaggio
il piumaggio
che viene ucciso il serpente sonoro e si spartiscono la sua pelle piumata

Baruchello! Facciamo, una buona volta, il catalogo delle vocali (Exit Edizioni, Forlì, 1977)

A
com’è noto
l’A di acqua è
incolore, insapore, inodore
l’A di labbra
è rossetto
rosa
&
verde
l’A di acqua
cammina sulle acque
lascia una invisibile traccia
l’A di labbra non lascia
una visibile traccia
quando si mordono le labbra
U
sta sull’A di acqua
U cammina sull’A che cammina sulle acque
l’U di acqua è invisibile
anche A di invisibile è
invisibile
l’U di illeggibile è
illeggibile
(NB: la parola illeggibile
non si può leggere)
chi fa l’amore sulle acque
lascia un leggerissimo segno
illeggibile
le tre I
di illeggibile
sono illeggibili
la quarta I
un po’ meno
come la
quinta A di ipotesi
è un’ipotesi
come le settemila O
di favola
U
di favola è magico
fanno l’amore sulle acque
le cinque E
di amore
sono diversamente colorate
si mordono le labbra
U
&
O
&
O
di fuoco
bruciano
I
di fuoco
non brucia mai
U di leccare
non si lecca mai
E di mai
non si pronuncia mai
si mordono le labbra
fanno l’amore sulle acque
gridano a grandissima voce
la prima A di voce
non si sente mai
anche la seconda A di voce
non si sente mai
l’ultima A di rumore
fa molto più rumore
l’ultima U di colore
ha un colore diverso?
le sette U di Racconto
è proibito raccontarle?

raccontano
che è proibito raccontare
camminano sulle acque
si mordono le labbra
l’O di astro
nasce dalle acque
lucido come l’O
di alluminio

la stella ha cinque punte
come la E
la I
la U
la A
di rosso
è al posto della seconda O
a volte la O di storia
è di una storia diversa
O
com’è noto
l’O di aria è
incolore, insapore, inodore
l’O di labbra è
azzurro
blu
&
nero
l’O di aria
è uguale all’O di terra
cammina senza lasciare traccia
come le labbra non lasciano
una visibile traccia
quando si mordono le labbra
cinque impercettibili I
di impercettibile
camminano sulle impercettibili O
di terra
questa terra è invisibile
come si vede
(NB: la parola invisibile
non si può vedere)
chi fa l’amore sulla terra
lascia un leggerissimo segno
illeggibile
I
di amore
si legge per un po’ di tempo
quando si mordono le labbra
U
U
&
U di amore
i loro colori sono uguali
perfettamente trasparenti
U
&
E
&
E
&
O
di aria
sono immobili
anche E di vento è
immobile
l’O di vento si sente
sbattere la notte
contro l’O di buio
fanno l’amore di notte
senza fare rumore
la prima A
di amore
non si sente mai
la seconda O
non si sente mai
l’ultima E fa appena un po’
di rumore
quando si mordono le labbra
U
O
di fuoco
sono colore del fuoco
E
com’è noto
l’E di fuoco è
incolore, insapore, inodore
le E di labbra
sono bianche
ardesia
&
oro
le E di labbra
bruciano senza lasciare traccia
si mordono le labbra
fanno l’amore sul fuoco
lasciano un leggerissimo segno
che brucia senza lasciare traccia
gridano sottovoce
la voce ha cinque punte
colorate di rosso.

Per Nicoletta Moncalieri (in Arcipelago, catalogo di mostra collettiva, Comune, Modena, 1980)

IL
SENSO
IMMAGINARIO
DELLE IMMAGINI
VA
NEL
SENSO
IMMAGINATO
DEL
NONSENSE

Dimenticare il futuro (in Bruno Olivi-Corrado Costa per il Centroarte Arauco, Effe-Di, Reggio Emilia, 1983)

nasce
1
luna
che ha
meno di
2 giorni
meno di
1 anno
e 1 giorno

1
giorno
e – 1 giorno
non ci sono
o ci saranno
meno di un giorno fa
2
aurore
stanno sul filo
appeso in aria,
passeri
– 3
– 0
non ci saranno
o ci sono stati
– 2
– 1

domani
nasce
1
luna
di
7
anni

che stiamo
ad ascoltare

1
nessun
albatros
vola
di
ritorno
dal
prossimo
millennio

vai
lungo il mare
senza prospettive
immaginario incrociatore ‒
Aurora
appesa a un filo dove manca
la luce

dove
vai
in fondo alle parole
i venti
grideranno alla deriva

immaginari
uomini
d’equipaggio
guidano
l’immaginario
Aurora
stipati nella
stiva

sentiamo
élites

a chi non è
al comando

di questa merda
noi
conosciamo
i vostri genitori

100 anni
dopo
costruiranno il porto
dove 100 anni prima
non siamo giunti in salvo

o
6

domani
i primi cento anni
che ci
stanno
davanti
sono
ancora
giovani
sul filo teso in aria,
passeri di
– 2
– 3
o
6 giorni
sul filo teso in aria
assieme
a passeri di
2
3
6
secoli a venire

sopra
noi
si ascoltano
voci
che si faranno sentire
sono senza niente addosso
nasceranno
meno di 1 anno
meno di 6 anni
dopo

di
30
40 anni dopo che ci
gridano ordini

un’eminenza grigia
di
2 secoli dopo
cancella i nomi
della lista

vai
vai
incrociatore
Aurora
verso
1
2
3
comunismi
appesi
a un filo in aria vuoto
con il vuoto
davanti

parleranno voci
per ripetere
ancora
le parole
che abbiamo lasciato
a terra
sul terreno del dialogo

vai
verso chi
domani
griderà
i comandi

Corrado Costa
Poesie edite e inedite (1947-1991). Opere poetiche II
a cura di Chiara Portesine
Argolibri 2021, pp. 466, € 24

(Mulino di Bazzano, 9 agosto 1929 - Reggio nell'Emilia, 9 febbraio 1991), avvocato e poeta, artista di multiforme ingegno. Le sue opere sono in corso di pubblicazione, a cura di Chiara Portesine, presso Argolibri. «Corrado Costa sono due fratelli. Portano entrambi lo stesso nome. Hanno la stessa data di nascita, anche se il c.d. “fratello” è nato, per prontezza di riflessi, nove anni dopo […] il fratello poeta a carico del fratello laureato in giurisprudenza […] Il professionista lavora e il poeta nullafacente vive felice, entusiasta e irriconoscente. Riferisce strabilianti notizie e avanza continue proposte del tipo: “Ho conosciuto Antonio Delfini (1962) e l’ho invitato a mangiare le anguille a Comacchio”. E il fratello paga. […] “Vado nel Gruppo 63. Vado a Roma per ‘Quindici’. Per il ‘Caffè’. Facciamo ‘Malebolge’”. I costi salgono […] Intanto al festival di Cogolin (1984) dichiara: “Io non faccio nulla, ma lo faccio lentamente”» (dall’Autodizionario degli scrittori italiani, 1990).