Talismano Paul Thomas Anderson

Stabilisci i tuoi parametri come un ragazzaccio, opponiti a chiunque ti ostacoli come un mostro.

Indagando l’anima nera di Daniel Plainview, scavando nel Petroliere che abita nel nostro sottosuolo, ho cavato questa confessione in hora mortis.

Lo confesso: ho ucciso l’impostore che sostenne di essermi fratello.
Lo confesso: ho ucciso un predicatore falso come un dollaro falso.
Lo confesso: ho ucciso dentro di me il figlio che voleva mettersi in proprio.

Con una pistola ho fatto secco il bugiardo. Ha mangiato a scrocco illudendomi di avere un fratello. Coi miei soldi si pagava i suoi vizi. Mi ha illuso di potermi fidare. Sapeva accontentarsi però. Stare al suo posto. Mi ha ingannato con la sofferenza tatuata negli occhi. Quel cane bastonato. Gli ho bucato la testa e l’ho tenuta ferma per fare uscire il sangue. L’ho guardato negli occhi mentre la vita si rovesciava sulla terra. Ho scrutato quegli occhi da bastardino mentre la morte li sgranava. Faceva freddo ma non da tremare. Quella notte. Non ho agito a cuor leggero.

Ho visto un deserto guardando la morte negli occhi. Ho visto il deserto che mi vede straniero persino a me stesso.

Ho goduto invece nello sfondare la testa di quello spacciatore di niente. Pensava di venire qui e infinocchiarmi con la sua prosopopea da quattro soldi. Magari andarsene con un assegno. Come nulla fosse. Voleva fare affari con me senza sapere come funziona il drenaggio. L’allocco. Era venuto per usarmi. Io avevo usato lui da un pezzo. La sua testa non valeva il birillo con cui l’ho spaccata. Quello zimbello ambulante mi dava sui nervi. Con le sue astrazioni. La sua enfasi. I paroloni. Si credeva della mia stessa razza. Quel pagliaccio che raggirava vecchiette lottizzando loculi in cielo. Non lo siamo. Della stessa razza. Nemmeno per sogno. Io ti frego parlando concreto. Ti frego la concretezza che ti scorre sotto i piedi. Dio è una favola. Il petrolio c’è. Non è una differenza da poco. Se non ci arrivi da solo non te lo posso spiegare. Io credo in quel che vedo. Io credo in quel che tocco. Io credo in quel che accumulo. Io credo nel petrolio. Il petrolio sporca e brucia. Come la verità.

Il petrolio è verità allo stato greggio. Io sono un pozzo in fiamme.

Daniel Day-Lewis in There Will Be Blood (Il petroliere), 2007

Peggio di un bastardo ho scacciato l’orfano che ho cresciuto come un figlio. Era il mio socio in affari. Ho dovuto ucciderlo dentro di me perché lui aveva ucciso noi. Lo dico per mettere le carte in chiaro. C’ha ammazzato diventando mio concorrente. Sapeva come la penso. Se non sei con me sei contro di me. Io li schiaccio i miei rivali. Io li sotterro. Lo sapeva. Sordo di orecchio sordo di cuore. Tiepido come la merda. L’ho sputato via. Non aveva abbastanza cuore da aspettare che crepassi prima di farsi la sua strada. Quel faccino però l’ho fatto fruttare. L’ho messo a rendimento quel musetto prima che iniziasse a gracchiare quei suoni sgraziati da spastico. Cosa potevo aspettarmi da uno che non era sangue del mio sangue? Gli è andata pure bene. Tornassi indietro glielo mangerei crudo quel piccolo cuore rancido. Un figlio non lo puoi spremere come spremi un giacimento. Questo è poco ma è sicuro. Neanche una donna. Non ti daranno mai tanto. È questa la fregatura con le persone. Nessuna esclusa.

Eppure c’ho provato. A modo mio.

A chiunque ho dato il giusto nel bene e nel male. Non conosco al di là.

Ho scelto di trivellare. Con dedizione assoluta. Trivellare come si ama. Una vocazione. Vivere all’erta. Dormire sul duro. Ho scelto l’attrito. Penetro la crosta. Trivellare è succhiare il sangue della terra. La terra è la bestia che mi allatta. La tetta che ciuccio. Ho scelto il sangue. La mia è la solitudine della trivella. Me la sono conquistata. Un mare di tenebra tra me e gli uomini.

Non c’è limite alla mia sete di nero. No.

Daniel Day-Lewis in There Will Be Blood (Il petroliere), 2007

Sono esausto. Sfinito. Non ho più forze per i giacimenti inattinti di questa terra. Peccato. La terra gronda di questa merda. Qualche anno in meno e sarei sceso fino all’Inferno. Avrei fatto la festa persino al boss dell’Aldisotto. A quel sodomita di Satana. Ne dubitate? È ora. Si sbaracca. Sento già le campane. Suonano a morto. Che peccato. Questione di corpo. Ci sono notti in cui la gamba rotta mi duole così tanto che me la strapperei. Ci sono notti in cui me la sarei strappata davvero a morsi se avessi avuto una spina dorsale più flessibile. Atta allo scopo. Ogni conquista costa una frattura. Almeno una frattura se non una mutilazione. Tutto ha un prezzo. Io ho pagato. Ogni singolo pozzo l’ho pagato con un pezzo. Un pezzo invisibile. Di me. Questione di corpo che va in malora. Il mio corpo. Gonfio di bourbon. Santo bourbon.

Non ho più niente da perdere. Ho perso la forza di prendere.

Il diavolo quando invecchia si fa eremita. Conoscevate questo detto? Tenetelo a mente. Bisogna morire ricchi. Altra perla di saggezza popolare. Io muoio ricco. Alla faccia vostra. Ultramilionario. Lontano da voi. Non potete immaginare quando mi sia allontanato da voi luridi pezzenti. La vostra vista mi offende. La vostra vita. Darei fuoco a tutto. Potessi. Tutto ciò che è mio. Tutto ciò che non è mio. Non posso. Buon per voi. Lascio il mio petrolio agli sciacalli e alle zecche. Peggio per me. Affogateci. C’ho vomitato dentro la mia bile. Un fiume di bile color bourbon.

Lascio agli avvoltoi un regno che è come il mio cuore. Disabitato.

La mia parte l’ho fatta. Voi miserabili non avete idea fino a che punto. Levo le tende. Non ne posso più di questo porcile. Sono pronto. Voi verri non avete idea di quanto sia pronto. Da quanto. Non mi mancherete. Non vi mancherò. Continuerete a fare quello che vi viene meglio fare. Grufolare.

Non dormirete sonni beati. Impazzirete come topi nelle vostre tane franate.

Cos’è questo mortorio? Avanti. Pure finito nelle vene ho ancora dinamite per dieci di voi rottinculi. Sono qui. Sporcatevi le mani con un ultimo atto al sangue. Non c’è bisogno di farvela addosso. Non lotterò per davvero. Farò finta. Per amore del teatro. E voi la racconterete come vi pare ai vostri nipotini. Ingigantendovi. Contenti? Affare fatto. Vi antivedo. I vostri spettacolini. Infime blatte millantatrici.

Allora? Non vorrete mica farmi morire di morte naturale?

Orsù. Movimentiamola questa uscita di scena. Nessuno di voi vigliacchi si fa sotto? Nessuno a riscuotere? A farmi il servizio? Calma piatta. Come volevasi dimostrare. Buoni a nulla. Mi fareste ridere se non foste così squallidi. E non fate nemmeno piangere. Fate giusto pietà. Non siete né comici né patetici. Siete dozzinali. Moneta corrente.

Centesimi di rame. Vi lascio come mancia alla povertà che rappresentate.

Incapaci di uccidere un uomo morto. Povero Shakespeare. Non sareste le nullità che siete se aveste capito il Bardo. Siete meno di niente. Dovrò arrangiarmi da solo. Come sempre. Tutto da solo. E così sia. Termino la bottiglia e vi saluto. Crepate tutti.

Non vedo falci né luci. Adesso basta con questa pagliacciata.

Sparisco. Sì.

Paul Thomas Anderson e Daniel Day-Lewis sul set di There Will Be Blood (Il petroliere), 2007

(1976) cineasta e scrittore. Ha da poco ultimato la post-produzione di "Sbundo", lungometraggio girato in un quartiere rom off limits. Con Fabio Badolato ha fondato nel 2005 la BaCo Productions e insieme realizzano opere che cortocircuitano i confini tra cinema narrativo, documentario e sperimentale, tra cui "La lucina" (2018), "Il firmamento" (2012), "Beira Mar" (2010), "Le Corbusier in Calabria" (2009), "Jazz Confusion" (2006). Scrive su “Il primo amore”, di cui è redattore, e “Rifrazioni. Dal cinema all’oltre”, che dirige. È docente presso la Scuola d'Arte Cinematografica Florestano Vancini di Ferrara dove tiene il corso “La regia: poetiche e pratiche del cinema”. Nel 2016, con Effigie, è uscito il suo primo romanzo, "Mal di fuoco".