Attraversamenti, rue Tournefort


La poesia non si impone più, la poesia si espone
Paul Celan

Cosa ci fa un artista in una scuola? Incontra gli allievi, l’entità più luminosa di una scuola. E cosa fa l’artista con gli allievi? Costruisce passerelle tese con corde e pioli dalla parete di un burrone all’altra parete. Con coraggio insieme, artista e allievi, tendono questi passaggi sul non noto, sul non saputo ancora, e così facendo uniscono saperi, fanno stringere la mano a discipline distanti unendole in un rapporto d’amicizia, scrollandosi di dosso la ruggine degli accademismi.

Leggo Paul Celan da oltre trent’anni, e ora so che ho letto Paul Celan non solo per me, l’ho letto per quelli che verranno. Così si dona la propria esperienza di ricercatore, passandola nelle mani dell’avvenire. Perché un artista incontra gli allievi? Per farsi allievo e intonare insieme canzoni. Queste canzoni sono esperienze linguistiche che fanno della traduzione uno strumento di conoscenza. Attraversando queste gracili passerelle, l’esperienza personale migra in esperienza comune.

Ed eccoci ora sulla collina di Sainte Geneviève, nel Quinto arrondissement di Parigi, olimpo delle grandi scuole francesi. La rue d’Ulm comincia dalla rue Claude Bernard e termina su un fianco del Panthéon; alla d’Ulm ci sono due scuole, una accanto all’altra. Nella prima, l’École Normale Supérieure, ha insegnato come lettore di tedesco Paul Celan; l’altra è l’École Nationale Supérieure des Arts Décoratifs, dove insegno Arti Murali, Poetica degli spazi e Disegno.

L’anno trascorso è stato il centenario della nascita e il cinquantenario della morte di Paul Celan. Il gesto più naturale da fare era mettere insieme le due scuole, unendole con una passerella come quella di cui ho parlato. Emmanuel Tibloux, direttore della scuola dove insegno sensibile ai cambiamenti nella pedagogia e nella formazione letteraria, immediatamente è stato d’accordo con quest’avventura; e dall’École Normale Supérieure abbiamo subito avuto l’avallo di Bertrand Badiou, studioso emerito dell’opera di Celan, professore di Letteratura Tedesca e direttore dell’Archivio Paul Celan della scuola.

Paul Celan in un disegno di Alexis Roussel

L’avventura comincia. Il Crous, ente che si occupa di residenze universitarie a Parigi, aveva già espresso il suo desiderio di collaborare con la scuola e il Laboratorio di Arti Murali. È evidente che la poesia di Celan nella nostra azione laboratoriale non viene sezionata da studiosi, non abbiamo le carte in regola per farlo. La poesia viene affiancata dal nostro sentimento come qualcosa che ci vive dentro, elemento forte che rassicura i passi del nostro cammino. Un cammino che nella nostra avventura condividiamo con le giovani generazioni di allievi.

Oltre a insegnare all’École Normale, dal 1967 al 1969 Paul Celan ha abitato nello stesso quartiere della scuola: in rue Tournefort, una strada a cinque minuti di distanza da dove ci troviamo. Le poesie scritte in quegli anni sono impregnate della rue Tournefort. La poesia di Celan, tra le tante qualità, ne ha una geografica; era importante per il poeta il luogo di nascita di una poesia, sappiamo che scriveva anche camminando, tante volte tra le strade di questo quartiere, matita e quaderno alla mano, andava con inquietudine annotando i versi per le sue future poesie.

Abbiamo voluto far risuonare i passi del poeta in traduzione visiva. Tutto l’avvenire in questo momento sta camminando tra il gelo la neve i mari, a piedi e braccia nude, lontanissimo da qualsiasi conforto umano. Prendere una poesia di Paul Celan e portarla allo sguardo dei giovani è mettere sotto ai loro occhi tutta la cura che occorre oggi per non dimenticare, per far sì che la memoria sia uno degli strumenti che continuamente intona un dialogo, insieme ai nostri passi verso il bisogno dell’altro.

Sulla collina Sainte Geneviève sono presenti due opere che trovo altamente concettuali, di due nature differenti. La prima è un’architettura, la Bibliothèque Sainte Geneviève costruita da Henri Labrouste, la prima grande biblioteca consacrata al servizio pubblico, 1851. Sulla lunga facciata c’è una sola piccola porta di entrata, segno che al sapere si entra per una porta stretta; entrando si incontra una sala buia con muri decorati d’aranceti e limoneti, la fioritura di un giardino. Si sale al primo piano e ci si meraviglia di trovarsi in una sola enorme sala, luminosissima. In una costruzione sobria e semplice c’è tutto il percorso della conoscenza. Di fronte alla biblioteca c’è il Municipio del Quinto arrondissement: sulle pareti della scala principale sono dipinte le scene di quel che si faceva al Jardin du Luxembourg: persone che passeggiano, leggono, bambini che spingono barchette a vela nella grande fontana centrale. Il Jardin è a due passi, e ammirando le sequenze pittoriche si nota che cambiano solo gli abiti, al Jardin si fanno le stesse cose di qualche secolo fa. Ho l’impressione che il tempo trascorso dall’esecuzione di queste pitture a oggi abbia valorizzato l’intento del pittore di queste scene, conducendole al nostro sguardo in tutta la loro ingenuità: una sedimentazione straordinaria.


Torniamo al Crous e alle sue residenze universitarie. Una di queste residenze dal nome «Concordia» si trova in rue Tournefort, la strada del nostro poeta. Anch’essa non è lontana dai due luoghi che ho appena descritto. Proprio vicino alla rue d’Ulm, ecco una «Concordia» geografica. Naturalmente il cantiere Paul Celan si è costruito nella residenza Concordia alla rue Tournefort. Ora, per chi passeggia in quel quartiere, le opere da vedere sono tre.

Ci siamo messi al lavoro più volte nel Salone del Concordia con Bertrand Badiou, unendo gli allievi delle due scuole, abbiamo percorso e dialogato con l’opera di Celan, grazie alla profonda conoscenza di Bertrand Badiou. Sappiamo ora che più volte Celan è stato al Concordia. Avevamo trovato il giusto meridiano per tradurre in architettura una sua poesia. Quale poesia se non Rue Tournefort? Eccola in una traduzione ultima intrapresa da Camilla Miglio:

DAL FONDO PALUDOSO ri-
salire nel Senzimmagine,
un eme
nella speranza-canna di fucile,
il bersaglio, maturo come impazienza,
è lì

Aria di paese, rue Tournefort.


Prima del mese di marzo 2020 abbiamo avuto tempo di studiare più volte nel grande salone del Concordia. Mettersi all’ascolto dei passi delle parole di Paul Celan è stata una traversata della coscienza, per dare forma e fioritura agli interrogativi degli allievi. Tutto doveva nascere nello stesso luogo, studio e costruzione, strizzare luce dai nostri interrogativi per illuminare naturalmente la poesia di Celan.

La poesia in questo progetto è educazione civica, l’arte una rinnovata lezione di composizione pedagogica. Le nuove generazioni che cerchiamo di nutrire attraverso il nostro comportamento hanno bisogno di grammatiche visive lontane da qualsiasi storpiatura stilistica. Nel nostro caso la poesia di Paul Celan: «aus dem moorboden», «dal fondo paludoso», è stata la figura di parole da far apparire sotto la cupola del salone della Résidence Concordia alla rue Tournefort. Doveva essere costruita dalla mano dei giovani. Ho diretto le ricerche visive e la scelta degli strumenti per la realizzazione, insieme abbiamo dato vita a una pagina d’architettura presa da una pagina di carta, passando da una prima fase tecnologica alla fase manuale, la colorazione con semplici pastelli a olio.

È un progetto che porta con sé un valore aggiunto, quello di essere nato al tempo del Covid-19; quindi urgente, inscritto in modalità di apprendimento che non possono più tenere in considerazione l’acquazzone visivo in cui è annegato lo sguardo.
I giovani hanno bisogno di comportamenti esemplari, di vite che abbiano saputo custodire la parola e il gesto. L’impegno di un artista che insegna è questo, traghettare loro verso l’esemplarità. Il lavoro è nato come nasce la musica da un’orchestra, tutti hanno la stessa importanza.

Questo cielo di stelle a parole, questo calamaio all’incontrario, è stato possibile perché le scuole si interrogano ora su nuovi linguaggi pedagogici; soprattutto le due scuole protagoniste di quest’avventura hanno nella loro storia una tradizione che ha sempre saputo mantenere il prestigio «della interrogazione» del sapere.
Il Projet Paul Celan – realizzato da Mathilde Torteau, Marianna Faleri, Raphaël Roche, Éloi Regnier, Sami Haj-Chehade con gli incontri con Giulia Puzzo e Giulia Gregori – vuole essere una scintilla che illumina lo sguardo di una luce differente attraverso una poesia di Paul Celan, una luce che semina di memoria l’avvenire. Così la poesia genera parole per la speranza. Ora, a Parigi, in rue Tournefort.


Il Projet Paul Celan non è stato ancora inaugurato causa Covid-19. Il cantiere è stato realizzato durante il mese di ottobre 2020, si trova nella Résidence Concordia al 41 rue Tournefort, 75005 Paris. Ringrazio la sollecitudine di «Antinomie» a ospitare questo resoconto delle modalità di lavoro. La maggior parte delle fotografie vengono pubblicate per la prima volta. Ringrazio Pino Musi per averci regalato alcuni dei suoi scatti. I crediti fotografici sono di Giuseppe Caccavale, Pino Musi e Mathilde Torteau.

Un ringraziamento particolare va a Camilla Miglio per averci donato in esclusiva la nuova traduzione in italiano di Aus dem moorboden. Si ringrazia Bertrand Badiou per la sua sorprendente generosità. Per la traduzione della poesia in francese ci siamo valsi della versione di Jean-Pierre Lefebvre, in Partie de neige, Ed. La Librairie du XXI siècle, Seuil.

Si ringrazia l’École Normale Supérieure, l’École Nationale Supérieure des Arts Décoratifs de Paris, le Crous-Centre Régional des Œuvres Universitaires et Scolaire de Paris.

In copertina: Projet Paul Celan, fotografia di Pino Musi

(Afragola, 1960) vive tra Parigi e Bari. Insegna Arti Murali, Poetica degli spazi e Disegno all’École Nationale Superieure des Arts Decoratifs di Parigi. È stato uno degli artisti che hanno rappresentato l’Italia alla 56a Biennale d’Arte di Venezia, curata da Vincenzo Trione; ha partecipato alla prima Triennale Internazionale d’Armenia, a cura di Adelina von Furstemberg; le sue ricerche sono state presentate alla Vereniging Voor Het Museum van Hedendaagse Kunst te Gent; alla Fondazione Querini Stampalia di Venezia, a cura di Chiara Bertola, ha presentato il progetto “Resi Conto”; con il compositore Stefano Gervasoni, ha realizzato il “Viale dei Canti” dell’Istituto Italiano di Cultura di Parigi. Da sempre la cura editoriale delle pubblicazioni delle sue ricerche è parte integrante del lavoro: fra i suoi titoli “Fresques / Affreschi”, su testo di Erri De Luca (Parenthèses, Marseille); “Voce Parla Luce”, su testo di Pier Luigi Tazzi (Musée de Marseille); “Serenella d’Agri”, su testo di Vassilis Vassilikos (L’art et la manière, Castellet); “Armenia”, su testo di Osip Mandel’štam (Parenthèses, Marseille).