Noi siamo dove non siamo. Su una rêverie di Silvia Costa

Alla cieca e in silenzio, in un mondo impacchettato. Errando, con movimenti imperfetti, alla quête dell’altro, del contatto, del calore, della mano, della pelle, del sentire, nell’assenza di una visione.

Vuoto. Vuoto. Desolazione. Distorsione.

Alla ricerca. Tutti alla ricerca sognante di noi stessi in un paesaggio imballato, impolverato, sconosciuto.

Ricercarsi. Incamminarsi. Verso dove? Verso una strettoia, un gorgo, un passaggio, un utero. Ricrearsi.

Solitudine. Prossimità. Un peu de tendresse.

Teatri chiusi. Sempre aperto teatro.

Immaginazione morta – immaginate.

Questo testo è una eco, un riverbero sonoro, del breve video realizzato da Silvia Costa all’interno de La Comédie de Valence, a margine delle prove di uno spettacolo (Comédie / Wry smile Dry sob) che non è potuto andare in scena, a causa della pandemia di Covid-19.

(Milano, 1969). Insegna Filosofia dell’arte e Fenomenologia delle arti contemporanee all’Accademia di Belle Arti di Brera, dove nel 2009 ha creato e diretto il biennio specialistico in “Visual Cultures e pratiche curatoriali”. Tra i suoi ultimi libri: “L’insieme vuoto. Per una pragmatica dell’immagine” (Johan & Levi, 2013), “L’anarca” (Mimesis, 2014), “Oscillazioni. Frammenti di un’autobiografia” (SE, 2016) e, con Jean-Luc Nancy, “La fin des fins” (Kimé, 2018).