‘Nudità’: Virgilio Sieni e Mimmo Cuticchio

Alla fine, vien da pensare, tutti i libri dedicati al teatro nascono da una immagine. È sempre una visione a far da traccia alle parole, alla scrittura. Una visione che si stacca dalle altre e rimane impressa: la scena di uno spettacolo, un dettaglio – che so, un polso, la postura dei piedi, uno sguardo – sono gli elementi che evocano, e a volte impongono, l’analisi critica. Immagini, poi, destinate a svanire, a scomparire se non nella memoria di chi ha visto. Il teatro è gioco di memoria. Si scrive sempre in un dopo, quando il “fatto teatrale” non è più.

L’analisi critica arriva come ricordo, come tentativo di ricostruire la sensazione profonda suscitata dalla vertigine della visione (e dell’ascolto, va da sé). E nel gioco del ricordo tutto viene messo in causa. L’immagine del teatro, quel che resta nella mente-palcoscenico di ogni singolo spettatore, è l’afflato della ricerca, della ricostruzione, del componimento di quel frammento in una luce nuova.

Allora mi è piaciuto molto un libro, da poco edito da Bulzoni, che si intitola Ossatura. È un saggio di altissimo nitore, e l’ha scritto lo storico del teatro e della danza Vito Di Bernardi. Ossatura ricostruisce uno spettacolo, intitolato “Nudità”, un meraviglioso “passo a due” di due giganti della nostra scena: Mimmo Cuticchio, il celebre puparo e cuntista siciliano, e Virgilio Sieni, raffinatissimo coreografo e danzatore fiorentino. Il loro incontro, anomalo a dire il vero, ha dato vita a una curiosa, originalissima creazione per corpi viventi e corpi “animati”, quelli delle marionette agite a vista da Cuticchio.

E dunque c’è una immagine che è alla base di tutto, riportata sapientemente in copertina di volume: è evidente una fase di prova, di allestimento. Le linee dei corpi sono piegate, straordinariamente composte in un polittico di geometrica astrazione (se mi si consente l’ossimoro). Sulla sinistra, per chi guarda, ecco la figura imponente di Cuticchio piegata in avanti, a tenere con cura i fili – si intuisce dalle dita della mano destra – della marionetta. Sulla destra Sieni, in ginocchio, il busto indietro, il braccio destro sollevato, quello sinistro teso in avanti, il volto rivolto alla marionetta. E centrale, ecco, l’ossatura, la struttura semplice e neutra della marionetta in una posa plastica, sembra corra, saluti, vada incontro allo sguardo dello spettatore. La marionetta catalizza l’attenzione di chi guarda, non si può non investigare quel volto appena abbozzato, appena “scolpito”.

Il percorso critico effettuato da Vito Di Bernardi, dunque, affascina per due ragioni. La prima è che lo studioso non esita a mettersi in gioco: denuncia la sua presenza di testimone, di narratore di un percorso fatto assieme agli artisti. Addirittura torna ai suoi ricordi di infanzia, lui palermitano (come Cuticchio) andava a vedere “il teatrino dei pupi”, evoca il laboratorio del puparo, in via Bara 48 – una viuzza di fronte all’imponente Teatro Massimo – e si racconta proprio nel suo viaggio personale, prova dopo prova, a fianco dei due artisti.

Il “mistero della creazione”, per un laico come me, è reale: ed è tutto nella capacità mirabile del teatro di trasformare l’inanimato in animato, l’idea in progetto, l’utopia in realtà. Di Bernardi racconta bene questo mistero che ha portato allo spettacolo Nudità, in cui centrale è il personaggio del “pupo nudo”, che è però qualcosa di diverso dall’ossatura, ossia «il corpo di legno del pupo, completo di tutte le sue parti e articolazioni, prima che venga vestito con il costume e, per i guerrieri, con l’armatura. Anche la testa dell’ossatura (…) è incompleta, scolpita nel legno ma priva di colore, pallida, inespressiva, se paragonata al volto dipinto e luccicante, allo sguardo intenso di un pupo finito».

Ecco, insomma, la scabra verità: l’essere in sé, il “miseramente ontico”, per parafrasare Adorno.

Tale centralità non poteva non affascinare uno studioso e storico di danza. Se Di Bernardi, infatti, si dedica da un lato a un diario, a un racconto in presa diretta, sul campo, del lavoro – ed è un racconto bello, dettagliato, partecipe, fatto di domande, risposte, dettagli, spiegazioni, aperture – dall’altro insegue quel “protagonista” anomalo che è la marionetta, e ne investiga origine e mistero. L’ampio “intermezzo” centrale, allora, è un affondo nella storia e nelle infinite declinazioni del rapporto tra scena e marionette. Di Bernardi chiama in causa la sua passione per la danza contemporanea, collegandosi al viaggio creativo dei padri fondatori della regia, molti dei quali hanno speso pagine e pensieri proprio nel confronto con il “protagonista di legno”.

«La marionetta è innanzi tutto una lingua e quindi un mondo, una patria direbbe Elias Canetti, ancor prima di essere uno strumento, un utensile», scrive Di Bernardi. Ripercorrendo la Histoire des marionnettes di Baty e Chavance, evocando Mejerchold e Gordon Craig, Heinrich von Kleist, Rilke fino ai coreografi del nostro tempo come Steve Paxton e Merce Cunningham o alla straordinaria tradizione dei dalang, i narratori-manovratori del teatro delle ombre balinese, Vito Di Bernardi colloca il lavoro di Cuticchio e Sieni in una vertigine storica di grande fascinazione. «Danza e marionette: muoversi ed essere mossi. Danzare è essere mossi. Creare e controllare il movimento fino a dimenticare la propria tecnica, la propria arte e lasciarsi muovere, come fa la marionetta, dal movimento stesso»: mirabile suggestione che corona l’incontro tra Sieni e Cuticchio. Proprio qui risiede il nucleo profondo dello spettacolo Nudità, che debuttò al Romaeuropa Festival nel 2018: nell’incontro sublime tra fisicità, corpi, tecniche, maestrie, artigianato, pupi siciliani e danza contemporanea all’insegna del corpo che si muove. Virgilio Sieni e Mimmo Cuticchio hanno realizzato qualcosa di inedito, che dà valore alla parola ricerca.

Il volume di Vito Di Bernardi procede agilmente, tra lucida osservazione e progressione diaristica, racconto dettagliato di ogni scoperta, di ogni riflessione. Per concludersi, poi, con altre immagini, stavolta di scena: a destra, sdraiato sulla schiena, in terra, ecco Virgilio Sieni, si vedono le gambe e le braccia incrociate. Sulla sinistra Cuticchio. E seduta lì davanti, le braccia levate verso l’alto, ancora lei, l’ossatura della marionetta.

Vito Di Bernardi
Ossatura. Mimmo Cuticchio e Virgilio Sieni: marionette e danza in ‘Nudità’.
Bulzoni Editore, 2019
176 pp., 19 euro

Critico teatrale e studioso, va a teatro dal 1988, più o meno ogni sera. Ha raccontato quel che pensava su diverse testate nazionali, online, cartacee, radio e tv. Collabora con glistatigenerali.com, con L’Espresso, Radio3Rai, Che-fare.com, Lettre International e ha collaborato con altre testate nazionali e internazionali. Nel suo percorso ha incontrato Emma Dante, Ascanio Celestini, Virgilio Sieni, Ricci/Forte e molti altri artisti cui ha dedicato libri e saggi. Nel frattempo tiene corsi all’Università (all’Università di Roma “La Sapienza”) e laboratori di critica, come alla Biennale Teatro di Venezia dal 2010 al 2016. Si è dedicato alle teorie critiche applicate alla scena italiana con il libro “Questo fantasma, il critico a teatro” (Titivillus editore) e cura la collana “Guide Teatrali” di Cue Press, con cui ha pubblicato il libro “Che c’è da guardare? La critica di fronte al teatro sociale d’arte” (2017) e il più recente “Altri corpi/nuove danze” (2019). Con Luca Sossella Editore ha dato alle stampe “Il respiro di Dioniso, il teatro di Theodoros Terzopoulos” (2020). Ha diretto festival, ha fatto parte di giurie internazionali (Sarajevo, Teheran) e nazionali, e nel 2012 ha lavorato come direttore artistico del Bahrain National Theatre.