Atene

Dal museo Archeologico di Atene

Tra le tante cose, mi ha colpito questo vaso. Nella legenda c’è scritto: “Alabaster vase with gold-plated rim and handles. This was originally an Egyptian vase, which was turned upside down and converted by an Aegean craftsman. Grave V.”

Me ne stavo lì a guardarlo e mi è tornata in mente una frase di Anne Carson, da The Albertine Workout: “Rimane un ottimo esempio. Anche se non sappiamo di cosa“.

Forse che le cose a un certo punto si possono (si devono?) capovolgere? Che si deve inventare a partire da quello che già esiste? Che l’oro a volte ripara, oltre che far brillare?

È un vaso che fa domande, forse per questo mi è piaciuto tanto.

(Roma, 1983) lavora come copywriter nel campo del design e della comunicazione. Specialista di Marcel Proust, ha esordito in Francia con un saggio sull'influenza della pittura italiana nella “Recherche” ("Proust et la peinture italienne", Michel de Maule, 2011) e ha pubblicato in Italia "Proust. I colori del tempo" (Electa 2014), dedicato al rapporto tra colore e letteratura. Il suo romanzo d'esordio “Lux” (Neri Pozza, 2018) ha vinto il Premio Neri Pozza, il premio Opera Prima 2019 ed è stato candidato al premio Strega 2019. Il suo ultimo saggio è “Viceversa” (Johan & Levi, 2020) dedicato alle figure di schiena nell'arte, nel cinema e nella letteratura. (ph. Monica Cillario)