Alpi Orobie

Cara Antinomie,

ti scrivo dal Rifugio Albani, a quota 1939 metri, esattamente di fronte alla Parete Nord della Presolana, massiccio delle Prealpi Bergamasche, ovvero il sublime in forma d’imperturbabilità minerale.

A condurmi quassù è stato Luca Ferri, Virgilio che si muove agile e veloce come uno stambecco sui sentieri poco battuti delle sue amate Orobie. Con noi ci sono Rita e Samantha. Luca, qualora non lo sapessi già, all’ultima edizione della Berlinale ha presentato uno dei film italiani più sorprendenti e importanti degli ultimi anni: La casa dell’amore. La protagonista, Bianca, adesso è in carcere, accusata di omicidio. Il rischio che gettino via la chiave della cella è concreto. Luca sta cercando di mettersi in contatto con lei, purtroppo senza risultato. Vorrebbe dirle che non è deluso né indignato per l’accaduto. Luca vorrebbe dire a Bianca che è affranto per quella che a tutti gli effetti è una tragedia e che, soprattutto, le è vicino.

Oggi è il primo agosto. Di recente ho appreso che il mio nome per la lingua inglese non è soltanto un Johnny scritto male, come ho sempre creduto: è anche il diminutivo di Jonathan. L’ho appreso nel corso di una rapida ricerca online indotta dalla cosiddetta pulce nell’orecchio. La pulce è stata la scoperta che il nome per esteso del musicista Jonny Greenwood è Jonathan Richard Guy Greenwood.

Da bambino, festeggiavo l’onomastico il 24 giugno, il giorno di San Giovanni, ovvero il giorno sbagliato. Se lo festeggiassi ancora, il mio giorno sarebbe oggi, il giorno di San Gionata. Ho scritto un whatsapp a Gionata Mirai per fargli gli auguri e annunciargli di essere anch’io un neo Gionata, un anglo Gionata. Gionata ha dimostrato di saperla più lunga di me sul mio nome di battesimo: sospettava da tempo fossi un Jonathan «modificato». Peraltro l’anno scorso, proprio di questi tempi, ero ospite insieme a Rita nella sua incantevole casa sullo stagno di Cabras, nella regione del Campidano, la Sardegna che più s’avvicina al Far West. Gionata, qualora non lo sapessi già, è un musicista meraviglioso, autore di due dischi per chitarra sola che non smetto di ascoltare: Allusioni e Nelle mani. Nella sua risposta mi ha reso partecipe del fatto che ha «commissionato nuove chitarre per settembre», solo «plastica e metallo», precisando: «armi nuove per il mondo nuovo». Prima dei «Baci» di congedo, se n’è uscito con una frase che lo invito a considerare seriamente quale titolo del suo prossimo disco per chitarra, che mi auguro sforni al più presto: «Non esistono mitra di legno».

Ci rivediamo a settembre, cara Antinomie, con nuove sortite talismaniche. Buon agosto nel segno di quel che brucia, JC

In copertina: parete Nord del massiccio della Presolana, Prealpi Bergamasche (ph. JC)

(1976) cineasta e scrittore. Ha da poco ultimato la post-produzione di "Sbundo", lungometraggio girato in un quartiere rom off limits. Con Fabio Badolato ha fondato nel 2005 la BaCo Productions e insieme realizzano opere che cortocircuitano i confini tra cinema narrativo, documentario e sperimentale, tra cui "La lucina" (2018), "Il firmamento" (2012), "Beira Mar" (2010), "Le Corbusier in Calabria" (2009), "Jazz Confusion" (2006). Scrive su “Il primo amore”, di cui è redattore, e “Rifrazioni. Dal cinema all’oltre”, che dirige. È docente presso la Scuola d'Arte Cinematografica Florestano Vancini di Ferrara dove tiene il corso “La regia: poetiche e pratiche del cinema”. Nel 2016, con Effigie, è uscito il suo primo romanzo, "Mal di fuoco".