Delfi

Costruirsi la propria “carte postale”, costruire il proprio sguardo con le rovine di una civiltà. Ma con quali forme costruire un nuovo linguaggio visivo, quando tutto pare ormai decostruito e nessuno sa più come ricomporre le parti? Forse, a partire dall’indecostruibile potenza di un albero… Andare verso un’immagine che sorga da ciò che non si può costruire né decostruire. Raggiungere il limite dello sguardo, la sua destinazione, il suo destino.

Ph. Pino Musi, Sito archeologico di Delfi, Grecia, 2014.

(Milano, 1969). Insegna Filosofia dell’arte e Fenomenologia delle arti contemporanee all’Accademia di Belle Arti di Brera, dove nel 2009 ha creato e diretto il biennio specialistico in “Visual Cultures e pratiche curatoriali”. Tra i suoi ultimi libri: “L’insieme vuoto. Per una pragmatica dell’immagine” (Johan & Levi, 2013), “L’anarca” (Mimesis, 2014), “Oscillazioni. Frammenti di un’autobiografia” (SE, 2016) e, con Jean-Luc Nancy, “La fin des fins” (Kimé, 2018).