L’altro, Jean-Luc Nancy

Oggi, Jean-Luc Nancy compie ottant’anni. La sua opera è così vasta e stratificata da Le titre de la lettre (1972) sino a La peau fragile du monde (2020) che un’analisi, anzi, molte analisi dovranno essere messe in campo per cercare di renderle giustizia. E anche la sua influenza, su una miriade di domini del sapere, andrà indagata e articolata, al fine di cercare di comprendere quante possibilità ancora non svelate vi siano contenute. Ce ne occuperemo, come Antinomie, nei prossimi mesi, inaugurando un “ritratto” a lui dedicato. Qui, per ora, raccogliamo solo quattro messaggi augurali provenienti da quattro generazioni diverse, che hanno avuto la fortuna di accompagnare parte del suo cammino.

In questo giorno di festa, mi si lasci solo ricordare, a me e a lui, la gioia di un incontro, ormai venticinque anni fa e la serenità di una frequentazione e un’amicizia che, se certo si è concretizzata anche in diverse opere comuni, è sempre stata fondata su altro. Sì, Nancy, per me, è sempre stato altro dalla filosofia, nonostante non conosca quasi nessuno più filosofo di lui, così hegeliano nella sua forma mentis. Credo che lui, più di chiunque altro, sia stato capace di spalancare la filosofia alla sua alterità, all’esperienza di un’intrusione nel cuore stesso del pensiero. Nancy mi ha mostrato come l’esistenza, non solo preceda l’essenza, ma la ecceda, compenetrandola, ibridandola, assumendola e dissolvendola nel suo stesso esistere. La sua alterità non è mai stata un semplice contrapporsi, un’estasi del negativo, ma una capacità di ribaltare il Sé nell’altro da Sé e, cosa fondamentale, l’altro da Sé in un Sé alterato.

Per me, Nancy ha rappresentato, e ancora rappresenta, l’oltrepassamento del post-strutturalismo in un pensiero senza nome, in un pensiero completamente esposto alla propria nudità e indigenza, ma non per questo debole o spaventato. E’ un pensiero, il suo, capace di contenere in sé la sicurezza di una storia e la fragilità e vitalità di una nuova esistenza. L’incrocio di due sguardi, come in questa fotografia che lo ritrae con mio figlio, Giulio, poche settimane dopo la sua nascita. Due esseri abbandonati, in un essere comune, un con-essere originario e sempre a venire. Questo è l’altro Nancy che vorrei ricordare oggi.

(Milano, 1969). Insegna Filosofia dell’arte e Fenomenologia delle arti contemporanee all’Accademia di Belle Arti di Brera, dove nel 2009 ha creato e diretto il biennio specialistico in “Visual Cultures e pratiche curatoriali”. Tra i suoi ultimi libri: “L’insieme vuoto. Per una pragmatica dell’immagine” (Johan & Levi, 2013), “L’anarca” (Mimesis, 2014), “Oscillazioni. Frammenti di un’autobiografia” (SE, 2016) e, con Jean-Luc Nancy, “La fin des fins” (Kimé, 2018).