Contro-sole

a Claudio Parmiggiani

Come se dagli occhi scivolasse una lacrima di parola e il silenzio prendesse il testimone per cercare un’immagine del suono oltre quell’oltre in cui siamo stati una volta per sempre la terra.

Con gli occhi ciechi tastiamo la notte che illumina il vuoto. Una stella è il tuo occhio più lontano. La preghiera avvicina le mani. La poesia e il suo dolore.

Lingua di cenere parla il suo fuoco. Parla del non parlare. Fiamma. Brucia per restare. L’attimo che non sarà mai canto. Una fede in niente ma totale.

Il fuoco dove la cenere è viva. La parola dove tace la voce. La traccia di un’esistenza. Ricorda che io ero ciò che sono.

Sigillato nel sussurro, nella profonda comprensione della cenere.
Aperto alla combustione.
Alla fiamma.

La cenere parla la lingua di chi non ha bocca.

In luogo di un altro.

Claudio Parmiggiani, Cenere, 2003

Qui è impossibile dire qui. Questo è un luogo che si muove. Una palpebra che si schiude.

Solcato dalla nave in cui è deposto il tuo cuore
legno dentro la risacca della parola
vela nello sguardo del digiuno.

Né partenza, né arrivo. Tempestato dagli addii.

Ogni uno rimane la sua ombra. Ogni uno è il suo naufragio.

Lievita in silenzio nella ressa dei pani la voce di chi è affamato di luce.

Di cecità di vetro, di silenzio infranto. Di assenza.

Claudio Parmiggiani, Porto, Galleria de’ Foscherari Bologna, 2007

Nella grotta la lingua oscilla appesa ai pensieri. Una voce. La fune che strozza quando tradiamo per nome le cose.

Verso ciò che non verrà ci siamo incamminati.

Qualcosa come il bianco. Ciò che in noi è attesa. Qualcosa già scritto risuona nel nome. Il sangue. Qualcosa come un sasso s’irrora. Il cuore, l’ultima parola a morire fra le cose.

Il senso di colpa della luce. Dev’essere l’ombra dove poter restare. Il segreto che stigmatizza la mano.

Ogni ombra apre una pagina nel muro. Ogni mano sfoglia il silenzio.

Un lampo di calore lacera le spalle. Radici mettono ali nel profondo. Questo è l’angelo che mi viene incontro. L’angelo sempre. Nell’ombra della dura parola che ora finalmente scorgo. Torna e ritorna in me. Senza l’abbandono che diciamo essere.

Una parola senza destino. Il libro dell’attesa dove il cuore rimane solo. Abbiamo tutto il passato davanti a noi. Parliamo come se ieri deve ancora parlare. Parliamo a ciò che trema.

In copertina: Claudio Parmiggiani, Naufragio con spettatore, 2010

(1976) poeta e performer. Da anni collabora con la Galerie Bordas ed è uno dei curatori della collana di poesia straniera “Le Meteore”. Ha pubblicato i libri di poesia: "L’ossario del sole" (Passigli, 2007), "Controre" (Effigie, 2013), "incerti umani" (Passigli, 2013) e "Per diverse ragioni" (Passigli, 2017). Ha curato il libro "Cristina Campo In immagini e parole" e tradotto Cioran, John Giorno, Michaux, Claude Royet-Journoud e Giacinto Scelsi.

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