Coetzee, ragazzo nel tempo

Il lato sinistro della fotografia è occupato per quasi due terzi da una porta semiaperta. La porta è povera, assi di legno dipinte di bianco o di un colore molto chiaro (l’immagine è in bianco e nero). Sulla porta, unico ornamento, è appeso un ferro di cavallo che appare incompleto, tagliato sul bordo a sinistra, in alto. Non è un oggetto di arredamento, è un vero ferro di cavallo, si capisce perché è irregolare: probabilmente è stato usato a lungo, prima di essere verniciato e appeso alla porta. Sulla destra, in parte coperta dalla porta, una donna ci osserva con uno sguardo attento, gli occhi benevolenti, la bocca chiusa. Ci aspettava? Non lo sappiamo, ma di certo non è stupita nel vederci. Ci conosce, ci conosce bene. Ha una cinquantina d’anni e non fa niente per apparire più giovane – non qui, per lo meno. Non porta trucco, è spettinata, i capelli ondulati sono probabilmente trattenuti dietro da un fermaglio, una ciocca le cade sulla fronte. Si direbbe castana, ma si vedono già dei fili grigi. La fascia mediana del volto, guance e naso, sembra arrossata, come di chi passa diverso tempo all’aperto, sotto un sole violento, con la protezione di un cappello. Mentre la porta è nitida, la donna è lievemente sfocata e dietro di lei, ancora più vago, c’è un ambiente di cui vediamo poco ma che potrebbe essere – quasi sicuramente è – una cucina. Del resto la donna indossa un grembiule a quadrettini da cui spunta una camicetta a pois e poi sopra un cardigan scuro. Lei ci guarda, guarda noi che osserviamo questa fotografia e guarda suo figlio che sta scattando questa fotografia.

Per sessant’anni questa immagine, insieme a tante altre scattate nello stesso periodo, quando il ragazzo aveva brevemente pensato che la fotografia sarebbe stata parte del suo futuro, è rimasta chiusa dentro una scatola, nella soffitta di un appartamento a Città del Capo. È riemersa nel 2014, quando il proprietario, l’autore delle foto, ha deciso di vendere l’alloggio. La donna dietro la porta è morta da molti anni, il ragazzo è oggi molto più vecchio di quanto fosse lei allora. È uno scrittore celebre, si chiama John Maxwell Coetzee, ma sulle copertine dei suoi libri il nome è abbreviato in J.M., un omaggio – dicono – a uno degli autori che ha amato di più, T.S. Eliot.

“J.M. Coetzee” è scritto anche sulla copertina del libro che oggi contiene la foto. È scritto in grande, in un corpo doppio rispetto a quello del titolo (Prima di scrivere. Fotografie di un ragazzo). Tutte le copertine dei libri di questa collana – l’editore è Contrasto – sono impostate così: il nome dell’autore occupa uno spazio maggiore rispetto al titolo. Qui, però, la scelta editoriale si nota di più, perché nel libro sono pochissimi i testi che l’autore abbia pensato e scritto appositamente. Il curatore, Hermann Wittenberg, lo chiarisce nella nota introduttiva: Coetzee gli ha dato il permesso di lavorare sui materiali ritrovati, ma ha aggiunto che “dubitava che qualcuno potesse trovare interessanti le foto amatoriali scattate da un ragazzo di sedici anni”. Più avanti, di fronte alla proposta di realizzare una mostra con quelle immagini, Coetzee “reagì appoggiando con una certa cautela i miei piani e accettò di fornire didascalie accompagnate da brani estratti dai suoi romanzi”. Nell’intervista che chiude il volume lo scrittore ribadisce: “Non avevo l’occhio dell’artista-fotografo”.

© 2020 J.M. Coetzee e Cossee Publishers

Di chi è dunque questo libro? Di John, l’adolescente che in una sperduta landa sudafricana ha scattato le foto che oggi vediamo? Di J.M. Coetzee, l’autore di alcuni tra i più bei romanzi della letteratura mondiale a cavallo tra ventesimo e ventunesimo secolo, brevi frasi di uno dei quali (Boyhood cioè Infanzia, traduzione di Franca Cavagnoli, Einaudi 2001) ci guidano nel percorso attraverso le immagini? Di Hermann Wittenberg che, scoprendo la prima volta quegli scatti digitalizzati sul suo computer, ebbe una rivelazione, “come guardare dal buco della serratura e vedere un mondo scomparso”? Dell’editore Contrasto grazie al quale queste fotografie sono diventate questo libro? Di Maria Baiocchi che ha tradotto le parole antiche e recenti ed è da anni – come usa dire – “la voce italiana di Coetzee”? Ogni libro è in qualche misura un’opera collettiva e in questo caso il lavoro plurale appare ineludibile. Conta molto?

Riprendendo il dubbio di Coetzee, troveremmo interessanti le foto amatoriali scattate da un ragazzo di sedici anni, se il ragazzo non fosse diventato lo scrittore che in tanti leggiamo e amiamo? Evidentemente no, come accade per milioni di fotografie che vanno perdute per sempre, ogni giorno. E tuttavia quella domanda, così giusta e logica, non ha senso. Perché John è diventato J.M. Coetzee. E perché J.M. Coetzee ha scelto come protagonista il ragazzo che è stato per un libro tra i più crudeli e dolorosi mai scritti sull’età in cui inconsapevolmente costruiamo quello che saremo – Boyhood, appunto.

“Sin dai suoi primi ricordi ha sempre avuto la sensazione di essere il principe della casa, con la madre nel ruolo di sua incerta sostenitrice e ansiosa protettrice”
“Gli accessi di rabbia contro sua madre sono una delle cose che deve mantenere accuratamente celate al mondo esterno”.
“Non riesce a immaginare che lei possa morire. È la cosa più salda della sua vita. È la roccia sulla quale lui si erge. Senza di lei non sarebbe niente”.
“È sempre lì a cercare di capire sua madre”.
“È troppo legato a sua madre, sua madre è troppo legata a lui”.
“Vorrebbe che sua madre fosse normale. Se lei lo fosse, potrebbe esserlo anche lui”.

Da dietro la porta la donna ci guarda.

J.M. Coetzee
Prima di scrivere. Fotografie di un ragazzo
a cura di Hermann Wittenberg
traduzione di Maria Baiocchi
Contrasto 2020, pp. 183, € 22.90

Giornalista, autrice e traduttrice, ha coordinato la redazione della rivista online «alfabeta2» dal 2014 fino alla sua chiusura, nel settembre 2019. In precedenza ha diretto la sezione Arti del settimanale «pagina99», ha lavorato alle pagine culturali del quotidiano «il manifesto» e ha curato alcune edizioni del festival romapoesia. Da diversi anni si occupa di promozione della lettura in Italia e all’estero. Il suo libro più recente, “111 cani e le loro strane storie”, è uscito nel 2017 per Emons e l'anno successivo è stato tradotto in tedesco.

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