L’orecchio destro della Vergine Maria madre di Dio

L’installazione di Federica Luzzi e Fabrizio Crisafulli, in una piccola stanza segreta e rivestita di volumi della Vallicelliana, consiste in una scala al cui sommo c’è un faro, e in una rotella (lavoro di annodatura, cordame e cucito, in forma di rosa del deserto) sospesa e attraversata da quella luce. A terra, sul pavimento, raggio e rosella si stampano in unità e in fioritura di luce.

Siamo alla presenza di una Annunciazione. Si tratta di un omaggio, meditazione, esercizio di ammirazione, intorno al motivo dell’Annunciazione, cioè intorno a uno dei temi più segreti e delicati della storia dell’arte cristiana. A sinistra, potente e invisibile, l’angelo, disceso dalla scala del cielo lungo il raggio di Dio; al centro, sospeso e scoperto, attraversato dal raggio, l’orecchio destro della Vergine Maria, lì dove avverrà il concepimento: la conceptio per aurem, il concepimento attraverso l’orecchio, per insufflazione o penetrazione della parola di Dio e del suo raggio luminoso nel foro e nel condotto auricolare.

Fabrizio Crisafulli e Federica Luzzi, Proiectum, 2019, Biblioteca Vallicelliana (courtesy Gatd)

L’orecchio destro, il padiglione, il canale auricolare, ma anche i capelli che  coprono, e il velo che nasconde e protegge, costituiscono, nella pittura, la regione delicatissima, intima, segreta e conturbante di ogni Annunciazione, il punto critico e vertiginoso (prestissimo, per pudicizia e riguardo, sarà uso collocare l’angelo sempre sulla sinistra e la Vergine Maria sempre sulla destra, così da proteggere e velare o nascondere del tutto la visione del padiglione, del lobo e del canale auricolare destri  e con esso l’atto di penetrazione e fecondazione del verbo: sarà questo il punto del dipinto dove i più grandi maestri proveranno la loro grandezza e si addentreranno, o sprofonderanno, dietro a veli o drappi e pieghe o ciocche di capelli, per i reami proibiti e vietati della maternità). Nell’orecchio destro le Annunciazioni divengono vertigine, mollezza e languore infinito per il figlio.

Nell’ Annunciazione in San Salvador a Venezia, Tiziano fa scansare o sollevare alla Vergine il velo dall’orecchio, con una mano, per accogliere la parola, con una tale sensualità e disponibilità e arrendevolezza da scandalizzare gli angeli in cielo e far stupire e quasi catapultare Gabriele (con il gesto di raccogliere, mentre discorre, i capelli dietro il padiglione dell’orecchio una fanciulla atterra il ragazzo che la ascolta ormai estasiato). Nell’Annunciazione degli Uffizi di Leonardo da Vinci il velo è buttato sul leggio, indumento intimo già sfilato, per liberare l’entrata (veli nell’ Annunciazione di Crivelli alla National Gallery o di Botticelli al Moma dicono solo femminilità e intimità carnale).

Ma nella rosella di Federica Luzzi non c’è solo, al di sopra di ogni trasfigurazione, il recupero e svelamento del padiglione e del foro auricolare della Vergine Maria come vulva o vagina. La rosella è anche lavoro di filatura, aspo e conocchia, e ripristina il ruolo ancestrale e primigenio dell’Annunciata nell’Annunciazione come tessitrice, della Vergine Maria dea all’arcolaio: prima, infatti, che il libro salterio comparisse nelle Annunciazioni come arnese d’obbligo, posto nelle mani della Vergine o appoggiato sul suo grembo, tra le gambe o sulle ginocchia e nell’intimità e riservatezza della stanza, segno di devozione, ma soprattutto imperio e sigillo patriarcale della parola, la Vergine Maria, nelle rappresentazioni più remote e originarie non teneva in mano un libro, ma il fuso, la conocchia, l’aspo o l’arcolaio, e filava la porpora (come tracciato chiaramente anche nei racconti dei protovangeli di Matteo e Giacomo).

Fabrizio Crisafulli e Federica Luzzi, Proiectum, 2019, Biblioteca Vallicelliana (courtesy Gatd)

Era la Grande Madre assisa in trono, dea del tempo, della vita e della morte, Parca, che trae dal cesto, come dal proprio grembo, il filo di porpora, e tesse e forma le cose dell’universo circondata da una schiera di angeli vassalli, come nel grande mosaico in Santa Maria Maggiore a Roma. Cesto, fuso e filo che ritroveremo in terra, nascosti, in ombra, in secondo piano, a ricordare l’origine e l’antico potere, con persistere della memoria, in tantissime Annunciazioni: vicino al libro o al leggio, ai piedi del letto, o dell’inginocchiatoio, o dietro una colonna o sulla mensola della parete, a rivendicare o testimoniare lo statuto matriarcale come segni e strumenti di una destituzione regale. Il cucito (cesto, aspo, conocchia, fili, stoffe, drappi, tendaggi, veli) testimonia una scena antica, precedente la parola scritta e l’incarnazione del verbo e il suo potere, e cioè un tempo in cui le mani taumaturgiche della Vergine Maria non reggevano o sfogliavano un libro, ma, avvolgendo l’aspo, ruotavano e compivano gesti nell’aria (come la mano ieratica e misteriosissima dell’Annunciata di Antonello da Messina) sbucando dall’azzurro celestiale del manto. Che l’Annunciazione di Federica Luzzi e Fabrizio Crisafulli avvenga all’interno di una biblioteca ripristinando il cesto con filo e cucito è superbamente emblematico e più deciso di una rivendicazione.

Fabrizio Crisafulli e Federica Luzzi, Proiectum, 2019, Biblioteca Vallicelliana (courtesy Federica Luzzi)

Federica Luzzi e Fabrizio Crisafulli risalgono la corrente del tempo, dal dirupo dei disastri, in cui giacciono le insegne delle madri, riportano in cima il vessillo. Il filo intrecciato del tempo e della vita intorno al vuoto delle madri e alla forza generatrice del ventre (sul pavimento della Vallicelliana si imprime l’unione tra raggio e padiglione auricolare a formare e rievocare, resuscitare, il canestro con il filato all’interno, il tessuto, ventre nel cui caldo germinerà la nuova vita).

In ogni grande Annunciazione c’è, sospetto, un panno, o un drappo, o panneggio da qualche parte (su seggiola, balaustra, leggio, o finestra) che tradisce e svela l’interiorità della ragazza che sta leggendo e il suo potere di tessitrice, la sua funzione di tessitrice.

Fabrizio Crisafulli e Federica Luzzi, Proiectum, 2019, Biblioteca Vallicelliana (courtesy Federica Luzzi)

Dappertutto, anche se dismessi, ci sono e s’affacciano i segni della grande Madre filatrice e tessitrice della vita, colpevole della nostra esistenza e del suo perpetuarsi. Nell’ Annunciazione, quella all’Accademia di San Rocco, di Tiziano, tutto, come le cose in un sogno o sulla scena di un crimine, è presente: cesto, cucito, aspo, drappo (e quest’ultimo addirittura poggiato, buttato, sulla balaustra, come niente fosse, fuori posto, a farci credere che l’angelo ha sorpreso la Vergine Maria in una stanza che la ragazza non ha fatto in tempo a rassettare). Nella grande pittura non ci sono mai amnesie.

Il panneggio svela e nasconde allo stesso tempo il calore numinoso delle forme del corpo, ciò che non si vuole dire ma non si può negare. Il panneggio indaga e misura, non senza indiscrezione, l’intimità del corpo di quella ragazza che sta leggendo, ce ne dice il segreto e il profumo, ci dice il calore e il profumo nell’alcova (addirittura, sovente, Tiziano, terribile, dietro fa intravedere il letto disfatto). Il padiglione dell’orecchio, il canale auricolare, e il filare, dimorano nel panneggio e nelle stoffe, nelle tende della scena allestita. Ogni piega è avvolgimento e carezza, allusione di carnalità, da ogni piega traspare il golfo delle cosce e il tepore dell’alcova, quando non è addirittura tendaggio (pensiamo al gigantesco e conturbante drappo nell’Annunciazione di Genova di Orazio Gentileschi, in cui si vede pure, sotto il velo, l’orecchio destro, e la Vergine che già reclina, non senza languore, il capo a prestarlo ad un ascolto vertiginoso e fin dentro le viscere perché avvenga quell’incarnazione che nel pavimento della Vallicelliana il lavoro di Luzzi e Crisafulli stampano come luce e ombra, unione a terra e nella polvere di un uomo e di una dea).

Per la cortesia di Fabrizio Crisafulli, Federica Luzzi, Paola Paesano e della Biblioteca Vallicelliana proponiamo il testo di Giuseppe Garrera dal catalogo Proiectum, di prossima pubblicazione presso le edizioni Biblioteca Vallicelliana, Roma (sull’installazione omonima di Fabrizio Crisafulli e Federica Luzzi, Proiectum, esposta dal 4 novembre al 13 dicembre 2019).

In copertina: Tiziano Vecellio, Annunciazione, 1539 ca. (Venezia, Scuola Grande Arciconfraternita di San-Rocco)

nato a Roma il 21 dicembre 1962, collezionista e storico dell’arte, insegna al Master in Economia e Management dell’Arte e dei Beni Culturali della Business School de "Il Sole 24 Ore" di Roma e Milano.

articolo precedente

Gli occhi di Philip K. Dick

articolo successivo

Scritti scelti 1961-2019