Miltos Manetas. Condizione Assange

L’undici maggio il Palazzo delle Esposizioni ha anticipato la riapertura dei musei italiani con l’inaugurazione via social del progetto Condizione Assange di Miltos Manetas, una mostra ideata per restare chiusa. L’esposizione sarà infatti visitabile esclusivamente sui canali del museo e sull’omonima pagina Instagram creata dall’artista ateniese. Il progetto prevede l’esposizione digitale di quaranta tele ritraenti Julian Assange, caporedattore e cofondatore dell’organizzazione internazionale Wikileaks. Il percorso espositivo si articola tra la fruizione telematica delle opere e la condivisione di contenuti inerenti allo sviluppo del progetto.

Verrebbe spontaneo associare questa soluzione espositiva alle misure restrittive adottate per il contenimento del contagio da Covid-19, tuttavia il progetto di Manetas precede l’intensificarsi dell’emergenza epidemiologica. Come evidenziato dallo stesso artista in un’intervista con Cesare Pietroiusti, l’esposizione risponde alla necessità di riportare l’attenzione dell’opinione pubblica sul caso Assange, attualmente detenuto presso l’istituto penitenziario di Belmarsh. L’attivista australiano è stato arrestato nell’aprile del 2019 all’interno dell’ambasciata ecuadoriana a Londra, dove risiedeva come rifugiato politico dall’agosto del 2012. Nonostante gli appelli di numerose organizzazioni e testate internazionali, gli Stati Uniti non hanno revocato l’estradizione nei confronti di Assange, il cui processo è stato rinviato al 7 settembre.

 Miltos Manetas, 341 giorni in prigione, 16 marzo 2020

Manetas ha definito il progetto come un autoritratto collettivo. Le tele sono mosse dall’inquietudine insita nella paradossale coincidenza tra la costante sovraesposizone mediatica e l’isolamento, la solitudine della società contemporanea. L’inusuale allestimento così come la mutevole reiterazione del medesimo soggetto prendono le distanze da una semplice quanto sterile idolatria. I volti si fanno sfuggenti, le variazioni tonali ne aumentano l’incertezza. Se in passato l’artista ateniese si è soffermato sulla rappresentazione dei nuovi media, qui Manetas fa dello stesso Assange un mezzo di comunicazione. Il racconto della società informatica cede il passo all’alienazione della contemporaneità.

Miltos Manetas, 345 giorni in prigione, 20 marzo 2020 

Manetas si è posto l’obiettivo di realizzare un ritratto per ogni singolo giorno di detenzione, interrogandosi sulla possibile acquisizione delle opere. Le tele sono offerte gratuitamente ai follower della pagina instagram del progetto. Il primo utente che commenterà una delle quaranta opere con “I want this painting” diventerà il proprietario della tela. Come affermato dallo stesso Manetas, questa decisione risponde ad un’esigenza pratica quanto psicologica, sottolineando come sia proprio la richiesta del pubblico ad alimentare la natura partecipativa dell’esposizione. L’artista ha inoltre dichiarato che la mostra potrebbe aprire fisicamente al pubblico qualora la risoluzione del caso portasse alla liberazione di Assange.

Condizione Assange attualizza le precedenti riflessioni di Manetas e del movimento Neen, da lui fondato nel 2000, sulle possibili modalità espositive di opere realizzate e concepite in rete, spostando l’attenzione sulla fruizione digitale di opere fisiche. In tal senso la scelta di utilizzare una piattaforma così diffusa come Instagram appare tanto ovvia quanto discutibile. L’applicazione lanciata nel 2010 da Kevin Systrom e Mike Krieger è stata infatti acquistata nel 2012 dalla Facebook Inc. per circa un miliardo di dollari. Tuttavia i due fondatori della piattaforma decisero di abbandonare l’azienda nell’autunno del 2018, solo pochi mesi dopo la dipartita di e Brian Acton e Jan Koum, i due fondatori di Whatsapp, applicazione anch’essa acquisita dalcolosso di Menlo Park nel febbraio del 2014 per 19 miliardi di dollari. Nonostante le dichiarazioni dei fondatori di Instagram non accennino al caso Cambridge Analytica, è verosimile ipotizzare che la fuoriuscita dei due faccia eco alla campagna #DeleteFacebook promossa da Acton in seguito allo scandalo che ha visto direttamente coinvolta la Facebook Inc. per il trattamento illecito dei dati personali dei propri utenti. La natura stessa dell’iniziativa di Manetas viene quindi inevitabilmente a scontrarsi con il recente passato della piattaforma scelta per la mostra. L’utilizzo di un’altra applicazione avrebbe probabilmente giovato al progetto virtualmente ospitato dal Palazzo delle Esposizioni che, tuttavia, conferma l’importanza sociale e il ruolo pionieristico di un artista come Manetas nello scenario dell’arte contemporanea internazionale.

In copertina: Miltos Manetas, 332 giorni in prigione, 7 marzo 2020

(Roma, 1993) si è laureato con lode in storia dell'arte all'Università “La Sapienza” di Roma, attualmente assistente bibliotecario presso il MAXXI di Roma. È stato collaboratore dell’artista Maria Dompè e mediatore culturale presso il Palazzo delle Esposizioni. Curatore indipendente, si occupa prevalentemente del rapporto tra arte contemporanea e società.

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