Neoviralismo

Da qualche tempo diverse voci si affrettano a denunciare l’errore del confinamento e a spiegarci che lasciando mano libera al virus e alle immunità crescenti otterremo, con il minor costo economico possibile, il miglior risultato possibile. Il costo umano sarebbe limitato a una leggera accelerazione delle morti prevedibili prima della pandemia.

Ciascuno degli ideologi di quello che potremmo battezzare neoviralismo – trascrizione a livello sanitario del neoliberismo economico e sociale – sciorina il suo arsenale di cifre e di fonti al quale non mancano di replicare tutti coloro che detengono posizioni cardine nell’informazione o sono al centro dell’esperienza pandemica. Ma questo dibattito non ha alcun interesse per i neovirologhi, i quali sono a prescindere convinti dell’ignoranza o dell’accecamento di coloro che operano nel cuore dell’epidemia. E non hanno timore a sostenere una sudditanza del sapere al potere, potere a sua volta ignaro o machiavellico. Quanto agli altri, a tutti noi, per loro, siamo dei babbei.

E’ sempre motivo d’interesse l’apparizione di maestrini. Di solito arrivano tardi, e riscrivono la storia. Loro sapevano già tutto. Ad esempio, sapevano che le condizioni di vita nei centri per anziani sono spesso poco attraenti. Ma, visto che sapevano già tutto, perché non hanno fatto leva sul loro sapere per cambiare questo stato di cose? Il problema delle condizioni e del senso stesso delle vite talvolta prolungate da un ambiente medico e sociale è una questione nota da tempo. Ho già potuto ascoltare persone di una certa età sollevare questo problema. Li ho anche sentiti domandare perché non si permettesse loro di farla finita più velocemente.

Detto questo, ogni persona con più di settant’anni, anche se colpita da una o più patologie, non è per questo virtualmente morta. Ipotizzando un libero scambio con il virus, sarebbe il virus a scegliere – per non dire nulla di coloro che hanno meno di settant’anni, visto che, evidentemente, ci sono anche alcuni di loro tra i più deboli. Tutto ciò sarebbe normale, se non avessimo già ora la possibilità di utilizzare qualche mezzo di protezione. Noi siamo sprofondati all’interno del circolo vizioso della nostra tecnoscienza medica. Più sappiamo curarci, più si presentano malattie complesse e ribelli e meno possiamo lasciar fare alla natura – natura che ben sappiamo in che stato miserabile sia ridotta.

Ma è proprio della natura che parlano senza dirlo i neoviralisti: una sana disposizione naturale permette di liquidare i virus, liquidando gli inutili e sofferenti anziani. Si affretteranno a spiegarci che questa selezione fortificherà la specie.  Ed è proprio questo ad essere intellettualmente disonesto e politicamente e moralmente dubbio. Poiché se il problema è insito nella nostra tecnoscienza e nelle sue pratiche condizioni socio-economiche, allora il problema è altrove. Il problema risiede nella stessa idea di società, nelle sue finalità e nelle sue poste in gioco.

Allo stesso modo, quando questi neo-viralisti stigmatizzano una società incapace di sopportare la morte dimenticano che è completamente svanito tutto il naturale e il sovrannaturale che, un tempo, permetteva delle relazioni forti e, in definitiva, viventi con la morte. La tencoscienza ha decomposto natura e sovranatura. Non siamo diventati delle mammolette: abbiamo, piuttosto, creduto di essere diventati onnipotenti…

L’insieme delle crisi in cui siamo coinvolti – e di cui la pandemia del Covid-19 è solo un effetto minore rispetto a tanti altri – deriva dall’estensione illimitata del libero utilizzo di tutte le forze disponibili, naturali e umane, in vista di una produzione che ha come sola finalità se stessa e la propria potenza. Il virus viene a ricordarci che esistono dei limiti. Ma i neoviralisti sono troppo sordi per ascoltarlo: percepiscono solo il rumore dei motori e il cicaleccio delle reti. Così arroganti, così superiori e incapaci di quel minimo di modestia che s’impone quando la realtà recalcitra e si mostra nella sua complessità.

In fondo, si comportano tutti – anche se non portano armi – come quelli che altrove manifestano in pubblico esibendo fucili da assalto e granate contro il confinamento. Il virus deve sbellicarsi dalle risate. Ma ci sarebbe, piuttosto, da piangere, dato che il neo-viralismo nasce dal risentimento e conduce al risentimento. Desidera vendicarsi dei piccoli sprazzi di solidarietà e delle richieste sociali che si manifestano in modi nuovi. Vuole fare abortire ogni velleità di cambiamento di questo mondo autoinfetto. Vuole non vengano minacciate né libera impresa né libero commercio, virus incluso. Desidera che tutto questo continui a girare in tondo nutrendosi del nichilismo e della barbarie di cui si mascherano queste presunte libertà.

In copertina: Lars Von Trier, Epidemic, 1987

(Bordeaux, 1940) filosofo. Ha insegnato all'Università Marc Bloch di Strasburgo e all'Università di San Diego. E' una delle voci filosofiche più originali di questi anni.