Ad eccezione mia

Siamo tutti decisamente stanchi, preoccupati e timorosi di perdere le nostre vite, la nostra vita. Il grande stato d’eccezione è calato su di noi. Ogni libertà è sospesa per preservare la vita di tutti. Alcuni manifestano. La vita, la morte si ritrovano nelle strade. Si incontrano e si scontrano. Qualunque cosa fuorché l’invisibile nemico. Una parvenza di normalità. Un po’ di lotta, ve ne prego, o soffoco. Ma le fisionomie sono rese irriconoscibili. Sui volti mascherine che non permettono il riciclo d’aria. Si respira quel che si butta fuori. Niente ossigeno vitale, solo anidride carbonica. Ogni movimento crea asfissia. Un’umanità priva di volto sulla scena della storia (la storia, una pista ciclabile hors contexte). Tranne uno, smascherato. Il solo che – ottusamente ordinato – sia rimasto a un mondo che non esiste più: il volto del potere. Che stato d’eccezione sia! Ad eccezione mia.

(Milano, 1969). Insegna Filosofia dell’arte e Fenomenologia delle arti contemporanee all’Accademia di Belle Arti di Brera, dove nel 2009 ha creato e diretto il biennio specialistico in “Visual Cultures e pratiche curatoriali”. Tra i suoi ultimi libri: “L’insieme vuoto. Per una pragmatica dell’immagine” (Johan & Levi, 2013), “L’anarca” (Mimesis, 2014), “Oscillazioni. Frammenti di un’autobiografia” (SE, 2016) e, con Jean-Luc Nancy, “La fin des fins” (Kimé, 2018).

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