Werner Herzog (Talismano 5)

«Io ho visto qualcosa che gli altri non hanno visto»

Asservisciti, sii opportunista, elabora un tocco riconoscibile e una tecnica versatile, consolida oggi e sempre lo status quo, soprattutto quando fingi di criticarlo, cavalca la moda: ce la farai, avrai il tuo posticino nella mangiatoia, al riparo dalle intemperie. Sarai un regista.

Non ci riesci? Qualcuno ti ha messo in testa che essere regista significa essere un uomo e un autore che non indietreggia davanti ai suoi sogni? In tal caso, se i tuoi sogni non coincidono con i sogni dei finanziatori e con i presunti sogni del pubblico, non voglio indorarti la pillola: sei fottuto.

L’obiettivo sarà farti a pezzi. Se sei troppo storto per essere piegato, ti spezzeranno: ci proveranno. Il topo si controlla, la tigre si ammazza. Sono anni viscidi, ipocritamente totalitari. Preparati a una pioggia di sputi. Preparati all’indifferenza. Niente carezze né gagliardetti. Sarai bastonato come un cane: coltiva la rabbia e la rogna.

Sei una minaccia e sei circondato da nemici. Ficcatelo in testa: i tuoi sedicenti colleghi sono prostitute, i produttori predoni, i distributori papponi, i capofestival kapò, i critici retribuiti pedine. Pezzi di merda senza cuore e senza palle, come gli sbirri nei romanzi di Edward Bunker e Iceberg Slim. È la regola, rallegrati delle eccezioni. Le mosche bianche esistono. Gli amici veri sono sacri, agisci di conseguenza: tagliati un dito, se ne tradisci uno. La tua è una prova di forza e sopravvivenza. Fisica e spirituale.

Sei capace di interiorizzare questa prospettiva fino alle sue estreme conseguenze di solitudine, di dolore, di follia? Se non lo sei, lascia perdere, fallo subito, guadagna tempo, te lo dico da amico. Se invece lo sei, datti per intero alla tua arte: essa ti restituirà un essere umano a misura dei demoni dell’inferno.

Herzog durante le riprese di Fitzcarraldo (1982)

Ti hanno messo al bando: sii bandito fino in fondo.

Un film non è un film: è una guerra. Preparati leggendo Sun Tzu e Marco Aurelio. La tua troupe non è una troupe: è un commando. Anteponi il coraggio al talento, la lealtà alla competenza. Chiediti di ognuno: mi seguirà a rotta di collo fin dentro l’abisso? Nel dubbio escludilo.

Pensa a Herzog durante la realizzazione di Fitzcarraldo (1982).

Herzog gettato nella foresta amazzonica, con l’unica bussola del suo sogno pazzesco. Herzog criminalizzato, processato. Herzog con gli incisivi che si sbriciolano. Herzog con un debito di tre milioni di dollari sul groppone e un set che crolla di continuo. Herzog morto di fame: al mercato di Iquitos vende due flaconi di shampoo per quattro chili di riso con cui va avanti tre settimane.

Pensa a Herzog svuotato: ci sono mattine che si sveglia come un’armatura senza cavaliere. Herzog avvilito: a volte vorrebbe planare altrove, dove gli uomini volano sopra i campanili e i continenti gravitano sopra gli oceani. Herzog che non sente più le punture delle zanzare ma avverte distintamente il sospiro delle pietre.

Pensa a Herzog che, per consolarsi, pensa a quel medico giapponese che si è operato da solo di appendicite. Herzog che deve strapparsi di corpo, con le proprie mani, il proprio sogno. Darlo alla luce o esserne divorato: tertium non datur. Herzog che senza sogni non sa e non vuole vivere

Pensa a Herzog deciso a trascinare una nave sopra una montagna. Ci riuscirà nonostante le difficoltà materiali, l’ostilità degli indios, la sfiducia dei tecnici e degli attori, nonostante i morti e i feriti nell’impresa. Herzog che guarda alla nave insanguinata come Achab guarda alla balena assassina.

Pensa a Herzog e sii irragionevole.

Werner Herzog e Klaus Kinski sul set di Cobra Verde (1987)

Adesso indietreggiare spaventato di fronte ai sogni sarebbe un’infamia così grande che nemmeno il peccato saprebbe trovarle un nome.

Pensalo ardentemente e comprendi cosa vuol dire quando, oramai canuto e spelacchiato, ha ancora il fegato di dire:

Non sono un artista, sono un soldato.

Sii un soldato dei tuoi sogni.

Tu e tu solo hai sognato qualcosa che senza di te non vedrà la luce.

In copertina: Werner Herzog sul set di Fitzcarraldo, 1982

(1976) cineasta e scrittore. Ha da poco ultimato la post-produzione di "Sbundo", lungometraggio girato in un quartiere rom off limits. Con Fabio Badolato ha fondato nel 2005 la BaCo Productions e insieme realizzano opere che cortocircuitano i confini tra cinema narrativo, documentario e sperimentale, tra cui "La lucina" (2018), "Il firmamento" (2012), "Beira Mar" (2010), "Le Corbusier in Calabria" (2009), "Jazz Confusion" (2006). Scrive su “Il primo amore”, di cui è redattore, e “Rifrazioni. Dal cinema all’oltre”, che dirige. È docente presso la Scuola d'Arte Cinematografica Florestano Vancini di Ferrara dove tiene il corso “La regia: poetiche e pratiche del cinema”. Nel 2016, con Effigie, è uscito il suo primo romanzo, "Mal di fuoco".

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