Res prima

Nel carbone, una radura circolare sulla quale sono appena state posate dieci campane di vetro. Qui, la metamorfosi della res, tra l’invisibile per difetto e l’invisibile per eccesso, si fa letteralmente cristallina, nell’inconsueto incontro tra l’oscurità del carbone minerale e la quasi assenza di questa materia che, trasparente, sembra risuonare al limite dell’udibile. Si direbbe un ultrasuono, quello emanato da queste campane, coro muto dell’umanità che traspare verso di noi, continuo e inarrestabile. 

La stessa oscillazione tra cosa e nulla, ma ora in un’unica materia (sabbia da fonderia), forma un’isola sulle cui coste sono approdati tre corpi. Un versante è intatto, solo polvere accumulata, in attesa di un neonato che, qui, si esponga al sole. Sull’altro versante, a ponente, non vediamo l’imbarcazione che, forse già sommersa, ha trasportato i tre naufraghi, i cui corpi sono ormai tutt’uno con la terra. Di spalle e irriconoscibili – come in procinto di entrare, definitivamente, nello specchio di Licosura. 

L’arte (la scultura) ci insegna, tuttavia, che non c’è modo di riscattarli. I loro corpi non ci appaiono né sani né salvi. Eppure, per un istante, il nostro sguardo percorre la cresta tra i due versanti del rilievo, invitandoci a circumnavigare l’isola e a scoprire che i corpi assenti sono ancora presenti – come se un archeologo avesse portato alla luce la semplice res dei corpi, o il nostro divenire cosa, qualche cosa – e, di nuovo, nulla, in un’incessante polverizzazione. 

Estratto dal libro Res Prima, pubblicato in occasione della mostra
“Manuel Rosa – primeiro os pés depois a cabeça”, a cura di António Gonçalves, tenutasi presso la Galeria Ala da Frente, Vila Nova de Famalicão, Portogallo, dal 28.09.2019 al 17.01.2020.

Immagine di copertina: Manuel Rosa, Senza titolo, 1993, vetro e carbone. Collezione di Arte Contemporanea della Fundação EDP, Lisbona (ph. Duarte Belo)

Le altre due immagini nel testo si riferiscono all’installazione di Manuel Rosa, Senza titolo, 1996, sabbia di fonderia (ph. Duarte Belo). 

Si è formato in Arti Visive (Lisbona), Letteratura (Parigi), Filosofia (Parigi e Strasburgo). Insegna alla Facoltà di Belle Arti dell'Università di Lisbona. Ultime mostre: "Parlatório" (con André Maranha), Ar.Co (Lisbona, 2018); "Chama", CAV (Coimbra, 2019); ultime pubblicazioni: "O Olho Divino. Beckett e o Cinema", Documenta, 2016; "Res Prima", con Manuel Rosa, Documenta / C. M. Famalicão, 2019.