Essere in comune a distanza

Erriamo. In cerca di errori erriamo. Senza farla finita. Smarriti smarrite di fronte a un potentissimo invisibile nemico. Ma è un nemico? E la nostra può essere una battaglia senza che guerra sia mai stata dichiarata?

Quali le parole giuste?

Decreti su decreti continuano a essere emanati nel tentativo di far fronte a una situazione sempre più urgente e grave. Decreti di emergenza, per una condizione fuori dalle regole ordinarie. Decreti che cercano di arginare quanto appare totalmente fuori controllo.

Si cerca forse di controllare anche i minimi dettagli? Perché i dettagli sono importanti… C’è persino chi dice che il buon Dio si nasconda nei dettagli.

Una cosa è ormai certa. Un’analisi adeguata non può servirsi solo di quanto credevamo di sapere. Servono parole nuove …

Nuda è forse la vita colpita? Nude sono le vite degli abitanti di questo pianeta in tumulto?

Viviamo i nostri corpi come oggetti di angoscia, denudati difronte al prevalere della loro eccezionale rilevanza. Corpi non solo vettori di epidemie. Ma anche mezzi che veicolano ciò che siamo. Mezzi di comunicazione. Sintomi del nostro essere comune, contorni di epidermidi sensibili ed esposte, volti a proteggerci e a concederci contatti. Possibili forme differenti di ciò che abbiamo respirato, appreso, memorizzato, dimenticato, sognato… Mai solo singolarmente – è impossibile. Ma sempre in comune.

Comune che non è mai ammasso, mescolanza, con-fusione. Mai unisono. Sicuramente mai quando si coglie finalmente la sua potenza. La separazione e la distanza sono sue custodi. Custodi di relazioni che non si temono, proprio perché messe alla prova.

Inutile tentare di ipotizzare forme di vita irrelate, teorizzare vite senza relazioni.

E inutile prendersela con la teoria quando qualcuno inciampa. L’astrazione è sempre reale. È una delle forme più sublimi che il corpo assume, di cui ha bisogno.

Essere in comune a distanza è l’esercizio che rende possibile inventare nuove parole, nuove pose, nuovi orizzonti. Infondo qualcosa sta già accadendo. Ma si tratta di un esercizio che ha bisogno di molta pazienza.

Un esercizio che molte donne hanno sperimentato sulla propria pelle nei secoli, nelle loro case.

Riscopriremo la centralità della condizione domestica. Avremo la possibilità di scoprire finalmente le sue potenzialità politiche di cui il privato non è privo. Con i corpi, il cui uso credevamo di conoscere e che, se saremo docili e sapremo prestare l’attenzione adeguata, ci porteranno laddove non siamo ancora mai stati.

È un’occasione. Non lasciamola andare.

Immagine di copertina: Hans Holbein il Giovane, Noli me tangere, 1526-1528

insegna Filosofia teoretica presso La Sapienza Università di Roma. Tra le sue pubblicazioni: “Jacob Taubes. Sovranità e tempo messianico” (Morcelliana, 2004, 2019); “Il debito del vivente. Ascesi e capitalismo” (Quodlibet 2011; tradotto in inglese, “Debt of the Living”, Suny Press, 2017); “Debito e colpa” (Ediesse, 2015; tradotto in inglese “Debt and Guilt”, Bloomsbury, 2018). Ha curato: J. Taubes, “Il prezzo del messianesimo. Una revisione critica delle tesi di Gershom Scholem” (edizione italiana Quodlibet, 2017; edizione tedesca K&N, 2006) e, con Dario Gentili e Glenda Garelli, “Italian Critical Thought. Genealogies and Categories” (Rowman & Littlefield, 2018).